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Categoria: Progetti a scuola!
San Patrignano e la vita
Lei si chiama Chiara (la chiamerò così).
Un po’ come lei.
Niente di chè.
Poi il diploma.
sostanze sono diventati compagni di viaggio.
E lei non può più dire a sé stessa il mantra di tutti quegli anni: “Posso smettere quando voglio”.
Poi dice: “L’unica parola che mi viene in mente è GRAZIE! Grazie alla mia famiglia che non mi ha mai abbandonata e grazie a San Patrignano che mi ha accolta. Ora sto rinascendo.”San Patrignano ha roba fatta con amore!
“Ma che belli questi fiori: posso fotografarli?”
“Prof, guardi; stasera in famiglia abbiamo preparato pasta col pesto di San Patrignano! E’ stra-buonissimo!!!” E mi arriva una foto scattata a casa sua. Marco è uno dei miei tanti alunni che si è voluto fermare allo “SP.accio” di San Patrignano per acquistare cose buone, fatte dai ragazzi della comunità. Formaggi al tartufo, biscotti con le mandorle, pane dolce, piadine fatte a mano (a mano!), miele di prima qualità, salumi vari, profumo buonissimo, creme per la pelle, sciarpe bellissime, borse… ma è meglio che guardiate da soli che si può acquistare anche online (ricordando, però, che dal vivo è meglio!20 DICEMBRE NOVENA DI NATALE – giorno 5 –
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La bambina che non si fermava mai!
Nel 1981, dopo una bellissima carriera da ballerina, dopo aver aperto una sua accademia di ballo, dopo aver ricevuto riconoscimenti internazionali per la sua arte Gillian Lynne sarà la coreografa del musical Cats.Felicia Bartolotta: la madre che aveva vene piene di dolore, coraggio ed amore!
Si chiamava Felicia. Felicia Bartolotta.Continua a leggere Felicia Bartolotta: la madre che aveva vene piene di dolore, coraggio ed amore!
Le ragazzine si sposavano a 12 anni e andavano nei campi a coltivare cipolle, adesso il 100% frequenta le lezioni
Non mi dite che non ha un bello sguardo questo ragazzo!
Chi ci pensa più?Il pianto di Nedo Fiano
IN RICORDO DI NEDO FIANO, GIUNTO IN CIELO
Lo ricordo bene quel pranzo alla “Taverna da Ivo” del 9 gennaio 2006. Ero con Nedo Fiano, la moglie ed un cameriere gentile che ci stava elencando i piatti del giorno.
Nedo sorrideva e sceglieva. Io mi sentivo una privilegiata della vita ad averlo accanto e poter sentire ancora altre sue testimonianze.
Poi, improvvisamente, tutto è cambiato. Ricordo il cameriere allontanarsi e Nedo scoppiare a piangere.
Così.
Dal nulla.
Un pianto disperato, fatto di lacrime che emergevano da un dolore sovrumano quanto antico.
Io ero senza parole e senza spiegazioni.
Non riuscivo a capire cosa stesse accadendo.
Un attimo prima tutto era rosa ed un attimo dopo tutto era nero.
Ricordo che la moglie gli strinse teneramente la mano ed a me, con un tono delicatissimo fatto di parole sussurrate, mi disse: “Non si preoccupi professoressa. Nedo fa quasi sempre così dopo un incontro nelle scuole. Ricordare è un dolore enorme per lui. Ma lo fa perché i ragazzi devono sapere!”
Quel pianto improvviso mi insegnò più di mille racconti sull’olocausto.
Poi si ricompose, si asciugò le lacrime, la vita riprese il suo colore rosa e la sera, a cena a casa mia, tutto era tornato sereno.
Ma andiamo indietro di qualche mese. Andiamo al settembre 2005 e, precisamente, ad una lezione con una domanda precisa di un mio studente: “Lei prof che cosa ne pensa dei negazionisti? Di quelli che dicono che la Shoah non è avvenuta o che, comunque, non è stata così grave come ce la raccontano?” Continua a leggere Il pianto di Nedo Fiano
Maria legge e Giuseppe culla il bambino
Lei è Maria e sta leggendo (forse la Torah o un libro di preghiere o, magari, un bel romanzo)
Lui è Giuseppe e sta cullando un bambino.
