“Il grado di civilizzazione di una società si misura dalle sue prigioni” (Fedor Dostoevskij)

“Cosa farei se avessi 24 ore di libertà? Andrei a sentire l’odore dell’erba appena tagliata”

“Chissà cosa darei per accompagnare mia madre a fare la spesa e spingerle il carrello”

“Spacciavo perché ero un illuso affamato di amore. Mi sentivo cercato da tutti e con la bella vita a portata di mano. Troppo tardi ho capito che stavo rovinandomi. E’ che l’apparenza ci imprigiona il cervello e non ci fa più capire ciò che vale veramente”

“Il momento più doloroso è stato sentire il pianto di mio padre quando gli ho detto che lo stavo chiamando dal carcere. A volte mi chiedo come facciano, i miei genitori, ancora ad amarmi e starmi vicino”

“No, dopo che sono stato arrestato tutti i miei amici mi hanno abbandonato. Ma forse non erano amici”

“Cosa ho fatto la prima notte? Ho pianto. E poi anche la seconda notte ed anche la terza. Ho pianto per quindici notti, sfinito dalla tristezza che mi entrava dentro le ossa”

“Il dolore del carcere si allarga all’intera famiglia. Non siamo solo noi a soffrire”

“Ho sbagliato ed è giusto che io sia qui. Voi ragazzi siate più in gamba di me”

“Gli anni in cui sono stato sballottato tra un collegio e l’altro, hanno segnato la mia esistenza. Ora sto cercando di riprendere in mano il timone della mia vita”


I detenuti parlano con i nostri ragazzi ed i ragazzi non battono ciglio.

Ascoltano e chiedono.

Arrivano domande sul pentimento, il rimorso e la coscienza. Sulla vita quotidiana in carcere e sulla fatica di rinascere. Si parla di cose scomode, di sovraffollamento, di autolesionismo e suicidi, di diritti dei carcerati e di sanzioni da parte dell’Europa nei confronti del mondo penitenziario. Continua a leggere “Il grado di civilizzazione di una società si misura dalle sue prigioni” (Fedor Dostoevskij)

Fiorisci dove Dio ti ha seminato

preghier“Certe volte mi fermo a riflettere e non riesco a  capire perché Dio ha scelto questa strada per me. Perché tanta differenza e tanto dolore… dalla perdita prematura ed improvvisa di mia madre 10 anni (che era tutto per me) all’essermi trasferita dall’altra parte dell’Italia lasciando la mia famiglia… fino al non riuscire ad avere un figlio dopo sei anni di tentativi…Lo so, ho un lavoro, una casa ed un marito che mi adora, e di questo Lo ringrazio infinitamente. Ma poi c’è la solitudine di una vita sterile che mi fa sprofondare in una immensa malinconia. Forse, anzi di sicuro, la mia fede non è abbastanza forte… forse dovrei pregare di più, ma non riesco ad ascoltarLo. Non riesco a capire quali siano i Suoi progetti per me. Forse pretendo troppo, sono presuntuosa, vorrei capire, e non è un bene. Scusami se mi sfogo con te, non voglio angosciarti con i miei pensieri, ma il tuo blog è spuntato così all’improvviso nella mia vita, come un raggio di sole, e ti ringrazio per questo …”

Cara Cecilia, mi sembra che tutta la tua lettera sia sotto l’influenza della tua prima riga: mi fermo a riflettere e non riesco a capire perché Dio…

percheÈ un esercizio sfinente questo, che facciamo in tanti e per tante volte: voler capire cause, senso e conseguenze di ciò che ci capita.

Comprendere il motivo del tutto.

Vedere l’intero puzzle come fosse già finito.

Collegare tutti i puntini della nostra vita, come nel famoso giochino della Settimana Enigmistica, per vedere già l’immagine che ne scaturirà.

Capireperché Dio…”

24526-tristezza-un-emozione-utile

In genere, poi, quando usiamo questa lente d’ingrandimento “mangia serenità che scandaglia ogni minuto della nostra vita, lo facciamo perché siamo oppressi dalla tristezza.

 

 

gioia-e-tristezza-in-inside-out-02Di fronte ad una bella amicizia, non ci chiediamo mai perché?”. Ne godiamo i benefici effetti e basta. Se l’amico muore, subito ci chiediamo “Perché?”.

Quando guardiamo un tramonto, mai ci domandiamo: Perché?”. Se viene un terremoto, gridiamo Perché?”

Quando ci alziamo la mattina per andare al lavoro, non ci chiediamo Perché?”. Ma se lo perdiamo, ci angosciamo disperati con un Perché?

E così via…

zen / spa stones with flowersIl problema è che è faticoso vivere bene.

Il famoso “bene-essere” che tutti cerchiamo con un lanternino sempre acceso, non è qualcosa che si trova sotto un cavolo.

Non è fortuna e non è solo impegno personale. Non nasce dall’allineamento perfetto dei pianeti o dal momento perfetto della vita.

Dove germoglia allora il benessere, la serenità, la pace interiore?

Dove e come si trova laperfetta letizia”?

Senza scrivere illusioni, proveremo ad essere concreti.

Concreti come la vita e realisti come Dio.  Continua a leggere Fiorisci dove Dio ti ha seminato