Li ho visti da lontano. Spiccavano tra la terra fangosa.
Tre fiorellini luminosi nati nel punto del prato che, lo scorso settembre, avevo “capovolto” per metterci l’altalena per le nipotine.
In quell’angoletto l’erba, ovviamente, non c’è.
Vi è solo terriccio.
Eppure, in quell’angoletto, sono spuntati tre fiorellini. Bellissimi!????????????
Li ho fotografati perché mi sono sembrati tre eroi, testardamente attaccati alla voglia di colorare la terra.
Me li immagino dire: “Cascasse il mondo, noi a primavera rinasciamo!????
Intorno a loro non ci sono altri fiori.
Ma non si sono lasciati andare al pessimismo che dice: “Da soli che possiamo fare? Mica possiamo cambiare il mondo!”
Perché lì, in quell’angoletto incolto, quei tre hanno davvero cambiato l’intero paesaggio.
Anzi…forse se fosse stato pieno di fiori come l’ultima primavera, neanche ci avrei fatto più di tanto caso.
Quando siamo nel fango della vita, capita sempre di trovare dei fiori da qualche parte.
Ed è proprio nella melma che li vediamo meglio.
Possono essere incontri, canzoni, bravi medici, un bel libro, pensieri belli, carezze, amici fidati, film che ci ispirano, una passeggiata rilassante, un consiglio fondamentale, la scoperta di un nuovo hobby, un messaggio inaspettato…
Ci sono fiori che spuntano dal fango!
Ed è proprio il fango a farceli notare ancora di più.
Stamattina, per la prima volta, dopo un anno e mezzo, mi sono svegliata senza più scadenze chirurgiche importanti. Ieri l’ultima medicazione ospedaliera e tanta gratitudine.
Un anno e mezzo che ho affrontato con immensa serenità grazie a dei personal trainer che ho avuto sempre accanto. Tutti fiori spuntati nel fango della mia vita.
Telefonate inaspettate, incoraggiamenti importanti, condivisioni vitali, sorrisi meravigliosi, messaggi strapieni di amore…
Probabilmente, se non ci fosse stato fango, neanche li avrei memorizzati tutti così bene. Ma col fango intorno, ogni gesto brillava in mezzo al pantano.
In quest’anno e mezzo ho conosciuto tante persone, ho conosciuto meglio perfino me stessa ed ho capito solo una cosina.
Piccola.
Quasi ovvia.
Ed è che per arrivare in fondo al tunnel, è utile fare un passo alla volta. Piano, piano. Giorno per giorno.
Lamentarsi del possibile domani è una specie di autodistruzione.
Stare vicini ed uniti nell’oggi, è la salvezza.
Un po’ come quando si va in una metropolitana piena e ti reggi in piedi anche se non ti tieni da qualche parte, grazie alle persone che ti stanno intorno (un paragone strano in tempo di Covid e di lotta agli assembramenti).

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La Luce, c’è!

Il monte Tabor. Circa duemila anni fa. Un fiore di luce esplode nel deserto e tre uomini lo vedono. Ed è una meraviglia. E’ un volto illuminato da “dentro” e Pietro, Giacomo e Giovanni l’ammirano. E non vorrebbero più guardare da altre parti.

Roma. 6 aprile 1520. Venerdì Santo. Raffaello Sanzio, dopo quindici giorni di agonia, sfinito dalla febbre e dai ripetuti e inutili salassi, muore nel giorno del suo 37esimo compleanno. Poco prima di ammalarsi aveva iniziato la famosa “Trasfigurazione” che, purtroppo, non riuscì a terminare nella sua parte inferiore (poi finita da Giulio Romano).

Ma la parte superiore, sì!

Quella l’aveva finita e quella volle davanti a sé, mentre sorella morte si avvicinava a lui.

Vasari ricorda che “gli misero alla morte, nella sala ove lavorava, la tavola della Trasfigurazione che aveva finita per il cardinal de’ Medici: la quale opera, nel vedere il corpo morto e quella viva, faceva scoppiare l’anima di dolore a ognuno che quivi guardava”.

Per oggi guardiamo “La trasfigurazione” di Raffaello come fosse la prima volta. Guardiamola come la guardò lui. Era giovane, ricco, bello e costretto ad abituarsi a morire di lì a poco. Ebbe solo pochi giorni per abitarsi all’idea di lasciare tutto. Ma come si fa ad abituarsi alla morte? Raffaello si fece portare nella sua camera l’ultima pittura che stava realizzando: “La trasfigurazione”. Continua a leggere La Luce, c’è!

