Le cicatrici sono il segno che è stata dura. Il sorriso racconta che ce l’hai fatta.

“Che si fa con le ferite della vita?”

 

 

 

Carissima Sole splendente (così ti ho voluta chiamare in questo post), ieri sono andata a fare una passeggiata nel bosco. Lì, tra alberi immensi e tronchi solenni, è stato impossibile non rilassarsi e non riconciliarsi con la serenità.

Il sole stava tramontando ed io (ti dico la verità) avrei voluto metterlo in tasca per averlo sempre con me.

Ma poi…

Immagini?

Il sole sempre con me a portata di mano.

Senza neanche la fatica di fare come gli alberi: radici profonde nella terra e chiome folte verso il cielo.

Senza passare per lo sforzo di bucare il terreno circostante le mie radici, per nutrirmi … e senza la soddisfazione di far crescere le mie chiome verso il cielo, per rasserenarmi.

E’ un bene che il sole rimanga in cielo ad illuminare tutto il mondo e tutti noi.

Ed ho come sentito che ogni ferita è destinata ad essere “trapassata” e guarita dalla Luce.

Lo so: le cupe elucubrazioni interiori vorrebbero bloccarne la guarigione.

Nel buio.

Nei timori.

Nelle insicurezze.

 

Ma la Luce passa attraverso tutto e non ha timore di niente, perché è felice.

 

 

Siamo noi ad aver timore di Lei, facendoci mille masturbazioni solitarie e mentali, nel duello infinito tra noi ed il passato.

Ci autoconvinciamo di essere destinati al dolore, di essere indegni di essere amati, ci sentiamo “fuori luogo”, ci chiediamo mille “perché” e, troppo spesso, la rabbia ci mette con le spalle al muro.

Qualche volta mischiandosi anche alla depressione.

C’è una meravigliosa canzone di Lucio Dalla intitolata “Notte”.

E’ una poesia che racconta, senza mezzi termini, la notte.

La propria notte. Continua a leggere Le cicatrici sono il segno che è stata dura. Il sorriso racconta che ce l’hai fatta.

“Sappi che il mondo si regge sulla tua gioia più che sulle tue lacrime” (F. Erminio)

“Salve, mi chiamo Federica e sono una ragazza di 22 anni. Io non so cosa si scrive in queste occasioni. Non so come rendere davvero l’idea di quello che avrei voglia di dire. Ma ci provo perché è da un po’ che lo prometto a me stessa.

La cosa che più mi preme è dirle che la stimo. Io la stimo, tanto. La stimo per la persona che é e che, anche solo dietro uno schermo di un telefono, traspare. La stimo per le cose che fa, che dice e che scrive. Per l’amore e la speranza che trasmette.

Io ho 22 anni, sono una ragazza, ma mai ho avvertito così tanta speranza come quando leggo le sue parole.

Se solo ne esistessero di più di persone come lei nel mondo… Forse tutto avrebbe un pochino più di senso. Almeno un po’.

Comunque, oltre a questo vorrei dirle altre cose.

Io ho tanti anni ancora avanti ma tanti e tanti alle spalle che pesano come macigni. Questo forse é un periodo, se così posso descriverlo, più “tranquillo”. Eppure ci sono alcune sere in cui, la mente e il cuore, non fanno altro che torturarmi e ricordarmi ogni mia condanna. Tra un po’ compirò 23 anni e questi giorni mi stanno tormentando. La notte non riesco a dormire, neanche mezzo secondo. Mi sento come se la vita mi scivolasse da sotto i piedi senza neanche accorgermene.

