Sentirsi amati, a prescindere… (la vittoria dei non amati)

Cara Maria Cristina, stamattina mi sono svegliata con una decisione. Beh, forse DECISIONE è un termine un po’ troppo “deciso”. Però con un AUSPICIO, lo posso dire.

Non voglio più parlare ed affrontare il tema dei miei genitori. L’ho fatto tante volte tra me e me… Spesso anche con persone che, come te, pazientemente, mi hanno ascoltata. Ed alla fine ho dedotto che non è questo che mi aiuta.

Probabilmente mi avrebbe aiutata, se avesse spedito questa dolorosa esperienza di non-amore, nel passato. Ma non è così.

E’ ancora tutto tanto presente.

Presente.

Come all’appello a scuola.

Presente, per ricordarmi che, esattamente come nel passato, le “cose” che loro possiedono, valgono tanto.

Più di tutto.

Più di tutti.

Ma è inutile che io parli di questo. Dopo, sto sempre male.

Perché è dopo, che si fa avanti la ferita interiore che mi divora ogni serenità: il sentire che è giusto che io non sia amata.

Il sentirsi non meritevole di amore.

E il dito puntato su sé stessi è troppo micidiale.

Quel dito sussurra caparbiamente: “Se avessi avuto un carattere diverso… Se fossi stata dolce e pacata … Se …” e capisco che nel mio cuore è in atto una battaglia da quando sono nata.

Una battaglia che non riuscirò a vincere, sfogando ogni volta quel dolore che ripete dal suo banco in prima fila: Presente! Ci sono!”.

Lo sfogo non basta, non serve e mi fa stare pure male… poi.

Mi fa sentire in colpa.

Perché quando non ti senti degna di amore, ogni sfogo diventa l’ennesima prova che sei tu il problema.

E forse è vero.

O forse no.

O forse un po’ ed un po’…come un triste gioco degli equilibri dove non si vuole far torto a nessuno.

Ma questo “gioco” è molto, molto più in profondità di quanto io creda. Quel “non amore” che si è alzato in piedi ogni mattina dicendomi “presente”, mi ha ferita in profondità. Continua a leggere Sentirsi amati, a prescindere… (la vittoria dei non amati)

Voglia di felicità… e quel cromosoma in più che ce l’ha!

E’ lultima lezione di religione nella 2B del Liceo Artistico ed abbiamo voluto finire l’anno scolastico facendo il gioco della sedia che scotta.

I ragazzi se lo aspettano; sono contenti ed agitati, entusiasti ed emozionatiVogliono fare il gioco, ma lo temono anche. Per questo ci siamo dati una regola-base: nessuno è obbligato a farlo.

La seconda regola è che chi si siede sulla sedia che scotta, dovrà essere schietto, vero, leale, sincero.

La terza regola è che tutte le rivelazioni, gli sfoghi, le risate, i pianti, le emozioni e gli abbracci che nasceranno in quei cinque minuti (tale è la durata del gioco per ciascuno), dovranno restare lì! Nessuno dovrà trasformare quei cinque minuti di verità estrema in un pettegolezzo ignobile.

Tutti pronti?

Ragazzi seduti in cerchio intorno alla cattedra; si parte!

A turno, ogni cinque minuti, ognuno si siede al posto dell’insegnante e l’avventura inizia.

“Cosa hai sul comodino in camera tua?”

“Hai vinto un viaggio e puoi portare solo cinque compagni di classe: chi scegli?”

“Sei innamorato?”

“Dicci tre caratteristiche del tuo carattere che vorresti cambiare e tre che, invece, ti piacciono”

“Quando hai pianto l’ultima volta?”

“Sei mai stata tradita?”

“Ti sei mai ubriacato?”

“Da 1 a 10, secondo te quanto è unita la tua classe?”

“Immaginati tra dieci anni: cosa vedi? O comunque, cosa speri?”

“Se fossi la Dirigente Scolastica di questa scuola, cosa cambieresti?”

