Giorno 7: Buona Pasqua Dio!

Tu che hai l’attitudine a rotolar via macigni dai sepolcri,
liberaci dai macigni che stanno opprimendo la nostra serenità.
Liberaci dalla morte interiore che vorrebbe farci vivere da depressi.
Liberaci dalla cecità del cuore che non ci fa vedere sbocchi per la storia che stiamo vivendo.

Abbiamo bisogno di te, Dio della Vita.
Ribalta via il masso all’ingresso della tomba e facci ammirare il sole che racconta tutte le albe della storia.
Tante volte la morte avrebbe voluto vincere, ma mai ce l’ha fatta.
Quindi oggi, 12 aprile 2020, non metteremo una pietra sopra la Speranza.
Non cederemo alla rassegnazione.
Non spargeremo in giro auguri di circostanza e frasi di rito.
E’ arrivata la Pasqua della scommessa.
Io scommetto su di Te e sulla tua invincibile voglia di stare dalla nostra parte.
Non farmi perdere!

Ognuno di noi ha un macigno personale. Pesantissimo.
Pietra pesante posta proprio all’entrata dell’anima.
Chi ce lo rotolerà via, se non Te?
In questa Pasqua così difficile del 2020, fai circolare l’ossigeno della Grazia nelle arterie del nostro mondo.
Oggi apriremo la finestra e, dal chiuso della nostra casa, ci prenderemo tutto il sole che Tu ci regalerai.

Illuminaci con la stessa Luce con cui hai risorto Gesù.
Oggi.
In questa santa Pasqua del 2020.
Oggi che la felicità ha i piedi di argilla,
che la bellezza non è sufficiente,
che la paura ci umilia e l’agitazione ci stanca.

Illuminaci con lo stesso splendore con cui hai risorto Gesù.
Stiamo tutti lottando con un verde stelo fra le dita.
Lo guardiamo immaginando il suo futuro rigoglioso.
Donaci lo splendore che ci racconta che la notte è passata.
Che il pianto sta cambiando in rugiada.
Che le ferite stanno guarendo.

Illuminaci con la fiducia e raccontaci che la gioia non è un sogno.
Che la storia ha uno sbocco.
Che il macigno della solitudine, della povertà, della malattia, della disperazione… è volato via ed il sole di oggi è lo stesso di duemila anni fa.
E che Tu hai ancora voglia di far risorgere le tue creature.

Che la Pasqua 2020, arrivata dopo una Quaresima di preoccupazioni crescenti e notti in bianco, porti con sé la fine degli incubi notturni e faccia entrare la primavera.
Una primavera di rapporti nuovi, di un’economia diversa, di un creato amato, di una politica generosa e di una scienza appassionata di vita.

E con questo sole di oggi, donaci luce per riscaldare quelli che sentono freddo.
Poi verrà il giorno in cui saremo noi ad essere riscaldati.
E di scintilla in scintilla, si ripeterà il miracolo che fece risorgere Gesù.

Puoi ascoltare il mormorio delle nostre preghiere che, oggi, faremo alla finestra?
Questo, oggi, è il nostro tempio.
Abbiamo capito che da lì, oggi, ci riscalderà la tua Luce.
Luce che ci parlerà di questa primavera e delle primavere future

Buona Pasqua Dio! 

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Storia vera di un crocifisso che non è fuggito

Gesù non è una statua di legno.
E non è nemmeno un pezzo di marmo, anche se meravigliosamente scolpito da artisti senza tempo.
Ma chi non lo sa, tutto questo?
Chi è l’ingenuo che scambia un pezzo di pietra con Colui che ha creato le montagne?
Chi confonderà pochi centimetri di legno con il Re dell’intero universo?
Questa è una premessa necessaria per evitare travisamenti quando si parla di “crocifisso miracoloso”.
Il crocifisso è legno. Non si muove. Non parla. Non fa miracoli.
Però le creature umane non mettono (per fortuna!) un muro divisorio tra materia e spirito. Spesso accade che su un oggetto mettiamo una bella firma chiamata “significato” o “simbolo”.
E’ un po’ come andare “oltre” e vedervi qualcosa di più grande.
Accade per un anello, o per una bandiera, o per uno scettro, o per una foto, o per un fiore…
Potrei continuare all’infinito.

