Ben arrivata primavera!!!

Oggi, 21 marzo 2020, in pieno coronavirus,

mi è arrivata quest’immagine
la vita non si arrende.
Anzi, raddoppia! Continua a leggere Ben arrivata primavera!!!

Lettera aperta alla primavera

Carissima primavera, ti sto aspettando.
Ogni anno, fedelmente, ti sono venuta a cercare nei campi;
quest’anno ti spalanco le porte della mia casa.
Entra che ho fretta di abbracciarti!
Portami l’infinita pazienza di ricominciare.
Cullami nell’onda calma della rinascita.
Sussurrami: “Non ti angosciare; sta andando tutto bene”
Che se me lo dici tu, con le violette come prova, io ci credo.

Dolcissima primavera, i rami nudi ti stanno aspettando.
I pensieri pessimisti ti stanno snobbando.
Ed io quest’anno ti amo più che mai.
Ho bisogno di te per sussurrare a me stessa
che niente mai più tornerà come prima.
Che poi sarà meglio.
Che avremo imparato a curare i lividi della terra.
E ogni creatura umana sarà il verso di un’unica poesia.
Così come ogni margherita è parte di un unico prato.

Attesissima primavera, fammi amare la speranza più che il lamento.
Guarda con affetto la fragilità di un papavero e la mia,
poi sussurra ad entrambe “Siete entrambe bellissime!”.
Allora io ti racconterò che, a volte, mi sento come una foglia in autunno.
E tu mi narrerai il lieto fine della vita facendo sbocciare i ciliegi. Continua a leggere Lettera aperta alla primavera

Il re è nudo

“Prof, ma se noi volessimo fare una breve videochiamata per salutarla, sarebbe possibile? Ci conceda questa cosaaa!!!!!” 
“Ma certo!!! Ci sentiamo nel pomeriggio quando voi avrete finito le lezioni online. Alle 16.00, ci diamo tutti appuntamento. Che ne dite?”
“Siiiiii!!!!” 

Frequentano il quinto anno e si stanno preparando per gli esami, al tempo del coronavirus. Sono preoccupati. Un po’ spaesati. Una ragazza mi dice: Mi sembra di vivere un film prof”.
Ma ci sono. 
Ci guardiamo attraverso un monitor ed io benedico la tecnologia che abbiamo.

Mi fa veramente effetto parlare così, in un quadratino piccolo, lontani fisicamente. Eppure li sento così vicini.
“Ditemi ragazzi, come state vivendo questo periodo?”
Mi rispondono con degli sguardi un po’ spaesati.
“Prof, ci dica lei. Come sta? Ci racconti qualcosa lei”

Hanno bisogno di ascoltare cose belle. Il mio cervello va a mille per cercare qualcosa di non retorico da regalare loro, in quei pochi minuti di collegamento (che poi, alla fine, diventeranno quaranta).

“Ragazzi, non abbiate paura. O almeno non abbiate “solo” paura, in questo tempo. Perché stanno cambiando tante cose e nei prossimi mesi continueranno a cambiare, perché il re è nudo! Tutti i re della terra, piano piano, come birilli, stanno cadendo sotto il peso dei loro “ego” e la loro nudità la stanno vedendo tutti!
Ve la ricordate la favola di Andersen?
C’era una volta un re strapieno di ego. Ma talmente pieno di ego, che sotto la spinta della sua boria, non si accorse di fare una sfilata ufficiale, nudo. Completamente nudo!
Era stato imbrogliato dalla sua superbia che gli aveva fatto credere alle parole di due truffatori che erano giunti a corte e gli avevano detto: “Noi sappiamo tessere la stoffa più bella che c’è al mondo ma, non solo! La nostra meravigliosa stoffa diventa invisibile agli occhi dei re che non sono all’altezza del loro compito e di coloro che sono molto stupidi”
Il re aprì la sua coda da pavone e, prigioniero della sua arroganza, diede loro l’ordine di confezionargli un vestito. Bello come lui. Splendente come il suo potere.
Arrivò il giorno della grande sfilata e lui indossò il vestito inesistente.
Sfilò con la sua patetica boria e, intorno a lui, anche il popolo urlò: “Che meraviglia questo vestito! Che splendido strascico! Come gli sta bene”
Nessuno voleva essere da meno.
Ruffiani e vili, diventarono anche loro prigionieri del loro orgoglio che sussurrava: “Tu non sei uno stupido ed il vestito lo vedi!”
Nessuno di loro, inoltre, voleva farsi vedere come non all’altezza dei compiti che il re, negli anni, aveva loro assegnato.
In questa bolgia di ipocrisia, arrivò però un bambino.
Solo lui urlò divertito: Ma non ha niente addosso!
Allora il popolo si svegliò. Un fremito di chiarezza attraversò la folla e la verità fece capolino
«Signore, sentite la voce dell’innocenza!» urlò il padre, e ognuno sussurrava all’altro quel che il bambino aveva detto.
«Non ha niente addosso! C’è un bambino che dice che non ha niente addosso!».
«Non ha proprio niente addosso!» gridava alla fine tutta la gente.
E l’imperatore, rabbrividì perché sapeva che avevano ragione, ma pensò: «Ormai devo restare fino alla fine». E così si raddrizzò ancora più fiero e i ciambellani lo seguirono reggendo lo strascico che non c’era. Continua a leggere Il re è nudo