“Hai mai fatto a botte con qualcuno?”

“Scegli tre persone della tua classe che dovranno dire una tua caratteristica positiva (che pensano davvero, ovviamente)”

“Tu credi che l’amore per sempre, possa esistere?

“Quanti amici veri hai nella tua vita?”

Ed il gioco va avanti. Continua a leggere Voglia di felicità… e quel cromosoma in più che ce l’ha!

“Scusa Dio, una domanda: la mia anima gemella, l’hai creata?”

“Gentile professoressa, sono Claudia, quasi 40 anni, insegnante di scuola superiore. Posso chiederle un’opinione su una cosa che, alla luce di tanti problemi più gravi, potrebbe rasentare la banalità?

Io soffro molto per il fatto di non avere un compagno di vita. A volte sono single, nel senso che comunque vivo bene anche da sola coltivando comunque delle relazioni amicali importanti, ma altre son proprio zitella (mannaggia!) ammassata di rabbia e acidità. 

Secondo lei, è vero che “Dio li fa e poi li accoppia”? Ho la fortuna di conoscere delle coppie stupende che mi sembrano quasi “predestinate” a stare insieme.

Nell’amore sponsale secondo lei, c’è un disegno di Dio? Dio pensa a una persona precisa per chi desidera intraprendere una vita di coppia?

Carissima Claudia, sai quante volte mi sono posta anche io la tua stessa domanda? Tantissime!

Una volta la feci anche ad un mio insegnante universitario di teologia.

Ricordo che, scherzando, gli chiesi: Scusi ma, quel famoso detto “Dio li fa a poi li accoppia”, ha una possibile valenza teologica o è solo una battuta popolare senza troppo valore?”

Credo che, alla fine, nessuno possa dare una risposta certa. A meno che non sia qualcuno che conosce alla perfezione i pensieri di Dio.

Però qualcosa possiamo intuire.

1. Noi tutti sappiamo che non siamo burattini nelle mani di Dio e che le nostre scelte (anche quella del partner) provengono dalla nostra libertà. Eppure, in modo misterioso e provvidenziale, Dio è sempre un nostro compagno di viaggio molto attivo. Non avrà un’agenzia matrimoniale, ma sono certa che non sta nemmeno spaparanzato in poltrona a guardare il film della nostra vita, in attesa di vedere il lieto fine. Dio proprio non riesce a star fermo. Gli viene naturale essere attivo e partecipe. C’è una bellissima frase della Bibbia, in cui l’Arcangelo Raffaele dice a Tobia (riguardo a Sara): Non temere: essa ti è stata destinata fin dall’eternità(Tb 6, 16-18). Che vuoi che ti dica Claudia? Io, fondamentalmente, penso che ogni coppia sia stata pensata da Dio. Non è una verità di fede questa, eh! Prendila come un gioco teologico-spirituale!

2. Continuando con questo gioco, ecco però che arriva una legittima obiezione. Tutti vediamo che le persone, spesso, fanno scelte contro la volontà di Dio. Quindi se Dio avesse pensato per noi una persona ben precisa e noi perdessimo quell’opportunità, tutto il progetto divino sulla nostra vita, sarebbe rovinato? Anche qui ritorna l’instancabile azione di Dio. Noi cambiamo le carte in tavola… ma Lui si adegua e gioca ancora meglio! La Bibbia dice che anche il piano più “stolto” di Dio, è di gran lunga più saggio del piano più saggio che un essere umano possa mai concepire (1 Corinzi 1, 25). In breve: chi conduce la storia è Dio. Anche le storie d’amore. Ci siamo noi, con la nostra libertà e c’è Dio, con la sua fantasia. L’incontro tra queste due scintille, crea la coppia: 1+1=1 Continua a leggere “Scusa Dio, una domanda: la mia anima gemella, l’hai creata?”