Anche la materia può farci sognare.
A patto che sappiamo regalarle un significato.
Anche un crocifisso può farci pregare.
A patto che sappiamo farci illuminare da “Chi” rappresenta.
Solo così riusciamo ad ascoltare il sussurro spirituale che ci dice “Guarda più in là”.

Ed ora, con questa premessa che allontana qualsiasi dubbio su una possibile critica di ingenuità idolatrica che in questi giorni mi è capitato di leggere in giro, siamo pronti a guardare “più in là”.

Tutto inizia a Roma in una data ben precisa: è il 23 maggio 1519.
E’ notte.
Siamo nella chiesa di san Marcello, dedicata al papa (Marcello, per l’appunto) che ha resistito solo due anni nel suo ruolo (308-309) perché, perseguitato da Massenzio. Condannato a compiere i lavori più umili nelle stalle del catabulum (la sede delle Poste Centrali dello stato, che qui si trovava), vi morì di sfinimento.
In questa chiesa sorta proprio dove papa Marcello morì, in quella notte del 1519, scoppiò un incendio terribile che la distrusse completamente.
Un disastro improvviso ed inimmaginabile.
Potete immaginare lo spettacolo desolante che apparve agli occhi dei romani la mattina, quando andarono di corsa a vedere i terribili danni del fuoco.
Tutto era andato distrutto e la chiesa non c’era più.
La folla guardava quel tristissimo spettacolo di desolazione e tutto era angoscia fumante.
Qualcuno prese coraggio ed iniziò a farsi largo tra le macerie quando, ad un certo punto, si accorse di quel crocifisso.
In mezzo alle rovine ancora fumanti, si scorgeva il crocifisso dell’altare maggiore perfettamente integro. Ai suoi piedi ardeva ancora la piccola lampada ad olio.
Potete immaginare quanto, tutto questo, colpì gli occhi ed il cuore di coloro che vagavano tra le macerie, convinti che oramai lì vi avrebbero visto solo un tragico finale.
Era stata distrutta la casa, ma il suo abitante principale non era scappato.
Era ancora lì.
Da quel mattino partì un desiderio grande tra la gente: neanche noi scapperemo!
Resteremo accanto a Gesù crocifisso.
Alcuni dei testimoni iniziarono a vedersi ogni venerdì sera per recitare preghiere ed accendere lampade. Con l’andare avanti del tempo queste riunioni divennero sempre più organizzate e portarono alla creazione di una comitiva che venne chiamata “Compagnia del SS. Crocifisso”. Continua a leggere Storia vera di un crocifisso che non è fuggito

L’umana debolezza tra le dita di Dio

“Si sente nell’aria, si avverte nei gesti, lo dicono gli sguardi. Ci siamo ritrovati impauriti e smarriti. Come i discepoli del Vangelo siamo stati presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa, ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca ci siamo tutti, come quei discepoli, che parlano a una sola voce e nell’angoscia dicono: «Siamo perduti» (v. 38), così anche noi ci siamo accorti che non possiamo andare avanti ciascuno per conto suo, ma solo insieme. Continua a leggere L’umana debolezza tra le dita di Dio

Verranno tempi migliori!

Stamattina, per non sentirmi “prigioniera per sempre”, prima ho riso con questa vignetta che mi ha mandato una mia amica e poi sono andata a rileggermi alcune righe scritte anni fa da una ragazzina che ha combattuto con coraggio e speranza contro una guerra che le volevano far credere che non sarebbe mai finita.
Anna ha appena saputo che la loro “linea internet” di collegamento con l’esterno, stava morendo. Il signor Vossen, un uomo buono e coraggioso.
In casa avevano bisogno di buone notizie, di giornalisti che scrivessero bollettini impastati di coraggio e di speranza.