“Il” bambino.
Quella che state guardando è una miniatura in tempera e oro che racconta l’amore. In tutte le sue sfaccettature.
Un padre che accarezza ed una madre che legge.
Animali complici tenerissimi di una nascita.
La fantasia della vita che sorpassa l’immaginazione umana.
L’armonia perfetta e la serenità affascinante.
Non sappiamo di preciso chi ne sia l’autore.
L’immagine è tratta da un Libro d’Ore composto a Besançon, in Francia, nel 1450 circa ma ora si trova in Inghilterra, al Fitzwilliam Museum di Cambridge (MS 69 folio 48r,The Nativity).

Giuseppe, Giuseppe!
Fino al V secolo nessuno lo aveva mai raffigurato nei presepi.
E sì che credo non sia stato facile per lui: fidanzato innamorato e con la “quasi” moglie incinta.
Di chi?
E come?
Noi raccontiamo tutto come una favola, ma una favola non è stata.
E’ stato un difficile scontro tra la piccola mente umana e la fantasia di Dio; tra la programmazione terrestre e la progettazione celeste; tra le fede normale (che arriva fino ad un certo punto) e la fede luminosa (che sorpassa l’orizzonte e sconfina fino alle stelle).
I vangeli ci dicono che è dovuto intervenire un angelo per rassicurarlo: “Non ti ha tradito Maria!”
Solo dal V secolo iniziano a raffigurarlo, ma lo fanno apparire addormentato (vabbè che gli angeli gli parlavano in sogno, ma mica avrà dormito sempre!), oppure seduto da una parte a contemplare la nascita misteriosa (avrà certo contemplato, ma avrà inevitabilmente anche agito, perchè un neonato ha bisogno di tutto). Continua a leggere Maria legge e Giuseppe culla il bambino
Una storia vera. Perchè la realtà supera la fantasia e i sogni raggiungono la realtà.
E’ giovedi 2 maggio 2019 ed io sono a San Patrignano con circa 90 miei studenti.
Da sempre sono fortemente attratta dai luoghi dove si raccolgono creature che cadono e si rialzano.
Dentro le vene di San Patrignano scorre sangue rosso vita.
E’ un sangue che si racconta.
Come il sangue rosso vita che ci ha donato Marco (non è il suo nome vero, ma non è questo l’importante del racconto). Non posso farvi sentire le sue pause, il suo tono pacato, il silenzio concentratissimo che ha accompagnato i 35 minuti del suo racconto. Ma posso farvi leggere quello che ha detto, riprendendolo parola per parola, dalla registrazione che ho fatto quel giorno.
Potrete leggere e farvi anche voi la vostra dose quotidiana di coraggio e rinascita.
Buona lettura a voi e buona vita a Marco!
Mi chiamo Marco e sono di ********. In famiglia i miei mi hanno sempre ricoperto di attenzioni ed amato. Anzi, mia sorella era pure gelosa di me per le attenzioni che avevo…. Ma quand’ero piccolo non riuscivo a stare fermo, ne combinavo una dietro l’altra, finché un giorno ne ho combinata una talmente grande che la maestra mi ha preso per i capelli e me ne ha date talmente tante… e poi mi ha messo sotto la cattedra. Quest’episodio mi ha un po’ cambiato perché, da lì in poi, io non sono più stato vivace. Mi sono rinchiuso in me stesso. Non parlavo più. Tornavo a casa, mia mamma mi vedeva strano ed io non dicevo niente. Ero silenzioso. Però dopo alcuni giorni stavo talmente male che mi son messo a piangere ed ho raccontato a mia mamma tutto quello che era successo con la maestra… lei mi ha cambiato scuola. La seconda classe elementare l’ho fatta in un altro istituto. Ma quando sono arrivato lì, io oramai non ero più lo stesso. Se prima ero di compagnia e scherzavo, lì stavo in un angolo, da solo, perché avevo paura delle reazioni degli altri. Non riuscivo ad interagire con gli altri. Ero sempre da solo e venivo preso di mira. Ricordo che anche quando mi chiedevano qualcosa io non riuscivo a parlare tranquillamente. Balbettavo. Sono cresciuto così fino alla quinta. Continua a leggere Una storia vera. Perchè la realtà supera la fantasia e i sogni raggiungono la realtà.