L’amore è quando non riesci a dormire perchè la realtà è migliore dei tuoi sogni. (Dr Seuss)

“Ok, ora le racconto questa storia: la storia di me e Bianca, una ragazza favolosa che ho conosciuto nel 2013, verso la fine della terza media. Lei mi piaceva, mi faceva perdere la testa ed ogni suo sorriso era una mia vittoria.

Un giorno prendo coraggio e le dico “Bianca devo parlarti…”

Risponde “anche io” e poi mi dà un bacio.

No, non un bacio qualsiasi. Il mio PRIMO bacio.

Un bacio infinito, il più bello della mia vita.

Inizio un favoloso cammino con lei. Ricordo le notti nel suo giardino ad abbracciarci e a guardare le stelle. Ho la fortuna di aver incontrato come prima ragazza, una ragazza seria. Cosi come la nostra relazione. Una relazione che purtroppo è durata solo 4 mesi. Noi ci amavano ancora, ma di mezzo c’era la madre che non sopportava che sua figlia stesse con me. Non ne capisco tuttora il motivo. Fatto sta che io e Bianca non avevamo la minima intenzione di lasciarci e così la madre decise di farla trasferire in un’altra città.

Per molti anni non ho cercato nessuna ragazza perché nessuna sarebbe stata degna quanto lei. Ora le cose son cambiate; ci sono delle ragazze che mi piacciono, alcune per un motivo altre per un altro. Ma io non dimenticherò mai nemmeno uno dei baci favolosi che ho ricevuto da Bianca.

Si ricorda quel giorno che ha fatto quella lezione sulla differenza tra “fare sesso” e “fare l’amore”? Mi ricordo una frase che lei quel giorno ha detto (col suo modo ironico che mi fa troppo ridere). Lei ha detto “fare l’amore non è un esercizio ginnico ma una danza sensuale fatta insieme“. Ci ha parlato di intimità, di amore… Beh, quel giorno dopo la lezione mi è scesa qualche lacrima perché tutta la sua lezione era stata semplicemente favolosa! Mi ha fatto ricordare l’amore che provavo per Bianca ed il nostro baciarci ogni secondo.

Ieri mi sono arrabbiato con una persona perche mi ha detto “Ma tu sei un coglione, la devi rimuovere dalla tua mente, devi dimenticarla”. Ho riflettuto un po’ e gli ho risposto “Dimenticarla? Spero solo che non farai cosi con Laura…

Ecco qua prof, ci tenevo tantissimo a condividere questo mio vissuto con lei.

Mi piacerebbe (non so se sia possibile) se un giorno potesse fare una lezione su questa cosa che le ho raccontato, magari cambiando i nomi. Ha presente quelle lezioni sull’amore e l’innamoramento che lei ogni tanto fa… Gliene sarei molto grato.

Carissimo Federico, hai presente il famoso detto: “ L’amore non ha età”? Ecco: è proprio vero!

A 15 anni come a 60, l’amore accade, avvolge e sconvolge.

L’amore non aspetta che noi diventiamo maggiorenni, per arrivare. E neppure si allontana da noi all’età della pensione; cambia solo il nostro modo di percepirlo (esperienza e maturità lasciano un segno). Continua a leggere L’amore è quando non riesci a dormire perchè la realtà è migliore dei tuoi sogni. (Dr Seuss)

Alla ricerca dell’identità sessuale

Cara Cristina, sono riuscita ad ascoltarla in alcune occasioni e sono venuta alla presentazione del suo libro (tra l’altro, bellissimo). Mi ha sempre affascinato il suo modo di parlare e il suo messaggio di conforto arriva dritto a destinazione.

Si starà chiedendo perché ho deciso di scriverle. Non sono affatto brava con le parole. In realtà non sono neanche sicura che, alla fine di questo messaggio, riuscirò a premere il tasto “invio”. Semmai ci riuscirò, sono certa che si alterneranno infinite fasi in cui mi pentirò di averlo fatto ed altre in cui penserò che magari è valsa la pena far fuoriuscire tutto questo (almeno per una volta).

