La morte spiegata ai bambini che ne hanno paura

Salve cara Maria Cristina, mi chiamo Marina, sono catechista ed ho ricevuto un bellissimo dono: il suo libro “IN TE MI RIFUGIO”. Mi emoziona sempre di più (ogni domanda, ogni riflessione ogni dubbio dei suoi ragazzi e ogni risposta bella, riflessiva, toccante e materna che lei dà).

Ho una domanda io da farle (forse mi considererà un po’ come i suoi ragazzi). Ho un bimbo nel gruppo di catechismo (nel cammino della Cresima) che ultimamente ha degli attacchi di ansia perché pensa alla morte. Questo mi è stato raccontato dalla sua mamma.

Ora, dovendo raccontare e far conoscere il vissuto di molte ” Pietre Vive” che hanno sperimentato la fede e accettato la loro malattia offrendola a Dio, morendo molto giovani, non so quale termini e modi usare per non turbare Andrea (questo è il suo nome).

Se può darmi anche solo un piccolo suggerimento gliene sarei molto grata. Mi scuso per il disturbo. E grazie per quello che è e per quello che fa, non soltanto ai suoi ragazzi ma anche a me

 

Carissima Marina… la morte; argomento duro, difficile, misterioso, doloroso.

Per i bambini poi! In loro tutto viene vissuto in modo amplificato ed anche il solo parlarne può essere motivo di ansia.

Che fare allora? Scegliere il silenzio finchè si può?

Qui stiamo parlando di un bambino di circa 10 anni, immagino.

E stiamo parlando di una famiglia che vuol far camminare spiritualmente il proprio bambino, immagino.

Ed allora proviamo a trovare tre punti fermi a cui aggrapparci per passare ai bambini certe verità di fede con un sottofondo rasserenante.  Continua a leggere La morte spiegata ai bambini che ne hanno paura

“Ci mancavano anche i bambini che vanno all’ospedale, che muoiano tutti” (firmato: Erode il Grande)

Mi importa una sega dei bambini che si sentono male prosegue l’uomo sotto intercettazioneio li scaricherei in mezzo alla strada i rifiuti. Orribile vero?

La storia si ripete. Non c’è niente di nuovo sotto il sole.

Dall’inchiesta di Firenze sui rifiuti pericolosi lasciati in una discarica situata vicino ad una scuola, fino ai più antichi fatti tragici che dall’inizio della storia umana non ci hanno mai lasciati, i bambini sono stati sempre nel mirino delle nefandezze degli adulti.

Per cosa?

Per quale motivo i bambini sono sempre nel mirino?

Perché sono fragili e senza diritto di replica.

Creature di Dio poste nelle mani di altrettante creature umane, nate un po’ di anni prima di loro e diventati, nel frattempo, adulti e amanti del potere.

Un potere ricercato dappertutto; in campo economico, sessuale, sociale, educativo…

Un potere che li ha distrutti dentro, iniettando in loro l’ansia di perderlo.

Il potere e i soldi danno alla testa.

Sei come un diabetico davanti a un gelato: vorresti dire di no, ma hai il bisogno fisico del cioccolato!

Quando la scorsa settimana ho letto sui giornali le intercettazioni di quei delinquenti, non ho potuto fare a meno di dire malinconicamente come Qoèlet: Non c’è niente di nuovo su questa terra Continua a leggere “Ci mancavano anche i bambini che vanno all’ospedale, che muoiano tutti” (firmato: Erode il Grande)

Ricordate il post in cui chiedevo di aiutare una neonata ed una mamma in difficoltà? Ecco cosa è successo…

Il suo viso sorridente brilla di spontaneità quando arriva al cancello di casa mia con uno scatolone straripante di vestitini per bambini.

E poi, dopo il suo viso, ne è arrivato un altro ed un altro ancora…fino a perderne il conto. Sono giovani mamme che si sono date da fare, in poche ore, per condividere i vestitini dei loro piccoli, con un’altra madre che resterà per loro una semplice sconosciuta.

Dopo queste giovani mamme, sono arrivate altre donne, di ogni età e situazione personale, ma con lo stesso unico intento: aiutare una creatura nata in pieno luglio ad avere tutto l’occorrente per sentirsi abbracciata e protetta come merita.

Poi sono giunte tante telefonate da amiche ed amici al dentro dei meccanismi degli aiuti sociali, per farmi capire come non fermarsi al “pesce momentaneo ma giungere a dare una canna da pesca alla famiglia in difficoltà.