Sa cos’è? È che io il mondo, già a sei anni, lo guardavo con gli occhi da grande. A sei anni ero già grande. E tante cose non ho vissuto, tante cose non ho avuto. Ma non materiali, di quelle me ne faccio ben poco. Non ho avuto l’amore, non un “ti voglio bene”, non un “come stai” dalle persone che forse avrebbero dovuto. Avevo una tempesta dentro ma nessuno doveva vederla, perché io dovevo rendermi forte per tirare su mia madre caduta in depressione. Dovevo rendermi forte e responsabile per crescere mia sorella e non lasciarla andare ad un destino che si sarebbe rivelato incontrollabile. Dovevo nascondere la tempesta, perché non potevo crollare. Non potevo. Se fossi crollata io, sarebbe crollata tutta la famiglia. E quindi, con dolori e responsabilità sulle spalle, sono partita per il viaggio che ha segnato la mia vita: crescere. Non l’ho mai voluto. Non ho mai voluto le improvvise ed eccessive “attenzioni” di mio padre. Non ho mai voluto essere toccata in quel mondo. A me, bastava un abbraccio. A me, bastava uno sguardo. Sono cresciuta così, con questa tempesta nel cuore e con un macigno sulle spalle. Sorridere sempre e non far capire mai agli altri cosa stava realmente accadendo. Non sia mai. Doveva filare tutto liscio. Oggi ho 22 anni e sento di non appartenere a nessun posto nel mondo. Sento di non star andando in nessuna direzione e che la mia vita sia in realtà tutta già scritta. Non so se riuscirò mai ad andare oltre, non so se mi innamorerò, non so se diventerò quella che ho sempre sognato.

Oggi ho 22 anni, studio per riuscire a realizzare almeno uno dei miei sogni. Studio per andare via. Per riuscire a crearmi una vita come l’ho sempre sognata. Studio, per riuscire, anche io come lei, a diventare insegnante. Per cercare e salvare tanti occhi dispersi, come lo ero io.

Oggi ho 22 anni e per così tanti anni mi sono sentita solo un pezzetto di carta strappato e calpestato dal primo che passava. Per così tanti anni i sensi di colpa e la rabbia hanno abitato dentro la mia anima. Per così tanti anni l’unica cosa a cui ambivo era salvare mia madre e mia sorella. Io, potevo aspettare. Oggi, mi penso un po’ di più. Oggi, ogni tanto mi abbraccio. Non ho mai avuto un abbraccio quindi lo faccio io. Oggi ho 22 anni, ho aiutato mia madre a salvarsi dalla depressione ben due volte. Ho cercato di portare mia sorella verso le strade giuste, mai compito più difficile. Mi fa dannare, disperare e piangere tanto. Spero per lei un futuro e una vita diversa dalla mia. Sarà l’adolescenza, ma proprio non troviamo un punto d’incontro. Eppure lei aspetta me, sempre. Di notte la ritrovo sul mio letto quando tardo ad arrivare, con la paura che anche io la possa abbandonare. Lei non lo sa, ma non ne sarei mai capace. Oggi ho 22 anni e ho perso la persona più importante della mia vita, mio nonno. Ho camminato nel buio per mesi ed anni. Forse vedo uno spiraglio, forse. Ho attutito i colpi lanciati e scagliati con una violenza inaudita. Ho sofferto e sopportato il peso di essere me. Ho cercato una strada per arrivare al cuore di mia sorella quando anche lei era esausta di questa vita e voleva farla finita. Ho battuto la testa e il cuore contro mia madre per cercare da lei un po’ di amore. Ma oggi, ho 22 anni. 100 anni alle spalle e 100 ancora da vivere. Questa vita mi pesa, tanto. Il dolore che ho dentro ancora mi urla e mi lacera l’anima. Mi dico che vorrei fare tante cose nella vita, ma poi resto ferma al punto di partenza. Tutti mi dicono che sono “rara” perché metto sempre gli altri avanti per salvarli o aiutarli almeno un pochino. Di questo, forse un po’ ne vado fiera. Aiutare gli altri è sempre stato il mio forte.

