Contrordine: Maria Maddalena non faceva il mestiere più vecchio del mondo (storia di un equivoco che dura ancora oggi)

E’ la più conosciuta.

E’ la più misconosciuta.

E’ la più raffigurata.

E’ la più falsificata.

Sto parlando di Maria Maddalena, la donna di cui parlano i vangeli.

Tutti (pittori, film, romanzi, guide turistiche…) hanno contribuito a darne un’immagine stereotipata e sbagliata. Dal Medioevo ad oggi, a causa di quest’immagine sbagliata, le hanno associato sempre due elementi visivi fissi: i capelli lunghi ed un vaso.

Ma visto che a Fabriano c’è una mostra bellissima con una meravigliosa stanza dedicata a lei, vogliamo capirci un po’ di più su questa donna?

 I CAPELLI

Guardate quei suoi capelli lunghi. Lunghissimi. E (quasi) sempre senza il velo. Non sarà mica un caso!

I capelli, da sempre, evocano la sessualità (andate a rasare a zero una donna e vedrete la sua reazione). Con i capelli ogni donna gioca con la sua femminilità.

Proprio per questo le donne ebree avevano l’obbligo sociale e religioso di non mostrarsi mai in pubblico a testa scoperta.

Mai!

Violare quest’obbligo equivaleva a una sorta di adulterio e poteva costituire anche un motivo di ripudio. Quindi la testa coperta era lo stile della donna onesta e regolare e rispettabile.

E siccome Maria Maddalena, nell’immaginario collettivo era una prostituta… eccola là!

Con la sua cascata di capelli sensuali (simbolo della sua presupposta vita peccaminosa) e senza il velo d’ordinanza.

 

IL VASO

Passiamo al vaso che è raffigurato in ogni quadro.

Anche il vaso in termini simbolici è un simbolo di femminilità, perché evoca la rotondità dei fianchi e la destinazione materna del corpo femminile.

Ma per Maria Maddalena, c’è un altro motivo per cui le viene sempre raffigurato vicino.

Tutto parte da un vasetto antico quanto il periodo di Gesù ed il nardo che conteneva (un profumo costosissimo per quell’epoca che, ogni volta che sono capitata nel suk arabo di Gerusalemme, ho sempre acquistato per odorarlo ogni tanto e farlo sentire a scuola ai miei studenti).

A parte il fatto che mi piace da morire, c’è anche il desiderio di sentire con l’olfatto un po’ del racconto evangelico di…anzi no, i racconti sono quattro e…

Ma andiamo passo passo e abbasso la confusione!

 

I VANGELI

Pronti per andare a sbirciare un po’ i vangeli? Perché lì si capisce subito che capelli e vaso non hanno a che fare con Maria Maddalena ma con un’altra donna (altrettanto affascinante ed enigmatica): la donna che unse i piedi di Gesù.

Io l’adoro! Continua a leggere Contrordine: Maria Maddalena non faceva il mestiere più vecchio del mondo (storia di un equivoco che dura ancora oggi)

La santità è lasciarsi amare da Dio

Seguo da tempo la tua pagina su Facebook e questo tempo sta coincidendo con un percorso interiore iniziato anni fa. Un percorso lento e faticoso ma che sta andando avanti. Più per caparbietà di Dio che mia, lo devo ammettere.

Ci sono giorni in cui mi frulla in testa una domanda che forse può apparire sciocca, ma che torna spesso a presentarsi nei miei pensieri. Così ho pensato di girarla anche a te.

Ti capita mai di voler pregare per qualcosa, per qualcuno o per te stessa e non trovare le parole? Cosa si fa in questi casi?

Pensa che ti ripensa, l’unica risposta che sono riuscito a darmi è che, dato che il Signore legge nei nostri cuori, allora Lui sente e ascolta anche le preghiere che, per chissà quale ragione, noi non riusciamo ad esprimere con le parole giuste.

Penso che sia così.

Spero che sia così.

Lo spero perché tante volte è così grande il peso che dobbiamo portare addosso che, non riuscire neppure a pregare o a trovare conforto nella preghiera, è un po’ triste. Almeno per me.

Scusa per lo sfogo e per il disturbo. In fondo neanche mi conosci.

Grazie per le bellissime cose che condividi nella tua pagina e Dio ti benedica per tutto quello che fai!!!

Caro Marco, mi chiedi se mi capita mai di avere la sensazione di non pregare nel modo gusto?

Certo!

Se mi venga mai il dubbio di parlare senza il giusto trasporto con Dio, fino a dubitare di essere ascoltata?

E certo!

Ma ti dirò di più. A te capita mai di distrarti, di annoiarti, di non aver voglia…?

Insomma Marco; siamo tutti nella stessa barca.

E’ la fatica del cammino spirituale dei figli della Luce, in lotta con la fragilità e con le nostre paranoie.

