Il the con Dio

“Nonna, ma secondo te, chi è che ha inventato tutto il mondo?”

“Vuoi dire chi ha INVENTATO o chi ha CREATO?”

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C’è più gioia nel rinascere che nel nascere

Ricordo che era settembre 2017.
Stavo guardando gli oleandri che avevo piantato sette anni prima.
Belli. Alti.
Appunto: alti.
Io invece li volevo più “larghi”, più folti.
E così quel settembre di tre anni fa, con l’ardire della giardiniera che voleva gli oleandri folti come non mai, li potai come non ci fosse un domani, con tutta la concentrazione possibile sul “tutto&subito”.
Ero decisa: l’anno dopo io avrei avuto gli oleandri foltissimi.
Che disgrazia quando il nostro ego diventa come un blocco di cemento che si muove in una cristalleria.
Quell’anno ho fatto un disastro: ho quasi ammazzato tutti gli oleandri!
Sigh.

La primavera seguente ricordo il giardiniere che non sapeva come dirmi che avevo praticamente distrutto un’intera parete di oleandri.
Lui, delicato e gentile, mi stava parlando come un medico rianimatore che doveva avvertire i parenti stretti che, al loro familiare, non restava che staccare i macchinari e… amen.
Ei fu.
Io, addolorata e pentita, prima di mordermi i gomiti e tagliarmi le mani per quella potatura assurda fatta l’autunno precedente, tentai il tutto per tutto e presi l’estrema speranzosa decisione: “Per ora non li estraiamo. Li curerò. Li concimerò. Li poterò con delicatezza. E vediamo cosa succederà…”.

Rattristata e piena di sensi di colpa, iniziai l’operazione “salvataggio degli oleandri” 

Ricordo che nell’estate 2018 per ogni germoglio che vedevo spuntare, gioivo solitaria e felice.
Piano piano vedevo trasformarsi dei rami rinsecchiti in legni verdi portatori di vita. Continua a leggere C’è più gioia nel rinascere che nel nascere

La guarigione dello sguardo

Ha gli occhi socchiusi tipici di chi è stato abituato dalla Vita a scrutare l’orizzonte con la massima attenzione e le sue rughe raccontano una vita non facile, ma sicuramente “vissuta”.
E’ seduto davanti a me e mi chiede calmo: Siete in tre?
“Sì” rispondo sorridente.

Quest’anno la fioritura di Castelluccio l’ho voluta regalare alle due nipotine più grandi.
Una specie di attestato di garanzia valido per sempre, atto a certificare che la vita è davvero meravigliosa.
Così, per festeggiare il sole ed i papaveri, abbiamo deciso di farci un romantico giro tra i fiori della Grande Piana di Castelluccio, su un carro trainato da fieri cavalli.
Il signore dagli occhi socchiusi e dallo sguardo penetrante, ci accompagnerà.

Ho una specie di sesto senso per le persone.
Mi accade spesso.
Incontro una persona per caso, in circostanze assolutamente fortuite e “sento” con misteriosa certezza che da lei potrò imparare qualcosa di prezioso.
Il 30 giugno 2020, alle 14.30, sotto il sole cocente della grande Piana, ho “sentito” che valeva la pena ascoltare Gilberto (mi dirà il suo nome solo alla fine del giro quando, oramai scesi dal carro, gli ho chiesto il permesso di scrivere almeno un po’ del tesoro di esperienze che mi ha raccontato nella mezzora di passeggiata a cavallo).
Tutto è nato con la mia domanda iniziale, ispirata dal ritmo antico degli zoccoli dei cavalli: “Mi scusi, ma lei è nato qui?”
E poi sono stata catapultata nel film storico di Gilberto. Continua a leggere La guarigione dello sguardo

Vivere la vita per intensità e non per lunghezza

“Facciamo così: vi do un minuto di tempo per trovare un oggetto che rappresenti voi in questo periodo di quarantena e poi vi darò un altro minuto per spiegarlo.
Un minuto senza pause, senza domande da parte mia, senza interruzioni, senza giudizi. Sarà il vostro minuto! 

