Tutto andrà bene!

Mi sveglio in piena notte.
Ho un figlio a Milano.
Ho un fratello in Inghilterra.
Io stessa sono immunodepressa.
Eppure “sento” che tutto andrà bene.
La vita ci sta mettendo a dura prova.
Come una madre amorevole e decisa, ci sta praticamente obbligando a cambiare.
Messi con le spalle al muro e costretti a “vedere”, molti di noi faranno un salto di qualità nel suo stile di vita (sia mentale che materiale).
Perciò sono certa che andrà tutto bene!

Sta andando tutto bene in Francia dove un Macron che non rimanda le elezioni convinto di essere ascoltato solo per il fatto di essere stato eletto ed aver detto “Niente impedisce che i francesi si rechino alle urne”, è rimasto spiazzato dall’altissima percentuale di astensionismo.
Si era dimenticato che la maggior parte del suo popolo ha ancora un cervello.
E non è il suo.

Sta andando tutto bene in Italia dove i medici e gli infermieri, ora, vengono ascoltati da tutti!
In questi ultimi anni, avevano raccontato la vergogna di come era gestita la sanità dalla politica, ma inutilmente.
Da ora in poi, invece, nessuno politico potrà più permettersi di dire sfrontatamente e ipocritamente: “Tagliamo e togliamo reparti e ospedali interi, per migliorare la sanità”

Sta andando tutto bene in Cina (dove è crollato l’inquinamento e sono tornati a vedere il cielo azzurro) e a Venezia (dove l’acqua dei canali è tornata limpida). Madre Terra ci sta rammentando come è bella la vita senza quel consumismo che ci sta dividendo da troppo tempo, in due tipi di schiavi: i prigionieri delle cose ed i prigionieri dell’invidia.

Sta andando tutto bene tra noi, fratelli del mondo. Qualcuno, infatti, dopo aver corso nelle corsie di un supermercato per accaparrarsi un pacco di carta igienica o essere scappato in piena notte da una stazione del nord per tornare nel sud con il suo carico di valigie e virus, smetterà di fare il leone da tastiera aizzando i lettori contro i terribili immigrati che scappano da una “guerra inventata” (salvo poi non scrivere mai niente contro l’italianissima mafia o camorra).
Magari sarà la volta buona che si metterà ad ascoltare i loro racconti di guerra ed imparerà che nelle situazioni di emergenza ci vuole calma, razionalità e responsabilità. Continua a leggere Tutto andrà bene!

La spiaggia dorata

Quel giorno la gioia lo rendeva particolarmente scintillante.
Le sue ali fremevano ed il suo sguardo era entusiasta più che mai.
Era stato scelto per andare a dare il benvenuto alla nave!
La spiaggia dorata era già piena di gente.
C’era eccitazione nell’aria.
Lui volò sopra a tutti e si posizionò sul ramo più alto dell’Albero della Vita.
Prese il binocolo di Dio e scrutò l’orizzonte.

“Che cosa vedi, angelo?” urlò qualcuno dalla spiaggia sottostante.
Lui sorrise e gridò: “Ancora niente. Ma manca poco. State tranquilli!”
Tra la gente che era in spiaggia passò un piacevole brivido di letizia.
Era Dio che stava passando e stava gettando la sua “Scintillanza” sopra loro.
Tutto doveva essere al massimo della gioia per i nuovi arrivati.

E poi…ecco!
Ad un certo punto l’angelo scattò in piedi sul suo ramo e prese con foga il binocolo.
Guardò ed iniziò ad urlare: “Stanno arrivando! Sono tutti sulla nave e stanno per arrivareee!!!”
Un urlo di gioia salì dalla spiaggia e sul cielo un arcobaleno di mille e più colori scintillò.
Le foglie dell’Albero della Vita iniziarono a muoversi al ritmo della musica e tutti intonarono il canto dell’incontro.
“Oh, when the saints go marching in
Oh, when the saints go marching in
Lord, how I want to be in that number
When the saints go marching in”

La nave era sempre più vicina ed ora anche i santi che erano sulla spiaggia riuscivano a vederla ad occhio nudo.
La gioia era incontenibile.
Le braccia erano pronte per gli incontri.
Le lacrime di emozione già stavano sgorgando dai visi.
Tutti sapevano che era un privilegio essere lì.
Eccola!!!
Si avvicina!
E’ qui!

