La lingua di sant’Antonio e il credit crunch!

sant'Antonio da PadovaL’8 aprile 1263, quando i frati trasferirono i resti mortali di Sant’Antonio nella nuova Basilica, nell’aprire la cassa videro che la lingua non s’era decomposta, ma era intatta.

Erano passati 32 anni dalla sua morte e quella lingua ancora era intatta!
I frati, allora, decisero di far vedere a tutti questa “benedetta” lingua.
La prima volta che la vidi (circa 20 anni fa), nella Basilica di Padova, provai per lo più un senso di ribrezzo e guardai questa esposizione con il senso di superiorità di chi, oramai, si tiene ben lontana dalla mentalità medievale. Probabilmente anche l’agosto scorso, guardando l’enorme manifesto esposto fuori la Basilica padovana che invita a festeggiare i 750 anni della scoperta della lingua incorrotta di sant’Antonio, avrei sorriso ironica e con aria di leggera superiorità, se non fosse che proprio due ore prima avevo letto una notizia che aveva attirato la mia attenzione.

Il sud Italia è strozzato dall’usura!

Sono mesi che la realtà italiana fa i conti con il credit crunch, ovvero con la
contrazione del credito.

Una realtà allarmante, visto che le aziende non ripartono in questa situazione di crisi se manca “la materia prima“, ovvero la liquidità.

E tale situazione è ancora più drammatica nel sud Italia.

In pratica famiglie e imprese, disperate per la mancanza di concessione
di prestiti bancari, sono state costrette a ricorrere all’usura.

Una tragedia nella tragedia!

Grazie a questa notizia, lo scorso agosto ho guardato quella lingua in modo
diverso. Sappiamo, infatti, che Antonio, con la sua lingua, si è scagliato
contro gli usurai padovani del tempo, lasciandosi alle spalle ogni forma di
diplomazia (lui che avrebbe potuto usare termini più prudenti, considerando la
cultura profonda e l’oratoria raffinata che possedeva), gridando senza mezzi
termini:

«L’usuraio è una bestia feroce; ha i denti sempre in moto, intento a rapinare,
maciullare e inghiottire i beni dei poveri»!

Antonio aveva di fronte la tragedia di famiglie espropriate della casa e dei
beni a causa della cupidigia di qualche ricco prestatore, mai sazio
di incrementare i propri profitti.

E quel che pensava non lo mandava certo a dire!

Che bello sarà stato, per i poveri tartassati, sentire la voce di Dio
attraverso un prete che faceva tuonare parole di giustizia, senza remore vigliacche o furbe prudenze!

Ho cercato di immaginare cosa direbbe oggi Antonio… magari in un blog o
in televisione o su FB.

In fondo nella nostra epoca la logica dell’usuraio è stata elevata a metodo di governo.

Cosa regge le austere politiche dei nostri giorni se non l’egemonia dei ricchi
prestatori sui popoli indebitati?

Oggi, infatti, ad essere espropriati, sono interi Stati.

È dall’inizio della crisi dell’eurozona che governi e contribuenti pagano per
salvare non si sa bene chi o cosa (molti dicono le banche, altri parlano di un
potere occulto finanziario; altri ancora denunciano una loggia massonica
mondiale…o forse sono tre cose uguali?).

Di certo, in questo momento, in Europa, non si sta pensando ai popoli!

Al contrario si vedono popoli che, per accontentare gli appetiti di certi
ricchi creditori, sono costretti a svendere risorse e beni comuni,
privatizzando anche quello che mai si dovrebbe.

Anche grazie ad una accurata manipolazione mediatica, questo scenario si è
tradotto in una prassi comunemente accettata.

Ciò non rende la situazione giusta o sostenibile ma, anzi, è causa di continue
e inutili sofferenze, di irragionevoli privazioni, di palesi brutalità.

Basti pensare alle conseguenze delle dissennate scelte europee sulla vita dei
cittadini della Grecia.

O alle grigie prospettive che ha di fronte anche il nostro Paese.

Allora ieri, di fronte a quella lingua, non mi sono abbandonata al senso di
superiorità della cristiana del ventesimo secolo ma, anzi, ho immaginato quella
lingua in azione contro l’UE, la Banca Centrale Europea, il Fondo Monetario Internazionale….

Risvegliandomi da questo sogno, sono tornata al presente, e nel presente C’E’
(ancora e sempre!) quel Dio che ci ha donato Antonio da Padova, rendendolo capace di avere visioni profetiche sul futuro dell’umanità, perché appassionato di vangelo e attento osservatore della realtà sociale.

Quello stesso Dio ci doni ancora preti coraggiosi e cristiani appassionati, capaci di rimetterci in prima persona pur di non rinunciare al diritto/dovere di proclamare ciò che è in linea con la volontà di giustizia di Dio!

 

«O lingua benedetta, che hai sempre benedetto il Signore e lo hai fatto
benedire dagli altri ora appare a tutti quanto grande è stato il tuo valore
presso Dio».

 

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