Vivere la vita per intensità e non per lunghezza

“Facciamo così: vi do un minuto di tempo per trovare un oggetto che rappresenti voi in questo periodo di quarantena e poi vi darò un altro minuto per spiegarlo.
Un minuto senza pause, senza domande da parte mia, senza interruzioni, senza giudizi. Sarà il vostro minuto! 

La Didattica a Distanza ci obbliga ad inventare modi nuovi per “sfruttare” il nostro entrare nelle case dei nostri ragazzi.
Vedo i miei alunni allontanarsi velocemente dalla telecamera per cercare l’oggetto.
Io, al microfono, cronometro il minuto.
Sessanta, cinquantanove, cinquattotto…
Tre, due, uno…stoooppp!!!
Ed eccoli tutti tornare avanti alla telecamera.
“Chi inizia ragazzi?”
Loro sanno quello che sto chiedendo loro, perché poco prima abbiamo visto due minuti del film “Una settimana da Dio”.
I due minuti in cui il protagonista Bruce, dopo una settimana vissuta con i poteri di Dio, ritorna da Lui con la coda tra le gambe. In una settimana era riuscito a combinare i peggio casini.
Il primo giorno era entusiasta all’idea…
L’ultimo giorno era angosciato per quello che aveva combinato e le conseguenze che aveva provocato.
E’ in quel momento che Dio (alias Morgan Freeman) gli mette un braccio sulle spalle e, come un padre paziente, gli spiega.

“Dividere la minestra non è un miracolo Bruce è un trucchetto. Una madre sola che deve fare due lavori e che trova ancora il tempo di accompagnare il figlio a scuola di calcio, quello sì che è un vero miracolo. Un adolescente che dice di no alla droga e dice si all’istruzione, questo è un miracolo. Le persone vogliono che faccia tutto io e non si rendono conto che sono loro ad avere il potere. Vuoi vedere un miracolo figliolo? Sii il tuo miracolo.”
“Aspetta che fai? Vai via?”
“Sì, penso tu sappia cavartela adesso.”
“E se ho bisogno di te? Se devo farti delle domande?”
“E’ un tuo problema Bruce. E’ il problema di tutti quanti. Continua a guardare in alto.”

Con i ragazzi, dopo questa scena, abbiamo visto cinque minuti d’intervista di quel miracolo vivente che è stato il grande Ezio Bosso.
Abbiamo ragionato sulla famosa frase di M.L.King “Sii il meglio di qualunque cosa tu sia”
Ed ora tocca a loro.
Cosa ne hanno fatto della loro quarantena?

“Prof, io ho preso due cose: il filo intrecciato dei miei auricolari, perché mi sembra rappresenti bene il mio complicatissimo carattere. Però ho preso anche un paio di forbici, perché in questo periodo ho tagliato con alcune persone che mi “intossicavano” la vita. Non è stato facile farlo e neanche capirlo, ma in questo periodo sono riuscita anche a prendere in mano un po’ più di lucidità riguardo ad alcune persone negative. Per me, piena sempre di insicurezze, è stato un grande passo in avanti”

“Io prof ho preso questa collana. Non ha un grande valore monetario, ma la porto addosso da quando sono piccolo. Proviene dal mio paese d’origine e mi fa star bene indossarla. E’ un oggetto che è una cosa strana: tra un portafortuna e la nostalgia per il mio paese. Mi fa sentire protetto”

“Io prof ho preso il contapassi. Quando è iniziata la Didattica da casa, prima che iniziasse la quarantena vera e propria, ho preso una decisione. Volevo mettermi alla prova per vedere se sarei riuscita a cambiare alimentazione e dimagrire, facendo una vita più sana. Così, finchè si è potuto ho camminato fuori casa, poi ho continuato l’alimentazione più sana e la ginnastica da casa. E ci sono riuscita! Sono dimagrita un po’ ma, soprattutto, ho cambiato alimentazione. Mi sento tanto felice per questo!”