La vita è adesso!

Lei ha un viso bellissimo. 
Nella foto non lo vedete, ma fidatevi!
L’ho vista per la prima volta a 14 anni. Era seduta su un banco dell’aula del primo superiore, con i suoi occhioni stupendi ed il suo sorriso leggermente timido. Insomma: la dolcezza in persona.

Passano gli anni ed arriva il diploma.
Non ricordo precisamente in quale colloquio avvenne, so che ad un certo punto arrivò con la mamma e mi regalò uno stupendo centrino fatto a mano. Bianco, rotondo, con dei fiori ed un uccellino al centro.
Ancora ce l’ho nella mia cucina per ricordarmi l’affetto nato tra me e lei.

Passano gli anni e la ritrovo.
Lavora presso un grande ospedale italiano, ha due figli stupendi ed un marito orgoglioso di lei.
In questi giorni mi ha scritto spesso.
“Prof, piano piano ci stiamo infettando tutti. Ieri l’ennesimo infermiere positivo. Spero solo di superarla bene…quando sarà…perché così sarà. Sono sicura!”.

Mi rimangono impresse le sue ultime parole: “Sono sicura!”
Le prime erano state: “Qui è un inferno”.
Le ultime: “Sono sicura!”.
Deve essere questo il coraggio: guardare l’inferno in faccia e non farsi intimidire. 

Il nostro coraggio viene messo alla prova in questo periodo e ognuno reagisce a seconda dell’inferno che riesce a focalizzare con il suo sguardo.
Per qualcuno il problema più grande è convincere il mondo che può andare a correre e passeggiare senza sentirsi per questo condannato; per altri il problema più grande è guarire il mondo per non fargli rubare il futuro da un virus invisibile
E, a seconda delle nostre priorità, ne stiamo uscendo cambiati in meglio o in peggio.

L’allenamento interiore è trovare un senso “a tutto” e “in tutto” per accorgerci che la vita è comunque bella.
Con i passi del “significato” si diventa capaci di cambiare direzione, lasciandoci guidare dalle coordinate della sapienza.
Se rimarremo vincolati ai lamenti, agli imbarazzanti egoismi o alla straripante voglia di avere sempre e comunque ragione, ne usciremo malconci.
Vivi “fuori”, ma malridotti “dentro”.
Stiamo avendo una grande occasione: passare dalla teoria fatta di frasi fatte ed aforismo ganzi alla pratica fatta di volontà ed intelligenza.  Continua a leggere La vita è adesso!

Tutto andrà bene!

Mi sveglio in piena notte.
Ho un figlio a Milano.
Ho un fratello in Inghilterra.
Io stessa sono immunodepressa.
Eppure “sento” che tutto andrà bene.
La vita ci sta mettendo a dura prova.
Come una madre amorevole e decisa, ci sta praticamente obbligando a cambiare.
Messi con le spalle al muro e costretti a “vedere”, molti di noi faranno un salto di qualità nel suo stile di vita (sia mentale che materiale).
Perciò sono certa che andrà tutto bene!

Sta andando tutto bene in Francia dove un Macron che non rimanda le elezioni convinto di essere ascoltato solo per il fatto di essere stato eletto ed aver detto “Niente impedisce che i francesi si rechino alle urne”, è rimasto spiazzato dall’altissima percentuale di astensionismo.
Si era dimenticato che la maggior parte del suo popolo ha ancora un cervello.
E non è il suo.

