Ho dato ai miei studenti dei bigliettini anonimi.
Quattro domande. Nessun voto. Nessuna esposizione.
Quello che è uscito dovrebbe farci fermare.
Alla domanda: “Cosa diresti al tuo io bambino?” quasi tutti hanno scritto:
Non consigli. Non correzioni.
Un abbraccio.
E poi parole che pesano:
A 15 anni sanno già cosa serve davvero a un bambino.
E questo dice molto. Forse troppo.
Poi ho chiesto: tra 20 anni, come ti vedi?
Risposta più frequente:
“felice.”
Non successo. Non soldi.
Felicità.
Ma alla domanda successiva — qual è la parola che ti fa più paura? — la risposta più scritta è stata:
“futuro.”
E qui c’è il cortocircuito.
Desiderano il futuro.
Ma ne hanno paura.
Perché quel futuro è pieno di:
Non hanno paura di vivere.
Hanno paura di non essere abbastanza mentre vivono.
Infatti tornano sempre le stesse parole:
“deludere la mia famiglia”
“valutazione”
“competizione”
Ultima domanda: dove ti senti al sicuro?
Le risposte sono semplici:
Poi una risposta che resta addosso:
“Sicuramente non me stessa.”
Ecco il punto.
Abbiamo ragazzi che:
sanno incoraggiare gli altri,
sanno trovare parole giuste,
sanno essere profondi…
ma non si sentono un posto sicuro per sé stessi.
E allora forse il problema non è la loro fragilità.
Forse il problema è il contesto in cui crescono.
Un contesto dove:
sbagliare pesa troppo,
deludere è una paura costante,
essere se stessi non sempre basta.
Noi continuiamo a chiedere:
“Come vanno a scuola?”
Ma la domanda vera è un’altra:
“Come stanno dentro?”
Perché puoi anche costruire ragazzi perfetti fuori.
Ma se dentro non si sentono al sicuro…
prima o poi crolla tutto.
E non fa rumore.
Tutti loro — ma forse dovrei dire tutti noi — cercano:
uno sguardo che non giudica,
uno spazio dove sbagliare senza sentirsi sbagliati,
qualcuno che dica, davvero: “vai bene così, mentre cresci”.
La prossima lezione dirò loro questo:
“quello che scrivereste al vostro “io bambino”…
provate, ogni tanto, a dirlo anche a voi stessi.” 
Perché diventare grandi non dovrebbe significare perdersi.
Dovrebbe significare, piano piano,
imparare a diventare un posto sicuro in cui abitare.
M.C. 