Abbiamo farfalle bianche e luce, intorno a noi

La vita mi ha regalato delle amiche fidatissime.

Sono amiche a cui potrei anche dire di aver fatto il peggio del peggio, sapendo con certezza che non mi lascerebbero mai da sola. Ne ho le prove! Ma, soprattutto, le amo per una caratteristica: con loro posso parlare di tutto ma, soprattutto, di Cielo. E così loro mi raccontano, mi insegnano, mi incoraggiano…insomma: mi aiutano a volare alto e vedere con amore anche ciò che amore non è.

Ieri una di queste super creature, mi ha raccontato due fatti che io cercherò di condividere mantenendo, come al solito, la privacy. Continua a leggere Abbiamo farfalle bianche e luce, intorno a noi

Ci sono angeli intorno a noi!

L’ultima volta che ci ho parlato è stata una decina di giorni fa.
Federico (come al solito cambio i nomi ma la sostanza è quella) era in casa con il Covid e mi diceva: “Cri, auguri per l’intervento che dovrai fare!????“.
Lui, malato, ogni giorno un po’ più debole, a casa ad accudire la moglie anche lei malata di Covid, diceva a me con tutta la sincerità dell’universo: “Auguri!”. ❤
Federico l’ho conosciuto parecchi anni fa e posso dire con certezza essere una delle poche persone veramente buone nel profondo, che io abbia mai conosciuto. ❤️
All’inizio lo osservavo per vedere se davvero era così “di cuore”. Poi, con il passare degli anni, ho dovuto ammetterlo: “Federico ha davvero un cuore grande! Pure quando si arrabbia, fa tenerezza!”????
Non ci riesce più di tanto.
In quest’ultimo anno di pandemia, lui e la moglie sono sempre stati attenti e prudenti.
Anzi: attentissimi!
Federico non aveva mai dimenticato gli strascichi di una polmonite importante che lo aveva quasi spezzato, circa tre anni fa.
Ma, purtroppo, la nostra “attenzione” non sempre incontra la sua sorella gemella anche negli altri.
E così, in nome della superficialità umana, qualcuno è intervenuto e li ha trascinati nell’incubo del Covid.
Nell’arco di pochissime ore i polmoni di Federico si sono ricordati della loro debolezza ed hanno iniziato ad aggravare la situazione.
Federico peggiorava ed aiutava gli altri a star sereni.
La settimana scorsa, mentre entravo nell’ospedale della mia città per il mio terzo intervento, guardavo le finestre dove Federico era stato ricoverato d’urgenza.
Poi io mi sono addormentata per l’anestesia e Federico è stato sedato per l’intubazione.
Tutto nell’arco di poche ore.
Hanno ragione i medici: si esce dal Covid con grande lentezza, ma si peggiora a gran velocità.????
Ora Federico è nell’ospedale di san Benedetto in compagnia di angeli custodi con il camice bianco che stanno cercando di portarlo oltre la tempesta.
Lo stanno proteggendo dal Covid per quello che possono ed ogni giorno telefonano alla famiglia per dare aggiornamenti.
Ed io sto imparando tanto sulla legge dell’Amore che pervade l’universo.
Sto imparando che alcuni vi sono proprio immersi e neanche lo sanno.
Non hanno il tempo di rifletterci su.
Devono amare in modo urgente. ❤
Le frasi che riporterò ora, le sto scrivendo con il permesso della figlia, con cui tutti i giorni mi sento. ????
E’ lei che, tutti i giorni, vive col cellulare accanto e con il cuore che rimbalza ad ogni squillo.????
E’ lei che gli ha parlato attraverso la finestra dell’ospedale, quando ancora aveva solo il caschetto per l’ossigenazione, poche ore prima che lo sedassero.????
E’ lei che sta camminando, insieme a tutta la famiglia, tra il dolore e la speranza.????
E’ lei che mi sta insegnando tanto!????
Chissà che questo scritto non serva anche ad altri?