Il suo carico di santi era pieno di senso di meraviglia.
Non cantavano.
Erano semplicemente senza parole.
Mai avrebbero immaginato un arrivo così!
Quando capirono che li attendeva ancora altra Vita, esplose un entusiasmo incontenibile!
Il loro cuore stava per impazzire e, sulla nave, iniziarono ad abbracciarsi tra loro.

Alla loro discesa dalla nave, furono travolti da una marea di abbracci e baci.
C’erano i nonni, i bisnonni, gli amici che erano già partiti anni prima…tutti!
Tanti!
E il coro era unanime: “Bravi! Ben arrivati!”

Dalla nave scendevano con le lacrime agli occhi per l’emozione.
C’era Diego, che fino in ultimo aveva aiutato al 118, c’era Roberto che finché aveva potuto aveva fatto il suo dovere al Poliambulatorio, c’era Daniele che nella sua vita aveva amato la musica e l’aveva portata nel cuore di tanti, c’era Margherita che aveva salutato sua nipote per telefono prima di morire lasciandole in eredità la sua tenerezza, c’era Adriana che sulla terra aveva lottato contro l’Alzheimer regalando dignità ovunque camminasse, c’era Ivo che prima di partire sulla nave della vita aveva lasciato la terapia del viaggio ai posteri, c’era Sebastiano che aveva chiesto all’infermiera di fare una foto ai suoi occhi celesti per spedire il suo sguardo d’amore alla figlia ….

L’amore era nell’aria e nelle loro valigie tutto era diventato leggero. Anche i loro errori umani.

Dio li accolse uno ad uno, li abbracciò, prese il loro viso tra le sue manie e sussurrò nei loro orecchi sorridendo: “Bentornati a casa”

 

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Oltre l’apparenza c’è una saggezza meravigliosa!

Ieri mattina mi è rimasto impresso il post di un amico.
Breve.
Interessante.
Inquietante.

“Veder giocare a basket in un campetto,
prendere del “vecchio di merda domani muori”
per aver fatto presente che non si può.
Me mancava, il vecchio di merda”

Istintivamente mi sono chiesta cosa avrei fatto io, al posto del protagonista della triste vicenda.
Mi sono immaginata usare l’ironia (è sempre efficace per svergognare la maleducazione di bassa lega).
Oppure sfruttare il silenzio accompagnato da uno sguardo valevole più di mille parole (anche questo funziona spesso e bene)
O anche un sano e sbrigativo “Oh deficiente! Ma ci stai con la testa? Chi sono i tuoi genitori, dimmi un po’!” che fa sempre il suo sporco ed efficace lavoro.
Ma mentre mi immaginavo nei vari panni, mi è venuto in mente un fatto.

Una volta mi trovavo a pranzo con un uomo anziano.
Stavamo parlando quando, in tivù, passò la notizia di un ragazzo che aveva ucciso entrambi i genitori.
Lui si fermò con la forchetta a mezz’aria.
Ascoltò concentratissimo.
Poi una lacrima gli solcò il viso ed il dolore avvolse il suo sguardo.
Io ero ferma.
In silenzio.
Non osavo dire niente.
Fu lui ad interrompere il mio imbarazzo, sussurrando mentre guardava il vuoto: “Mi dispiace tanto. Mi dispiace davvero tanto”.
Io pensavo si riferisse alla morte violenta dei due genitori.
Ed invece…
“Quando ascolto notizie così, provo un dolore enorme per chi si rovina la vita facendo un male così grande! Uccidere i propri genitori. Poveretto. E’ proprio una povera creatura umana. Ha perso i suoi genitori ed ha perso sé stesso. Poveretto. E’ povero di cuore, di anima e di futuro. Che angoscia la sua vita!”.
E mentre tutto il mondo stava provando pena per le vittime, lui provava pena per l’assassino.
Tutto era invertito nel suo cuore.
Non che giustificasse il figlio.
Anzi!
Ma proprio perché non lo giustificava affatto, provava ancora più angoscia nel guardarlo.
Io non capivo proprio bene bene.
Un attimo prima del suo lacrimare mi sembrava tutto chiaro.
Le vittime erano da una parte e il colpevole dall’altra.
Ora invece stavano vicine.
Stavo vedendo tre vittime.
Vedevo una specie di dolore che poteva allargarsi, partendo dai due genitori uccisi fino al figlio uccisore.
Qualcosa “dentro” mi incoraggiava: “Non ti fermare al primo passo. Vai oltre”
Ed ho visto tre vittime.
Tre persone morte.
Due fisicamente ed una spiritualmente. Continua a leggere Oltre l’apparenza c’è una saggezza meravigliosa!

