“Mamma diceva sempre che i miracoli accadono tutti i giorni” (Forrest Gump)

Questa è la storia di due Fulton. Pronti a conoscerle e ad entrare nei collegamenti misteriosi tra una vita ed un’altra?

Ed allora iniziamo ad addentrarci nell’avventura delle coincidenze straordinarie.

Un Fulton è nato nel maggio del 1895 a El Paso e l’altro è nato nel settembre del 2010 a Peoria nell’Illinois, diocesi in cui nel lontano 1919 veniva ordinato presbitero il primo Fulton della nostra storia.

Ma partiamo proprio da lui: Fulton John Sheen. Arcivescovo cattolico, scrittore statunitense ed uno dei primi e più celebri telepredicatori cattolici (prima via radio e successivamente per televisione)

E’ stato il più grande di quattro fratelli ed i suoi genitori, Newton e Delia Sheen, erano di origine irlandese.

Ordinato sacerdote nella diocesi di Peoria nel 1919, intelligente, arguto, ironico, divenne rapidamente un famoso teologo “vincendo” anche il Premio internazionale Cardinale Mercier per la filosofia nel 1923.

L’elenco dei suoi incarichi è lungo. Insegnante di teologia e filosofia all’Università Cattolica d’America, vescovo ausiliare di New York dal 1951, vescovo di Rochester dal 1966 e arcivescovo titolare di Newport nel 1969. Ma la sua attività più affascinante, ai miei occhi, è la sua grandissima comunicativa nel parlare di Dio a tutti.

Per vent’anni (dal 1930 al 1950) Sheen tenne un programma radiofonico serale chiamatoThe Catholic Hour. Poi passò alla televisione con una serie di programmi di grandissimo successo.

Seguitissimo, seminava fede e speranza con grande bravura e passione! E Dio solo sa quanto ci sia sempre bisogno di questa semina nel nostro complicato mondo!

Presentò Life is worth living ed infine il The Fulton Sheen Show (giusto per ribadire la sua bravura di comunicatore, diciamo che vinse due volte un Emmy Award per la personalità televisiva più eccezionale e venne menzionato sulla copertina del Time).

Che dire? Avrei voluto esserci in quegli anni (tra il 1951 ed il 1968) per ascoltarlo. Anche altri l’hanno pensata questa cosa, per cui dal 2009 i suoi spettacoli sono stati ritrasmessi in tivù.

Ma la cosa che più mi ha affascinato di Fulton è la sua ironia! In quel periodo nelle sue trasmissioni non vi erano né copioni da seguire e né suggeritori dietro le telecamere: c’erano solo le sue parole piene di ironia e Grazia di Dio. Quando hai da raccontare la Buona Notizia, non occorrono scenografie o trucchi.

Quando gli consegnarono l’Emmy come personalità televisiva eccezionale, lui scherzosamente disse che era giunto il momento di ringraziare i suoi scrittori preferiti: Marco, Matteo, Luca e Giovanni. L’ironia cristiana funziona davvero perché è profondamente seria!

Per questo tele-evangelista nel 2002 venne aperta la causa di beatificazione ed il 5 luglio 2019 papa Francesco ha approvato il miracolo avvenuto per sua intercessione.

Ed è qui che inizia la storia del secondo Fulton.

Pronti per conoscerla?

Torniamo ancora a Peoria, nell’Illinois, proprio la diocesi in cui il primo Fulton divenne sacerdote. È qui che oggi vive la famiglia Engstrom. E’ il 16 settembre 2010 e mamma Bonnie non dimenticherà mai la nascita del suo terzogenito chiamato (per l’appunto) James Fulton. Lei e suo marito sono cattolici e quel vescovo che sapeva stare in mezzo alla gente non l’avevano certo dimenticato. Così la scelta del nome del loro terzo bambino non era giunta a caso.

Arriva il giorno del parto ma la felicità si trasforma subito in tragedia.

Bonnie stessa racconta tutto ciò che avvenne quel giorno.

“Mio figlio nacque morto. Per un momento me lo adagiarono tra le braccia, immobile, cianotico, non reattivo. L’ostetrica e la sua assistente se lo ripresero per cominciare la rianimazione cardiorespiratoria; non riuscirono a rintracciare il battito. E non respirava. Visto che eravamo a casa (era il mio terzo parto domestico pianificato) chiamarono il Pronto Soccorso” (da Catholic Online)

I medici corrono… fanno… provano… ma non c’è niente da fare. Neanche le due dosi di epinefrina non danno esito positivo. L’elettrocardiogramma non registra battiti. Gli viene somministrato ossigeno ma il corpo è oramai freddo e immobile.

Intanto mamma Bonnie ricorda che, seduta sul pavimento, era capace solo di pronunciare ripetutamente il nome di Fulton Sheen. Quel vescovo che amava tanto i bambini e la vita, ce l’aveva fisso nella mente. In quei momenti tragici non riesce a dire nient’altro che quel nome.