Sta andando tutto bene in Italia dove i medici e gli infermieri, ora, vengono ascoltati da tutti!
In questi ultimi anni, avevano raccontato la vergogna di come era gestita la sanità dalla politica, ma inutilmente.
Da ora in poi, invece, nessuno politico potrà più permettersi di dire sfrontatamente e ipocritamente: “Tagliamo e togliamo reparti e ospedali interi, per migliorare la sanità”

Sta andando tutto bene in Cina (dove è crollato l’inquinamento e sono tornati a vedere il cielo azzurro) e a Venezia (dove l’acqua dei canali è tornata limpida). Madre Terra ci sta rammentando come è bella la vita senza quel consumismo che ci sta dividendo da troppo tempo, in due tipi di schiavi: i prigionieri delle cose ed i prigionieri dell’invidia.

Sta andando tutto bene tra noi, fratelli del mondo. Qualcuno, infatti, dopo aver corso nelle corsie di un supermercato per accaparrarsi un pacco di carta igienica o essere scappato in piena notte da una stazione del nord per tornare nel sud con il suo carico di valigie e virus, smetterà di fare il leone da tastiera aizzando i lettori contro i terribili immigrati che scappano da una “guerra inventata” (salvo poi non scrivere mai niente contro l’italianissima mafia o camorra).
Magari sarà la volta buona che si metterà ad ascoltare i loro racconti di guerra ed imparerà che nelle situazioni di emergenza ci vuole calma, razionalità e responsabilità. Continua a leggere Tutto andrà bene!

La spiaggia dorata

Quel giorno la gioia lo rendeva particolarmente scintillante.
Le sue ali fremevano ed il suo sguardo era entusiasta più che mai.
Era stato scelto per andare a dare il benvenuto alla nave!
La spiaggia dorata era già piena di gente.
C’era eccitazione nell’aria.
Lui volò sopra a tutti e si posizionò sul ramo più alto dell’Albero della Vita.
Prese il binocolo di Dio e scrutò l’orizzonte.

“Che cosa vedi, angelo?” urlò qualcuno dalla spiaggia sottostante.
Lui sorrise e gridò: “Ancora niente. Ma manca poco. State tranquilli!”
Tra la gente che era in spiaggia passò un piacevole brivido di letizia.
Era Dio che stava passando e stava gettando la sua “Scintillanza” sopra loro.
Tutto doveva essere al massimo della gioia per i nuovi arrivati.

E poi…ecco!
Ad un certo punto l’angelo scattò in piedi sul suo ramo e prese con foga il binocolo.
Guardò ed iniziò ad urlare: “Stanno arrivando! Sono tutti sulla nave e stanno per arrivareee!!!”
Un urlo di gioia salì dalla spiaggia e sul cielo un arcobaleno di mille e più colori scintillò.
Le foglie dell’Albero della Vita iniziarono a muoversi al ritmo della musica e tutti intonarono il canto dell’incontro.
“Oh, when the saints go marching in
Oh, when the saints go marching in
Lord, how I want to be in that number
When the saints go marching in”

La nave era sempre più vicina ed ora anche i santi che erano sulla spiaggia riuscivano a vederla ad occhio nudo.
La gioia era incontenibile.
Le braccia erano pronte per gli incontri.
Le lacrime di emozione già stavano sgorgando dai visi.
Tutti sapevano che era un privilegio essere lì.
Eccola!!!
Si avvicina!
E’ qui!

Il suo carico di santi era pieno di senso di meraviglia.
Non cantavano.
Erano semplicemente senza parole.
Mai avrebbero immaginato un arrivo così!
Quando capirono che li attendeva ancora altra Vita, esplose un entusiasmo incontenibile!
Il loro cuore stava per impazzire e, sulla nave, iniziarono ad abbracciarsi tra loro.

Alla loro discesa dalla nave, furono travolti da una marea di abbracci e baci.
C’erano i nonni, i bisnonni, gli amici che erano già partiti anni prima…tutti!
Tanti!
E il coro era unanime: “Bravi! Ben arrivati!”

Dalla nave scendevano con le lacrime agli occhi per l’emozione.
C’era Diego, che fino in ultimo aveva aiutato al 118, c’era Roberto che finché aveva potuto aveva fatto il suo dovere al Poliambulatorio, c’era Daniele che nella sua vita aveva amato la musica e l’aveva portata nel cuore di tanti, c’era Margherita che aveva salutato sua nipote per telefono prima di morire lasciandole in eredità la sua tenerezza, c’era Adriana che sulla terra aveva lottato contro l’Alzheimer regalando dignità ovunque camminasse, c’era Ivo che prima di partire sulla nave della vita aveva lasciato la terapia del viaggio ai posteri, c’era Sebastiano che aveva chiesto all’infermiera di fare una foto ai suoi occhi celesti per spedire il suo sguardo d’amore alla figlia ….

