Lottare e sfidare Dio, fa (il) bene! Tratto da Giacobbe e da una storia vera…

 

la-locandina-di-il-figlio-della-luna-149947_mediumQuando il buio entra nella nostra anima, può capitare di pronunciare la parola disperazione”.

Allora, prima che sia troppo tardi, ci si deve alzare in piedi per tentare di salire la montagna della Speranza.  Lungo il cammino si può anche urlare, con tutta la rabbia di creatura che abbiamo addosso: “Ti pregooo! Non lasciarmi da solo!!!”

E se, nell’urlare, ci sentiamo anche un po’ degli illusi, ci viene in aiuto la testimonianza di chi, quell’urlo, l’ha fatto prima di noi e ne ha sperimentato l’efficacia.

Ieri sera, dopo una difficilissima giornata, stavo malinconicamente cercando in tivù qualcosa da guardare quando, all’improvviso, mi sono bloccata su TV2000,  attirata da una scena con una madre grintosa che si ribellava ai medici, intenti a convincerla che suo figlio sarebbe stato per sempre “un peso”.

Non mi sarei mai fermata a vedere quel film se non fosse stato tratto da una storia vera. 

“Il figlio della luna”, ieri sera, mi ha come preso per mano e mi ha aiutata a riprendere la salita verso la Speranza, narrandomi la storia vera di Fulvio Frisone e della sua famiglia.

Chi è Fulvio Frisone?

E’ un fisico disabile conteso dai laboratori nucleari di tutto il mondo…oggi!

Ieri invece?

Nato 47 anni fa, da bambino è stato rifiutato da cinque scuole medie!

Siracusano di nascita, catanese d’adozione, spastico distonico per un errore del parto: è seduto su una sedia a rotelle, parla a fatica, non può mangiare e muoversi da solo ma ha vinto la sua battaglia. Tutto grazie alla sua volontà e ad una madre eccezionale, che non si è mai data per vinta e lo ha seguito passo passo fin da bambino, anche quando i medici le dicevano che quel figlio sarebbe stato soltanto un peso.

Il parto, infatti, si era presentato subito difficile poiché il bimbo, per una serie di errori medici, era in posizione podalica; sarebbe bastato un semplice taglio cesareo per risolvere la situazione, ma a quei tempi molti medici non erano d’accordo con questa procedura. La situazione era molto delicata e i dottori avevano optato per salvare almeno la vita della madre: per il bambino non c’erano speranze. Così Fulvio non appena viene alla luce riceve il battesimo e dopo tre giorni di vita gli viene impartita l’estrema unzione: se fosse sopravvissuto ai primi giorni avrebbe condotto una vita da vegetale.

Oggi Fulvio, che è ricercatore presso il Centro Siciliano di Fisica Nucleare, lavora alla nuova frontiera della fusione fredda. Studia, legge e comunica grazie ad un casco speciale con cui digita sulla tastiera del computer. Sempre con quel casco, e con un pennello, dipinge quadri che gli hanno fruttato premi e riconoscimenti in tutta Italia. ‘Sono grato a Dio’ – ama ripetere – ‘perché mi ha dato una vita meravigliosa’.

Se vi capita, vi prego, guardate la scena in cui la madre, dopo aver appreso dai medici che suo figlio non potrà mai fare niente nella vita, va a sfogarsi con Gesù crocifisso: meravigliosa!

http://www.youtube.com/watch?v=1yW-Xi0el7U

La madre di Fulvio lotta con Dio esattamente come fece Giacobbe in quella notte misteriosa dove, alla fine, Dio gli cambiò il nome in “Israele” che significa, pressappoco, “Colui che ha avuto il coraggio di combattere con Dio” (Gen 32,23-33)

Vi avverto: l’etimologia ebraica di “Yisra’el” è in discussione tra gli studiosi ma il suo significato a me sembra bellissimo e comprensibilissimo a tutti: Dio non ama gli spiriti tiepidi ma benedice coloro che lo cercano e lottano con Lui, pur di ottenere un Bene migliore che illumini la terra!

E la mamma di Fulvio ha lottato con Dio per ottenere proprio questo: crescere frutti di bene dove tutti vedevano solo scarti di male.

Guardatela questa scena!

“I medici mi hanno detto che mio figlio non potrà camminare, che non potrà usare le braccia e le mani e manco parlare, scrivere. Che maledizione è questa? Io non ti chiedo il miracolo, la guarigione. Fulvio si chiama, non Lazzaro. E non mi frega se non scalerà mai una montagna, se non scenderà mai in fondo al mare. A mio figlio ci basterà poco. Ma sarà mai un uomo? A te lo chiedo: sarà mai un uomo? O anche tu mi dici che devo aspettare, che è meglio rassegnarsi?”

Lucia otterrà la forza di diventare la nemica dei pregiudizi sociali, culturali e delle cattive leggi che escludono dalla vita quotidiana gli “scimuniti” e gli “storpiati”.

In quella chiesa, la lotta tra Lucia e Dio ha trovato lo sbocco in una nuova rinascita!