Mai abbastanza!

Lei si girò lentamente verso di lui.
Gli sorrise e gli chiese: “Quante volte avremo fatto l’amore da quando ci amiamo?”
Lui l’abbracciò teneramente sotto il piumone e le sussurrò: “Mai abbastanza”.
Lei pensò che quel momento fosse il paradiso 

Da quella sera quel “mai abbastanza” le entrò dentro e diventò la sua frase preferita.

“Quante stelle cadenti vedrai il 10 agosto?”
Mai abbastanza

Quanti gelati vorrai mangiare la prossima estate?
Mai abbastanza

Quanti baci vorrai ricevere nella tua vita?
Mai abbastanza

Quanti tramonti vorrai ammirare ancora?
Mai abbastanza

Quante risate vorrai fare con Dio?
Mai abbastanza

Quanti anni vorrai vivere su questa terra?
Mai abbastanza

Quel “mai abbastanza” diventò la sua spinta per metter ali ai piedi e cercare il Custode dei cammini.
Partì con il cuore leggero non facendo tanto caso all’Infinito che in lei si nascondeva.
Inseguì sé stessa sudando sette camicie e ansimando di fatica.
Ed alla fine si ritrovò.
Proprio lì, dove tutto era iniziato.
Tra le braccia dell’Amore.
“Hai paura?” le chiese.
“Un po’”
“Non devi averne”
“Ma tutti ne hanno in questi giorni”
“E’ perché non si fidano dell’Amore. Ma sta arrivando, tra i capillari della vita, e la sta rinforzando. Ti fidi di Me?”
“Si. Ma Tu abbracciami e sussurrami ogni “mai abbastanza” possibile!”

Buona giornata a tutti coloro che stanno alzando la mano (pur con fatica) fino ad accarezzare il Cielo!  Continua a leggere Mai abbastanza!

Nonna, ma com’era il mondo al tempo del coronavirus?

“Nonna ma com’era la vita al tempo del coronavirus? Ieri la professoressa di filosofia ci ha parlato del coraggio di andare avanti a piccoli passi e ci ha raccontato del 2020”

“Guarda, ti voglio far vedere queste foto. Sono fiori che ho fotografato a san Silvestro la mattina del 7 marzo 2020.
Tutto era silenzio.
L’aria era frizzantino e pura.
Io ero sola e cercavo, intorno a me, la primavera.

In quei giorni gli italiani stavano distanti, in attesa di potersi riabbracciare.
Le strade erano deserte.
Il silenzio della città ti metteva di fronte al quesito: “È inquietante o è rassicurante?”.
Ma la primavera non sapeva nulla ed i fiori continuavano a sbocciare.
Ed il sole a splendere.

Fu l’anno in cui si poteva uscire solo per fare la spesa e altre cose vitali.
Dopo poco chiusero tutto.
La polizia iniziò a controllare chiunque era fuori casa.
Perché non c’era più spazio per tutti negli ospedali
E la gente si ammalava
Ma la primavera non lo sapeva e le violette, in quel marzo 2020, spuntarono.

L’11 marzo del 2020 tutti furono messi in quarantena obbligatoria.
Proprio tutti!
Le mascherine non si trovavano più.
La paura diventò reale
Le giornate sembravano tutte uguali.
Ma la primavera non lo sapeva e le margherite tornarono a fiorire.

Poi qualcuno iniziò a capire la lezione.
Chi leggeva, chi scriveva lasciando libera l’immaginazione, chi telefonava alle amiche per scambiarsi affetto, chi imparava una nuova lingua, chi guardava bei film e chi cucinava ciambelloni fatti in casa.
Qualcuno, separato dalla consueta vita quotidiana, l’amò con tutto se stesso!

In quei giorni ognuno si svelò per quello che era.
Chi smise di scendere a patti con l’ignoranza e chi divenne ancora più stupido.
Chi aiutò gli altri con la prudenza e chi fece della spavalderia la sua tremenda bandiera.
Fu l’anno in cui si capì l’importanza della salute e degli affetti veri.
L’anno in cui il mondo sembrò fermarsi
e l’economia andare a picco.
Ma la primavera non lo sapeva e i fiori lasciarono il posto ai frutti.