Ho pensato come, oggi, tutti noi possiamo diventare veicoli di buone notizie di speranza.
I fautori di fake, pessimismo, critiche, lamenti hanno una grandissima responsabilità sociale.
Prima di scrivere, dobbiamo sapere che siamo come la gallina di san Filippo Neri.
Ma questo è un altro discorso.
Magari domani ne parlerò.
Stamattina beviamo il nostro caffè.
Sorridiamo al suo profumo caldo.
Sentiamoci protagonisti di un’epoca che studieranno sui libri di storia i nostri nipoti e pronipoti.
E poi scriviamo il nostro diario.
Su un foglio, in rete, nella mente, dove ci pare.
Come la giovane Anna.
Per non dimenticare. Continua a leggere Verranno tempi migliori!

Lettera aperta alla primavera

Carissima primavera, ti sto aspettando.
Ogni anno, fedelmente, ti sono venuta a cercare nei campi;
quest’anno ti spalanco le porte della mia casa.
Entra che ho fretta di abbracciarti!
Portami l’infinita pazienza di ricominciare.
Cullami nell’onda calma della rinascita.
Sussurrami: “Non ti angosciare; sta andando tutto bene”
Che se me lo dici tu, con le violette come prova, io ci credo.

Dolcissima primavera, i rami nudi ti stanno aspettando.
I pensieri pessimisti ti stanno snobbando.
Ed io quest’anno ti amo più che mai.
Ho bisogno di te per sussurrare a me stessa
che niente mai più tornerà come prima.
Che poi sarà meglio.
Che avremo imparato a curare i lividi della terra.
E ogni creatura umana sarà il verso di un’unica poesia.
Così come ogni margherita è parte di un unico prato.

Attesissima primavera, fammi amare la speranza più che il lamento.
Guarda con affetto la fragilità di un papavero e la mia,
poi sussurra ad entrambe “Siete entrambe bellissime!”.
Allora io ti racconterò che, a volte, mi sento come una foglia in autunno.
E tu mi narrerai il lieto fine della vita facendo sbocciare i ciliegi. Continua a leggere Lettera aperta alla primavera

Nonna, ma com’era il mondo al tempo del coronavirus?

“Nonna ma com’era la vita al tempo del coronavirus? Ieri la professoressa di filosofia ci ha parlato del coraggio di andare avanti a piccoli passi e ci ha raccontato del 2020”

“Guarda, ti voglio far vedere queste foto. Sono fiori che ho fotografato a san Silvestro la mattina del 7 marzo 2020.
Tutto era silenzio.
L’aria era frizzantino e pura.
Io ero sola e cercavo, intorno a me, la primavera.

In quei giorni gli italiani stavano distanti, in attesa di potersi riabbracciare.
Le strade erano deserte.
Il silenzio della città ti metteva di fronte al quesito: “È inquietante o è rassicurante?”.
Ma la primavera non sapeva nulla ed i fiori continuavano a sbocciare.
Ed il sole a splendere.

Fu l’anno in cui si poteva uscire solo per fare la spesa e altre cose vitali.
Dopo poco chiusero tutto.
La polizia iniziò a controllare chiunque era fuori casa.
Perché non c’era più spazio per tutti negli ospedali
E la gente si ammalava
Ma la primavera non lo sapeva e le violette, in quel marzo 2020, spuntarono.

L’11 marzo del 2020 tutti furono messi in quarantena obbligatoria.
Proprio tutti!
Le mascherine non si trovavano più.
La paura diventò reale
Le giornate sembravano tutte uguali.
Ma la primavera non lo sapeva e le margherite tornarono a fiorire.

Poi qualcuno iniziò a capire la lezione.
Chi leggeva, chi scriveva lasciando libera l’immaginazione, chi telefonava alle amiche per scambiarsi affetto, chi imparava una nuova lingua, chi guardava bei film e chi cucinava ciambelloni fatti in casa.
Qualcuno, separato dalla consueta vita quotidiana, l’amò con tutto se stesso!

In quei giorni ognuno si svelò per quello che era.
Chi smise di scendere a patti con l’ignoranza e chi divenne ancora più stupido.
Chi aiutò gli altri con la prudenza e chi fece della spavalderia la sua tremenda bandiera.
Fu l’anno in cui si capì l’importanza della salute e degli affetti veri.
L’anno in cui il mondo sembrò fermarsi
e l’economia andare a picco.
Ma la primavera non lo sapeva e i fiori lasciarono il posto ai frutti.