La Didattica a Distanza ci obbliga ad inventare modi nuovi per “sfruttare” il nostro entrare nelle case dei nostri ragazzi.
Vedo i miei alunni allontanarsi velocemente dalla telecamera per cercare l’oggetto.
Io, al microfono, cronometro il minuto.
Sessanta, cinquantanove, cinquattotto…
Tre, due, uno…stoooppp!!!
Ed eccoli tutti tornare avanti alla telecamera.
“Chi inizia ragazzi?”
Loro sanno quello che sto chiedendo loro, perché poco prima abbiamo visto due minuti del film “Una settimana da Dio”.
I due minuti in cui il protagonista Bruce, dopo una settimana vissuta con i poteri di Dio, ritorna da Lui con la coda tra le gambe. In una settimana era riuscito a combinare i peggio casini.
Il primo giorno era entusiasta all’idea…
L’ultimo giorno era angosciato per quello che aveva combinato e le conseguenze che aveva provocato.
E’ in quel momento che Dio (alias Morgan Freeman) gli mette un braccio sulle spalle e, come un padre paziente, gli spiega. Continua a leggere Vivere la vita per intensità e non per lunghezza

Le cicatrici sono il segno che è stata dura. Il sorriso racconta che ce l’hai fatta.

“Che si fa con le ferite della vita?”

 

 

 

Carissima Sole splendente (così ti ho voluta chiamare in questo post), ieri sono andata a fare una passeggiata nel bosco. Lì, tra alberi immensi e tronchi solenni, è stato impossibile non rilassarsi e non riconciliarsi con la serenità.

Il sole stava tramontando ed io (ti dico la verità) avrei voluto metterlo in tasca per averlo sempre con me.

Ma poi…

Immagini?

Il sole sempre con me a portata di mano.

Senza neanche la fatica di fare come gli alberi: radici profonde nella terra e chiome folte verso il cielo.

Senza passare per lo sforzo di bucare il terreno circostante le mie radici, per nutrirmi … e senza la soddisfazione di far crescere le mie chiome verso il cielo, per rasserenarmi.

E’ un bene che il sole rimanga in cielo ad illuminare tutto il mondo e tutti noi.

Ed ho come sentito che ogni ferita è destinata ad essere “trapassata” e guarita dalla Luce.

Lo so: le cupe elucubrazioni interiori vorrebbero bloccarne la guarigione.

Nel buio.

Nei timori.

Nelle insicurezze.

 

Ma la Luce passa attraverso tutto e non ha timore di niente, perché è felice.

 

 

Siamo noi ad aver timore di Lei, facendoci mille masturbazioni solitarie e mentali, nel duello infinito tra noi ed il passato.

Ci autoconvinciamo di essere destinati al dolore, di essere indegni di essere amati, ci sentiamo “fuori luogo”, ci chiediamo mille “perché” e, troppo spesso, la rabbia ci mette con le spalle al muro.

Qualche volta mischiandosi anche alla depressione.

C’è una meravigliosa canzone di Lucio Dalla intitolata “Notte”.

E’ una poesia che racconta, senza mezzi termini, la notte.

La propria notte. Continua a leggere Le cicatrici sono il segno che è stata dura. Il sorriso racconta che ce l’hai fatta.

Gli alberi sono il grande alfabeto di Dio

Cammino e li guardo. Quelle poche volte che esco per la spesa, mi ci incanto con lo sguardo.
Sono gli alberi.
Sono l’esplosione lentissima di un seme.
Li vorrei abbracciare.
Esco nel giardino che, tanti anni fa, era solo un prato fangoso, e li contemplo.
Per me gli alberi sono sempre stati i miei predicatori più persuasivi. Mi costringono ad alzare lo sguardo verso il Cielo, anche quando non ci penso.
Mi calmano.
Quando tutto intorno a me sembra cedere e cadere, il loro tronco forte mi regala forza e le loro foglie che spuntano senza sosta, mi invitano a fare spazio alla serenità.


Calmati!
Sta andando tutto bene.
Non sei Dio e non sarai tu a cambiare il mondo.
Però puoi cambiare il tuo sguardo.
Guarda i fiori di oggi e ricorda le tracce invisibile di loro che già vedevi nei germogli di ieri.
Rasserenati tra i colori che entrano in perfetta armonia con l’azzurro del Cielo e non farti trarre in inganno dall’inverno della vita.
Che i tuoi occhi siano vigilanti, come vedette nella notte, per poter scorgere le invisibili tracce di quel mondo nuovo che ti sto già raccontando.
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Ad ogni singola creatura è destinata almeno una goccia di misericordia!