E poi arrivò il giorno della liberazione
Eravamo alla tv e il primo ministro disse a reti unificate che l’emergenza era finita
Il virus aveva perso.
Noi italiani avevano vinto insieme!

E allora uscimmo per strada con le lacrime agli occhi.
Senza mascherine e guanti.
Abbracciando il nostro vicino come fosse nostro fratello
E fu allora che arrivò l’estate!

Ma quel 7 marzo 2020 la primavera non lo sapeva tutto questo e quella mattina mi insegnò la forza della vita”

Viva la vita! 

 

 

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Gesù di Nazareth: la sorgente di tutti i superpoteri! (terza parte)

Hai mai pensato che la stessa forza che ha diviso il Mar Rosso è a tua disposizione?

Che la stessa mano che ha creato la terra sulla quale ci troviamo, è sempre accanto a te?

Che Colui che ha fatto risorgere Gesù dai morti, può farlo anche con te? 

Hai mai pensato che Gesù può ridarti una vista nuova, ancora oggi?

Che ha sempre il potere di ridarti forza per andare avanti?

Che, come a Cafarnao, ti dà la grinta per dire al male “vattene”?

Con la differenza che Lui non è un supereroe.

E’ Dio: la sorgente di tutti i superpoteri.

E noi siamo le sue creature, supereroi possibili.

Io adoro Tolkien (c’è qualcuno che non lo ama?).

Nell’edizione Bompiani del suo libro Tree and Leaf Elemire Zolla scrive: Ci vuole poco a sentire che egli sta parlando di ciò che tutti affrontiamo quotidianamente negli spazi mutevoli che dividono la decisione dal gesto, il dubbio dalla risoluzione, la tentazione dalla caduta o della salvezza. Sull’erba immutevole è passata un’orma da poco, e quella presenza potrebbe essere la nostra.” 

Noi viviamo negli spazi mutevoli che dividono la decisione dal gesto”.

E’ lì, in quello spazio, che ci giochiamo tutto.

Gesù Cristo è venuto a parlarci di quello spazio per incoraggiarci a giocare bene la partita interiore.

San Paolo, un vero Guerriero della Luce, dirà ai suoi amici efesini:

Per il resto, attingete forza nel Signore e nel vigore della sua potenza. Rivestitevi dell’armatura di Dio, per poter resistere alle insidie del diavolo. La nostra battaglia infatti non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti. Prendete perciò l’armatura di Dio, perché possiate resistere nel giorno malvagio e restare in piedi dopo aver superato tutte le prove”  Continua a leggere Gesù di Nazareth: la sorgente di tutti i superpoteri! (terza parte)

Il supereroe che è in noi (seconda parte)

Subito dopo aver pubblicato la prima parte di questo post dedicato ai supereroi, è stato scritto questo commento interessante nel blog.

“Ciao a tutti, sono una Super Eroe, diciamo Wonder Woman.

Ho iniziato presto, non ricordo quando, perchè nessuno intorno a me sembrava in grado di provvedere a se stesso ed a quelli che gli erano affidati. Mi sono detta “qui crolla tutto, che faccio? Rimbocchiamoci le mani, salviamo il salvabile”

Sono passati 40 anni e faccio ancora la Super Eroe, è il mio lavoro e, a quanto pare, mi riesce anche bene visto che tutti mi cercano!! Mi ammirano, mi guardano dal basso verso l’alto “come fai ad essere così”, “come vorrei essere come te!” …

Volete fare un regalo al Super Eroe della porta accanto? Regalategli carezze, regalategli un mazzo di rose, accarezzategli la testa, alleggeritegli il peso, anche se solo per una sera soltanto!”

Il supereroe è una formidabile risorsa, ma non va sfruttato. Anche lui/lei ha un cuore e bisogno di carezze. 

6. Super Man: voglia di giustizia!

Clark Kent ha un nome terreste da non sottovalutare: Kal-El.

I suoi due creatori, Shuster e Siegel, entrambi ebrei, gli diedero questo nome che, in lingua ebraica, significa Voce o Vascello di Dio.

El in ebraico, infatti, significa Dio.

Clark Kent è un neonato salvato dai suoi genitori che, a causa dell’imminente e drammatica esplosione del pianeta, lo rinchiudono in una navicella spaziale monoposto per proiettarlo verso la salvezza. Come un novello Mosè abbandonato tra i flutti del Nilo, sulla terra darà inizio a qualcosa di nuovo.

