L’8 marzo in prigione per incontrare le storie nascoste dietro le sbarre

Quelle come me cercano un senso all’esistere e, quando lo trovano, tentano di insegnarlo a chi sta solo sopravvivendo (Alda Merini).

Ho ripensato a queste parole l’otto marzo scorso, quando ho avuto la fortuna di passarlo in compagnia di un gruppo di detenute.

Donne rinchiuse in un carcere, Alda Merini rinchiusa in un manicomio, ma anche noi a volte altrettanto rinchiuse nella cella delle nostre paure, insicurezze, problemi economici, solitudine, fallimenti, fatica … 

Quei miei cinque bambini dovevano studiare. Li volevo far studiare! E l’unico modo era portarmeli via con me, lontano da quel campo rom. E così ho fatto, accettando il rito che mi permetteva di trovare la mia indipendenza. Mio marito mi ha fatto un taglio con un coltello sul naso e quella cicatrice è rimasta con me”

Giulia racconta quest’episodio alle mie alunne che la fissano a bocca aperta e poi aggiunge sorridendo, quasi per sdrammatizzare: “Sono sopravvissuta a cose peggioriEsile, minuta, ai miei occhi è come una possente guerriera che ha combattuto dure battaglie.

Siamo nella sezione femminile del carcere di Pesaro ed al Liceo Artistico “E. Mannucci” di Fabriano è da dicembre che desideriamo una “Festa della donna” passata ad ascoltare vite femminili nascoste ai più.

E’ spietatamente sincera Giulia quando racconta la sua detenzione per furto. Ha imparato da un pezzo a non nascondersi dietro l’apparente facciata socialmente costruita. Proprio per questo aggiunge con estrema schiettezza: “Se dovessi uscire e dovessi rivedere i miei figli bisognosi di qualcosa, per loro io ruberei ancora. Scarpe da ginnastica, libri…”.

Lei è “dentro” ed i suoi cinque figli sono fuori. I primi due oramai laureati. Gli altri tre ancora in cammino. L’ultima ha dovuto ritirarsi da poco dalla scuola perché non aveva più le risorse finanziarie sufficienti per continuare a studiare. Ora lavora, senza però essersi lasciata alle spalle il sogno di poter studiare. Un giorno forse ci riuscirà.

Auguri a tutte! Madre e figlie! Continua a leggere L’8 marzo in prigione per incontrare le storie nascoste dietro le sbarre

Elogio delle nostre bellissime lacrime!

“Prof, perché non possiamo mostrare le nostre emozioni, piangere se vogliamo farlo, senza paura che qualcuno ci giudichi? Sono due volte che scoppio a piangere dopo le sue lezioni e non so quanto volte sono stata sul punto di farlo.

E’ inutile che mi mostro sempre sorridente, se dentro ho come un fuoco che arde e non mi fa respirare.

Ho toccato ultimamente troppe volte quello che definiscono “il fondo del barile”, rialzandomi ogni volta, ma ho paura che tra poco non riuscirò più a farlo da sola. Si, da sola, perché per adesso non sono mai rimasta sola: i miei amici sono stati sempre lì, a sostenermi.

Circa una settimana fa però, ho litigato con un mio amico (che definirlo cosi è quasi un’offesa). Lo definirei più una colonna portante della mia vita. Da quel giorno non riesco più sfogarmi e sto scoppiando dentro.

Ora mi sento come se fossi seduta in quel barile, al buio, con la luce dall’alto che mi acceca, sola…Non sa quanto sarei voluta venire alla riunione per lo spettacolo, ma avevo paura di scoppiare a piangere.

Avevo bisogno di sfogarmi. Ho preso quelle sante cuffiette e ho cominciato ad ascoltare la canzone “Arcobaleno”, quella della mia prima fuga dalla classe in lacrime…

Non so perché sto scrivendo proprio a lei e sto ignorando tutti i messaggi e chiamate che mi stanno arrivando.

Prof. grazie di essere la nostra (e non mi sbaglio a dire “nostra” perché è veramente un sostegno per molti, forse anche per persone che non conosce ma che, attraverso il suo libro, hanno capito che grande persone c’è dietro) spalla sulla quale piangere ❤”

 

Tesoro, qualche volta è un bene che io sia subissata da lettere e non possa rispondere subito. Perché nel frattempo, tante lacrime si asciugano e tante angosce si trasformano in tranquillità.

Io non so, carissima Federica, se questo sia il tuo caso. Però lo spero. Ti vedo a scuola sempre apparentemente tranquillaFin dal primo anno ti ho osservata, senza farmi accorgere da te. Il tuo misterioso ed elegante sguardo da sfinge, mi ha sempre piacevolmente incuriosita.

E la tua uscita improvvisa dall’aula con le lacrime che ti rincorrevano, è stato un evento meraviglioso. Io ho continuato a fare lezione senza commentare, ma è stato bellissimo vedere il tuo cuore!

Ogni tanto, mi capita di vedere la commozione entrare in aula. Gli argomenti che affrontiamo sono “fatti della stessa sostanza dei sogni” (ho vergognosamente rubato questa frase che amo troppo) che ognuno di noi si porta appresso dalla nascita.

Ed aggiungo pure che è anche un gran bello spettacolo vedervi commossi e con il cuore teso come una corda di violino. Continua a leggere Elogio delle nostre bellissime lacrime!

Gli abbracci; tanta salute!

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Prof, come e con l’aiuto di chi, una persona fragile, può diventare forte? Perché un abbraccio mancato mi fa star malissimo e mi fa piangere da morire? E se questo mi fa star male, come posso superare tante altre cose? (Alessandra) 

 

 

abbraccio

 

 

Ciao prof, scusi il disturbo ma volevo solo dirle una cosa:spesso penso a lei e ho voglia di abbracciarla. Tutto qui, volevo solo che lei lo sapesse 🙂 un bacio prof  (Giulia) 

 

 

A pochi giorni di distanza, due ragazze mi scrivono questi due messaggi. Li ho trovato meravigliosi entrambi.

Vabbè; sul secondo sono un po’ di parte: a chi non farebbe piacere leggere quel messaggio? Il cielo diventa più blu, i passerotti cinguettano sugli alberi del parcheggio della scuola e sento pure come sottofondo “Oh capitano! Mio capitano!” 

Abbraccio1Ma il primo messaggio mi spiega in modo molto chiaro e concreto, ciò che ho letto su tanti libri ed ho capito sulla mia pelle: siamo nati per essere abbracciati ed abbracciare!

La segretaria della mia scuola, diventata “nonna” solo due mesi fa, con gli occhi che le brillavano, mi ha raccontato: “Cri, ma tu pensa quant’è furbo! L’altro giorno lo tenevo in braccio e lo cullavo, canticchiando una canzone. Era bellissimo. Appena si addormentava, mi piegavo appena verso il lettino per metterlo giù a dormire ma, appena accennavo al movimento, lui iniziava a piagnucolare. Furbissimo! Due mesi di vita e già pronto a reclamare abbracci!”  Continua a leggere Gli abbracci; tanta salute!