Ma non mi pento dei problemi che mi sono creato, perché mi hanno portato fin dove desideravo arrivare ha scritto Paulo Coelho.

Chiedersi “Ma sono ascoltato da Dio?” e poi cercare tenacemente una risposta significa non voler perdere di vista l’orizzonte del Cielo. Ed è lì che tutti noi vogliamo arrivare (coscienti o meno).

Ma a volte, per arrivarci, dobbiamo fermarci.

Riposarci.

Rientrare in noi e rimettere daccapo il film della nostra esistenza. Continua a leggere La santità è lasciarsi amare da Dio

Dio vuole che tu sia te stesso!

Cara Maria Cristina ha bisogno di fare una domanda. La mia anima inquieta cerca continuamente Dio. Eh sì, è vero che avere fede è un dono, ma forse io ancora non sono pronta a riceverlo perché, nonostante mi sforzi, rimango continuamente nel vuoto. Nonostante il mio desiderio e la mia ricerca continua, non ho basi solide a cui appoggiarmi. Non ho un’esperienza di catechesi né tantomeno di una vita di comunità che mi possa guidare o sostenere. Certo il sentimento di Fede è qualcosa di personale Ma sappiamo benissimo che poi un vero percorso di conversione prevede l’ausilio di altre figure e di una comunità parrocchiale da frequentare e con cui condividere le esperienze.

Ebbene, arrivo al dunque: ho provato nel tempo ad avvicinarmi alla mia comunità, in un piccolo paesino in ************* ma non ci riesco e ogni volta rimango scottata.

Sicuramente io ho molti pregiudizi nei loro confronti e sento che anche loro li hanno nei miei. In un piccolo paesino come il mio, i ragazzi sono sempre suddivisi tra quelli che frequentavano i bar e quelli che frequentavano la parrocchia Certo io non ero tra questi ultimi, nonostante nel privato e in solitudine io mia mi sia sempre rivolta a Dio.

Ora sono cresciuta. Non sono più la ragazza che frequenta il bar. Ho un marito e due figli e sento fortemente l’esigenza di vivere la mia fede più appieno e in modo più coinvolgente anche per poterlo trasmettere ai miei figli. Però così non ci riesco. Rimane un pensiero, un atto solitario che non riesco a condividere con gli altri. Nel frattempo invece i ragazzi che frequentavano la parrocchia sono cresciuti con lo stesso legame di tanti anni fa.

Rimangono quindi, ai miei occhi, delle persone che si frequentano da tanti anni e che hanno formato (sempre secondo me) un gruppo piuttosto ristretto. Chiuso. Ogni volta che cerco di affacciarmi a questa nuova realtà mi sento a disagio, non mi sento accolta. Nonostante i loro sorrisi, c’è sempre qualche battutina. Tra le altre cose purtroppo, conoscendoli anche nel privato, non ho una buona opinione di loro e del loro essere veramente cristiani al di fuori delle celebrazioni della domenica. Sono tutte persone arroccate alle loro sicurezze e che non si sono mai sporcate le mani. O perlomeno, mettiamola così, non che io sappia.

Io da anni faccio volontariato, sono stata sei mesi in un paese in via di sviluppo ad aiutare madri e bambini abbandonati, per una o.n.g. gestita da suore. Da anni presto volontariato e lavoro come OSS, con un’attitudine che mi contraddistingue. Sto sperimentando, in piccola parte, la gioia di poter partecipare ad una piccola comunità di Fede, tutti i sabati pomeriggio, quando celebriamo la messa nella nostra casa di riposo con la dolce perpetua del parroco.

Ecco, solo in quel momento sento di far parte di una comunità di Fede. Quando insieme prepariamo l’altare, quando mi preparo per le letture… Il parroco che viene a dir messa da noi è un giovane indiano a cui affido tutti i miei peccati. Ma il parroco di ruolo (se così si dice) del nostro paese, è quanto di più odioso possa esistere. Un uomo arrogante che non ti saluta mai per primo e che raramente risponde con un sorriso ad un saluto altrui. Un uomo che usa l’ironia come mezzo di comunicazione normale, che fa battute sarcastiche e non ha mai una parola di conforto (a meno che tu non faccia parte della sua ristretta cerchia di adepti, tutti lì a rallegrarsi in chiesa tra di loro).

Bene, forse avrà già capito qual è il mio problema ma cercherò di spiegarmi lo stesso.

Quale può essere il mio percorso di fede in una situazione del genere, senza nessun punto di riferimento se non questa piccola perpetua rinchiusa tra le mura di una casa di riposo? Oppure il mio caro pretino indiano che, gira voce in paese, se la faccia con diverse donne.