L’amore era nell’aria e nelle loro valigie tutto era diventato leggero. Anche i loro errori umani.

Dio li accolse uno ad uno, li abbracciò, prese il loro viso tra le sue manie e sussurrò nei loro orecchi sorridendo: “Bentornati a casa”

 

Chi desidera essere avvisato dei nuovi post che si mettono in questo Blog, può mettere “mi piace” nella pagina facebook “In te mi rifugio” https://www.facebook.com/intemirifugio o iscriversi alla mailing list.  La pagina Facebook dedicata al libro èhttps://www.facebook.com/intemirifugio.it/   14915612_1002423623217969_4965364228076507795_nAcquistare il libro “IN TE MI RIFUGIO” è semplice! O in una qualsiasi libreria (se ancora non ce l’hanno, basta ordinarlo: “In te mi rifugio”, Casa Editrice Shalom, codice del libro: 8745, il costo è 7 euro)  O chiamando direttamente la Casa Editrice Shalom (Numero Verde 800 03 04 05) – tenendo conto che per ordini inferiori a 12 euro si pagano le spese di spedizione  http://www.editriceshalom.it/it/catalog/product/view/id/12479/s/in-te-mi-rifugio-riflessioni-sulla-vita-e-sulla-fede-in-punta-di-mouse/category/1500/ O su IBS https://www.ibs.it/in-te-mi-rifugio-riflessioni-libro-maria-cristina-corvo/e/9788884044211 O su Amazonhttps://www.amazon.it/rifugio-Riflessioni-sulla-punta-mouse/dp/8884044219

 20161216_154739Il libro “Nei luoghi di Francesco per incontrare Dio” è in vendita nel sito http://www.if-press.com/It/Libro/7/22/Nei_luoghi_di_Francesco_per_incontrare_Dio

Continua a leggere La spiaggia dorata

Mai abbastanza!

Lei si girò lentamente verso di lui.
Gli sorrise e gli chiese: “Quante volte avremo fatto l’amore da quando ci amiamo?”
Lui l’abbracciò teneramente sotto il piumone e le sussurrò: “Mai abbastanza”.
Lei pensò che quel momento fosse il paradiso 

Da quella sera quel “mai abbastanza” le entrò dentro e diventò la sua frase preferita.

“Quante stelle cadenti vedrai il 10 agosto?”
Mai abbastanza

Quanti gelati vorrai mangiare la prossima estate?
Mai abbastanza

Quanti baci vorrai ricevere nella tua vita?
Mai abbastanza

Quanti tramonti vorrai ammirare ancora?
Mai abbastanza

Quante risate vorrai fare con Dio?
Mai abbastanza

Quanti anni vorrai vivere su questa terra?
Mai abbastanza

Quel “mai abbastanza” diventò la sua spinta per metter ali ai piedi e cercare il Custode dei cammini.
Partì con il cuore leggero non facendo tanto caso all’Infinito che in lei si nascondeva.
Inseguì sé stessa sudando sette camicie e ansimando di fatica.
Ed alla fine si ritrovò.
Proprio lì, dove tutto era iniziato.
Tra le braccia dell’Amore.
“Hai paura?” le chiese.
“Un po’”
“Non devi averne”
“Ma tutti ne hanno in questi giorni”
“E’ perché non si fidano dell’Amore. Ma sta arrivando, tra i capillari della vita, e la sta rinforzando. Ti fidi di Me?”
“Si. Ma Tu abbracciami e sussurrami ogni “mai abbastanza” possibile!”

Buona giornata a tutti coloro che stanno alzando la mano (pur con fatica) fino ad accarezzare il Cielo!  Continua a leggere Mai abbastanza!

Nonna, ma com’era il mondo al tempo del coronavirus?

“Nonna ma com’era la vita al tempo del coronavirus? Ieri la professoressa di filosofia ci ha parlato del coraggio di andare avanti a piccoli passi e ci ha raccontato del 2020”

“Guarda, ti voglio far vedere queste foto. Sono fiori che ho fotografato a san Silvestro la mattina del 7 marzo 2020.
Tutto era silenzio.
L’aria era frizzantino e pura.
Io ero sola e cercavo, intorno a me, la primavera.