Infine tantissime altre persone mi hanno contattata per mandarmi pacchi ed aiuti di ogni tipo per questa nascita arrivata in mezzo a tante difficoltà.

Tutto è iniziato con un post che ho messo nel mio profilo Facebook pochi giorni fa. Un SOS preciso: una mamma con una bimba di un anno ed un’altra piccola di pochi giorni, era in seria difficoltà. Pieno agosto. Piena solitudine. Perché era in difficoltà con due bimbe piccole? Non lo posso spiegare bene e pubblicamente, per ovvi motivi di privacy. Però una cosa la posso dire: a volte la vita può cambiare da un momento all’altro ed il problema che l’anno prima sembrava appartenere ad altri mondi, l’anno dopo accade nel tuo.

Il lavoro, la coppia, la fede, la salute… tutto marcia sui binari del “giorno per giorno”. Continua a leggere Ricordate il post in cui chiedevo di aiutare una neonata ed una mamma in difficoltà? Ecco cosa è successo…

Tutti (insieme) intelligenti!

“Di male in peggio prof… Mi ero messa un po’ il cuore in pace da quando sono ritornata dall’orfanotrofio… Poi però arriva l’incredibile!!! Nonna mi ha dato una scatola con delle foto. Le ho guardato tutte. Ad un certo punto sono arrivata al fondo della scatola ed ho trovato un quadernino piccolo. Ho letto il mio nome sopra e subito sono stata assalita dalla curiosità. La scrittura era quasi indecifrabile. All’inizio non capivo niente, poi ho notato che ogni dieci righe c’era una data. Allora ho iniziato a comprendere… Pian piano ho scoperto che la scrittura era della mia educatrice all’orfanotrofio. Praticamente lei scriveva com’ero là, quasi tutti i giorni…in ogni giorno leggevo la frase ‘molto agitata’ oppure ‘molto aggressiva’. Come se non bastasse, c’erano scritte persino le risse che facevo. Mi sono messa a contare le volte che ho fatto a botte. Ho picchiato 326 ragazzi e 120 ragazze. Praticamente 446 persone; tre quarti del orfanotrofio… Poi ho trovato molti certificati medici. In molti di loro ho letto che avevo un medio ritardo mentale, dimenticavo le cose e non riuscivo a ricordami nulla della settimana precedente. C’era scritto che avevo dei danni al sistema nervoso e che mi riempivano di medicine. Ma de brutto! Poi qualche dottoressa ha scritto che io avevo sti ‘problemi mentali’ per il fatto che mia madre non miaveva allattato. Non so se è vero o meno, ma anche nonna lo dice spesso… Ma poi mi pare strano il fatto che ora ricordo ogni minima cosa, ogni minima parola delle persone, anche di quelle estranee. In molti mi dicono che con me non si può parlare perchè ricordo tutto. Peccato che non do lo stesso peso alla scuola, nel senso alle lezioni… Ma vabbè, mi ci sto impegnando????????

 

Carissima Kalina, non so cosa io abbia fatto di tanto buono nella vita per meritarmi di averti come alunna. Feeling a prima vista! Abbiamo iniziato a scherzare fin dalla prima lezione. Mi intrigava il tuo sguardo sveglio ed il tuo sorriso ironico e scrutatore.

In pochissimo tempo ci hai conquistati tutti, con il tuo modo di fare “vero”. James Cardinal Gibbons diceva: Come tutte le merci di valore, la verità è spesso contraffatta. Ecco: tu non la deformi mai. Non simuli. Non sei finta. Non ti vendi “contraffatta”. Sei vera. Sei Kalina. E non sei neanche ingenua. Continua a leggere Tutti (insieme) intelligenti!

Nelle montagne russe della vita chiudo gli occhi, mi godo il viaggio e mi rifugio in Te

Ciao Cristina, sono venuta a conoscenza del tuo blog in maniera casuale, attraverso una ricerca sul tema dell’innamoramento: ho letto così una tua risposta ad una ragazza che vive una storia simile alla mia e le tue parole mi hanno molto aiutato in un momento buio.

