Quando Dio tocca il tuo cuore, la tua vita cambia. Quando tu tocchi il cuore di Dio, i miracoli accadono.

Ieri una mia amica mi ha mandato un messaggio vocale.

Bello.

Bellissimo!

Per anni aveva pregato per suo figlio. 

Una situazione ingarbugliatissima come, purtroppo, ce ne sono tante al mondo.

Aveva versato tante lacrime per questa situazione.

Un anno mi aveva detto: “Parto. Vado a Fatima. Lì chiederò!”

E poi, in modo inaspettato, dopo averci pregato tanto e per anni, lo scorso 13 maggio, festa della Madonna di Fatima, riceve la sua meravigliosa notizia. Quella che aspettava da anni.

La difficilissima situazione di suo figlio si era trasformata. Come neve al sole, tutto si era sciolto. Con i tempi e le modalità migliori. Nessuna forzatura. Solo la pazienza della Vita aveva sciolto tutto. Evitando liti e rotture familiari.

Stavo piantando i fiori e mentre ascoltavo il messaggio vocale della mia amica mi sembrava di vedere come, nel mondo, tutto fosse un gettare semi ed un piantare fiori. Se la semina si fa con La Madonna, la crescita ed il raccolto è dietro l’angolo.

Anche dovessero passare anni, sempre dietro l’angolo è.

Noi, istintivamente, tendiamo a forzare i tempi, a giudicare, ad urlare, a recriminare. La vita, no. Dio, no. E Maria è in completa sintonia con questo ritmo lento e rispettoso di Dio.

Infine, stamattina, mi è capitata sotto gli occhi un link con la testimonianza di un ragazzo.

https://www.tv2000.it/beltemposispera/video/labbraccio-della-misericordia/

Mi sono voluta regalare dei minuti per ascoltarlo.

E così, di racconto in racconto, di rinascita in rinascita, in questo mese dedicato alla donna che ha fatto nascere Dio sulla terra, ho voluto scrivere una storia di tanti anni fa. Una storia che è a nostra disposizione. Una storia di protezione e conforto per tutti. Asciugate le lacrime, accantonate le preoccupazioni e leggetela. Forza e coraggio che la vita è bella!

Buona giornata e che la fiducia in Dio sia con noi!

 

 

E’ il primo febbraio del 1796 e ad Arezzo, proprio nel pieno dei festeggiamenti del Carnevale, ci sono alcune scosse di terremoto.

Per tanti giorni gli eventi tellurici proseguono, tanto che dal primo al dieci di febbraio si registrano trenta scosse. La mattina del 5 febbraio arriva una scossa talmente violenta(sembra di magnitudo 5.5) che fa perfino battere alcuni rintocchi alla campana della torre civica della città.

Dalla terra si sentono provenire forti fragori, si vedono bagliori di fuoco notturno(probabilmente luci telluriche) e le acque del fiume Arno diventano torbide.

Sono giorni difficili, il terrore serpeggiava ovunque e qualcuno inizia a pensare ad una punizione divina per i peccati commessi. Così, in preda alla paura, si sospendono i festeggiamenti del carnevale e vengono fatte   delle processioni per le vie di Arezzo.

Vicino Porta San Clemente c’è l’Ospizio della Grancia della Congregazione camaldolese, a cui è annessa una cantina. Qui i monaci distribuiscono il vino alle persone più povere della città.

Su una parete della cantina vi è, murata, un’immagine di terracotta invetriata raffigurante la Madonna di Provenzano (venerata già a Siena, anche da santa Caterina).

La figura è collocata vicino ad un fornello utilizzato per il riscaldamento della stanza e per la cottura dei cibi. Potete immaginare quanti fumi si alzano in alto, verso l’immagine sacra, ogni giorno? Ed in effetti è tutta annerita. Aggiungete pure le esalazioni di una lampada ad olio che, ogni sera, viene messa su una mensola sottostante (per scopi votivi) e l’operazione “annerimento immagine” è completa.

In questo locale vi lavora la cantiniera Domitilla Bianchini. Sono circa le 16.30 del 15 febbraio 1796 e Domitilla si trova lì, con altri tre avventori (i calzolai Antonio Tanti, Giuseppe Brandini e Antonio Scarpini).

Tutti e quattro parlano, preoccupati ed impauriti, delle scosse di terremoto che sembrano non finire mai ed in particolare sono terrorizzati dall’ultima che si è fatta sentire, fortissima, alle tre del mattino di quella stessa notte.

Mentre sono intenti a discutere, Antonio Tanti dice: “Voglio accendere il lume alla Gran Madre di Dio. L’ho acceso altre sere, lo voglio accendere anche questa sera”.

L’uomo prende la lucerna, l’accende e la mette sotto l’immagine della Madonna, iniziando, insieme agli altri due avventori e alla cantiniera, a recitare delle preghiere per chiedere la fine del terremoto.

Improvvisamente, l’immagine cambia colore e si accende di luce propria. Il colore che la ricopre, da giallo scuro si tramuta in un bianco splendente e la Madonna emana bagliori così forti “come se avesse sul petto diamanti e rubini“.

I quattro, pieni di stupore per quel che stanno vedendo, spostano la lucerna, per controllare che non sia questa a creare quel meraviglioso effetto ottico. Ma no. Non è la lampada.Anche senza quella luce, l’immagine continua a brillare.

Quando l’immagine cessa di risplendere, la patina scura che l’aveva ricoperta fino a quel momento è scomparsa, restituendole l’originale aspetto limpido e pulito.

Strapieni di commozione, i quattro testimoni diffondono la notizia per tutta la città. Nel giro di poche ore, la cantina si riempie di persone desiderose di vedere la miracolosa immagine con i propri occhi.

Da quel momento, gli aretini, che interpretano l’accaduto come un segno dell’amore e della protezione di Maria, ribattezzano l’immagine “Madonna del Conforto”.

E (sarà il caso) a partire da questo fatto, le scosse di terremoto cessano del tutto e la vita, ad Arezzo, torna alla normalità.

Nei giorni successivi, tutta la zona di Arezzo vide un buon numero di guarigioni di persone ammalate (sarà il caso). Tra i tanti episodi, guarirono due uomini colpiti da paraplegia, guarì una bambina rachitica, una ragazza cieca e due donne affette da convulsioni.

Quando il cielo baciò la terra nacque Maria” (A. Merini)