Quando una ragazza di San Patrignano mi raccontò la forza del padre

“Mio padre è morto ed io, in quel momento, ho “ricevuto” la forza di cambiare, scegliendo di vivere. Il suo più grande desiderio si è avverato con la sua morte”

 

Claudia, dopo aver pronunciato questa frase, si ferma e si commuove.

Anche le mie alunne si fermano.

Come quando nella liturgia del venerdì santo si arriva al: “Allora Gesù, chinato il capo, morì”.

Il lettore si ferma.

Tutto si ferma perché tutto è compiuto.

Si sente che c’è nell’aria qualcosa di misterioso.

Si intuisce che un sacrificio grande si sta trasformando in un’esplosione di vita senza confini.

La fine sta diventando inizio.

Il fallimento si sta cambiando in vittoria.

Il sogno sta diventando realtà.

Il padre di Claudia è morto da fallito, ricco solo della speranza che quel Tutto è compiuto diventasse anche per lui anticipazione di una vita nuova.

La vita di sua figlia.

Le sue lacrime, le sue notti in bianco, il suo rincorrere la figlia, le preghiere bisbigliate per lei in ogni dove… tutto era arrivato alla scommessa finale: “Scommetto che non è stato tutto inutile. Scommetto che Dio prenderà i pochi pani e pesci che ho e ci realizzerà il mio sogno!”

Ed effettivamente, caso o non caso, dopo il suo ultimo respiro un vento di vita ha preso la direzione più impensabile, arrivando fino al centro del cuore di Claudia.

Dalla fine del padre, è partito un inizio per lei. Continua a leggere Quando una ragazza di San Patrignano mi raccontò la forza del padre

Un essere umano è una creatura estetica prima ancora che etica

VENTO DI LEGALITA’…

Lui parla e tutta l’aula magna del Morea è in silenziosa concentrazione.

Lui si commuove, si ferma, ed i 400 ragazzi che lo stanno ascoltando, lo applaudono per incoraggiarlo.

Lui si muove sul palco, gesticola e coinvolge e gli studenti ridono divertiti.

E’ la mattina del 28 aprile 2018 ed io penso: “Ma Angelo Langè riuscirà davvero a farsi seguire da tutti questi ragazzi, per tre ore?

 

 

Ma ora vi racconto tutto dall’inizio.

Torniamo ad un anno fa.

 

Alzi la mano chi sa cosa è Legal@rte.

La prima volta che sentii questo nome, incuriosita, andai a visitarne il sito (http://legalarte.it/ ).

Mi intrigava la parola legalità fusa con la parola arte.

 

Mi rammentava quel famoso dialogo pronunciato da Peppino Impastato nel film “I 100 passi” con il suo amico Salvo (per la cronaca, dialogo mai avvenuto nella realtà ma voluto dai tre sceneggiatori del film Claudio Fava, Marco Tullio Giordana e Monica Zapelli).

 

PEPPINO: Sai cosa penso?
SALVO : Cosa?
PEPPINO: Che questa pista in fondo non è brutta. Anzi
SALVO [ride]: Ma che dici?!
PEPPINO: Vista così, dall’alto … [guardandosi intorno] uno sale qua e potrebbe anche pensare che la natura vince sempre … che è ancora più forte dell’uomo. Invece non è così. .. in fondo le cose, anche le peggiori, una volta fatte … poi trovano una logica, una giustificazione per il solo fatto di esistere! Fanno ‘ste case schifose, con le finestre di alluminio, i balconcini … mi segui?
SALVO:
Ti sto seguendo
PEPPINO:… Senza intonaco, i muri di mattoni vivi … la gente ci va ad abitare, ci mette le tendine, i gerani, la biancheria appesa, la televisione … e dopo un po’ tutto fa parte del paesaggio, c’è, esiste … nessuno si ricorda più di com’era prima. Non ci vuole niente a distruggerla la bellezza …
SALVO: E allora?
PEPPINO: E allora forse più che la politica, la lotta di classe, la coscienza e tutte ‘ste fesserie … bisognerebbe ricordare alla gente cos’è la bellezza. Insegnargli a riconoscerla. A difenderla. Capisci?
SALVO: ( perplesso) La bellezza…
PEPPINOSì, la bellezza. È importante la bellezza. Da quella scende giù tutto il resto.
SALVO: Oh, ti sei innamorato anche tu, come tuo fratello?
A conclusione del dialogo:
PEPPINO: Io la invidio questa normalità. Io non ci riuscirei ad essere così
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La morte spiegata ai bambini che ne hanno paura

Salve cara Maria Cristina, mi chiamo Marina, sono catechista ed ho ricevuto un bellissimo dono: il suo libro “IN TE MI RIFUGIO”. Mi emoziona sempre di più (ogni domanda, ogni riflessione ogni dubbio dei suoi ragazzi e ogni risposta bella, riflessiva, toccante e materna che lei dà).