L’ultimo figlio di Krypton diventerà un giornalista preciso e attento ma, sotto il completo, nasconderà il famosissimo mantello per volare (con tutti i suoi poteri annessi).

Nel numero 775 di Action Comics Superman dice:

I sogni ci salvano. I sogni ci elevano e ci trasformano. E sulla mia anima, giuro, che finché il mio sogno di un mondo dove dignità, onore e giustizia diventino la realtà che noi condividiamo, non smetterò mai di combattere. Mai.”

Quanti Superman ci sono nel mondo, nascosti dietro i loro completini apparentemente normali?

Chi mai potrà farne un elenco completo?

Quante creature umane stanno fiorendo anche in inverno?

Tante!

Solo che, per assurdo, facciamo una grande fatica ad accorgerci dei “superman” che ci sfiorano.

Ed anche io, all’inizio, ho fatto fatica ad accorgermi dei superpoteri di un ragazzo italiano.

Mi sembrava così spropositatamente grande ciò che stava facendo, rispetto ai suoi 27 anni, che facevo fatica ad accettare l’idea che un ragazzo così giovane potesse davvero rivoltare il doloroso mondo dei bambini sull’isola di Samos. Continua a leggere Il supereroe che è in noi (seconda parte)

Il supereroe che è in noi! (prima parte)

Pochi giorni fa mi arriva un messaggio da una persona che si impegna in campo educativo e con cui adoro scherzare e ridere su tutto. Mi scrive:

“Cristina, giuro che questa volta sono serio. La settimana scorsa abbiamo fatto un incontro con i nostri ragazzi intitolato “Scopri il super eroe che è in te”.

Abbiamo capito che ogni super eroe nasce da un super problema.

Ti chiedo quindi una cosa che poi vorrei condividere con i ragazzi che quest’anno Dio mi ha messo davanti.

Non ti faccio muovere da casa ma ti faccio lavorare …

Mi potresti scrivere ciò che pensi a riguardo?

Cristo è o non è l’unica via per trasformarci in super eroi?

Gli imprevisti che ci capitano, le nostre debolezze, possono essere le scintille per accendere i super poteri che teniamo nascosti?

Dio che posto ha in questa dinamica?

Grazie Cri, ti prego di rispondermi (quando avrai tempo e voglia) sapendo che tutto ciò che scrivi io lo leggerò ai ragazzi (se vuoi in maniera anonima)

 

Ci ho pensato un po’ di giorni e poi ho deciso di mettere per iscritto quelle cosine che mi sono venute in mente.

Però devo fare una premessa al tutto, con le parole di Bruce Wayne (dal film “Il cavaliere oscuro – il ritorno”)

Gordon: «Non mi è mai importato sapere chi fossi.»

Bruce Wayne: «E hai fatto bene!»

Gordon: «Ma Gotham dovrebbe conoscere l’eroe che l’ha salvata dalla morte.»

Bruce Wayne: «Chiunque può essere un eroe, anche un uomo che fa una cosa semplice e rassicurante come mettere un cappotto sulle spalle di un bambino per fargli capire che il mondo non è finito!»

Di supereroi è pieno il mondo!

Li incontriamo ogni mattina andando al lavoro, a scuola, negli ospedali, al bar, nel pianerottolo del palazzo, in una stanza della nostra stessa casa… e anche noi stessi possiamo esserlo.

Ecco di seguito 10 supereroi vicini a noi.

Vicinissimi!

 

1. Capitan America: quando il mondo dice “Rinuncia”, la speranza sussurra “Prova ancora una volta.”

Un personaggio creato per tenere alto l’umore delle truppe americane in guerra contro i nazisti.

Capitan America è il giovane Steve Rogers che, scartato alla visita di leva per il suo fisico gracile, decide di partecipare a un esperimento segreto chiamato “Operazione Rinascita” che vorrebbe creare dei supersoldati. E’ così che Steve si ritrova nei panni di Capitano.

Chi sono i Capitan America di tutte le latitudini? Sono tutti coloro che si allenano quotidianamente per sbirciare il positivo che c’è in ogni situazione.

Fateci caso: la positività e la negatività influenzano tantissimo l’ambiente in cui ci troviamo.

Prendiamo i disfattisti.

Nessun pessimista ha mai scoperto il segreto delle stelle o dato la speranza a un altro essere umano” diceva Hellen Keller.