Ecco io ho un piccolo problemino (che poi, per me, tanto piccolo non è).

E’ sempre vissuto nella mia testa. Forse non ho mai avuto il coraggio di parlarne, o forse prima di farlo avrei voluto capirlo io stessa.

Il fatto è che oramai sono 18 anni che non ci capisco niente. Il mio problema è una confusione. Una confusione di orientamento sessuale. E’ un tasto delicatissimo per me. Una miscela di confusione, paura ed insicurezza indescrivibili. Parlo di “confusione” proprio perché più ci penso e più non ci capisco niente.

Mi è capitato diverse volte di avere delle relazioni con dei ragazzi, più o meno durature. La storia più duratura e significativa che ho avuto, l’ho vissuta durante lo scorso anno in Inghilterra. Avevo questa cotta per un ragazzo; sì, mi piaceva. E’ iniziato da un’amicizia forte e duratura, poi entrambi ci siamo resi conto che ci sarebbe piaciuto diventare qualcosa di più e così abbiamo iniziato una relazione. E’ stata una bella esperienza. Mi ha fatto conoscere un lato nuovo di me, legato al mio impegno con un’altra persona. Ma come in qualsiasi altra relazione che io abbia avuto, c’è stato qualcosa che mi ha fatto da ostacolo e che tutt’ora mi blocca; l’attrazione fisica. Non sto parlando di sentirmi pronta o no ad una relazione sessuale, perché capisco che questo sarebbe normalissimo. Per di più, a differenza di molti ragazzi di oggi, la penso un po’ all’“antica” sul sesso; ovvero gli attribuisco un grandissimo significato!

Riguardo la vita sessuale: penso sia normale farsi delle fantasie a questa età, no? Ecco… raramente i protagonisti di queste mie fantasie sono di sesso maschile. Non dico che non sono attratta dai ragazzi, ma c’è qualcosa che dal punto di vista fisico mi crea dei limiti e non mi permettere di andare avanti. E’ come se, immaginandomi a superare un certo livello di intimità, idealmente mi sento più a mio agio con una donna che con un uomo.

Allo stesso tempo non dico che ogni volta (per esempio negli spogliatoi quando mi cambio con delle ragazze) io ne rimanga attratta. Anzi, no.

Ma c’è qualcosa nell’immagine di una donna che io non riesco a trovare nell’uomo… parlo di una dolcezza, una delicatezza e sensibilità tali, che sono in grado di catturare tutta la mia attenzione. Capisco che si tratta solo di una fantasia e che quindi, essendo tale, può essere idealizzata. E poi questi pensieri mi succedono a tratti. A volte sono del tutto assenti, altre volte invece non riesco ad evitarli.

Magari uno dice: “E’ perché non hai trovato il ragazzo giusto”.

Ma perché???

Perché non sono così presa dall’immagine di un uomo, mentre invece ho questa “ossessione” che non mi lascia in pace? E mi fa sentire come se io non sarò mai in grado di aprirmi completamente con un ragazzo?

E’ difficile dover convivere con questa battaglia dentro la mia testa. Soprattutto quando a scuola, con gli amici o in qualsiasi altro posto, ogni minimo e stupido gesto o ogni banale battuta, sono rapportati al sesso.

A volte mi sembra di impazzire!

La risposta che da anni consiglio a me stessa è che, magari, sia il tempo che l’esperienza riusciranno a dare più chiarezza ai miei sentimenti.

Nella mia vita non ho mai avuto il coraggio di parlare di questa cosa con nessuno, sia perché penso che la risposta prima o poi la troverò in me, sia perché non vorrei che questo cambiasse il modo con cui le persone mi vedono.

Ma a volte tenersi tutto dentro fa ancora più male.