E’ sabato 2 aprile 2005.
Sono le ore 21:37.
Giovanni Paolo II chiude gli occhi alla terra e li apre al Cielo.
Ma facciamo un passo indietro e raccontiamo un intreccio storico dal finale affascinante per la sua coincidenza.
 
E’ il 25 agosto 1905.
Siamo a Glogowiec, in Polonia.
Nasce Helena Kowalska. Terza di dieci figli di semplici contadini, è una ragazza allegra e vivace. Ha solo quattordici anni quando si trasferisce come “donna di servizio” presso una famiglia di Aleksandrow.
L’anno seguente confida a sua madre di voler entrare in convento: i suoi sono assolutamente contrari. Per quattro anni tenta, ma viene rifiutata da vari istituti religiosi. Finché diciannovenne viene accettata nella Congregazione delle Suore della Beata Vergine Maria della Misericordia a Varsavia. Diventa suora prendendo il nome di Maria Faustina. Svolge mansioni umilissime. E’ una giovane suora che passa pressoché inosservata. Si direbbe insignificante.
Ma a Dio piace confondere un po’ la logica del mondo e sceglie proprio lei per un’esperienza mistica unica, vissuta in una perfetta normalità. Sarà un’esperienza segreta fino al momento della morte (il 5 ottobre 1938, alla vigilia della Seconda guerra mondiale).
Oggi sappiamo che una delle più grandi mistiche del XX secolo è vissuta in un convento di Cracovia, lavorando in silenzio nelle cucine (ammalata di tubercolosi).
 
 
E’ il 22 febbraio 1931.
Sette anni prima della sua morte. È sera. Siamo nella sua cella. Suor Faustina Kowalska racconterà nel suo diario:
“La sera, stando nella mia cella, vidi il Signore Gesù vestito di una veste bianca: una mano alzata per benedire, mentre l’altra toccava sul petto la veste, che ivi leggermente scostata lasciava uscire due grandi raggi, rosso l’uno e l’altro pallido. Muta tenevo gli occhi fissi sul Signore; l’anima mia era presa da timore, ma anche da gioia grande. Dopo un istante, Gesù mi disse: Dipingi un’immagine secondo il modello che vedi, con sotto scritto: Gesù, confido in Te. Desidero che questa immagine venga venerata prima nella vostra cappella, e poi nel mondo intero. Prometto che l’anima, che venererà quest’immagine, non perirà (…) Io desidero che vi sia una festa della Misericordia. Voglio che l’immagine, che dipingerai con il pennello, venga solennemente benedetta nella prima domenica dopo Pasqua; questa domenica deve essere la festa della Misericordia. Desidero che i sacerdoti annuncino la Mia grande Misericordia per le anime dei peccatori.”
Suor Faustina all’inizio proverà a dipingere il quadro da sola. Ci metterà tutta la buona volontà, ma non le riuscirà. Non sapendo come fare è disperata. Lei non era una pittrice.
Da una parte c’era Gesù che la spingeva a fare il quadro, dall’altra c’erano i superiori che non le credevano.
Alla fine l’aiuterà in modo determinante il suo direttore spirituale, don Michal Sopocko, che contatterà un pittore suo vicino di casa, Eugeniusz Kazimirowski.
L’artista, saputo di questa missione così particolare, ci metterà circa sei mesi per completare l’opera. Per tutto il periodo lavorerà sotto la supervisione della suora e del prete. Suor Faustina sarà sempre particolarmente esigente e chiederà continuamente correzioni o aggiunte di dettagli, per ottenere un’immagine il più possibile fedele alla visione.
 
 
E’ il 28 novembre 1958.
Siamo a Roma. Suor Faustina è oramai morta da vent’anni e quella che è l’attuale Congregazione per la Dottrina della Fede, emana un Decreto in cui stabilisce due cose: 1. proibire la diffusione delle immagini e degli scritti che presentano la devozione della Divina Misericordia nelle forme proposte da Suor Faustina; 2. essere demandata alla prudenza dei vescovi il compito di rimuovere le predette immagini che eventualmente fossero già esposte al culto”.

