“Fidatevi dei vostri sogni, perché in essi è nascosto il passaggio verso l’eternità” (Kahlil Gibran)

Va bene, richiamiamolo

Quando mi chiedono perché ho fatto tornare Giampiero Ghidini nella mia scuola, a distanza di soli due anni, rispondo che essenzialmente è per due motivi:

  • sono attratta da coloro che non si sono fatti schiacciare dalle prove della vita, mantenendo intatto il ruggito del guerriero
  • sono affascinata dalle persone che narrano di una forza interiore, riconquistata con il tocco misterioso di un familiare che vive nell’altra dimensione

Gianpietro Ghidini ha tutte e due questi motivi.

Bertolt Brecht ha scritto: Ci sono uomini che lottano un giorno e sono bravi, altri che lottano un anno e sono più bravi, ci sono quelli che lottano più anni e sono ancora più bravi, però ci sono quelli che lottano tutta la vita: essi sono gli indispensabili.”

Io ho voluto far incontrare i miei studenti con uno di questi indispensabili”.

Mercoledì 25 ottobre l’ho osservato attentamente nella lunga Assemblea Generale organizzata al Palazzetto dello Sport della mia città.

L’ho visto mentre era sinceramente emozionato in attesa della lunga chiacchierata che avrebbe fatto di lì a poco con più di mille ragazzi.

L’ho inseguito con lo sguardo mentre si muoveva col microfono in mano, gesticolando emozioni profonde e spandendo energia buona sul giovane pubblico.

L’ho poi guardato a pranzo mentre, sfinito e sereno, sembrava un guerriero appena tornato dalla sua ennesima battaglia contro il dolore.

Gianpietro Ghidini ora fa essenzialmente questo: distribuisce la sua drammatica storia ai cuori che decidono di ascoltarla, per poi tentare di trasformarla in luce e vita.

La droga ha ucciso il mio Emanuele; io dico a voi quel che avrei voluto dire a lui”.

Guardo quei mille ragazzi che non hanno ancora la barba, ma che vivono drammi esistenziali più grandi di loro, con gli umori stile montagne russe, spesso in balia di modelli fasulli.

Papà Gianpietro parla di sogni da cullare e di libertà da conquistare. Racconta della sua vita di manager di successo cambiata nel novembre 2013 con una telefonata in piena notte: «Corri al fiume, è successo qualcosa a Emanuele».

Emanuele, 16 anni, dopo aver provato una pasticca di droga a una festa, si getta nel fiume Chiese vicino a casa, a Gavardo, accanto a Salò. È in preda alle allucinazioni, il cervello gli va in corto circuito e in pochi secondi sparisce nelle acque gelide, proprio nel punto in cui da bambino, aveva liberato il suo pesciolino rosso per non farlo morire nello stagno di casa.

Ascolto papà Gianpietro mentre racconta ai miei studenti: «Corro lì…sono disperato…vorrei ammazzarmi, tuffarmi, sparire…Poi, nei giorni seguenti, faccio un sogno. E’ un sogno strano perché cambierà tutto in me. In quel sogno io mi tuffo per salvare il mio Emanuele. Lo trovo sul fondo del fiume. E’ seduto. Mi sorride. Lo abbraccio pieno di gioia e lo porto in salvo. E da quel momento cambia tutto».

Questo padre che fino a poche ore prima era schiacciato dal dolore, dopo l’abbraccio del figlio fatto in un sogno misterioso, riprende vita. Riacquista forza. Comprende che la sua vita sarà dedicata a tanti altri ragazzi, figli come suo figlio.

Il 25 ottobre papà Gianpietro li guarda dritti negli occhi, mentre confida loro: «Assieme al mio Ema, ho perso anche altre due paure: quella di morire e quella di essere giudicato».

Le due paure ancestrali che rendono pesanti i passi di ogni creatura umana, vengono spazzate via e Gianpietro Ghidini sceglie di continuare a vivere, rilanciando su quella vita che gli ha scombussolato cuore e viscere.

Dieci giorni dopo il funerale del suo Ema, apre una fondazione (Ema, pesciolino rosso) e scrive un libro (Lasciami volare).

Nelle classi è bastato leggerne il primo capitolo, per far scegliere loro di acquistarlo il giorno dell’assemblea. Un gran bello spettacolo quello di vedere studenti in fila per comprare un libro scritto da un padre.

Bello come osservare un uomo emozionato perché sta raggiungendo l’incontro n.1000. Mille volte a raccontare di vita e di libertà, a ragazzi di ogni dove. Scuole, palestre, spiagge, discoteche…ogni luogo è buono per fare il passaparola di padre, perché nessun altro ragazzo cada nella trappola che ha spezzato la vita di suo figlio.

 

«Ragazzi, trovate il coraggio di dire no, non diventate schiavi di chi vi vuole rendervi tali, tenetevi stretta la vostra libertà e non fatevi manipolare».