Quelli che “E peggio verrà” non hanno mai aiutato nessuno.

I super poteri di capitan America oggi li tirano fuori coloro che rimangono positivi rimboccandosi le maniche, usando lo scudo della speranza per ripararsi dalle ondate di negatività e per non rimanere bloccati dalle frustrazioni altrui.

La paura può farti prigioniero, ma la speranza può renderti libero.

Per esempio, quanti super poteri positivi avranno gli operai che salvano la propria azienda dal fallimento?

Racconto solo un caso. Continua a leggere Il supereroe che è in noi! (prima parte)

Da Dante fino a noi: un passa-parola di Luce!

Premessa: siamo Figli della Luce.

La cerchiamo, la amiamo, ci nutriamo di Lei. Anche quando non ne siamo consapevoli.

Quel E Luce fu! riecheggia dappertutto, ad iniziare dal nostro mondo interiore.

Ci alziamo presto per vedere l’alba, ci sbizzarriamo con le lampade colorate per sconfiggere il buio, ci fissiamo sul cielo incantati dalle stelle, fotografiamo i paesaggi illuminati, amiamo perderci nello scintillio del mare, acquistiamo una casa in base alla sua illuminazione, abbracciamo l’arcobaleno appena possiamo …e pian piano, man mano che raffiniamo il nostro sguardo, percepiamo la Luce anche nelle persone.

 

E siamo attratti da tali creature.

Le cerchiamo e la loro presenza ci apre un mondo.

 

Un po’ di estati fa ero in una farmacia. Era strapiena perché, in pieno agosto, le altre farmacie erano chiuse per ferie. Avanti a me c’era un signore. Anziano. Mite. Paziente.

In mezzo alla fretta dei più, la sua calma serafica svettava come una bella luce rasserenante.

Arriva il suo turno. Chiede. La farmacista gli porta tutto quello che era indicato nelle ricette e lo incoraggia gentilmente: Vedrà che con questi medicinali starà meglio

IL signore le risponde calmo e sorridente: E va beh, se poi non starò meglio va bene lo stesso. Tanto mica ho paura di morire!”

La farmacista, cercando di emergere dall’imbarazzo di quella risposta inaspettata, butta là un esorcizzante:Ma che dice! Avoglia quanti anni ha ancora da vivere!”

Il vecchietto apprezza il tentativo ma le risponde su un altro livello: Ma guardi; io sono già morto una volta e so che non c’è da aver paura!”

La farmacista è un po’ imbarazzata. Sorride comunque.

Io, da dietro, ho inevitabilmente sentito tutto. Mi chiedo se questo vecchietto abbia fatto un’esperienza di NDE (Near Death Experience) senza saperlo.

Sono anni che leggo libri sull’argomento e la mia curiosità verso le parole di quella persona anziana è enorme.

Vorrei fermarlo. Chiedergli. Temo di essere invadente.

Lui esce. E’ il mio turno. Faccio superveloce. Esco di corsa. Lo raggiungo che è ancora fermo sul marciapiede. Sta aspettando un familiare.

Faccio la sfacciata. Ora o mai più. Sono imbarazzata ma mi avvicino lo stesso e gli chiedo: “Scusi, ho sentito la sua risposta prima alla farmacista. Forse la sto importunando. Vorrei, se possibile, saperne un po’ di più su quello che ha detto prima. Sempre che non le dia fastidio parlarne…”

Il vecchietto mi sorride tranquillo. Ha due occhi azzurri da paura. Un sacco di rughe tipiche di chi ha passato la vita sotto il sole dei campi.

Mi dice: Ma no, non ci sono problemi, Le racconto volentieri quello che mi è successo”

Racconta di un campo di alberi da frutta che lui aveva vent’anni prima.

Di un albero su cui lui era salito, per raccogliere e poi, all’improvviso, un piede aveva ceduto, il ramo non aveva tenuto come avrebbe dovuto e lui era caduto di testa. Boom!

Una botta enorme. Un grande dolore. E poi eccolo lì…una specie di sole…una Luce splendida e molto più luminosa di quelle che noi conosciamo sulla terra…una Luce che lo amava e gli parlava…e in quella Luce lui aveva visto i suoi cari…e si sentiva amato…e tutto era meravigliosamente bello!

Io lo ascolto nel suo parlare semplice. Non ha la dialettica di chi vuol convincere.