Per caso, verso maggio, in piazza tutte le domeniche c’erano le lodi. Una signora mi si avvicinò, si presentò e mi disse “Gesù ti ama”. Lì per lì mi uscì un sorriso spontaneo ma non per dire “lo so grazie” ma per dire “si come no”. Lei si fermò accanto a me per più di due ore credo a raccontarmi la sua storia e di come Dio l’avesse salvata. Mi lasciò con un magone in gola per il resto dei giorni a venire e non potevo fare a meno di pensarci. Però dentro di me continuavo a pensare a tutto quello che ho sopportato e di quanto quella sia la dimostrazione che forse Dio qualcuno di noi se lo dimentica. Comunque per le domeniche restanti continuai ad andare in piazza, con la scusa del cane, per non ammettere a me stessa che ero interessata e che parlare con quella signora mi dava un po’ di speranza ed era ciò di cui avevo bisogno. Finite le lodi, mi restò un po’ d’amaro in bocca, come se qualcosa volesse uscire dal mio corpo ma non sapevo cosa. Mi vidi con quella signora per un caffè e li capii che dovevo raccontarle la mia storia, non le dissi tutto perché ricordare tante cose mi devasta, ma avevo bisogno di sentire che potevo andare avanti e sorvolare quell’enorme muro che mi si era creato avanti. Iniziai a leggere un po’ la bibbia, a pregare non prestando mai particolare attenzione alle preghiere ma cercando di dire ciò che il cuore chiedeva. Tutte le sere, quando il buio calava, uscivo di casa e mi andavo a sedere sulle scale della chiesa e cercavo dentro di me risposte. In quel periodo diedi tre esami universitari senza un accenno d’ansia, dato che solitamente ho crisi di vario genere. Poi sono partita per tutto il mese d’agosto. Lì le distrazioni sono state tante, ma ogni mattina, anche se magari facevo la nottata con gli amici, alle sei andavo in spiaggia per parlare con Dio. Quando sono tornata a Napoli non ero più la stessa: Sentivo di essere cambiata nei miei confronti e in quelli degli altri. E mi sentivo bene. Ma oggi, io non credo di stare veramente bene. Perché oggi non riesco di nuovo a fidarmi di tutto quello che ho provato nei mesi precedenti. Non ci riesco più. Il pensiero anche solo di pregare mi fa stare male. Ed io il motivo preciso non lo so. Mi sento persa, confusa e anche molto vuota. So che forse mi potrà dire “torna da Dio”, ma io non ci riesco. Soprattutto in questo periodo vedo il nulla attorno a me ed i fantasmi del passato stanno tornando a farmi visita. Ma poi leggo le sue parole, così consapevoli. Mi lascia sperare, mi danno speranza. E non sa quanto questo sia importante per me. Per me, che non credevo neanche più di esistere. E quindi, anche se non mi conosce, io la ringrazio perché c’è e si fa sentire forte. Anche io posso sentirla, credevo di no. Invece posso, grazie

Carissima Federica, è stato davvero molto molto bello leggere la tua autoanalisi strapiena di cado ma non mi arrendo.

Succede a tanti di camminare faticosamente in salita, solo che tu hai il dono della scrittura.

Ora credo sia inutile parlarti delle dolorose ferite che la mancanza di amore ci lascia dentro. Purtroppo lo impariamo benissimo a nostre spese, senza bisogno di una laurea in psicologia.

E credo sia superfluo parlarti della perseveranza nella preghiera. Anche questa è una cosa che comprendiamo subito. Non occorre essere dei geni per intuire che l’acqua vince sulla roccia non per la sua forza ma per la sua perseveranza.

Allora che cosa diremo?

Come li passeremo i prossimi tre o quattro minuti insieme?

Li passeremo navigando a vista tra poesia e fiducia. Continua a leggere “Sappi che il mondo si regge sulla tua gioia più che sulle tue lacrime” (F. Erminio)

L’8 marzo in prigione per incontrare le storie nascoste dietro le sbarre

Quelle come me cercano un senso all’esistere e, quando lo trovano, tentano di insegnarlo a chi sta solo sopravvivendo (Alda Merini).

Ho ripensato a queste parole l’otto marzo scorso, quando ho avuto la fortuna di passarlo in compagnia di un gruppo di detenute.

Donne rinchiuse in un carcere, Alda Merini rinchiusa in un manicomio, ma anche noi a volte altrettanto rinchiuse nella cella delle nostre paure, insicurezze, problemi economici, solitudine, fallimenti, fatica … 

Quei miei cinque bambini dovevano studiare. Li volevo far studiare! E l’unico modo era portarmeli via con me, lontano da quel campo rom. E così ho fatto, accettando il rito che mi permetteva di trovare la mia indipendenza. Mio marito mi ha fatto un taglio con un coltello sul naso e quella cicatrice è rimasta con me”

Giulia racconta quest’episodio alle mie alunne che la fissano a bocca aperta e poi aggiunge sorridendo, quasi per sdrammatizzare: “Sono sopravvissuta a cose peggioriEsile, minuta, ai miei occhi è come una possente guerriera che ha combattuto dure battaglie.