Da quel momento ho iniziato a leggere con grande interesse le altre risposte, perché oltre ad essere molto intelligenti, sono illuminate dalla parola di nostro Signore, che mi pare di capire utilizzi come una bussola per il tuo quotidiano. Da qui, pur non conoscendoti, è nata la mia simpatia per te e il desiderio di raccontarti la mia storia. Dopo aver incontrato l’uomo che credevo avevo aspettato tutta la vita (visto che non ero una teen-ager, ma avevo trentadue anni), mi sono sposata e abbiamo avuto subito il nostro meraviglioso bimbo. Nonostante lavorassimo tutte e due, non avevamo da parte tanti soldi e siccome volevamo una casa, l’abbiamo acquistata locata, perché aveva un prezzo vantaggioso. Era prevista una locazione di tre anni e durante quel periodo abbiamo deciso di abitare con mia mamma, che vive sola ed ha una casa grande, in modo da mettere da parte un po’ di soldi e farci aiutare all’inizio del nostro menage, anche con il bimbo appena nato. L’aiuto era prezioso, anche perché non ebbi un buon post partum, dovuto a problemi di salute incontrati nel parto. La nostra casa si è resa libera due anni dopo, ma tra ristrutturazioni ed esitazioni (più mie che di mio marito, dovute anche ad una situazione di sostegno materiale e morale che avevo nella casa di mia mamma) eravamo pronti ad andarci tre anni dopo, ossia dopo cinque anni dal matrimonio. Il nostro matrimonio è stato sempre un po’ turbolento, nel senso che c’erano liti dovute alle tensioni e alle fatiche che dipendevano dai sacrifici che stavamo affrontando, dall’impegno di un bimbo piccolo e dalla mancanza di comunicazione fra me e mio marito (io cercavo il dialogo, ma mi sentivo di fronte un muro). Proprio quando è arrivato il momento di trasferirci nella nostra tanto agognata casa, mio marito mi ha detto che voleva la separazione, perché non aveva più un sentimento per me. Se n’è andato a vivere in una casa (che gli aveva messo a disposizione sua madre) che ha arredato con tanta cura (non lo aveva fatto nella nostra), lasciandomi con il mutuo da pagare e con i debiti contratti fino ad allora. Ho saputo poco tempo dopo che aveva una storia con la sua collega d’ufficio, con cui è andato quasi subito a convivere. Da allora sono trascorsi quattro anni e mezzo, convive ancora ed io abito con mio figlio nella nostra casa, pago il mutuo e lui mi passa una quota concordata per il bimbo. Ci siamo separati consensualmente, sto mantenendo con lui buoni rapporti per quanto sia difficile, perché la delusione è tanta, ma lo faccio per mio figlio.

Non ho rancore verso di lui e quando le difficoltà tentano di sopraffarmi, tengo lo sguardo fisso su Gesù, come Pietro quando cammina sulle acque e che rischia di affondare quando si concentra sulla paura e non sulla potenza di Dio. Mi sono chiesta miliardi di volte il perché del fallimento di questo progetto di vita insieme (mi sono anche sentita responsabile per aver proposto a mio marito di vivere con mia mamma nell’attesa di avere la casa nostra). Mi sono chiesta perché poi io stata colpita proprio nell’ambito familiare una seconda volta, dopo la scomparsa prematura di mio padre (avevo tre anni). Leggendo la Bibbia, che ho scoperto solo cinque anni fa (anche se sono cresciuta in una famiglia di tradizione cattolica) e che ho iniziato a leggere proprio dopo la separazione, ho trovato una frase di Dio, secondo cui le sue vie non sono le nostre vie. Non sembra apparentemente una risposta, eppure mi sembra ugualmente una risposta esaustiva. Leggendo le risposte che dai nel tuo blog, ho letto un’altra frase della bibbia, pronunciata da Pietro, che tu riporti e che mi risuona da qualche giorno: “Dove andare lontano da te Signore! Solo tu hai parole di vita eterna”. E così, nonostante le mie paure, soprattutto nel crescere il mio bimbo, ho chiaro di voler rimanere aggrappata a Cristo, che mi sosterrà in questo percorso. Ho voluto condividere con te i miei pensieri, perché anche se non ti conosco, penso che tu sia una persona straordinaria, che aiuti le persone che hanno bisogno di consigli, incoraggiamento, confronto. Spero di poter ricevere qualche tua parola anch’io.

Anna 

Carissima Anna, siamo tutti straordinari. Tutti.

Non sto scherzando e non sto neanche tentando di ingraziarmi le simpatie di coloro che leggeranno.

