L’umana debolezza tra le dita di Dio

“Si sente nell’aria, si avverte nei gesti, lo dicono gli sguardi. Ci siamo ritrovati impauriti e smarriti. Come i discepoli del Vangelo siamo stati presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa, ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca ci siamo tutti, come quei discepoli, che parlano a una sola voce e nell’angoscia dicono: «Siamo perduti» (v. 38), così anche noi ci siamo accorti che non possiamo andare avanti ciascuno per conto suo, ma solo insieme. Continua a leggere L’umana debolezza tra le dita di Dio

Sembra solo.
Sembriamo soli.
Ma Gesù è sulla barca con noi 
È la Presenza che ci salva.
E’ vicino, è qui, e non al di là delle stelle.
C’è polline divino nel mondo.
Ci siamo immersi. Continua a leggere

U’immagine che verrà stampata sui libri di storia

Lui è da solo. Isolato. 
Noi siamo da soli Isolati. 

Eppure ho il sospetto che questa benedizione del Papa seminata sul mondo intero, ci vedrà tanto vicini.
Vicinissimi.
La nostalgia dei giorni passati, la voglia di gioie future, il coraggio dei tempi presenti, ci vedranno gli uni accanto agli altri.
Tutti insieme saremo sotto lo stesso tetto di Dio.
Continua a leggere U’immagine che verrà stampata sui libri di storia

Un giorno io danzerò tra le nuvole

E’ maggio e il sole greco si fa sentire. Mi sono appena lasciata alle spalle il Teatro di Epidauro e mentre cammino nel sentiero che ci riporta al parcheggio, sto cercando di vedere se tutti i ragazzi sono con noi insegnanti.

Ho l’onere e l’onore (veramente mi viene in mente solo l’onere) di fare da capogita in un viaggio d’istruzione che porta in tour nella bellissima Grecia centoventi studenti del terzo anno del Liceo Artistico..

Praticamente sono sempre in modalità controllachetuttovadabene”.

Avanti a me c’è lui: un alunno che era impossibile non notare già dalla prima sera, nella discoteca della nave. L’ho osservato perché ogni tanto entrava in pista, ballava, faceva rimanere tutti a bocca aperta, e poi si ritirava da una parte con i suoi amici come niente fosse. Si vedeva che non ballava per farsi notare, ma solo per divertirsi. 

Ballare è un po’ la poesia dei piedi e quel ragazzo, ogni volta che iniziava a danzare, ce ne raccontava una.

Veramente bravo.

Stavo ripensando proprio alla sera precedente mentre, facendo quel sentiero sterrato, lo osservo da dietro. Indossa una maglietta scollata e si vede chiaramente una frase tatuata sul collo.

Non resisto alla curiosità. Lo chiamo e gli chiedo cosa si sia tatuato. Lui sorride; è un bel ragazzo da tutti i punti di vista. Perché anche la gentilezza rende belli. Ti fa diventare un arcobaleno nella nuvola di qualcun altro. Chi sorride non sbaglia mai.

Marco si scopre il collo e mi fa leggere la bellissima frase tatuata sul collo.

Gli chiedo il permesso di fotografare quel tatuaggio. Me lo voglio lasciare per ricordo di quel viaggio d’istruzione. 

Un giorno…io danzerò tra le nuvole”.

Il Teatro di Epidauro io lo ricorderò sempre soprattutto per questo studente, la sua anima e la sua frase tatuata. Continua a leggere Un giorno io danzerò tra le nuvole

Quando una ragazza di San Patrignano mi raccontò la forza del padre

“Mio padre è morto ed io, in quel momento, ho “ricevuto” la forza di cambiare, scegliendo di vivere. Il suo più grande desiderio si è avverato con la sua morte”

 

Claudia, dopo aver pronunciato questa frase, si ferma e si commuove.

Anche le mie alunne si fermano.

Come quando nella liturgia del venerdì santo si arriva al: “Allora Gesù, chinato il capo, morì”.

Il lettore si ferma.

Tutto si ferma perché tutto è compiuto.

Si sente che c’è nell’aria qualcosa di misterioso.

Si intuisce che un sacrificio grande si sta trasformando in un’esplosione di vita senza confini.

La fine sta diventando inizio.

Il fallimento si sta cambiando in vittoria.

Il sogno sta diventando realtà.

Il padre di Claudia è morto da fallito, ricco solo della speranza che quel Tutto è compiuto diventasse anche per lui anticipazione di una vita nuova.

La vita di sua figlia.

Le sue lacrime, le sue notti in bianco, il suo rincorrere la figlia, le preghiere bisbigliate per lei in ogni dove… tutto era arrivato alla scommessa finale: “Scommetto che non è stato tutto inutile. Scommetto che Dio prenderà i pochi pani e pesci che ho e ci realizzerà il mio sogno!”

Ed effettivamente, caso o non caso, dopo il suo ultimo respiro un vento di vita ha preso la direzione più impensabile, arrivando fino al centro del cuore di Claudia.

Dalla fine del padre, è partito un inizio per lei. Continua a leggere Quando una ragazza di San Patrignano mi raccontò la forza del padre

La disfatta delle tenebre

Lo so; per anni lo abbiamo letto così: «La luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta».