In quei giorni gli italiani stavano distanti, in attesa di potersi riabbracciare.
Le strade erano deserte.
Il silenzio della città ti metteva di fronte al quesito: “È inquietante o è rassicurante?”.
Ma la primavera non sapeva nulla ed i fiori continuavano a sbocciare.
Ed il sole a splendere.

Fu l’anno in cui si poteva uscire solo per fare la spesa e altre cose vitali.
Dopo poco chiusero tutto.
La polizia iniziò a controllare chiunque era fuori casa.
Perché non c’era più spazio per tutti negli ospedali
E la gente si ammalava
Ma la primavera non lo sapeva e le violette, in quel marzo 2020, spuntarono.

L’11 marzo del 2020 tutti furono messi in quarantena obbligatoria.
Proprio tutti!
Le mascherine non si trovavano più.
La paura diventò reale
Le giornate sembravano tutte uguali.
Ma la primavera non lo sapeva e le margherite tornarono a fiorire.

Poi qualcuno iniziò a capire la lezione.
Chi leggeva, chi scriveva lasciando libera l’immaginazione, chi telefonava alle amiche per scambiarsi affetto, chi imparava una nuova lingua, chi guardava bei film e chi cucinava ciambelloni fatti in casa.
Qualcuno, separato dalla consueta vita quotidiana, l’amò con tutto se stesso!

In quei giorni ognuno si svelò per quello che era.
Chi smise di scendere a patti con l’ignoranza e chi divenne ancora più stupido.
Chi aiutò gli altri con la prudenza e chi fece della spavalderia la sua tremenda bandiera.
Fu l’anno in cui si capì l’importanza della salute e degli affetti veri.
L’anno in cui il mondo sembrò fermarsi
e l’economia andare a picco.
Ma la primavera non lo sapeva e i fiori lasciarono il posto ai frutti.

E poi arrivò il giorno della liberazione
Eravamo alla tv e il primo ministro disse a reti unificate che l’emergenza era finita
Il virus aveva perso.
Noi italiani avevano vinto insieme!

E allora uscimmo per strada con le lacrime agli occhi.
Senza mascherine e guanti.
Abbracciando il nostro vicino come fosse nostro fratello
E fu allora che arrivò l’estate!

Ma quel 7 marzo 2020 la primavera non lo sapeva tutto questo e quella mattina mi insegnò la forza della vita”

Viva la vita! 

 

 

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Continua a leggere Nonna, ma com’era il mondo al tempo del coronavirus?

Il supereroe che è in noi (seconda parte)

Subito dopo aver pubblicato la prima parte di questo post dedicato ai supereroi, è stato scritto questo commento interessante nel blog.

“Ciao a tutti, sono una Super Eroe, diciamo Wonder Woman.

Ho iniziato presto, non ricordo quando, perchè nessuno intorno a me sembrava in grado di provvedere a se stesso ed a quelli che gli erano affidati. Mi sono detta “qui crolla tutto, che faccio? Rimbocchiamoci le mani, salviamo il salvabile”

Sono passati 40 anni e faccio ancora la Super Eroe, è il mio lavoro e, a quanto pare, mi riesce anche bene visto che tutti mi cercano!! Mi ammirano, mi guardano dal basso verso l’alto “come fai ad essere così”, “come vorrei essere come te!” …

Volete fare un regalo al Super Eroe della porta accanto? Regalategli carezze, regalategli un mazzo di rose, accarezzategli la testa, alleggeritegli il peso, anche se solo per una sera soltanto!”

Il supereroe è una formidabile risorsa, ma non va sfruttato. Anche lui/lei ha un cuore e bisogno di carezze. 

6. Super Man: voglia di giustizia!

Clark Kent ha un nome terreste da non sottovalutare: Kal-El.

I suoi due creatori, Shuster e Siegel, entrambi ebrei, gli diedero questo nome che, in lingua ebraica, significa Voce o Vascello di Dio.

El in ebraico, infatti, significa Dio.

Clark Kent è un neonato salvato dai suoi genitori che, a causa dell’imminente e drammatica esplosione del pianeta, lo rinchiudono in una navicella spaziale monoposto per proiettarlo verso la salvezza. Come un novello Mosè abbandonato tra i flutti del Nilo, sulla terra darà inizio a qualcosa di nuovo.

L’ultimo figlio di Krypton diventerà un giornalista preciso e attento ma, sotto il completo, nasconderà il famosissimo mantello per volare (con tutti i suoi poteri annessi).