Ho una domanda io da farle (forse mi considererà un po’ come i suoi ragazzi). Ho un bimbo nel gruppo di catechismo (nel cammino della Cresima) che ultimamente ha degli attacchi di ansia perché pensa alla morte. Questo mi è stato raccontato dalla sua mamma.

Ora, dovendo raccontare e far conoscere il vissuto di molte ” Pietre Vive” che hanno sperimentato la fede e accettato la loro malattia offrendola a Dio, morendo molto giovani, non so quale termini e modi usare per non turbare Andrea (questo è il suo nome).

Se può darmi anche solo un piccolo suggerimento gliene sarei molto grata. Mi scuso per il disturbo. E grazie per quello che è e per quello che fa, non soltanto ai suoi ragazzi ma anche a me

 

Carissima Marina… la morte; argomento duro, difficile, misterioso, doloroso.

Per i bambini poi! In loro tutto viene vissuto in modo amplificato ed anche il solo parlarne può essere motivo di ansia.

Che fare allora? Scegliere il silenzio finchè si può?

Qui stiamo parlando di un bambino di circa 10 anni, immagino.

E stiamo parlando di una famiglia che vuol far camminare spiritualmente il proprio bambino, immagino.

Ed allora proviamo a trovare tre punti fermi a cui aggrapparci per passare ai bambini certe verità di fede con un sottofondo rasserenante.  Continua a leggere La morte spiegata ai bambini che ne hanno paura

L’8 marzo in prigione per incontrare le storie nascoste dietro le sbarre

Quelle come me cercano un senso all’esistere e, quando lo trovano, tentano di insegnarlo a chi sta solo sopravvivendo (Alda Merini).

Ho ripensato a queste parole l’otto marzo scorso, quando ho avuto la fortuna di passarlo in compagnia di un gruppo di detenute.

Donne rinchiuse in un carcere, Alda Merini rinchiusa in un manicomio, ma anche noi a volte altrettanto rinchiuse nella cella delle nostre paure, insicurezze, problemi economici, solitudine, fallimenti, fatica … 

Quei miei cinque bambini dovevano studiare. Li volevo far studiare! E l’unico modo era portarmeli via con me, lontano da quel campo rom. E così ho fatto, accettando il rito che mi permetteva di trovare la mia indipendenza. Mio marito mi ha fatto un taglio con un coltello sul naso e quella cicatrice è rimasta con me”

Giulia racconta quest’episodio alle mie alunne che la fissano a bocca aperta e poi aggiunge sorridendo, quasi per sdrammatizzare: “Sono sopravvissuta a cose peggioriEsile, minuta, ai miei occhi è come una possente guerriera che ha combattuto dure battaglie.

Siamo nella sezione femminile del carcere di Pesaro ed al Liceo Artistico “E. Mannucci” di Fabriano è da dicembre che desideriamo una “Festa della donna” passata ad ascoltare vite femminili nascoste ai più.

E’ spietatamente sincera Giulia quando racconta la sua detenzione per furto. Ha imparato da un pezzo a non nascondersi dietro l’apparente facciata socialmente costruita. Proprio per questo aggiunge con estrema schiettezza: “Se dovessi uscire e dovessi rivedere i miei figli bisognosi di qualcosa, per loro io ruberei ancora. Scarpe da ginnastica, libri…”.

Lei è “dentro” ed i suoi cinque figli sono fuori. I primi due oramai laureati. Gli altri tre ancora in cammino. L’ultima ha dovuto ritirarsi da poco dalla scuola perché non aveva più le risorse finanziarie sufficienti per continuare a studiare. Ora lavora, senza però essersi lasciata alle spalle il sogno di poter studiare. Un giorno forse ci riuscirà.

Auguri a tutte! Madre e figlie! Continua a leggere L’8 marzo in prigione per incontrare le storie nascoste dietro le sbarre

Una storia misteriosa di lacrime vere

Siamo nei primi anni del Cinquecento e Montanina Ottoni sta camminando in una stradina di campagna quando, abbandonata in una siepe, scorge un’immagine dipinta su un’antichissima tavola.