“Io prof vorrei farle vedere tutti i libri che ho in casa. A me piace tanto leggere ma, soprattutto, scrivere. Così ho scritto poesie e racconti. E quei libri rappresentano il mio vero mondo, fatto di curiosità verso altre storie e voglia di comunicare le mie”

“Io invece ho preso il mio tappetino da ginnastica ed il cellulare. IL tappetino da ginnastica perché ogni giorno ho voluto continuare a farla per essere pronto per il rientro in squadra ed il cellulare perché la ginnastica l’ho sempre fatta con il mio amico di squadra, collegato in rete. Così ci sembrava di essere comunque insieme, a sudare e prepararci per le partite”

“Io ho con me la foto di mio padre. Perché per me rappresenta la forza. Quando, un po’ di tempo fa, nonno si è suicidato, io ho visto mio padre crollare. Ma poi l’ho visto anche rialzarsi. E lui mi ha dimostrato che si può essere più forti degli eventi dolorosi. Mio padre, prof, è un grande!”

“Prof, io ho preso una foto con i tre cantanti de “Il volo”. Un po’ di anni fa, per una serie di circostanze belle, iniziammo una splendida amicizia. Ora vado a tutti i loro concerti e poi ci facciamo una foto insieme. Ora non c’è il tempo per parlare di quest’amicizia che mi è stata regalata dalla vita, però…”
(a questo punto la mia studentessa si è messa a piangere commossa e non ha avuto più la forza di continuare. Io non l’ho ovviamente forzata e nell’altra telecamera vedevo la sua amica piangere per affetto, insieme a lei)

“Io invece ho scelto…”

Stiamo cercando (quasi) tutti di non dare le redini della nostra vita alla paura o alle ferite.
Ho promesso che da domani, in ospedale, osserverò tutto e memorizzerò le cose belle che vedrò, per raccontare loro la grandezza della creatura umana.
Poi, al mio ritorno, spiegherò loro un ragionamento che sto facendo tra me e me, da un po’ di tempo, sul tempo bi-dimensionale (il grandissimo De Crescenzo lo aveva spiegato bene! 
Tutti noi ne vediamo solo la dimensione orizzontale. Quella che vorremmo il più lunga possibile. Quella che misuriamo in anni.
10…
20…
60…
80 anni.
Ed invece c’è anche la seconda dimensione: quella verticale.
Quella dell’ampiezza.
Quella delle emozioni.
Dei pensieri.
Delle passioni.
Delle esperienze vissute fino in fondo.
L’ampiezza della vita è come il suo elettrocardiogramma.
Se vivi la vita solo in orizzontale, la linea degli 80 anni rimane di 80 anni: una normale ed ovvia linea, orizzontalmente lunga un tot di anni.
Ma se vivi la vita anche in verticale, lasciando che le emozioni/esperienze/pensieri/cadute/rinascite allarghino in alto e in basso la sua linea … l’elettrocardiogramma della vita allarga la tua esistenza e la tua vita, a quel punto, non sarà più solo una questione di anni, ma di significati.

Viva la vita “allargata” ragazzi!
A presto! 

 

 

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2 pensieri su “Vivere la vita per intensità e non per lunghezza”

  1. Ciao Cri,
    ho letto che l’intervento è andato bene grazie a Dio, sono molto contenta!!!
    Nell’augurarti una pronta guarigione, chiedo al Signore di portarti una calda e affettuosa carezza sul cuore da parte mia.
    Mentre ti scrivo, nella mia mente si è materializzata questa frase “…se credi vedrai la gloria di Dio”, credo sia per te…forza Cri, non sei sola…baci baci e a presto.

    Lella

    1. Carissima Lella, piano piano…a piccoli passi…avanti si va. Ma la frase che tu mi hai scritta mi è sempre rimasta impressa e, nei momenti importanti, mi si è sempre avvicinata per farmi compagnia. Grazie per avermela scritta!!!

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