Si starà allora chiedendo perché ho deciso di scrivere a lei tutto questo. Sinceramente? Non ne sono sicura, forse ho soltanto bisogno di dirlo per una volta. E poi parlarne con lei mi fa sentire come se, in qualche modo, fossi “al sicuro”, leggendo anche tutto ciò che gli altri ragazzi (e non solo) le scrivono. Ora cercherò di cliccare “invio”. Grazie per avermi ascoltata, Marta.

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“Odio e amo”

“Eh si prof, sono proprio io a scriverle. Dietro al volto di un’alunna sempre serena e con il sorriso sulle labbra c’è qualcosa che non va.

Premetto che sono settimane che cerco di finire questa lettera perché non so mai come spiegarle tutto e so perfettamente che mi risponderà tra un po’ di tempo (viste le moltissime cose che ha da fare ultimamente).

Sono molte sere che una domanda mi frulla in testa: “Si può arrivare ad odiare uno zio?” 

L’ho sempre visto come un adulto rimasto bambino. Mi viziava, giocava con me, passavamo ore intere a fare la lotta con i cuscini sul divano o sere intere ad affogare in patatine e pop-corn, guardando le partite di basket. Ero la sua prima nipote e mi ha sempre un po’ trattato come sua figlia. In poche parole, ero la sua preferita.

Per quattro anni è stato sposato con una donna a cui io volevo molto bene. Mi faceva sempre le treccine e ogni tanto mi veniva a prendere a scuola. Un giorno ero a casa loro e, mentre giocavo con le mie barbie, li ho sentiti litigare. Da quel giorno non ho più visto mia zia.

Intanto ecco arrivare il mio ottavo (non si dimentichi questo particolare; ottavo) compleanno. Mio zio aveva conosciuto un’altra donna; un po’ più seria e tutta d’un pezzo, ma simpatica anche questa, via. Dopo circa un annetto si sono lasciati. Devo ammetterlo prof: ero anche un po’ felice per questo. E sa perché? Perché non sapeva fare bene le treccine! In quei giorni pensavo: “Boh, forse è mio zio quello sbagliato, forse è lui che le fa “scappare” tutte”.

Verso la metà del 2009 zio è partito per qualche mese. Mi mancava molto fare i compiti con lui. Al suo ritorno corro ad abbracciarlo, sono entusiasta del regalino ma…non entra in casa da solo. E’ accompagnato da una donna alta, più giovane di lui, con i capelli color carota, gli occhiali ed una parlata un po’ strana. I miei genitori già sapevano e mi dicono: “Sorpresa! Non sei contenta?”. Beh, si dai, potevo essere contenta, ma la squadrai dalla punta dei piedi fino all’ultimo capello. Lei era di una città vicino Milano. E questo cosa voleva dire? Mica pensava di portarsi mio zio con lei?

No, non se lo portò via. Andarono a vivere in una casa in campagna, qui vicino. L’anno dopo arrivò una notizia: la compagna aveva ricevuto un contratto a tempo indeterminato, a Milano.

A MILANO? NELLA MIA TESTA FRULLAVANO MILLE PAROLACCE E TANTISSIMA RABBIA.

Dopo quella notizia salutai mio zio con un semplice abbraccio. Lui, nel giro di un mese, si trasferì lassù. Da quel momento cambiò TUTTO! Non esistevano più le lotte con i cuscini, le ingozzate di patatine davanti alla partita di basket, i compiti fatti insieme… Era svanito tutto in un minuto.

Mia “zia” rimase incinta (sì, metto tra virgolette la parola zia perché sono obbligata a chiamarla così dai miei genitori, per questioni di rispetto). Per due estati di seguito andai a trovarli. Ah, che sia chiaro! Io ci sono andata solo per il mio piccolo cuginetto. In quelle due estati litigai di continuo con mio zio. Non era cattiveria; stavo soltanto creandomi una piccola corazza, perché sapevo che se fossimo tornati in buoni rapporti, lui sarebbe rimasto comunque là ed io sarei tornata senza di lui. Lo so, ragionamento stupido, vero?!