Montanina si avvicina e vede che vi è raffigurata una bellissima Madonna greca. E’ piangente ed è buttata in mezzo alle spine (i cui segni si possono ancora intravedere sulla tavola di legno).

La donna prende il dipinto nelle sue mani ed accoglie la Madonna nella sua vita. Tempo dopo, rimasta vedova (di un Fogliani di Fermo) decide di entrare nel convento di S. Caterina da Siena (contrada della Portella) in Fabriano. I documenti raccontano che insieme alla donna, vi entrerà anche la figlia.

Ma ci sarà anche un’altra entrata importante: l’icona che, tempo prima, Montanina aveva trovato in quella siepe.

Sappiamo che questa donna fece poi grandi cose per il convento (lo ampliò e lo dotò di molti beni), fece del bene a Fabriano (vi eresse un Monte di Pietà) e fino alla fine fu una religiosa esemplare.

Morì nel 1536.

Dai documenti antichi (le “Riformanze”, libri del 1581, 1582, 1583, 1585) sappiamo che i fabrianesi venerarono con grande affetto e rispetto quell’immagine antica trovata da Montanina e lasciata da lei nel convento.

Sappiamo anche che, dal 1582 e nei tre anni successivi, l’immagine fu vista versare più volte copiose lacrime, raccolte sempre delicatamente con la bambagia. Su tali prodigi ci fu un passaparola commovente ed il Consiglio di Credenza, dopo il 24 maggio 1584 (giorno dell’ultima lacrimazione) dispose in suo onore processioni solenni lungo le principali strade, abbellite con fiori, festoni e luminarie.

Alla preghiera parteciparono poi migliaia di persone e la devozione verso quest’immagine non si è mai spenta per i successivi quattrocento anni. Negli archivi sono custodite tante testimonianze giurate di guarigioni, grazie e fatti miracolosi avvenuti fino ai nostri giorni.

Quello che sto per raccontare, è l’ultima lacrimazione avvenuta il 24 maggio 1584 e testimoniata dall’intera Comunità di Santa Caterina da Siena di Fabriano. Continua a leggere Una storia misteriosa di lacrime vere

Dio ci vuole felici, a dispetto di noi stessi

“Grazie Cri per i tuoi consigli. Non riesco a metterne in pratica nessuno X ora ma, anche se arrivano solo virtualmente, mi aiutano.

In teoria, sappiamo già tutto… In pratica non li realizziamo

Però Dio c’è e la sua proposta per la nostra vita è la gioia: a dispetto di noi stessi!

 

Cara Donatella, mi hai sgamato!

Io scrivo agli altri, ma parlo a me stessa.

Consiglio gli altri, ma sto porgendo la mano a me stessa.

Io sto viaggiando esattamente sul tuo stesso treno e lo vedo anche abbastanza affollato.

Non siamo sole. Non siamo le uniche.

Tutti, infatti, sappiamo bene qual è la cosa migliore da fare, ma poi facciamo l’opposto. Siamo in tanti a vincere la medaglia della contraddizione vivente”.

Ogni mattina diamo il benvenuto alle ventiquattrore che ci aspettano, ma con lo sguardo rivolto all’indietro verso il passato. C’è sempre questo doloroso torcicollo che ci perseguita.

Camminiamo da una parte e ci volgiamo dall’altra.

In teoria sappiamo…ma poi non realizziamo.

Amiamo…ma poi litighiamo.

Avanziamo…ma poi barcolliamo.

Guariamo…ma poi ci feriamo.

La verità è che noi siamo benedetti nella nostra fragilità.

Dio l’ha vista.

La vede.

E non si ritrae da noi. Non si scandalizza come noi.

Per tranquillizzarci, basterebbe leggere la Bibbia e tutto quel che hanno combinato i nostri fratelli nella fede prima di noi. Se Dio non li ha  mai abbandonati, un motivo ci sarà. Forse è proprio vero che ci ama tanto. Forse è proprio vero che noi siamo preziosi ai suoi occhi, a prescindere.

Forse è vero che possiamo permetterci di voler bene a tutto ciò che ci sfiora e a tutto ciò che siamo, perché anche Dio fa così.

Siamo benedetti nella nostra umana vulnerabilità.

“O Signore, fammi conoscere la mia fine e quale sia la misura dei miei giorni. Fa’ ch’io sappia quanto sono fragile” (Salmo 39:4). Continua a leggere Dio ci vuole felici, a dispetto di noi stessi

E liberaci dall’insicurezza. Amen.