Nel numero 775 di Action Comics Superman dice:

I sogni ci salvano. I sogni ci elevano e ci trasformano. E sulla mia anima, giuro, che finché il mio sogno di un mondo dove dignità, onore e giustizia diventino la realtà che noi condividiamo, non smetterò mai di combattere. Mai.”

Quanti Superman ci sono nel mondo, nascosti dietro i loro completini apparentemente normali?

Chi mai potrà farne un elenco completo?

Quante creature umane stanno fiorendo anche in inverno?

Tante!

Solo che, per assurdo, facciamo una grande fatica ad accorgerci dei “superman” che ci sfiorano.

Ed anche io, all’inizio, ho fatto fatica ad accorgermi dei superpoteri di un ragazzo italiano.

Mi sembrava così spropositatamente grande ciò che stava facendo, rispetto ai suoi 27 anni, che facevo fatica ad accettare l’idea che un ragazzo così giovane potesse davvero rivoltare il doloroso mondo dei bambini sull’isola di Samos. Continua a leggere Il supereroe che è in noi (seconda parte)

La luce nel campo di Dachau

Fa un freddo tremendo. Tira pure un vento gelido. Il cielo è grigio intenso.

Io sono arrivata a Dachau con 50 studenti del quinto anno.

Prima di scendere dico loro: “Se riuscite, fate in modo di girare nell’orrore immaginandovi lì dentro. Meglio; immaginate lì dentro qualcuno che voi amate tanto. Rifuggite il più possibile, se ci riuscite, dalla sensazione di fare un tuffo in una specie di film horror. Una carrellata storica di sadismo macabro. Ogni foto che vedrete, fissatevi sugli occhi. Fermatevi. Immaginate i suoi sogni ed il suo terrore. Sgrullatevi di dosso anche la sensazione di fare semplicemente uno studio sul passato. Il male non è qui o là. Ieri o un anno fa. E’ dentro di noi, sempre pronto a risorgere dalle ceneri. Proprio per questo non dovete illudervi che una visita in un campo di concentramento, potrà cambiare il futuro. Conoscere non è sinonimo di cambiamento. E’ solo un primissimo passo. Niente più. Se bastasse conoscere le cose per cambiare, avremmo già rivoltato il mondo verso il bene. Invece non è così. Dovrete partire da voi stessi. Buon lavoro al vostro cuore ragazzi.”

Scendono in silenzio. Cercando di coprirsi il più possibile dalle sferzate del vento gelido.

Meglio che ci sia quel freddo assolutamente inaspettato.

Meglio che il nostro corpo sia gelido perché coperto solo da abiti primaverili.

Meglio che niente ci aiuti a rendere un po’ più leggera quella visita.

Quell’orrore non iniziò con le camere a gas. Iniziò con i politici che dividevano le persone con “noi e voi”. Iniziò con l’intolleranza e l’odio verbale. Poi il disinteresse e l’indifferenza. Infine arrivarono gli occhi chiusi davanti all’orrore.

Io mi aggiro da sola in quella landa fredda che ha raccolto le grida ed il pianto di tanti. Davanti ai forni crematori, dietro un cespuglio, vedo una mia alunna che sta piangendo sommessamente. Bene. Significa che il suo cuore ancora funziona. Mi avvicino. Le faccio solo una carezza sulla testa e proseguo. La lascio piangere che è l’atto migliore da fare lì.

All’uscita mi reco nella piccola libreria per acquistare un libro. Attira il mio sguardo un volumetto piccolo, con la copertina in bianco e nero. Per niente accattivante dal punto di vista commerciale. Ma il titolo mi attrae.

Cosa avvenne a Dachau? Un tentativo di avvicinarsi alla verità”.

Lo sfoglio e leggo l’introduzione.

“Se per miracolo uscirete vivi, scrivete, raccontate, ciò che hanno fatto di noi…”

Ecco il testamento sacro dei compagni che morirono tra le nostre braccia o furono condotti a morire nelle camere a gas. Ecco il testamento dei fratelli, degli amici provati dal destino, degli uomini-numero, le cui ceneri si dileguavano lungo le canne dei camini…”

In gran segreto ho preso degli appunti, benchè sentissi già la corda a collo perché colui che era sorpreso a raccogliere documentazioni contro i nazisti, era perduto(Franz Goldschmitt, parroco e prigioniero a Dachau dal 16/12/’42 fino alla fine di maggio del ’45). Continua a leggere La luce nel campo di Dachau