Estate 2012: “Il capo di Maria le offre un posto di lavoro in Germania. E’ un’occasione che non si può far scappare”. “MA SERIAMENTE?! ZIO, MA DA QUANDO SEI COSI’ DIPENDENTE DA UNA PERSONA? DA QUAND’E’ CHE NON PENSI PIU’ ANCHE A TE STESSO? COSA TI STA PRENDENDO?”

Non so quante volte al secondo mi sono ripetuta questa frase, incredula di quello che stavo sentendo. Si instaurò un odio profondo, verso mia “zia” (che cmq c’era sempre stato) e verso mio zio (non lo riconoscevo più, non ci stavo capendo più nulla). Cosi quella, si portò ancora più lontano sia mio zio che mio cugino.

Estate 2013: matrimonio di “quei due”. Dopo il matrimonio arrivò la “piccola” novità: una nuova gravidanza. OTTIMO, pensai. Nacque mia cugina. Bellissima; un vero spettacolo.

Dall’estate 2014, i miei “zii” tornano sempre in Italia per passare le vacanze. Io cerco di stare il più possibile con i miei cugini e di litigare il più possibile con mio zio. Si esatto: LITIGARE. Perché so benissimo che è impossibile restaurare di nuovo il rapporto che avevo con lui, dopo che “quella lì” me l’ha portato via.

Prima di finire la lettera prof, ricorda il particolare dell’“ottavo compleanno”? Bene, quello è stato l’ultimo compleanno che ho festeggiato con mio Zio.

Spero di non essermi dilungata troppo, buona giornata prof e la ringrazio già da adesso perché, anche solo scrivere quello che ho dentro, mi è servito molto.

Un grandissimo abbraccio, la sua carissima alunna Manuela

Carissima Manuela, che lettera interessante hai scritto! E’ strapiena di amore per tuo zio! Parli anche di odio…sì…forse…

L’amore forte è sempre un po’ borderline e può sconfinare anche nell’odioIn uno studio fatto nel laboratorio di Neurobiologia dell`UCL (University College London) è emerso che, dal punto di vista biologico, sono l’amore e l’odio a spingere a compiere atti irrazionali, crudeli o eroici. Sembra impossibile ma sono proprio questi due sentimenti opposti a generare comportamenti simili. Continua a leggere “Odio e amo”

Amare non è guardarsi l’un l’altro, ma guardare insieme nella stessa direzione

“Prof sono le 3 di notte e non riesco a dormire. Ripenso in continuazione alla test-amore-e1405070126994sua lezione e alla sua domanda… Ieri mi ha chiesto se sono ancora sono innamorata di lui… Certo che lo sono, inutile negarlo.

Mi ha lasciata, ma il primo amore non si dimentica mai. Io ci credevo tanto e, forse, è questo che mi ha fregata. Avevo la convinzione che sarebbe potuto durare anni, e non semplicemente alcuni mesi… e cmq pensavo sarebbe potuto finire diversamente.

Gli ultimi mesi con lui sono stati terribili, una vera sofferenza. Ed ora, per non star male ancora di più, cerco di convincermi che, comunque, è meglio che sia andata così. Perché se devo sentirmi sola da fidanzata, preferisco esserlo per conto mio.

Io ero pronta a dargli altre mille possibilità, ma lui ha preferito chiudere la porta, sia in faccia a me che a lui stesso. Ha intrapreso un altro cammino, iniziando a frequentare persone che a me non piacciono (sa di che tipo di persone parlo).

Mi ha lasciata, dicendomi “Sai cosa ho reiniziato a fare da quando non ci vediamo più”.  Immagini cosa. Ora non fuma più le semplici sigarette.

Per non parlare del menefreghismo che mi continuava a dimostrare tutti i giorni, mentre io ero a lavoro a Senigallia. Un “come stai?“, “com’è andata a lavoro? “, una chiamata di un minuto… non penso sia troppo. Anzi, sarebbe dovuto essere all’ordine del giorno.

Invece, a quanto pare, chiedevo troppo. 