È che la realtà è proprio così: siamo tutti eccezionali e “grandi. È vero: passiamo momenti in cui viviamo sfiniti e ci sentiamo falliti ed altri in cui ci alziamo e ricominciamo. Ma è in questo sali-scendi della vita che ci capita di aiutare gli altri facendo / dicendo / scrivendo” cose belle e giuste. Continua a leggere Nelle montagne russe della vita chiudo gli occhi, mi godo il viaggio e mi rifugio in Te

Vi prego; non vi dimenticate di noi!

stress-e-ansiaSto rincorrendo le tante cose da fare: per la scuola… e per il blog…. e per la casa… e per la famiglia… e per la giornalista che mi ha chiesto di… e per la lezione che devo preparami … e per…

Sto rincorrendo tutti i minuti possibili, perché sono indietro da morire

Indietro da morire

Già…

Ma quanto sono indietro “da morire”?

watsad1Io che sto correndo schiacciata dall’ansia di non riuscire a far tutto, oggi, 14 dicembre 2016, sono stata messa al muro da due messaggi arrivati a distanza di cinque minuti l’uno dall’altro.

Ora io li “incollo” qui nel blog ma, vi prego, leggeteli lasciandovi alle spalle idee politiche, studi di esperti di settore e tutto quello che fa diventare “un morto una tragedia” e “un milione di morti una statistica”.

415745870Leggeteli, contando solo fino ad uno. Uno come ogni essere vivente che sta su questa terra.

Leggeteli, ascoltando queste due ragazze. Buttate via ogni istintivo tentativo di controbattere con un “Sì, però…”.

Ascoltate queste due giovani voci.

Leggete con me queste due provocazioni che mi sono arrivate.

Loro due non si conoscono.

Sono diverse per nome, nazionalità, lingua e religione.

Ma entrambe mi hanno costretta a passare dal mio correre da morire agli altrui correre per non morire”!

Buona lettura. Continua a leggere Vi prego; non vi dimenticate di noi!

Mio padre picchiava mia madre, ma io sarò diverso

brunettefashiongirlhairhidingfavimcom176885Lei piange.

Lui piange.

Loro piangono.

Lacrime, paura, ansia, dolore…

Quante parole ci vogliono per parlare del cuore lacerato di un bambino, costretto ad assistere alla violenza in famiglia?

bambina-piange-2Quanto tempo ci vuole ad una bambina, per rammendare la sua anima strappata dalla paura delle urla e delle botte tra i genitori?

Quante volte dovrò ancora abbracciare alunni od alunne che, ormai grandi, piangono come bambini, al solo ricordare violenze antiche?

violenza-bambiniQuante volte dovrò sentire ancora: “Io mi rannicchiavo da una parte e mettevo le mani nelle orecchie…poi un giorno mio padre ha bruciato anche la macchina di mia madre perché lei non voleva più tornare con lui…le crisi di panico mi vengono all’improvviso …le urla sono terribili da sentire…”

Un bambino è troppo debole per poter capire cosa fare per difendersi da quelle urla.

violenze-domesticheAllora le prova tutte. Cerca di evitare il contatto con il genitore violento, nella speranza che così non si inneschi la miccia. Spera che, facendo così, non sia schiacciato da quel senso di colpa che gli dice: Perché non fai niente? Corri! Fa qualcosa per farli smettere! Se continuano e succede qualcosa, è anche colpa tua! Pensa! Pensa! Pensa a cosa puoi fare! Fai!”

La sua impotenza lo mette all’angolo, distrugge il suo piccolo cuore, mette la paura in ogni suo pensiero e lo fa sentire responsabile per non essere riuscito a far smettere le botte.

slide_14Altri bambini provano altre strategie e si identificano con il genitore violento. E’ difficile accettare l’idea che (in genere) un padre possa essere così cattivo con la propria mamma. Meglio capirlo e giustificarlo. In fondo è bravo. In fondo ci vuole bene. A pensarci bene, se mamma non lo avesse fatto innervosire con quella minestra troppo bollente, lui non avrebbe mai fatto quel che ha fatto. La nostra famiglia è bella. Basta eliminare la minestra troppo calda e la nostra famiglia tornerà ad essere bella.

Tutto si fa, pur di rendere la propria vita familiare più sopportabile. Continua a leggere Mio padre picchiava mia madre, ma io sarò diverso