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Le donne (le donne!) annunciano

“In quel tempo, abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annuncio ai suoi discepoli. Ed ecco, Gesù venne loro incontro e disse: «Salute a voi!». Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono. Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno»” (Mt 28,8-10)

Tornate indietro di duemila anni.
Fatto? 
Guardate le donne con lo sguardo di allora.
Fatto?
Le state guardando con un po’ di sufficienza?
Con un po’ di compassione per la loro “inferiorità”?

Pensate che, nella lingua ebraica, il termine “discepolo” al femminile, neanche esisteva.
E ho detto tutto.
Anzi, aggiungo che una donna che fosse vissuta da sola al di fuori dell’autorità di un uomo, o non sopravviveva o era una prostituta.
Fine delle trasmissioni.

E se una donna sposata veniva sorpresa in giro per strada, da sola o a parlare con un’altra persona? Ma stiamo scherzando? Il diritto ebraico prevedeva il ripudio concesso al marito!
Fine del matrimonio.

E se c’era un funerale, dietro al feretro si dava la precedenza alle donne, responsabili della morte. Nessun ebreo osservante, infatti, dimenticava che nel libro del Siracide c’è scritto “Dalla donna ha avuto inizio il peccato per causa sua tutti moriamo” (25,24).
Fine di ogni speranza.

E tre volte al giorno gli uomini dicevano la famosa triplice benedizione: “Ti ringrazio Signore che non mi hai creato pagano, non mi hai creato cafone (cafone significa la persona che lavora la terra quindi incapace di osservare le prescrizioni della legge) e perché non mi hai creato donna”.
Questa benedizione c’è anche al femminile, ma con una variante: “Ti ringrazio Signore perché non mi hai creato pagana, ti ringrazio Signore perché non mi hai creato cafona e che mi hai fatto secondo la tua volontà”.
Fine di ogni discussione.

Le donne, fin da piccole, non avevano vita facile.
Poi è arrivato Gesù. 
Poi è arrivato il loro Creatore e le ha guardate con il Suo sguardo.
Ed ha salvato la vita a tante.

Solo un episodio…
Avete presente il famoso “Chi è senza peccato scagli la prima pietra”?
Noi ci immaginiamo l’adultera come una donna adulta e, magari, bella e provocante.
Invece era poco più di una bambina.
Come lo sappiamo?
Perché la lapidazione era la pena di morte riservata alle adultere che vivevano nell’arco di tempo tra lo sposalizio (fatto quando la bambina aveva circa12 anni) e le nozze vere e proprie. Per l’adulterio dopo le nozze, infatti, c’era lo strangolamento. Prima c’era la lapidazione.
Fine della vita. Continua a leggere Le donne (le donne!) annunciano

Giorno 7: Buona Pasqua Dio!

Tu che hai l’attitudine a rotolar via macigni dai sepolcri,
liberaci dai macigni che stanno opprimendo la nostra serenità.
Liberaci dalla morte interiore che vorrebbe farci vivere da depressi.
Liberaci dalla cecità del cuore che non ci fa vedere sbocchi per la storia che stiamo vivendo.

Abbiamo bisogno di te, Dio della Vita.
Ribalta via il masso all’ingresso della tomba e facci ammirare il sole che racconta tutte le albe della storia.
Tante volte la morte avrebbe voluto vincere, ma mai ce l’ha fatta.
Quindi oggi, 12 aprile 2020, non metteremo una pietra sopra la Speranza.
Non cederemo alla rassegnazione.
Non spargeremo in giro auguri di circostanza e frasi di rito.
E’ arrivata la Pasqua della scommessa.
Io scommetto su di Te e sulla tua invincibile voglia di stare dalla nostra parte.
Non farmi perdere!

Ognuno di noi ha un macigno personale. Pesantissimo.
Pietra pesante posta proprio all’entrata dell’anima.
Chi ce lo rotolerà via, se non Te?
In questa Pasqua così difficile del 2020, fai circolare l’ossigeno della Grazia nelle arterie del nostro mondo.
Oggi apriremo la finestra e, dal chiuso della nostra casa, ci prenderemo tutto il sole che Tu ci regalerai.

Illuminaci con la stessa Luce con cui hai risorto Gesù.
Oggi.
In questa santa Pasqua del 2020.
Oggi che la felicità ha i piedi di argilla,
che la bellezza non è sufficiente,
che la paura ci umilia e l’agitazione ci stanca.