Magari tra un po’ torno“, mi ha detto.

Eh no, mi dispiace. Io non sto ad aspettare te.

Ho dato tutto per lui per cercare di migliorare la situazione e invece è andata a finire così. Non si può dire di amare una persona e non dimostrarle affatto. A parole sono buoni tutti, ma sono i fatti che contano.

Cmq si cresce e si impara da tutto. Prima o poi si torna a sorridere, e per questo ci sono gli amici. Senza di loro penso proprio che non ce l’avrei fatta a superare questa botta. Pensavo di averli persi tutti. Li ho trascurati come non mai, nel periodo in cui ero fidanzata. Ma adesso ho la prova che gli amici restano sempre, nel bene e nel male.”

gibran-alba-notteCarissima Manuela, che bello svegliarsi il mattino e lasciarsi sorprendere dallo scritto di un’alunna che non riesce a dormire.

Lo so…lo so…non dormire la notte non è piacevolissimo, ma è attraverso i nostri travagli interiori che ci raggiunge la rinascita. E’ nelle nostri notti insonni, che ci sfiora una nuova alba. Continua a leggere Amare non è guardarsi l’un l’altro, ma guardare insieme nella stessa direzione

Le grandi anime hanno buona volontà; le deboli si fermano ai propositi

Ogni tanto i miei ex alunni tornano a scuola a trovarmi e ne approfittano per fermarsi ad assistere alla lezione. Dove capita, capita. Questa è una lettera che mi ha scritto una mia ex studentessa, pochi minuti dopo essere uscita da una di queste lezioni. Buona lettura.

mano-che-scrive-982x540“Sicuramente prof non avrà tempo di leggere subito tutto quello che le sto scrivendo, con tutti gli impegni che ha, ma non importa; lo leggerà quando avrà tempo. Io intanto glielo scrivo perché sento che è venuto il momento per me.
Sono solo pochi minuti che non ci vediamo ma oggi, durante tutta la sua lezione, sono riuscita solo a pensare al fatto che, fondamentalmente, io non mi sono mai fatta conoscere sul serio da lei (anche se ci sono sempre state molte cose da dire e molti momenti in cui avrei voluto farlo).

Ma adesso sento che è arrivato il momento di farmi veramente conoscere, vt_due_margheriteperchè il nostro rapporto professoressa-studentessa non esiste più. E proprio per questo spero che continueremo a sentirci, perché vorrei crescere “professionalmente” con lei. 
D’altra parte ho iniziato cinque anni fa a crescere con lei, con le sue lezioni che non dimentico e che ancora mi sono di grande aiuto. Non cerco consigli perché penso di essere arrivata ad un punto di equilibrio. 61370ecf8a44ab8aef08c18815daae7dVoglio solo farmi conoscere, anche perché (come dice lei) le persone non si incontrano mai per caso, nella vita. E poi penso che lei abbia intuito quel “qualcosa” che c’è in me.

A 6 anni i miei genitori si sono separati in malo modo. Io non ricordo neanche un momento passato tutti e tre insieme. Ho sempre sentito l’uno sparlare dell’altro (e ancora oggi lo sento).  Mio padre non ha mai avuto molte attenzioni per me e ci vediamo molto raramente (in genere quando mia nonna organizza cene o pranzi di famiglia). Ma devo ammettere che, ultimamente, forse il nostro rapporto sta migliorando.

madre-e-figlia-camminanoMia madre, con tutte le difficoltà che ha dovuto passare, è sempre stata un po’ anaffettiva nei miei confronti, Ma ha fatto tanto per me, svolgendo sia il ruolo sia di madre che quello di padre. E poi, vabbè, gli errori li fanno, ma lei è stata comunque fondamentale.