E poi arrivò il giorno della liberazione
Eravamo alla tv e il primo ministro disse a reti unificate che l’emergenza era finita
Il virus aveva perso.
Noi italiani avevano vinto insieme!

E allora uscimmo per strada con le lacrime agli occhi.
Senza mascherine e guanti.
Abbracciando il nostro vicino come fosse nostro fratello
E fu allora che arrivò l’estate!

Ma quel 7 marzo 2020 la primavera non lo sapeva tutto questo e quella mattina mi insegnò la forza della vita”

Viva la vita! 

 

 

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Il supereroe che è in noi! (prima parte)

Pochi giorni fa mi arriva un messaggio da una persona che si impegna in campo educativo e con cui adoro scherzare e ridere su tutto. Mi scrive:

“Cristina, giuro che questa volta sono serio. La settimana scorsa abbiamo fatto un incontro con i nostri ragazzi intitolato “Scopri il super eroe che è in te”.

Abbiamo capito che ogni super eroe nasce da un super problema.

Ti chiedo quindi una cosa che poi vorrei condividere con i ragazzi che quest’anno Dio mi ha messo davanti.

Non ti faccio muovere da casa ma ti faccio lavorare …

Mi potresti scrivere ciò che pensi a riguardo?

Cristo è o non è l’unica via per trasformarci in super eroi?

Gli imprevisti che ci capitano, le nostre debolezze, possono essere le scintille per accendere i super poteri che teniamo nascosti?

Dio che posto ha in questa dinamica?

Grazie Cri, ti prego di rispondermi (quando avrai tempo e voglia) sapendo che tutto ciò che scrivi io lo leggerò ai ragazzi (se vuoi in maniera anonima)

 

Ci ho pensato un po’ di giorni e poi ho deciso di mettere per iscritto quelle cosine che mi sono venute in mente.

Però devo fare una premessa al tutto, con le parole di Bruce Wayne (dal film “Il cavaliere oscuro – il ritorno”)

Gordon: «Non mi è mai importato sapere chi fossi.»

Bruce Wayne: «E hai fatto bene!»

Gordon: «Ma Gotham dovrebbe conoscere l’eroe che l’ha salvata dalla morte.»

Bruce Wayne: «Chiunque può essere un eroe, anche un uomo che fa una cosa semplice e rassicurante come mettere un cappotto sulle spalle di un bambino per fargli capire che il mondo non è finito!»

Di supereroi è pieno il mondo!

Li incontriamo ogni mattina andando al lavoro, a scuola, negli ospedali, al bar, nel pianerottolo del palazzo, in una stanza della nostra stessa casa… e anche noi stessi possiamo esserlo.

Ecco di seguito 10 supereroi vicini a noi.

Vicinissimi!

 

1. Capitan America: quando il mondo dice “Rinuncia”, la speranza sussurra “Prova ancora una volta.”

Un personaggio creato per tenere alto l’umore delle truppe americane in guerra contro i nazisti.

Capitan America è il giovane Steve Rogers che, scartato alla visita di leva per il suo fisico gracile, decide di partecipare a un esperimento segreto chiamato “Operazione Rinascita” che vorrebbe creare dei supersoldati. E’ così che Steve si ritrova nei panni di Capitano.

Chi sono i Capitan America di tutte le latitudini? Sono tutti coloro che si allenano quotidianamente per sbirciare il positivo che c’è in ogni situazione.

Fateci caso: la positività e la negatività influenzano tantissimo l’ambiente in cui ci troviamo.

Prendiamo i disfattisti.

Nessun pessimista ha mai scoperto il segreto delle stelle o dato la speranza a un altro essere umano” diceva Hellen Keller.

Quelli che “E peggio verrà” non hanno mai aiutato nessuno.

I super poteri di capitan America oggi li tirano fuori coloro che rimangono positivi rimboccandosi le maniche, usando lo scudo della speranza per ripararsi dalle ondate di negatività e per non rimanere bloccati dalle frustrazioni altrui.