Siamo nella sezione femminile del carcere di Pesaro ed al Liceo Artistico “E. Mannucci” di Fabriano è da dicembre che desideriamo una “Festa della donna” passata ad ascoltare vite femminili nascoste ai più.

E’ spietatamente sincera Giulia quando racconta la sua detenzione per furto. Ha imparato da un pezzo a non nascondersi dietro l’apparente facciata socialmente costruita. Proprio per questo aggiunge con estrema schiettezza: “Se dovessi uscire e dovessi rivedere i miei figli bisognosi di qualcosa, per loro io ruberei ancora. Scarpe da ginnastica, libri…”.

Lei è “dentro” ed i suoi cinque figli sono fuori. I primi due oramai laureati. Gli altri tre ancora in cammino. L’ultima ha dovuto ritirarsi da poco dalla scuola perché non aveva più le risorse finanziarie sufficienti per continuare a studiare. Ora lavora, senza però essersi lasciata alle spalle il sogno di poter studiare. Un giorno forse ci riuscirà.

Auguri a tutte! Madre e figlie! Continua a leggere L’8 marzo in prigione per incontrare le storie nascoste dietro le sbarre

Chi è posseduto dalla speranza è gravido di futuro

“Leggendo le riflessioni sulla lettera di Cecilia, ho rivisto me stessa stamattina… poco fa in preda ad una crisi di pianto anch’io ho chiesto al Signore la risposta ai tanti perché che mi affliggono… quando ci capitano delle cose dolorose per sfuggire alla sofferenza cerchiamo delle risposte, aspettiamo dei segnali che ci facilitano il compito di effettuare una scelta… vogliamo essere certi di non sbagliare e di non soffrire più… Che il Signore mi perdoni e che sia disposto ad accogliermi come la pecorella smarrita tra le sue braccia…”

Carissima Laura, grazie per questa tua email. Grazie perché hai riassunto così bene lo stato d’animo di tutti noi quando siamo in preda allo sconforto.

Magari potessi spiegare a me stessa ed a te, tutti iperché e i per comedei dolori che ci affliggono.

E magari potessi dirti come” leggere i consigli di Dio, guidandoti alla chiara distinzione tra le intuizioni personali e le ispirazioni divine … tra le coincidenze e le Dio-incidenze.

Mettersi sulla stessa lunghezza d’onda di Dio è un esercizio semplice e complesso insieme. A volte ci sembra tutto chiaro ed a volte ci sembra di non aver capito niente. E ti dirò di più: a volte succede pure che, guardando all’indietro i momenti bui della vita, scopriamo che tanto buio non era, perchè la vicinanza di Dio, pur non sentendola, c’era!

Per esempio io ci ho fatto caso: quando mi è accaduto di parlare con Lui con il linguaggio delle lacrime o con l’esasperazione della fragilità, Lui ha risposto. Sempre è capitato un evento, seppur piccolo, che mi ha rassicurata. E’ sempre giuntoqualcosa (fosse anche una semplice telefonata) che mi ha incoraggiata ad andare avanti.

Nei momenti in cui sono serena (però solo in quei momenti lì) sono in grado di ammettere tre cose.

  1. La prima è che da tutto si può riuscire a trarre qualcosa di positivo.

Non ho detto che tutto è bene, ma che anche da ciò che bene non è, può scaturire qualcosa di giusto e di bello. Il loto fiorisce dal fango. Dal letame nascono i fior ed anche le nostre lacrime brilleranno alla luce del bello che avranno fatto fiorire. Se non altro perchè, solo chi ha pianto, riuscirà ad asciugare bene le lacrime altrui e ad apprezzare l’essenza della vita.

Quanta delicatezza ci viene chiesta davanti al dolore altrui. Per parlare di speranza a chi è disperato, bisogna condividere la sua disperazione; per asciugare una lacrima dal volto di chi soffre, bisogna unire al suo il nostro pianto. Solo così le nostre parole possono essere realmente capaci di dare un po’ di speranza ha detto Papa Francesco all’Udienza Generale del 4 gennaio 2017.