Illuminaci con lo stesso splendore con cui hai risorto Gesù.
Stiamo tutti lottando con un verde stelo fra le dita.
Lo guardiamo immaginando il suo futuro rigoglioso.
Donaci lo splendore che ci racconta che la notte è passata.
Che il pianto sta cambiando in rugiada.
Che le ferite stanno guarendo.

Illuminaci con la fiducia e raccontaci che la gioia non è un sogno.
Che la storia ha uno sbocco.
Che il macigno della solitudine, della povertà, della malattia, della disperazione… è volato via ed il sole di oggi è lo stesso di duemila anni fa.
E che Tu hai ancora voglia di far risorgere le tue creature.

Che la Pasqua 2020, arrivata dopo una Quaresima di preoccupazioni crescenti e notti in bianco, porti con sé la fine degli incubi notturni e faccia entrare la primavera.
Una primavera di rapporti nuovi, di un’economia diversa, di un creato amato, di una politica generosa e di una scienza appassionata di vita.

E con questo sole di oggi, donaci luce per riscaldare quelli che sentono freddo.
Poi verrà il giorno in cui saremo noi ad essere riscaldati.
E di scintilla in scintilla, si ripeterà il miracolo che fece risorgere Gesù.

Puoi ascoltare il mormorio delle nostre preghiere che, oggi, faremo alla finestra?
Questo, oggi, è il nostro tempio.
Abbiamo capito che da lì, oggi, ci riscalderà la tua Luce.
Luce che ci parlerà di questa primavera e delle primavere future

Buona Pasqua Dio! 

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Giorno 6 – Dagli inferi alla primavera: il primo fiore è per noi

E’ il più antico Credo dei cristiani e dice proprio così: Patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto; discese agli inferi; il terzo giorno risuscitò da morte”.

E’ la Prima lettera di Pietro e scrive proprio così: Cristo “andò, in spirito, ad annunciare la salvezza agli spiriti che attendevano in prigione”.

L’essenza di queste due frasi ce la faremo insegnare dai nostri fratelli Ortodossi.
I loro occhi festosi, infatti, non vedono Gesù risorgere e “salire”, ma “scendere”.
Per cogliere la differenza, pensate a certi quadri occidentali della risurrezione, come quello di Piero della Francesca. Gesù è fuori dal sepolcro pronto a salire.
Le icone orientali, invece, raccontano Gesù che scende “con braccio forte e mano tesa”, nel mondo misterioso dei trapassati (gli inferi, o Ade), per liberare dalla morte Adamo ed Eva e il popolo dei giusti, come un tempo era sceso in Egitto per liberare il popolo d’Israele dalla schiavitù.
Gesù risorto porta a compimento il sogno di Dio: realizzare un nuovo ed universale esodo dell’umanità intera, dalla schiavitù alla libertà.
Gesù risorge e scende agli inferi.
E’ sfolgorante di vita. Indossa una veste bianca come la luce. Scende senza paura e, con forza, scardina le porte dell’Ade che si depongono come una croce, sotto i suoi piedi.
La sua veste è orlata di oro come un Re e la scia luminosa del suo passaggio riporta speranza là dove non vi era più.
Adamo ed Eva vengono presi per il polso, il “luogo” dove si misura la vita, e vengono trascinati via dall’angoscia che li teneva prigionieri.
Fuori da qui!
Fuori c’è la primavera che vi aspetta!
Mentre Gesù li prende con sé, per terra ci sono tutti gli strumenti di dolore della sua Via Crucis. Sono sotto i suoi piedi, presso le porte degli inferi, oramai vinti ed incapaci a fargli del male.
Adamo ed Eva si avvinghiano a Lui.
Desiderano così tanto essere strappati dal regno dei morti!  <3
Adamo (l’uomo fatto di fragile terra) ed Eva (la madre di tutti i viventi) sono sollevati da Colui che è il nuovo Adamo, il Vivente, il Risorgente.
E dietro ad Adamo si avvia tutta l’immensa carovana delle creature in attesa di vita.
Sullo sfondo si vede Abele, Mosè, Davide, Salomone, il Battista, altri profeti … e poi noi! Continua a leggere Giorno 6 – Dagli inferi alla primavera: il primo fiore è per noi