Eppure nella versione che è stata scelta nell’ultima edizione della Bibbia della CEI, si dice: La luce splende fra le tenebre, e le tenebre non l’hanno vinta” (Gv 1,5)

Allora, quale sarà mai la traduzione giusta del verbo greco originale katélaben? “Vincere” e “accogliere” non sono la stessa cosa, eppure sono verbi diversamente usati da versioni ufficiali o qualificate. Qual è, dunque, quella preferibile?

È vero che il verbo greco presente nel testo originario è di sua natura ambiguo perché può avere entrambi i significati, ma riflettiamoci insieme, partendo dalla traduzione di più lunga data: «le tenebre non l’hanno accolta».

Il verbo greco usato racconta un’opposizione (espressa dalla preposizione katà). Se l’evangelista avesse voluto parlare di “accoglienza”, avrebbe usato il verbo parélaben, come appunto fa nel versetto 11: «Venne tra i suoi, e i suoi non l’hanno accolto (parélabon)».

E invece no.

Giovanni usa due verbi diversi.

Come è logico pensare, Giovanni stava esprimendo due concetti diversi.

E così arriviamo all’ultima versione della CEI che a me piace tanto: «le tenebre non l’hanno vinta» (o “sopraffatta”).

L’evangelista racconta di un’ostilità che scorre tra la luce e le tenebre, tra Cristo e il mondo.

È una sfida di cui Giovanni racconta subito l’esito finale: vince la Luce.

Tra l’altro, è interessante leggere lo stesso messaggio di vittoria nell’unico altro passo del quarto Vangelo in cui appare lo stesso verbo greco: «Camminate mentre avete la luce, perché le tenebre non vi afferrino (katalábê (12,35).

Insomma, siamo immersi in una lotta in cui ci conviene stare dalla parte del Vincitore. Continua a leggere La disfatta delle tenebre

“Fidatevi dei vostri sogni, perché in essi è nascosto il passaggio verso l’eternità” (Kahlil Gibran)

Va bene, richiamiamolo

Quando mi chiedono perché ho fatto tornare Giampiero Ghidini nella mia scuola, a distanza di soli due anni, rispondo che essenzialmente è per due motivi:

  • sono attratta da coloro che non si sono fatti schiacciare dalle prove della vita, mantenendo intatto il ruggito del guerriero
  • sono affascinata dalle persone che narrano di una forza interiore, riconquistata con il tocco misterioso di un familiare che vive nell’altra dimensione

Gianpietro Ghidini ha tutte e due questi motivi.

Bertolt Brecht ha scritto: Ci sono uomini che lottano un giorno e sono bravi, altri che lottano un anno e sono più bravi, ci sono quelli che lottano più anni e sono ancora più bravi, però ci sono quelli che lottano tutta la vita: essi sono gli indispensabili.”

Io ho voluto far incontrare i miei studenti con uno di questi indispensabili”.

Mercoledì 25 ottobre l’ho osservato attentamente nella lunga Assemblea Generale organizzata al Palazzetto dello Sport della mia città.

L’ho visto mentre era sinceramente emozionato in attesa della lunga chiacchierata che avrebbe fatto di lì a poco con più di mille ragazzi.

L’ho inseguito con lo sguardo mentre si muoveva col microfono in mano, gesticolando emozioni profonde e spandendo energia buona sul giovane pubblico. Continua a leggere “Fidatevi dei vostri sogni, perché in essi è nascosto il passaggio verso l’eternità” (Kahlil Gibran)

Quale amore si avvicina di più a Dio?

“Ciao Cristina, ti ho ascoltata con molto piacere al caffè teologico di don Umberto. Su una cosa non sono d’accordo con te: quando dici che la forma di amore più grande è quello di coppia perché i figli, prima o poi, se ne vanno. Io penso, ma aveva già espresso questa cosa papa Luciani, che l’amore di una mamma (non posso dire di un padre perché essendo donna non lo so) sia l’amore che ci avvicina di più a Dio. A un figlio diamo tutto per fare in modo che viva libero, autonomo e lo ameremo sempre, anche se sceglierà di vivere lontano da noi. Un figlio lo perdoniamo sempre, un figlio è figlio per sempre. Grazie della tua attenzione, ti seguo sempre in “In te mi rifugio”.

Cara Rosaria, grazie per avermi mandato questo messaggio, dandomi così la possibilità di spiegarmi meglio. Quando si fanno queste piacevolissime serate teologiche, l’unico difetto è che sono troppo brevi.

Quindi: benvenuta ad un “secondo tempo” tra me e te (e chiunque vorrà leggerci).

L’amore ha diverse forme? Certo che .

Amore per i familiari, amore per gli amici, amore per sé stessi, amore per gli altri, amore per il mondo, amore per la scienza, per un ideale, per un obiettivo, per la politica, per il sociale, per lo sport, per i propri principi, per la patria, per la propria dignità, per un essere divino… e potremmo continuare e continuare e continuare.

L’amore si esprime in diversi modi? Certo che .

Amore platonico, amore sensuale, amore spirituale, amore caritatevole, amore incondizionato, amore di volontà, amore corrisposto, amore passionale, amore sessuale

L’amore è un sentimento così forte che diventa impossibile concentrarlo solo su una persona o solo su un oggetto o un ideale … è qualcosa di “infinito”. Continua a leggere Quale amore si avvicina di più a Dio?