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Spargitori di pane e giustizia

E’ stata un’IMBOSCATA in piena regola, probabilmente a scopo di sequestro.
Stavano portando dei viveri alla scuola del villaggio di Rutshuru, passando su una strada che era stata indicata come “sicura”. Erano in sette a condividere la generosità di quella consegna coordinata dal Programma alimentare mondiale (Pam-Wfp).
Tre di loro verranno uccisi e quattro rapiti (uno è stato già ritrovato)
E’ stato un AGGUATO a fermare il battito del cuore di Luca, Vittorio e Mustapha mentre, su un’auto dell’Onu, attraversavano il nord Kivu, una regione della Repubblica democratica del Congo, da anni teatro di violenti scontri tra decine di milizie che si contendono il controllo del territorio e delle sue risorse naturali.
E’ stato uno SCONTRO tra ranger e rapitori, a circondare il convoglio e ad uccidere tre cuori coraggiosi.
 
IMBOSCATA, AGGUATO, SCONTRO: le tre armi del male sono state riunite dai guerrieri delle tenebre per eliminare chi, come loro, non è.
Una trappola vigliacca “costruita” da un commando di sei uomini armati di machete e Kalašnikov.
 
Lunedì 22 febbraio 2021, alle 10.15 (le 9.15 in Italia) hanno fermato le due auto in un tratto sterrato ed isolato. Il primo a cadere è stato Mustapha, l’autista di uno dei due veicoli. Luca (il nostro ambasciatore) e Vittorio (il nostro carabiniere) sono stati trascinati a forza nella foresta. Vittorio morirà poco dopo. Luca, invece, in ospedale, dopo un’ora di agonia.

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Volate libere in Cielo che lì non ci sono assasini

Lei si chiamava Zahra Esmaili ed è morta di paura.????
La sua paura veniva da lontano.
Zahra, 42 anni, iraniana, sposata, due figli, era stata condannata a morte per aver ucciso nel 2018 il marito, accusato da lei e dai suoi due figli, di violenze terribili e continue nei loro confronti.
Se solo si potesse vedere a ritroso la vita di una donna che giunge a questi livelli di terrore!
Più volte aveva cercato di denunciare e di raccontare all’opinione pubblica cosa accadesse tra le mura domestiche ma, nulla da fare.
Perché quell’uomo era sempre stato considerato “più importante” in quanto membro dell’intelligence della vita e della serenità di una donna e dei suoi figli, ora rimasti senza una madre.
Mercoledì 17 febbraio 2021, nel carcere di Rajei-Shahr, era arrivato il terribile giorno dell’esecuzione.
Zahra era terrorizzata e la sua paura aumentava di minuto, in minuto, in minuto, in minuto …
Abusata da anni, sfinita dal dolore di dover lasciare da soli i suoi due figli, mai ascoltata dalla giustizia umana, vedeva davanti a sé morire, pian piano, gli altri condannati.
Uno dopo l’altro.
16 uomini impiccati uno dopo l’altro.
❤️“Carissima Zahra, quanto strazio hai dovuto vedere con quel tuo cuore malconcio, sapendo che poi sarebbe toccato a te?
Dolcissima Zahra, quanta violenza hai dovuto conoscere nei tuoi anni di vita troppo breve?”❤️
Zahra è morta d’infarto, prima che la impiccassero, stretta dalla morsa di un panico oramai fuori controllo.
A quel punto gli aguzzini hanno fatto l’ultima scelta di male nei suoi confronti: impiccarla ugualmente, anche se già morta. Zahra non poteva sfuggire alla loro sentenza. Dovevano essere loro a dare l’ultima parola al suo corpo martoriato da anni.

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“Come affrontare la morte di una persona cara e cosa prendere di positivo da essa?”

“Prof, poi un giorno, quando ha tempo, le dispiacerebbe scrivermi un post su come affrontare la morte di una persona cara e cosa prendere di positivo da essa? Era una domanda che le feci alla prima lezione del 5° ma aveva un’altra classe dopo di noi e la conversazione era rimasta un po’ a metà, però mi aveva affascinata la risposta ☺️”

Luana è la mia ex alunna che un po’ di sere fa, prima di farmi la domanda che avete appena letto, mi ha scritto che non sapeva se, il giorno dopo, sarebbe andata a fare un esame all’Uni.

“Come sarebbe a dire?” le avevo chiesto allibita. 