Anzi. Non gliene importa proprio niente di convincermi.

Semplicemente mi sta facendo un regalo: mi sta dando la sua esperienza.

Io lo ringrazio tanto.

Non mi fermo a spiegargli le NDE. Cosa gli dico? Gli spiego io la teoria, quando lui ha già fatto la pratica?

Però sento una grande gioia in me.

Ancora una volta ho avuto in regalo l’ennesima prova che dopo questa vita La Luce ci aspetta per baciarci teneramente e renderci felici.

E così eccoci al Giardino della Vita voluto da don Umberto.

La luce.

Tre cerchi.

Il trentatreesimo canto del Paradiso del sommo Poeta.

Ne aveva fatta di strada Dante prima di arrivare faccia a faccia con Dio.

Ma ora era lì.

Davanti a Lui.

Per un momento era riuscito a guardarLo “dentro”, e poi è tornato per raccontarci quel che ha visto. Continua a leggere Da Dante fino a noi: un passa-parola di Luce!

La luce nel campo di Dachau

Fa un freddo tremendo. Tira pure un vento gelido. Il cielo è grigio intenso.

Io sono arrivata a Dachau con 50 studenti del quinto anno.

Prima di scendere dico loro: “Se riuscite, fate in modo di girare nell’orrore immaginandovi lì dentro. Meglio; immaginate lì dentro qualcuno che voi amate tanto. Rifuggite il più possibile, se ci riuscite, dalla sensazione di fare un tuffo in una specie di film horror. Una carrellata storica di sadismo macabro. Ogni foto che vedrete, fissatevi sugli occhi. Fermatevi. Immaginate i suoi sogni ed il suo terrore. Sgrullatevi di dosso anche la sensazione di fare semplicemente uno studio sul passato. Il male non è qui o là. Ieri o un anno fa. E’ dentro di noi, sempre pronto a risorgere dalle ceneri. Proprio per questo non dovete illudervi che una visita in un campo di concentramento, potrà cambiare il futuro. Conoscere non è sinonimo di cambiamento. E’ solo un primissimo passo. Niente più. Se bastasse conoscere le cose per cambiare, avremmo già rivoltato il mondo verso il bene. Invece non è così. Dovrete partire da voi stessi. Buon lavoro al vostro cuore ragazzi.”

Scendono in silenzio. Cercando di coprirsi il più possibile dalle sferzate del vento gelido.

Meglio che ci sia quel freddo assolutamente inaspettato.

Meglio che il nostro corpo sia gelido perché coperto solo da abiti primaverili.

Meglio che niente ci aiuti a rendere un po’ più leggera quella visita.

Quell’orrore non iniziò con le camere a gas. Iniziò con i politici che dividevano le persone con “noi e voi”. Iniziò con l’intolleranza e l’odio verbale. Poi il disinteresse e l’indifferenza. Infine arrivarono gli occhi chiusi davanti all’orrore.

Io mi aggiro da sola in quella landa fredda che ha raccolto le grida ed il pianto di tanti. Davanti ai forni crematori, dietro un cespuglio, vedo una mia alunna che sta piangendo sommessamente. Bene. Significa che il suo cuore ancora funziona. Mi avvicino. Le faccio solo una carezza sulla testa e proseguo. La lascio piangere che è l’atto migliore da fare lì.

All’uscita mi reco nella piccola libreria per acquistare un libro. Attira il mio sguardo un volumetto piccolo, con la copertina in bianco e nero. Per niente accattivante dal punto di vista commerciale. Ma il titolo mi attrae.

Cosa avvenne a Dachau? Un tentativo di avvicinarsi alla verità”.

Lo sfoglio e leggo l’introduzione.

“Se per miracolo uscirete vivi, scrivete, raccontate, ciò che hanno fatto di noi…”

Ecco il testamento sacro dei compagni che morirono tra le nostre braccia o furono condotti a morire nelle camere a gas. Ecco il testamento dei fratelli, degli amici provati dal destino, degli uomini-numero, le cui ceneri si dileguavano lungo le canne dei camini…”

In gran segreto ho preso degli appunti, benchè sentissi già la corda a collo perché colui che era sorpreso a raccogliere documentazioni contro i nazisti, era perduto(Franz Goldschmitt, parroco e prigioniero a Dachau dal 16/12/’42 fino alla fine di maggio del ’45). Continua a leggere La luce nel campo di Dachau