Sono stata per tre anni con un ragazzo. All’inizio tutto andava bene ma poi ha cominciato a trattarmi male. Mi sminuiva sempre, buttava a terra la mia persona e la mia autostima era finita sotto i piedi per colpa sua (ed io neanche me ne ero accorta).  Continua a leggere Le grandi anime hanno buona volontà; le deboli si fermano ai propositi

Il terremoto non frantumerà anche il mio cuore

20161027_083844_resizedStamattina mi sono alzata e sono voluta andare a vedere il cielo ed i colori.

Avevo bisogno di queste due cose per nutrire l’anima con qualcosa di bello perché oggi, dalle mie parti, siamo tutti troppo feriti ed impauriti dalle due terribili scosse di terremoto di ieri sera.

Earthquake in AmatriceQuello che mette terrore è il suono sinistro, i rumori di cose che cadono e si rompono, le urla delle persone care, gli strepitii delle pareti che si crepano…

E’ un po’ come quando si guarda un thriller; se togli il suono di sottofondo, sembra che la tensione perda consistenza.

Quindi sì: i suoni sinistri del terremoto sono agghiaccianti.

Però, ancora una volta, ho buone notizie per tutti e non permetterò a quelle crepe sui muri di casa, di interrompere la mia fame di speranza.

1087672_50612_c4_app-300x176Ho chattato tutta la notte con i miei alunni impauriti che mi scrivevano : “Prof, ho paura…sto piangendo…prof, guardi la mia camera com’è ridotta…può pregare per tutti noi? …Prof, stanotte dormo in macchina con il suo libro…” 

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Abbiamo anche scherzato insieme, dando del bastardo (è il termine più bello che mi viene in mente) a quel tipo che ha mandato in giro un messaggio vocale dove invitava i ragazzi a scappare perché entro il mattino tutte le Marche sarebbero state distrutte da un terribile terremoto (so che lo stanno cercando per procurato allarme).

 

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Ma in mezzo a questi sciacalli, c’è una moltitudine immensa di brave persone ed un fiume in movimento di notizie rassicuranti.

 

20161027_083923_resizedLe belle notizie mi sono venute in mente mentre fotografavo il cielo ed un albero sempreverde circondato da foglie rosso vivo.

Era tutto così bello che ho pensato: in queste ultime ore, ancora una volta, il bene ha vinto. Continua a leggere Il terremoto non frantumerà anche il mio cuore

Ho visto angeli camuffati da persone ordinarie

sos-fabbro Queste ultime settimane ho avuto del tempo per pensare a tante cose.

Tutto è cominciato nella camera di mia madre, in una domenica pomeriggio di giugno; improvvisamente tutta la stanza si è riempita di flebo, siringhe, emergenza, paura, tre medici, due infermieri e tanti gesti urgenti sparsi dappertutto.

mani-ospedale-malato

Ma non è di questo che voglio parlare; anche perché mia madre ora sta meglio. I medici ci hanno detto: La sera in cui è arrivata all’ospedale l’abbiamo ripresa per i capelli e quindi tutto è bene quel che finisce bene.

Vi voglio parlare, invece, di angeli.

Ho visto angeli dappertutto in quest’ultimo periodo.

Il primo angelo era travestito da Guardia Medica, ma io l’ho riconosciuto. E’ stato lui ad zoom_angelointuire subito e con chiarezza il problema ed allertare con grande velocità i soccorsi.

Poi nelle ore e nei giorni seguenti più di una volta mi ha ritelefonato per avere notizie sullo stato di salute di mia madre. Ogni chiamata era un piccolo festeggiamento fatto insieme, per i miglioramenti che accadevano.

LG1190Altri angeli sono stati gli infermieri ed i medici che sono accorsi, con grande velocità e professionalità, nella camera di mamma.

Uno di loro, appena mi ha visto, ha esclamato: Prooof!!!”. In pochi secondi una valanga di ricordi mi sono entrati dentro: le chiacchierate, le passeggiate, le lezioni, i suoi progetti per il futuro… ed ora eccolo qui a cercare di salvare mia madre. Continua a leggere Ho visto angeli camuffati da persone ordinarie