La Speranza Divina ha avvolto l’anima di Lucia, suggerendole i passi da compiere e  rendendola forte abbastanza per fare il cammino.

Lucia e Dio, lottando, si sono incontrati ancora di più… e il Signore dell’universo, così come aveva cambiato il nome di “Giacobbe” in “Israele”, quella sera ha cambiato l’evento di quel parto, da “disgrazia” in “bis-grazia”.

Dio ama chi lotta con Lui, perché la lotta implica forza d’animo, perseveranza, tenacia per raggiungere ciò che di bene si desidera.

Ieri sera, guardando quella scena realmente accaduta, ho ripreso vigore e speranza…chissà che non faccia lo stesso effetto anche ad altri?

 

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3 pensieri su “Lottare e sfidare Dio, fa (il) bene! Tratto da Giacobbe e da una storia vera…”

  1. Lottare con Dio farà pure “bene” …ma è decisamente una lotta impari,sempre e comunque,ciò non ha ricadute sempre positive su esito e “lottatore” Personalmente mette un poco a disagio anche l’atteggiamento di Dio,dinanzi alla nostra preghiera;la quale spesso (ci si sente ripetere) non viene esaudita perché formulata male,priva di fede,di amore,di forza,di costanza,poco umile ecc…e quando invece tutto ciò dovesse essere stato “rispettato” …..bhè,allora ci si sente dire che probabilmente non chiedevamo il dovuto..e così Dio che tanto ci ama e desidera solo il meglio per noi,si astiene dal concedere…! Vorrei sapere,quale buon padre,sulla terra ha bisogno di “schiacciare”,”umiliare”, “provare” i propri figli (per saggiarne l’amore) ….Quale buon padre ha bisogno che un figlio si sbracci e si consumi nella richiesta,per poterlo esaudire o aiutare…Se io che sono uomo e tanto cattivo,mi commuovo e prontamente precipito dinanzi all’amore per i miei figli (che comunque non consiste esclusivamente nel concedere,son d’accordo..) molto più non dovrebbe fare il Padre Celeste..? Inoltre,qs Padre sarà sicuramente il più buono in assoluto,ma del Suo amore,così complesso,complicato e distante…di quel Suo amore a me sovente incomprensibile e poco “fruibile” che me ne faccio? Io credo,che l’amore non debba essere solo sublime,ma anche tangibile,decifrabile dal destinatario….L’amore deve anche comunicarsi in modo adeguato,a che serve che io ti doni il canto più bello se tu sei affetto da sordità acuta…? Forse farei meglio ha dimostrartelo visivamente o con dei fiori o altro…Perchè l’amore di Dio,che pur c’è e nel quale credo,non mi raggiunge…? Perché da mesi,permette un dolore acuto,il più acuto della mia vita,restandosene inerme e silente,nonostante la mia preghiera costante,profonda,sincera ed impavida…da lottatore? Come credere ancora ad un Dio prossimo e vicino? …E ad un suo eventuale ascolto nella preghiera? Certo Dio sa molto più e meglio di me…ed io riconosco anche una certa impertinenza in me nell’osare così tanto,ma perché nonostante certe esperienze lacerino,spengano animo e cuore e segnino quasi indelebilmente..Lui non interviene? Basta quanto sopra ipotizzato per confermarlo? …o il discorso del pieno rispetto della libertà del Padre per ciascuno dei Suoi figli? La mamma di Fulvio,non ha avuto mezzi termini,ha osato molto ed ha anche mantenuto…Tuttavia,non tutti hanno la stessa forza e pur comprendendo che Dio non è una bacchetta magica ho una entità a mio uso e consumo,tante perplessità…e rammarico restano.. Chiedo scusa per esternazioni,lungaggine e forma…per mancanza di tempo invio senza rivedere: ha scritto il cuore! Grazie

  2. Ciao Cris,
    il tuo post me lo sono letto un po’ di volte, prima di risponderti.
    Tra le righe ci ho letto non mere elucubrazioni teologiche o spirituali, ma la tua vita e una tua esperienza personale.
    Per questo ho iniziato a risponderti tre volte e tre volte ho desistito: temevo di fare come i tre amici di Giobbe che, trovandolo già schiacciato da una prova terribile e, per giunta, assolutamente incomprensibile ed inaccettabile ai suoi occhi, avevano pensato bene di metterci il carico dicendo che…in fondo in fondo…qualcosa doveva pur aver fatto per meritarsi tutto quello.
    Questa tua lettera la leggerò nella mia classe quinta dove si stanno chiedendo proprio queste cose…ed io ti ringrazio tanto per aver messo per iscritto questa sintesi perfetta dello sconcerto che si prova di fronte al “silenzio di Dio”.