Era proprio Luana quella che mi stava parlando? Luana la ragazza grintosa, anche se convinta di essere fragile? Luana con il viso delicato da sembrare quasi una bambina, ma con le idee chiare sulle scelte giuste da fare? Luana che a scuola ha sempre fatto un cammino spedito?

E Luana mi ha spiegato. 

“Prof, oggi hanno operato mia nonna per un tumore. È una situazione particolare per tutti, per noi della famiglia ed in particolar modo per lei. Si è abbattuta troppo psicologicamente (già ha iniziato un anno fa con la morte di nonno), poi questa notizia non ci voleva. Anche lei ha iniziato a parlare di quell’“ora”Ha questo chiodo fisso da diverso tempo, è chiusa nei suoi pensieri e crede di essere un peso per tutti noi. Io cerco di farle forza e farmi forza, perché vorrei non pensare negativo, ma oggi ho avuto un momento di “crisi”.

Colpa del periodo storico? Può essere…

Mettiamoci anche l’esame che dovrei dare domani e la mia sensibilità alquanto importante. Tutto questo mi sta facendo scoppiare la testa. Vorrei solo piangere ed urlare, per sfogarmi, ma non posso. Non oggi, devo ancora finire di ripassare per l’esame (che non so nemmeno se riuscirò a dare)…”

L’ho incoraggiata fortemente a dare l’esame, utilizzando l’unico argomento che le sarebbe entrato subito nel cuore: “Se tua nonna sapesse che tu stai pensando di rinunciare a dare l’esame per lei, si sentirebbe addolorata. Responsabile. Vai a dare l’esame e poi digli che è andato tutto bene. Sarete felici in tre: tua nonna dall’ospedale, tuo nonno dal Cielo e te!”

E alla fine della nostra chiacchierata in chat, Luana mi ha lasciata con la domanda che ho messo all’inizio del post: “Come affrontare la morte di una persona casa e cosa prendere di positivo da essa?”

Cara Luana, andrò per punti per essere il più chiara possibile. Continua a leggere “Come affrontare la morte di una persona cara e cosa prendere di positivo da essa?”

Da albergo solo per turisti ad hotel per i meno abbienti

Lo vedete quest’albergo?????
Si chiama Hotel Marco Polo ed è un accogliente albergo 3 stelle situato nel centro storico di Roma, a due minuti a piedi dalla Stazione Termini.
Ha una gestione familiare ed appassionata.❤️
Talmente appassionata che, in piena pandemia, la famiglia ha deciso di salvare l’hotel dal fallimento, trasformandolo da albergo solo per turisti, ad albergo rivolto anche ai poveri.
E’ una trasformazione temporanea, così come temporanea sarà questo schifo di Covid 19 (con tutte le sue varianti).
Ma ci vuole coraggio e apertura mentale, per adeguarsi alle diverse circostanze della vita, senza soffermarsi solo al lamento ed al pessimismo.????
E aggiungerei anche un bell’allenamento ad avere un cuore aperto all’inclusione. Perché tale apertura non viene improvvisamente dall’alto, facendoti cadere da cavallo verso la via di Damasco (credo che anche il mitico Saulo sarebbe d’accordo), ma arriva grazie ad un allenamento al bene.❤️????
La storia è presto detta.