Il paese delle lacrime resta il più misterioso diceva il piccolo principe. Continua a leggere Chi è posseduto dalla speranza è gravido di futuro

“Il grado di civilizzazione di una società si misura dalle sue prigioni” (Fedor Dostoevskij)

“Cosa farei se avessi 24 ore di libertà? Andrei a sentire l’odore dell’erba appena tagliata”

“Chissà cosa darei per accompagnare mia madre a fare la spesa e spingerle il carrello”

“Spacciavo perché ero un illuso affamato di amore. Mi sentivo cercato da tutti e con la bella vita a portata di mano. Troppo tardi ho capito che stavo rovinandomi. E’ che l’apparenza ci imprigiona il cervello e non ci fa più capire ciò che vale veramente”

“Il momento più doloroso è stato sentire il pianto di mio padre quando gli ho detto che lo stavo chiamando dal carcere. A volte mi chiedo come facciano, i miei genitori, ancora ad amarmi e starmi vicino”

“No, dopo che sono stato arrestato tutti i miei amici mi hanno abbandonato. Ma forse non erano amici”

“Cosa ho fatto la prima notte? Ho pianto. E poi anche la seconda notte ed anche la terza. Ho pianto per quindici notti, sfinito dalla tristezza che mi entrava dentro le ossa”

“Il dolore del carcere si allarga all’intera famiglia. Non siamo solo noi a soffrire”

“Ho sbagliato ed è giusto che io sia qui. Voi ragazzi siate più in gamba di me”

“Gli anni in cui sono stato sballottato tra un collegio e l’altro, hanno segnato la mia esistenza. Ora sto cercando di riprendere in mano il timone della mia vita”


I detenuti parlano con i nostri ragazzi ed i ragazzi non battono ciglio.

Ascoltano e chiedono.

Arrivano domande sul pentimento, il rimorso e la coscienza. Sulla vita quotidiana in carcere e sulla fatica di rinascere. Si parla di cose scomode, di sovraffollamento, di autolesionismo e suicidi, di diritti dei carcerati e di sanzioni da parte dell’Europa nei confronti del mondo penitenziario. Continua a leggere “Il grado di civilizzazione di una società si misura dalle sue prigioni” (Fedor Dostoevskij)

Da grande voglio essere proprio come me

autostima “Ragazzi, che sia chiaro: tutta la nostra vita non è altro che la gioia e la fatica di liberare la luce che è sepolta dentro di noi…

Il nostro obiettivo è dare alla luce noi stessi…

Lo facciamo anche quando non ce ne accorgiamo…

Siamo perennemente alla ricerca del bello insinuato tra le nostre pieghe.

E se non lo troviamo, lo fingiamo! Troviamo illusorie scappatoie piene di apparenza, pur di simulare effetti speciali sul palcoscenico della vita. Denis Waitley ha detto “La lunghezza della limousine è inversamente proporzionale all’autostima della persona che la guida”. Quant’è vero!

Ma il gioco dell’apparenza, dopo un po’, è stressante, perché nel profondo noi rimaniamo esseri bisognosi di verità.

Vogliamo sapere se è vero che noi valiamo. Se vale la pena voler bene a noi stessi…”

autostima-5È una lezione complessa quella sull’autostima.

Si deve entrare negli angoli bui delle nostre paure e dare a tutte un nome. Portarle a galla ed affrontarle.

Paure di tutto il mondo, unitevi ed uscite allo scoperto.

Non vi temo!

20161109_073705È una lezione strana quella di oggi: davanti a me ho dei ragazzi del secondo anno e, alla mia sinistra, quattro ex studentesse.

Sono venute a trovarmi per poter prendere il libro In te mi rifugio ed hanno deciso di rimanere a lezione.  

Entro pochi giorni partiranno per Parigi e all’aeroporto Charles De Gaulle vogliono arrivarci con un libro che contenga una parte della loro vita.

tumblr_n5zw5zrpdO1tpe2ozo1_1280Ma mentre parlo dell’autostima, gli occhi di una delle quattro ragazze diventano così lucidi, che è impossibile non notare il travaglio interiore che quelle lacrime, a malapena trattenute, raccontano.

Io faccio finta di niente e continuo. Non voglio certo metterla in imbarazzo davanti a tutti, chiedendole qualcosa.

Immagine1Ma so che c’entra l’argomento della lezione: volersi bene.

Amarsi, dando chances di fiducia a sé stessi.