    Mi sono venute in mente, però alcune cose che vorrei condividere con te.
    Nei momenti di grande difficoltà, ho cercato di concentrarmi più su Gesù che non sul problema.
    Credo che questo sia stato un passo fondamentale per non allontanarmi da Dio, arrabbiata e delusa.
    Come si fa?
    Ognuno ha sicuramente il suo metodo.
    Io ho applicato varie tattiche.
    Ho cominciato a leggere la vita dei santi (non le agiografie sdolcinate ma le storie concrete e dure) e vedevo che, alla fine, l’ultima parola non ce l’aveva mai il male ma Dio.
    Per anni mi sono immersa in storie realmente accadute, dove, alle prove, seguiva la resurrezione.
    Volevo scoprire come avevano fatto.
    Ho visto che la regola era sempre quella: sperando nel Bene (a prescindere se si era credenti oppure no) mettevano le basi per la vittoria finale.
    Quando, ad esempio, ho letto che il papà di Karol Wojtyla, malato, vedovo e con il figlio maggiore morto da poco, ogni notte si svegliava per pregare, ho pensato che: “Chissà se avrà mai potuto immaginare che la sua famiglia, un giorno, si sarebbe riunita in paradiso…e con che figlio!”
    Quando ho letto che il più grande desiderio di Anna Frank era diventare una famosa scrittrice, ho pensato che probabilmente non è un caso che il suo diario sia diventato il libro più tradotto al mondo, dopo la Bibbia… Qualcuno lassù aveva ascoltato il desiderio di bene di questa sua creatura.
    Se venissi a casa mia, nella mia libreria troveresti decine e decine di libri di storie realmente accadute, perché in quelle storie leggo ulteriori vangeli regalati da Dio a noi, perché non ci perdiamo mai d’animo!

    Dopo lo studio della vita dei santi e dei mistici e la lettura di storie realmente accadute, l’altra strada che ho intrapreso è stata la preghiera.
    Urlata in cima da una montagna, soffocata dal pianto, cantata con la gioia, pronunciata con una distrazione frustrante….tutto e in tutti i modi, ma non ho mai mollato, perché avevo bene in mente una frase di Pietro che mi rimbombava sempre in testa: “Signore, dove andremo, tu solo hai parole di vita eterna!”.

    E così da Lui non mi sono mai allontanata, anche se, sentendomi a volte sotto ricatto (della serie “Ma ‘ndò vai, pe’ sta peggio? Io solo ti posso realmente aiutare”) non gli ho mai risparmiato le critiche che tu hai scritto così bene nel tuo post.

    Non credo che Dio si scandalizzi più di tanto di fronte alla nostra disapprovazione, alla nostra delusione arrabbiata ed impaurita.

    E’ mezzanotte…sto scrivendo con una grande stanchezza (e quindi mi scuso per gli eventuali errori)…ma dovevo risponderti!
    Per dirti, in definitiva: tu avresti potuto essere un autore della Bibbia!
    Nei salmi hanno scritto la tua stessa cosa!
    Fino a quando, Signore, continuerai a dimenticarmi?
    Fino a quando mi nasconderai il tuo volto?

    Fino a quando nell’anima mia addenserò pensieri,
    tristezza nel mio cuore tutto il giorno?
    Fino a quando su di me prevarrà il mio nemico?

    Guarda, rispondimi, Signore, mio Dio,
    conserva la luce ai miei occhi,
    perché non mi sorprenda il sonno della morte,

    perché il mio nemico non dica: “L’ho vinto!”
    e non esultino i miei avversari se io vacillo.

    Ma io nella tua fedeltà ho confidato;
    esulterà il mio cuore nella tua salvezza,
    canterò al Signore, che mi ha beneficato.

    E allora sei sulla buon strada!!!
    Le tre righe finali non le hai cancellate dal tuo cuore!
    Lo si capisce dal tuo scritto.

    Grazie per aver scritto un pezzo di Bibbia moderna per tutti noi!!!

  3. Carissima,
    grazie di cuore per aver risposto.e per aver sottratto tempo prezioso al meritato riposo per poterlo fare…Grazie,anche per preziosità delle risposte,delle quali farò sicuramente tesoro!
    Il DUC IN ALTUM (mi viene spontaneo tradurre e sintetizzare in qs modo l’invito a spostare l’attenzione dal “problema” a Gesù) adottato,proposto ed auspicato ha effettivamente cessato di essere parte delle personali strategie in questo tempo cosi duro e particolare. …Cosi come la certezza piena,veritiera e profonda,del Suo amore infinito e FEDELE che è stato sempre il capo saldo della mia esistenza,ed al quale ora guardo con un criticità e sospetto.( dura ammetterlo ma,credo di sentirmi un poco “tradita” da esso)
    Tuttavia,” Deus non deserit nisi desertatur “.(S.Agostino)..Dio non abbandona se non è abbandonato…ed effettivamente sono io che con cuore lacero e provato,sto un po “mollando” Da credenti siamo soliti ritenere pura Grazia quanto il buon Dio ci presenta e permette,nel mio caso essa potrebbe sgorgare e fiorire da quella Kenosis personale e necessaria,che ancora non sono riuscita ad accettare e fare mia. Grazie per la benevola accoglienza ed il paziente ascolto. Un forte abbraccio,cris
    Ps….e x dirla in gergo giovanilistico:”ganzo il blog!!!” :-)) Pax

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