 

Dopo la morte di Emanuele, papà Gianpietro ridisegna tutta la sua vita, cancella ciò che è superfluo e definisce i dettagli delle piccole cose che contano. «Mi sono reso conto che fino a quel momento avevo seguito la strada sbagliata».

Per questo i ragazzi lo ascoltano: perché è credibile.

Davvero lui ha venduto quel che aveva (ed aveva tanto!) per inseguire altri sogni. Per esempio aiutare tanti ragazzi a realizzare i loro, destandoli dal sonno della paura che li vorrebbe tutti arresi alla notte.

 “La paura può farti prigioniero. La speranza può renderti libero” (dal film Le ali della libertà)

Vivi, ama, sogna, spera e se sbagli, rialzati!

Via i pensieri negativi e che la fede nella vita entri, portandosi dietro la speranza, sua inseparabile sorella.

Osa, prova, sogna ancora e sii audace. La vita, infatti, si rimpicciolisce o si espande in proporzione al coraggio che mettiamo.

Siamo tutti miracoli viventi, impastati di Cielo ed appoggiati sulla madre terra, per essere felici.

 

Siamo figli di Dio, nati per fiorire anche sulla roccia.

Siamo creature che cercano solo un’overdose: quella della vita.

 

“Ovunque tu sia, costruisci! Se sei a terra, alzati! Non rimanere mai caduto…alzati, lasciati aiutare per essere in piedi. Se sei seduto, mettiti in cammino! Se la noia ti paralizza, scacciala con le opere di bene! Se ti senti vuoto o demoralizzato, chiedi che lo Spirito Santo possa nuovamente riempire il tuo nulla… E soprattutto, sogna! Non avere paura di sognare. Sogna!

Gli uomini capaci di immaginazione hanno regalato all’uomo scoperte scientifiche e tecnologiche… Hanno solcato gli oceani, e hanno calcato terre che nessuno aveva calpestato mai. Gli uomini che hanno coltivato speranze sono anche quelli che hanno vinto la schiavitù, e portato migliori condizioni di vita su questa terra… impara dalla meraviglia, coltiva lo stupore e non disperare mai”. 

(Papa Francesco)

 

 

P.S. Qui di seguito metterò alcuni dei messaggi e delle emozioni che i miei studenti mi hanno scritto spontaneamente dopo l’assemblea. Buona lettura! 

“Quest’assemblea è da urlo prof!” Raffaela

“Mi ha preso più di quanto immaginassi; è stato un dialogo con tutti ma con me stessa in primis. Ha dato voce a tante voci dentro di me…e risposte ad alcune domande importanti!” (Erika)

“Prof, lo dico con il cuore, non smetterò mai di ringraziarla; quest’assemblea mi ha svegliato una voglia di vivere al meglio, assurda! Grazie, grazie, grazie!” (Eleonora)

Cara professoressa, sono Elisa, la volevo ringraziare per averci fatto conoscere Gianpietro Ghidini. E’ una persona davvero speciale. Con la sua storia mi ha fatto emozionare. Quest’assemblea è stata un’esperienza bellissima e la vorrei fare e rifare ancora, perché mi ha fatto emozionare e piangere per il dolore di papà Gianpietro per la morte del figlio Emanuele, ma mi ha anche fatto capire che non devo arrendermi mai! Mai! Bisogna andare avanti perché ogni problema ha anche la sua soluzione. Ancora grazie professoressa; oggi sono molto felice…quest’assemblea mi ha rallegrato l’intera giornata!” (Elisa) 

“Scusi il disturbo prof; la vorrei ringraziare per avermi permesso di aprirmi su un argomento per me molto delicato. Ma è che oggi, all’assemblea, non mi sarei mai aspettata tanta umanità, tanti consigli, tanti racconti così emozionanti. Vorrei ringraziarla per avermi fatto conoscere queste persone…perché degli abbracci così sinceri da persone fantastiche come loro, sono difficili da trovare in giro. Ringrazio papà Gianpietro, don Roberto, i ragazzi…ci hanno dato tutti una grande lezione di vita! GRAZIE ANCORA!” (Gioia) 

Prof l’assemblea di oggi è stata magica, perché eravamo tutti quanti connessi! Adoro il coraggio e la forza di volontà di tutte le persone che oggi hanno parlato e sono riuscite a perdonare (sia loro stessi che i genitori). Io ho una specie di problema con mio padre: lui, da quando ha lasciato mamma, è come se avesse lasciato me e mia sorella, perché per lui esiste solo la sua nuova compagna e sua figlia. Ora lui è tornato e vuole che gli diamo un’altra opportunità; ma io non vorrei essere di nuovo ferita. Però per crescere devo perdonarlo e dargli una nuova possibilità! Su tutto questo mi ci ha fatto riflettere l’assemblea di oggi. Sono andata dal ragazzo che ha perso i genitori e l’ho abbracciato. Mi sentivo in dovere di farlo, perché è stato come dirgli: “Io ci sono. Anche se non parliamo, anche se non ci conosciamo, io ti capisco e ci sono”. E quando ho abbracciato a Giampiero… prof, era come se stessi abbracciando mio padre. Vorrei ringraziarla molto per questa opportunità!” (Giorgia)