Chances, possibilità, occasioni, opportunità Continua a leggere Da grande voglio essere proprio come me

Fiorisci dove Dio ti ha seminato

preghier“Certe volte mi fermo a riflettere e non riesco a  capire perché Dio ha scelto questa strada per me. Perché tanta differenza e tanto dolore… dalla perdita prematura ed improvvisa di mia madre 10 anni (che era tutto per me) all’essermi trasferita dall’altra parte dell’Italia lasciando la mia famiglia… fino al non riuscire ad avere un figlio dopo sei anni di tentativi…Lo so, ho un lavoro, una casa ed un marito che mi adora, e di questo Lo ringrazio infinitamente. Ma poi c’è la solitudine di una vita sterile che mi fa sprofondare in una immensa malinconia. Forse, anzi di sicuro, la mia fede non è abbastanza forte… forse dovrei pregare di più, ma non riesco ad ascoltarLo. Non riesco a capire quali siano i Suoi progetti per me. Forse pretendo troppo, sono presuntuosa, vorrei capire, e non è un bene. Scusami se mi sfogo con te, non voglio angosciarti con i miei pensieri, ma il tuo blog è spuntato così all’improvviso nella mia vita, come un raggio di sole, e ti ringrazio per questo …”

Cara Cecilia, mi sembra che tutta la tua lettera sia sotto l’influenza della tua prima riga: mi fermo a riflettere e non riesco a capire perché Dio…

percheÈ un esercizio sfinente questo, che facciamo in tanti e per tante volte: voler capire cause, senso e conseguenze di ciò che ci capita.

Comprendere il motivo del tutto.

Vedere l’intero puzzle come fosse già finito.

Collegare tutti i puntini della nostra vita, come nel famoso giochino della Settimana Enigmistica, per vedere già l’immagine che ne scaturirà.

Capireperché Dio…”

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In genere, poi, quando usiamo questa lente d’ingrandimento “mangia serenità che scandaglia ogni minuto della nostra vita, lo facciamo perché siamo oppressi dalla tristezza.

 

 

gioia-e-tristezza-in-inside-out-02Di fronte ad una bella amicizia, non ci chiediamo mai perché?”. Ne godiamo i benefici effetti e basta. Se l’amico muore, subito ci chiediamo “Perché?”.

Quando guardiamo un tramonto, mai ci domandiamo: Perché?”. Se viene un terremoto, gridiamo Perché?”

Quando ci alziamo la mattina per andare al lavoro, non ci chiediamo Perché?”. Ma se lo perdiamo, ci angosciamo disperati con un Perché?

E così via…

zen / spa stones with flowersIl problema è che è faticoso vivere bene.

Il famoso “bene-essere” che tutti cerchiamo con un lanternino sempre acceso, non è qualcosa che si trova sotto un cavolo.

Non è fortuna e non è solo impegno personale. Non nasce dall’allineamento perfetto dei pianeti o dal momento perfetto della vita.

Dove germoglia allora il benessere, la serenità, la pace interiore?

Dove e come si trova laperfetta letizia”?

Senza scrivere illusioni, proveremo ad essere concreti.

Concreti come la vita e realisti come Dio.  Continua a leggere Fiorisci dove Dio ti ha seminato

Sto male. Non ne posso più. Ora basta.

TRISTEZZA2-300x224Ho superato il livello di sopportazione. Ora basta. Sono sei anni che faccio la dialisi e non ne posso più. Ho trentadue anni, sto sempre male e vorrei farla finita. Lei può darmi un consiglio su come combattere a livello psichico questo problema? Le chiedo gentilmente di non rispondere come già tante volte mi sono sentito dire: prova uno psicologo, affidati alla preghiera o ai famigliari. Sicuro di un riscontro le porto anticipatamente i miei più sentiti ringraziamenti. Buona giornata.

hqdefaultLo so per esperienza personale: l’esasperazione non è quasi mai figlia del problema stesso, ma della sua durata nel tempo.

Una difficoltà che si protrae per anni, sfinisce. E’ come una goccia di dolore che rende perennemente intriso di tristezza il tuo spirito. Giorni, mesi, anni. Sfinente.

Pian piano non ne parli più con gli altri perché “senti” che, alla fine, si stancano di essere trascinati nel tuo mondo. Hanno finito le risposte e non sanno più cosa dire.