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Il giorno dopo

Credo che a Gesù deve essere arrivata una marea di mani a toccare il lembo del suo mantello, per parlargli del mio intervento chirurgico.
Altrimenti non si spiega tutto questo procedere bene!????
Direi, benissimo!????
Ad ogni intervento il mio momento più brutto è quando ti mettono sul lettino e tu vedi, implacabile, porta dopo porta, avvicinarsi la sala operatoria.
Giuro che ho provato a dire all’infermiera che mi attendeva un aereo per le isole Fiji, ma lei non mi ha lasciata libera di scappare in aeroporto.
Le ho anche chiesto sorridendo: “Ma lei che porta sempre i malati su questo lungo corridoio, si è mai operata?”
Lei si è messa a ridere e mi ha risposto: “Io no però in questo percorso vedo le reazioni più diverse. Chi ride, chi piange…”
Non so perché, ma al terzo intervento è come quando sono andata a partorire del terzo figlio.
il primo arrivi baldanzosa.
Il secondo arrivi un pochino tesa.
Il terzo tremi e basta.
E così è stato per me.
Ma, appena è iniziato quel tremolio che esulava dalla tua volontà, ecco che Qualcuno, dal Cielo, si è intestardito a darmi una mano. ❤
Proprio fisicamente!????
E poi, sapendo che io detesto gli ambienti seriosi, mi ha pure regalato l’anestesista più simpatica del mondo.????
Mi ha accolta con un divertito “Ma guarda guarda con chi ho a che fare!???? con la mitica professoressa di cui ho letto anche il libro!”.
Ed io: “Magari sarebbe stato bello incontrarci altrove????
Poi lei ha cominciato a scherzare su tutto ma anche a spiegarmi di cosa mi avrebbe fatto prima dell’anestesia generale.
Ed è stato in quel momento che l’ho visto.
Io, campionessa mondiale della fobia degli aghi, ho visto quell’ago che mi sembrava lunghissimo????
“Oddio! Io odio gli aghi!”????
Ma non devo essere stata molto convincente, perché mi ha risposto ridendo: “Ma chi? La prof che odia!????
E invece è vero: io odio gli aghi e lei, prima dell’anestesia generale, doveva trafficare su di me con quell’ago.
Ma ecco che compare dal nulla un’infermiera che dice tutta felice: “Ma guarda chi c’è! La prof famosa!” (ogni ironia scherzosa è ‘na botta de vita in sala operatoria!) e mi ha dato la mano dicendomi: “Cri, stringi la mia mano e stai ferma ferma, mentre lei fa il suo lavoretto”????
L’ho già fatta santa per questo gesto????
Non ho capito bene chi era, con queste cavolo di mascherine, ma l’ho fatta santa lo stesso per essermi stata vicina nonostante le stessi stritolando una mano????
Poi ricordo solo che l’ultima domanda che mi ha fatto l’anestesista è stata: “Come si chiamano i tuoi figli? E le nipotine?”
Ecco, mi sono addormentata pronunciando i nomi delle piccole Giulia e Giorgia ❤❤
Oggi sto meglio????
La bellissima teoria dell’anestesista è che i pazienti si devono addormentare pensando a qualcosa di bello ????
Ieri è stato un pomeriggio impegnativo????
Stanotte alle 4.00 ho chiesto un altro antidolorifico???? (santi subito anche tutti quelli che inventano gli antidolorifici!), poi ho finito di leggere un libro bellissimo (“Cuciti al cuore”) e stamattina ho fatto una foto al cielo, così come lo vedo da qui????
Ve lo voglio far vedere, che bisogna essere tanto grati alle coincidenze della vita!????
Ieri ogni tanto leggevo i messaggi di auguri e incoraggiamento che stavate scrivendo nella pagina fb …che dire?
Siete riusciti a farmi sentire molto abbracciata e anche fortunata. ❤
Non è che stia facendo una passeggiata. Ne sono consapevole. E non voglio sembrare la Vispa Teresa che correva spensierata tra l’erbetta…
La malattia fa schifo.
Ma è la Luce che ti da la forza, ad essere misteriosamente affascinante.
La luce può essere una mano che accetta di essere stritolata da te, o un’amica che alle 14.00 finisce un faticoso turno ospedaliero ma resta accanto a te tutto il pomeriggio per non lasciarti sola, e l’amore di tanta gente che prega per te, anche senza conoscerti personalmente.
Un anno fa stavo leggendo la storia di Gloria Polo. Una cosa mi rimase in mente.
Mentre lei stava rivedendo tutta la sua vita accanto a Gesù, perché praticamente uccisa da un colpo di fulmine pazzesco, si sentì dire da Lui: “Lo sai perché tu tornerai indietro e ti salverai?”
E gli fece vedere una famiglia che stava tornando a casa dalla messa. Il padre aveva saputo di una donna praticamente uccisa da un fulmine, che stava lottando tra la vita e la morte.
Quel capo famiglia si era buttato a terra, in ginocchio, per pregare per quella donna.
Supplicava Gesù con tutto se stesso!
“Ti prego, salvala!!!”????
Gesù allora disse a Gloria Polo: “Tu ti stai salvando per questa preghiera accorata fatta da un uomo che neanche ti conosce. Pregare per chi non si conosce personalmente, è un gesto di immenso valore!”
È chiaro, vero, quello che sto dicendo? ????
Grazie a tutti! Sono tagliuzzata, ma felice! E che l’amore vi torni indietro, un milione di volte più grande! ????

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