“Salve prof, sono Erika, sono qui per scriverle ciò che ho provato quando c’è stato l’incontro con Gianpietro Ghidini.
Innanzitutto voglio ringraziarla per averci dato la possibilità di rivederlo, perché è sempre una grande emozione ascoltarlo. Questa volta, a differenza di due anni fa, mi sono fatta coraggio e sono andata da lui per salutarlo e ringraziarlo.
L’ho ringraziato perché in questi due anni qualcosa in me e nella mia vita è cambiato ed è in piccola parte anche grazie a lui.
Due anni fa ero in un periodo molto brutto della mia vita, avevo tanto dolore ma, soprattutto, tanta rabbia. Mi sovrastava e non riuscivo a controllarla. Perché? Perché delle volte rimaniamo ancorati al passato e non riusciamo ad andare avanti. A me stava succedendo proprio questo. In quegli anni io non riuscivo a dimenticare il bullismo che avevo subìto qualche anno prima. Un giorno però la prof di italiano mi propose di iniziare un progetto sul bullismo e io le dissi che ci dovevo pensare. Ma dentro di me sapevo già che non l’avrei fatto, perché la mia rabbia mi bloccava. Qualche giorno dopo quella proposta però, Gianpiero Ghidini venne nella nostra scuola. Era il suo primo incontro nel nostro istituto ed ascoltando la sua storia e vedendo ciò che stava facendo, qualcosa in me è scattato. Qualcosa di forte! Da lì decisi che anch’io avrei trasformato la mia rabbia e il mio dolore in aiuto per gli altri… proprio come stava e sta facendo tuttora lui.
In questi due anni ho incontrato molte persone, ho fatto conoscere loro la mia storia e ho aiutato, insieme ai miei compagni di classe, alcuni ragazzi e ragazze.
Così alla nostra assemblea del 25 ottobre, sono andata da Gianpietro e gli ho raccontato tutto questo. Gli ho spiegato come mi è stato d’aiuto e lui è stato felicissimo! Tanto che ci siamo messi a piangere insieme e mi ha dato un abbraccio meraviglioso che non dimenticherò tanto facilmente.” (Erika)

“E’ stata una mattinata emozionante! Il racconto di Gianpietro Ghidini, quello di don Roberto, l’altro dei due ragazzi e le loro esperienze con la droga… tutto ha contribuito a farci aprire gli occhi sulla vita e la sua meravigliosa importanza! Questa giornata ci ha messo davanti agli occhi l’importanza della vita. E’ un bene prezioso che non è possibile sprecare. A fine assemblea è stato super toccante vedere tanti ragazzi parlare tra loro ed abbracciarsi. Tantissimi abbracci con le lacrime agli occhi. E’ stata una magnifica assemblea. Un’utilissima assemblea per riflettere sui nostri sbagli e su come rimediare. Perchè a tutto c’è rimedio! Oggi abbiamo assistito ad una vera e propria lezione di vita…Un’esperienza fantastica!!!” (Moreno)

“Salve prof, sono Valerio e volevo farle solo sapere che ieri ho passato la giornata più bella della mia vita. Volevo farle sapere cosa ho provato ieri all’assemblea. Mi sono commosso moltissimo (e per farmi commuovere ce ne vuole eh) e sono riuscito a immedesimarmi nel racconto dei due ragazzi (anche se non ho mai provato un dolore di quel genere). Avevo le lacrime agli occhi e, alla fine dell’incontro, sentivo la necessità di abbracciarli e parlare con loro. Le mie gambe si muovevano da sole ed ero molto emozionato! Emozionato di fronte a queste persone, con una forza interiore incredibile e con un passato difficile. Mi sono avvicinato subito ai ragazzi e dopo essermi presentato li ho abbracciati. Gliel’ho detto: “Voi siete eccezionali!”. Vede io non ho mai avuto idoli come magari altre persone… non sono attratto da nessun cantante o calciatore… ma da persone come loro, sì.” (Valerio)

 

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2 pensieri su ““Fidatevi dei vostri sogni, perché in essi è nascosto il passaggio verso l’eternità” (Kahlil Gibran)”

  1. Buongiorno prof., sono Lella,
    non ho assistito fisicamente all’assemblea ma, come sempre, è sufficiente leggerti Cristina cara, per sentire i battiti del cuore accelerare, lo stomaco stringersi e calde lacrime solcare il viso …
    insomma le stesse emozioni vissute da chi era presente sebbene qui abbiamo potuto leggerne solo uno stralcio ma così intenso e impregnato di profonda sensibilità che col pensiero e il cuore vi sto abbracciando tutti, compreso papà Giampiero a cui va tutta la mia stima e riconoscenza per tutto ciò che fa per combattere una male oscuro, subdolo e mostruoso come la droga …

    Un abbraccio Cristina e sempre grazie per tutto ciò che ci doni …a presto leggerti.

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