La paura può farti prigioniero, ma la speranza può renderti libero.

Per esempio, quanti super poteri positivi avranno gli operai che salvano la propria azienda dal fallimento?

Racconto solo un caso. Continua a leggere Il supereroe che è in noi! (prima parte)

“Mamma diceva sempre che i miracoli accadono tutti i giorni” (Forrest Gump)

Questa è la storia di due Fulton. Pronti a conoscerle e ad entrare nei collegamenti misteriosi tra una vita ed un’altra?

Ed allora iniziamo ad addentrarci nell’avventura delle coincidenze straordinarie.

Un Fulton è nato nel maggio del 1895 a El Paso e l’altro è nato nel settembre del 2010 a Peoria nell’Illinois, diocesi in cui nel lontano 1919 veniva ordinato presbitero il primo Fulton della nostra storia.

Ma partiamo proprio da lui: Fulton John Sheen. Arcivescovo cattolico, scrittore statunitense ed uno dei primi e più celebri telepredicatori cattolici (prima via radio e successivamente per televisione)

E’ stato il più grande di quattro fratelli ed i suoi genitori, Newton e Delia Sheen, erano di origine irlandese.

Ordinato sacerdote nella diocesi di Peoria nel 1919, intelligente, arguto, ironico, divenne rapidamente un famoso teologo “vincendo” anche il Premio internazionale Cardinale Mercier per la filosofia nel 1923.

L’elenco dei suoi incarichi è lungo. Insegnante di teologia e filosofia all’Università Cattolica d’America, vescovo ausiliare di New York dal 1951, vescovo di Rochester dal 1966 e arcivescovo titolare di Newport nel 1969. Ma la sua attività più affascinante, ai miei occhi, è la sua grandissima comunicativa nel parlare di Dio a tutti.

Per vent’anni (dal 1930 al 1950) Sheen tenne un programma radiofonico serale chiamatoThe Catholic Hour. Poi passò alla televisione con una serie di programmi di grandissimo successo.

Seguitissimo, seminava fede e speranza con grande bravura e passione! E Dio solo sa quanto ci sia sempre bisogno di questa semina nel nostro complicato mondo!

Presentò Life is worth living ed infine il The Fulton Sheen Show (giusto per ribadire la sua bravura di comunicatore, diciamo che vinse due volte un Emmy Award per la personalità televisiva più eccezionale e venne menzionato sulla copertina del Time).

Che dire? Avrei voluto esserci in quegli anni (tra il 1951 ed il 1968) per ascoltarlo. Anche altri l’hanno pensata questa cosa, per cui dal 2009 i suoi spettacoli sono stati ritrasmessi in tivù.

Ma la cosa che più mi ha affascinato di Fulton è la sua ironia! In quel periodo nelle sue trasmissioni non vi erano né copioni da seguire e né suggeritori dietro le telecamere: c’erano solo le sue parole piene di ironia e Grazia di Dio. Quando hai da raccontare la Buona Notizia, non occorrono scenografie o trucchi. Continua a leggere “Mamma diceva sempre che i miracoli accadono tutti i giorni” (Forrest Gump)

Chi è posseduto dalla speranza è gravido di futuro

“Leggendo le riflessioni sulla lettera di Cecilia, ho rivisto me stessa stamattina… poco fa in preda ad una crisi di pianto anch’io ho chiesto al Signore la risposta ai tanti perché che mi affliggono… quando ci capitano delle cose dolorose per sfuggire alla sofferenza cerchiamo delle risposte, aspettiamo dei segnali che ci facilitano il compito di effettuare una scelta… vogliamo essere certi di non sbagliare e di non soffrire più… Che il Signore mi perdoni e che sia disposto ad accogliermi come la pecorella smarrita tra le sue braccia…”

Carissima Laura, grazie per questa tua email. Grazie perché hai riassunto così bene lo stato d’animo di tutti noi quando siamo in preda allo sconforto.

Magari potessi spiegare a me stessa ed a te, tutti iperché e i per comedei dolori che ci affliggono.