In famiglia non sempre si può raccontare “tutto”.

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E Dio?

Beh, a volte sembra sul serio che Dio si sia dimenticato di noi.

C’è, ma solo per gli altri.

 

 

DEPRESSIONE

 

 

In questa “marea di angoscia, l’idea di lasciarsi andare in quelle acque per mettere la parola “fine” ad ansie e dolore, è lì, a portata di mano.

 

 

 

Stamattina stavo pensando proprio a te mentre andavo a scuola. Non volevo scriverti cose…come dire…tinte di déjàvu.

dr-patch-adamsPoi, alla terza ora, con i ragazzi stavamo vedendo una scena del film “Patch Adams” ed ho avuto come un flash.

Patch è davanti ad un burrone e sta prendendo la decisione più importante della sua vita: farla finita oppure no.

Tutto il mondo gli è caduto addosso e la sua vecchia tentazione è ritornata.

Perché no?

Perché non farlo?

Lo aveva fatto suo padre, aveva già tentato lui stesso anni prima. Continua a leggere Sto male. Non ne posso più. Ora basta.

Quando la fede è nel buio

slide_11Buongiorno prof, come avrei voluto che tu fossi una mia prof! Forse ora non starei così…forse avrei trovato da tempo il mio cammino e ora nel momento della tempesta mi affiderei al Signore con più fiducia e meno timore…

Invece sono terrorizzata e quel che è peggio è che chi continua a passare le notti leggendo pregando e piangendo è una mamma che deve aiutare il suo bambino ma non trova la forza. È stato un anno difficile legato ad alcuni problemi di salute che hanno afflitto alcune delle persone a me più care tra cui anche il mio bimbo. È stato un anno anche prezioso per la nascita del mio secondo bimbo che invece mi guarda e guarda al futuro sorridendo cercando a suo modo di dare alla sua mamma un po’ di forza. Io faccio di tutto per cercare di galleggiare in queste acque, cercando di rassegnarmi alla volontà di Dio, di sperare, di pregare…

Leggendo preghiere, letture e il tuo splendido sito che mi dà la forza di andare avanti giorno dopo giorno…ma l’acqua mi sovrasta e mi toglie il respiro…mi sento molto figlia in cerca di aiuto, ma poco madre …perché mi manca la forza x affrontare …. Sia le piccole che le grandi croci che la vita ci mette davanti.

Io che ho sempre avuto una vita facile tutta in discesa ora mi trovo davanti ad una salita enorme e impossibile …leggo che il Signore è sempre al nostro fianco e non ci chiede di più di quanto possiamo dare… Ma mi accorgo di non avere fiducia a sufficienza per andare avanti e questo mi spaventa ancora di più perché mi fa capire che la mia fede vacilla e senza quella io sono finita…

Come posso fare? Scusami tanto per la mia maleducazione. Non mi sono nemmeno presentata. Io sono Chiara. Non ci conosciamo, ma sento che ho tanto bisogno del tuo aiuto. Grazie per tutto ciò che hai già scritto sul tuo blog. Mi hai comunque già molto aiutata senza saperlo. Un abbraccio grande, Chiara

Carissima Chiara,

Dream (5)leggendo la tua lettera mi sembrava di rivivere il periodo difficilissimo che mi ha costretta a partorirmi di nuovo. Questo è il motivo per cui ti rispondo pubblicamente: sono infatti convinta che sia più utile condividere le nostre debolezze che non i nostri successi.

Intendiamoci: l’obiettivo del nostro camminare è la vittoria, la meta, il podio, e proprio il primo posto del podio!

Un primo posto “personalizzato”, fatto apposta per noi, che non si conquista quindi sbaragliando gli altri, ma vincendo i nemici che sono dentro di noi.

uid_11d6f30bb7c_580_0[1]E di nemici che remano contro la nostra felicità ne abbiamo tanti. Uno di questi è l’angoscia.

L’angoscia bussa alla nostra porta e, con efficacia paziente, ci piega (facendoci vedere solo la terra e mai il Cielo), ci squarcia l’anima (convincendoci che il nostro futuro sarà per sempre monocromatico e, ovviamente, nero) e ci immobilizza togliendoci ogni energia di vita. Continua a leggere Quando la fede è nel buio