“Buonasera prof! Ci tenevo tanto a dirle che, dall’ultima lezione (quando ci ha fatti alzare in piedi uno ad uno, chiedendoci “Dimmi: quando ti senti veramente libero?”) io non ho fatto altro che pensare a questa domanda. Oggi, ripensando a quel giorno, credo di non aver dato la risposta “giusta”. Sa, molto spesso mi piacerebbe dire tante cose, ma poi, quando arriva il momento… mi blocco. Dimentico tutto, arrossisco e vado quasi in panico.

Avrei voluto dire che, forse, non mi sono mai sentita libera davvero. Non mi sento mai libera di essere me stessa (certe volte nemmeno con gli amici) perché ho paura. Ho paura di dire cose sbagliate, ho paura di essere giudicata, ho paura di dire quello che penso, perché ho proprio tanta insicurezza. E non so come cacciarla via. Sto cercando di lavorarci, sto cercando di cambiare il mio aspetto esteriore perché non mi piaccio e penso che, magari, sia quello il problema. Ce la sto mettendo tutta, ma mi sembra di essere sempre al punto di partenza.

Mi faccio sempre un sacco di complessi per qualunque cosa; qualunque!! Probabilmente mi sento libera solo quando sono a casa, con il pigiama, struccata, e con la mia famiglia, perché solo loro mi fanno sentire a mio agio. Mia madre non fa altro che riempirmi di complimenti (ovviamente mi fa anche notare quando sbaglio, ma senza cattiveria). Lei mi fa capire tante cose, è giusta e davvero comprensiva (non potrei desiderare di meglio). Cerca di non farmi mai sentire giù. Ma nonostante questo, quando esco fuori casa, i miei complessi chiudono la vera “me” dentro una piccola cella e buttano via le chiavi.

Quando ha detto che le persone non libere non sono in carcere, ma anche fuori, quasi non capivo. Poi ci ho pensato e mi sono detta che, forse, sono proprio io quella “in trappola”.

Mi scusi ancora, probabilmente l’avrò annoiata un po’, ma sa, lei mi piace tanto, è sempre così gentile con noi alunni e volevo condividere con lei quello che pensavo.

Ah… e volevo dirle che non vedo l’ora di andare a visitare il carcere!! Da quando ce l’aveva accennato l’anno scorso, non faccio altro che pensarci. La ringrazio per avermi dedicato un po’ del suo tempo. ????

 

Cara Giorgia, l’insicurezza è un brutto macigno che ci rallenta il cammino, pesando ingiustamente sulle nostre spalle. L’unica cosa positiva di questa sfiducia, è che ci mette addosso tanta voglia di liberarcene.

Ma perché è così difficile essere se stessi e volerci bene?

E come mai obbediamo così facilmente alle nostre paure? Continua a leggere E liberaci dall’insicurezza. Amen.

Miryam, la mia amica con un mistero dentro più grande di ogni idea

“Prof è qualche giorno che sto male, mentalmente, tantissimo: Male per ciò che le persone che credevo vere si stanno rivelando. Sono crudeli ed accusano me di essere egoista…. io mi sento inutile in questo preciso istante! Pensi poi che son persone che ho ormai da più di 10 anni affianco. Stamattina è stato un caso che ci siamo fermate al suo incontro e mi serviva proprio! E’ capitato a pennello quest’appuntamento sull’autostima… Quindi grazie

Posso mandarle una “canzone/preghiera” che ascolto e che mi dà molta forza? Sono sicura che le piacerà. Non le dico di chi è, almeno non si fa giudizi affrontati, ma è da brivido!”

Dopo cinque minuti Luna, la mia alunna sempre piena di dolcezza per tutti, mi manda quest’altro messaggio:

“Canzone mandata su whatsapp  Io son di parte…ma questo canto è la preghiere più bella che abbia mai sentita alla Vergine”

Sono curiosa e vado a vedere di che si tratta. Riconosco subito il gruppo: i tre ragazzi de “Il volo”.

Dunque una mia alunna, delusa dalle amiche di sempre e con l’autostima sotto le scarpe, mi racconta che per allontanare la debolezza e sentirsi più forte, prega con questo brano musicale.

La curiosità è grande.

Metto Ave Maria Mater Misericordiae come sottofondo mentre lavoro al pc ma, dopo qualche secondo, smetto ogni faccenda.

La musica è davvero bella, le parole sono poesia e il titolo è tutto una promessa. Continua a leggere Miryam, la mia amica con un mistero dentro più grande di ogni idea