E magari potessi dirti come” leggere i consigli di Dio, guidandoti alla chiara distinzione tra le intuizioni personali e le ispirazioni divine … tra le coincidenze e le Dio-incidenze.

Mettersi sulla stessa lunghezza d’onda di Dio è un esercizio semplice e complesso insieme. A volte ci sembra tutto chiaro ed a volte ci sembra di non aver capito niente. E ti dirò di più: a volte succede pure che, guardando all’indietro i momenti bui della vita, scopriamo che tanto buio non era, perchè la vicinanza di Dio, pur non sentendola, c’era!

Per esempio io ci ho fatto caso: quando mi è accaduto di parlare con Lui con il linguaggio delle lacrime o con l’esasperazione della fragilità, Lui ha risposto. Sempre è capitato un evento, seppur piccolo, che mi ha rassicurata. E’ sempre giuntoqualcosa (fosse anche una semplice telefonata) che mi ha incoraggiata ad andare avanti.

Nei momenti in cui sono serena (però solo in quei momenti lì) sono in grado di ammettere tre cose.

  1. La prima è che da tutto si può riuscire a trarre qualcosa di positivo.

Non ho detto che tutto è bene, ma che anche da ciò che bene non è, può scaturire qualcosa di giusto e di bello. Il loto fiorisce dal fango. Dal letame nascono i fior ed anche le nostre lacrime brilleranno alla luce del bello che avranno fatto fiorire. Se non altro perchè, solo chi ha pianto, riuscirà ad asciugare bene le lacrime altrui e ad apprezzare l’essenza della vita.

Quanta delicatezza ci viene chiesta davanti al dolore altrui. Per parlare di speranza a chi è disperato, bisogna condividere la sua disperazione; per asciugare una lacrima dal volto di chi soffre, bisogna unire al suo il nostro pianto. Solo così le nostre parole possono essere realmente capaci di dare un po’ di speranza ha detto Papa Francesco all’Udienza Generale del 4 gennaio 2017.

Il paese delle lacrime resta il più misterioso diceva il piccolo principe. Continua a leggere Chi è posseduto dalla speranza è gravido di futuro

“Il grado di civilizzazione di una società si misura dalle sue prigioni” (Fedor Dostoevskij)

“Cosa farei se avessi 24 ore di libertà? Andrei a sentire l’odore dell’erba appena tagliata”

“Chissà cosa darei per accompagnare mia madre a fare la spesa e spingerle il carrello”

“Spacciavo perché ero un illuso affamato di amore. Mi sentivo cercato da tutti e con la bella vita a portata di mano. Troppo tardi ho capito che stavo rovinandomi. E’ che l’apparenza ci imprigiona il cervello e non ci fa più capire ciò che vale veramente”

“Il momento più doloroso è stato sentire il pianto di mio padre quando gli ho detto che lo stavo chiamando dal carcere. A volte mi chiedo come facciano, i miei genitori, ancora ad amarmi e starmi vicino”

“No, dopo che sono stato arrestato tutti i miei amici mi hanno abbandonato. Ma forse non erano amici”

“Cosa ho fatto la prima notte? Ho pianto. E poi anche la seconda notte ed anche la terza. Ho pianto per quindici notti, sfinito dalla tristezza che mi entrava dentro le ossa”

“Il dolore del carcere si allarga all’intera famiglia. Non siamo solo noi a soffrire”

“Ho sbagliato ed è giusto che io sia qui. Voi ragazzi siate più in gamba di me”

“Gli anni in cui sono stato sballottato tra un collegio e l’altro, hanno segnato la mia esistenza. Ora sto cercando di riprendere in mano il timone della mia vita”


I detenuti parlano con i nostri ragazzi ed i ragazzi non battono ciglio.

Ascoltano e chiedono.

Arrivano domande sul pentimento, il rimorso e la coscienza. Sulla vita quotidiana in carcere e sulla fatica di rinascere. Si parla di cose scomode, di sovraffollamento, di autolesionismo e suicidi, di diritti dei carcerati e di sanzioni da parte dell’Europa nei confronti del mondo penitenziario. Continua a leggere “Il grado di civilizzazione di una società si misura dalle sue prigioni” (Fedor Dostoevskij)