Ma dopo 61 minuti di disperati tentativi e di assenza di battito cardiaco, la neonatologa chiede a medici e infermieri di fermarsi.

“Ciascuno si fermò. E il suo battito riprese.”

È questa la sequenza che Dio ha voluto.

Quando gli uomini si sono fermati, Dio si è fatto largo.

Anche nella Bibbia è sempre così.

Anche nella storia dei santi è così.

E, se ci facciamo caso, anche in tante nostre storie, Dio continua ad avere lo stesso stile.

Sa che se non facesse così, le sue creature direbbero subito che è tutto merito loro. Che tutto è comprensibile. Che a tutto c’è una spiegazione logica.

Siamo fatti così.

Per carità: capisco che non si debba rischiare di essere dei creduloni. Ma a volte facciamo davvero tanta fatica a sentirci protetti da Dio. Crediamo più a noi che a Lui.

Ma torniamo al “piccolo” Fulton.

Il suo cuore iniziò a battere, ma subito un tragico dubbio si fece avanti: sarebbe diventato un bambino gravemente leso? Quei 61 minuti avevano creato delle conseguenze nel suo cervello? O forse, addirittura, il neonato era ancora in pericolo di vita. Forse era destinato a vivere pochissimo. Oppure avrebbe avuto una vita di agonia.

I dottori non davano speranze. La famiglia pregava attorno a James Fulton.

“E Dio ha risposto alle nostre preghiere. Gesù ha guarito mio figlio. Lo Spirito ha riempito i cuori dei Suoi fedeli. E Sheen ha continuato ad evangelizzare attraverso il suo nome e mio figlio. Dopo pochi giorni i reni, il fegato e il colon di mio figlio cominciarono a reagire. Le gambe si

misero a muoversi. Una settimana dopo respirava senza bisogno di supporti. la pressione del sangue era buona. Cominciò a bere dal biberon. Ogni medicazione gli venne tolta e cominciò a interagire con me, con chi veniva in visita, con le infermiere e coi dottori.

Dopo altri sette giorni eravamo a casa dall’ospedale.

È un miracolo che parla al cuore di tutti. Tutti noi siamo in fondo come James, mendicanti di un respiro di vita.

Cerchiamo la vita quando siamo malati, quando siamo impauriti, quando siamo preoccupati, quando siamo disoccupati, quando siamo soli, quando …

Cerchiamo la vita e non la semplice esistenza.

Vogliamo capire se il Cielo è davvero collegato alla terra oppure è solo la più grande delle illusioni umane.

Ed in mezzo ai nostri dubbi che spesso durano 23 ore 59 minuti, capita poi quel minuto di grazia.

Quel minuto in cui le porte del Cielo si spalancano davanti ai nostri occhi e vediamo che c’è Qualcosa.

È quel minuto di Grazia in cui, non sapendo più cosa fare, “vediamo” che Qualcuno interviene.

Sono minuti di Grazia di cui ci accorgiamo.

Ma oltre a quel minuto, ce ne sono tanti altri che vanno a formare le ventiquattrore.

Tutte quelle ore sono piene di contatti miracolosi tra Cielo e terra.

Tra Dio e noi.

Intorno a noi, la vita esplode di miracoli! Un bicchiere d’acqua, un raggio di sole, una foglia, un bruco, un fiore, una risata, una goccia di pioggia, una poesia appena nata, una carezza inaspettata… Se viviamo nella consapevolezza, è facile vedere miracoli ovunque.

 

Anche dentro di te che ora stai leggendo!

 

 

È un gran miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze perché esse sembrano assurde e inattuabili.

Le conservo ancora, nonostante tutto, perché continuo a credere nell’intima bontà dell’uomo. (Anna Frank)

Un pensiero su ““Mamma diceva sempre che i miracoli accadono tutti i giorni” (Forrest Gump)”

  1. Ciao Cristina e buon pomeriggio,
    solo per dirti che nonostante in questo periodo non abbia scritto alcun commento ai tuoi post, li ho sempre letti con il solito interesse e piacere.
    Vedi Cristina, mi sono resa conto che spesso ogni commento potrebbe risultare quasi superfluo o, per meglio dire, ripetitivo in quanto può essere solo di immensa gratitudine per tutta quella profondità e bellezza che trasmetti in ogni singola parola, immagine, riflessione … però ritengo che non sia molto corretto non essere “apertamente” riconoscenti verso chi ci dona un raggio di luce, una carezza sul cuore, un incoraggiamento, un approfondimento, uno spunto su cui riflettere ecc. quindi, ancora una volta, un grandissimissimo GRAZIEEEEEEEEE di te.
    Buone vacanze e a presto leggerti.
    Lella

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