Ho bisogno di qualcuno Ho bisogno di un percorso, di una comunità. Ho bisogno che la mia fede esploda. Non so a chi rivolgermi e, nel frattempo, mi dispiaccio perché la mia frequenza alla messa non è assidua, perché non riesco a partecipare agli incontri che ritengo vacui e intrisi di paroloni ripetuti a pappagallo senza che ci sia una reale corrispondenza nella realtà.

Per me, povera peccatrice inquieta che tanto ho sbagliato nella vita, quale conforto posso trarre di fronte a queste persone nate e cresciute nella grazia di Dio, che sembra non abbiano mai messo un piede in fallo, che pare non abbiano mai un dubbio, che tanto cantano le lodi di un Dio che sento che mi sta chiamando ma a cui non riesco a rispondere, perché non so chi devo seguire?

Dove devo andare? E’ difficile leggere e interpretare la parola senza un sostegno. Per ora i miei maestri sono Don Paolo Curtaz e don Fabio Rosini che vorrei tanto seguire nei loro incontri. E questa pagina che ogni giorno mi dà piccole perle di gioia. Rita.

 

Carissima Rita, tu non immagini quante volte io abbia ascoltato sfoghi simili al tuo.

Il non sentirsi accettati proprio da quella comunità cristiana che, invece, dovrebbe dare il benvenuto a braccia aperte, è un muro ingiusto su cui non dovremmo mai sbattere.

Che sia vero quel che tu scrivi o che sia solo una tua percezione, restano comunque attuali le parole di Paolo VI: «L’uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, o se ascolta i maestri lo fa perché sono dei testimoni». E’ un passaggio famoso dell’Esortazione apostolica Evangelii nuntiandi (anche se, in realtà, è una citazione di un suo precedente discorso pontificio tenuto durante l’Udienza al Pontificio Consiglio per i laici del 2 ottobre 1974).

Un giorno un mio amico, spiegandomi il suo ateismo, mi disse questa frase (attribuita, sembra, a Woody Allen): Non ho niente contro Dio, è il suo fan club che mi spaventa”. Continua a leggere Dio vuole che tu sia te stesso!

Padre Pio, mi aiuti ad essere sempre più felice?

Padre Pio, tu che hai detto “Prega e spera; non agitarti. L’agitazione non giova a nulla. Iddio è misericordioso e ascolterà la tua preghiera, aiutami a star sempre serena e tranquilla! 

Padre Pio, tu che hai detto “Bisogna sempre tenere salde queste due virtù, la dolcezza col prossimo e la santa umiltà con Dio”, potresti aiutarmi in tutte e due le cose? 

Padre Pio, tu che hai detto “La preghiera è la migliore arma che abbiamo; è una chiave che apre il cuore di Dio. Devi parlare a Gesù anche col cuore, oltre che col labbro; anzi, in certi contingenti, devi parlargli soltanto col cuore”, dammi la certezza che Dio mi ascolta, anche se non pronuncio parole con la bocca! 

Padre Pio, tu che hai detto “Io non posso patire il criticare e il dir male dei fratelli. È vero, a volte, mi diverto a punzecchiarli, ma la mormorazione mi mette nausea. Abbiamo tanti difetti da criticare in noi, perché perdersi contro i fratelli? E noi, mancando alla carità, si intacca la radice dell’albero della vita, col pericolo di farlo seccare”, fammi assaporare la serenità di chi non ha bisogno di criticare gli altri, per sentirsi grande

Padre Pio, tu che hai detto “Perché il male nel mondo? Sta bene a sentire… C’è una mamma che sta ricamando. Il suo figliuolo, seduto su uno sgabelletto basso, vede il lavoro di lei; ma alla rovescia. Vede i nodi del ricamo, i fili confusi… E dice: “Mamma si può sapere che fai? È così poco chiaro il tuo lavoro?”! Allora la mamma abbassa il telaio, e mostra la parte buona del lavoro. Ogni colore è al suo posto e la varietà dei fili si compone nell’armonia del disegno. Ecco, noi vediamo il rovescio del ricamo. Siamo seduti sullo sgabello basso”, chiedi a Dio se può farmi essere libero dalle preoccupazioni angoscianti di chi teme il futuro. Perché anche la mia vita sarà un gran bel ricamo!  

Insomma padre Pio, oggi è la tua festa. Per regalo te ne chiedo uno io a te. Tanto lo so che in paradiso ci si diverte di più a dare che a ricevere. Puoi davvero ascoltare queste mie cinque richieste e portarmi il più vicino possibile al cuore di Dio? 

Grazie e buona festa a te! Sono davvero felice che tu sia felice! Aiuta anche noi ad esserlo sempre di più. So’ che anche Dio sarà contento, perché per questo ci ha creati! 😀 

23 settembre 2019 M.C.

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ALZAMI SIGNORE! 

Alzami tu Signore questa mattina, che a volte è proprio difficile farlo.
Caccia via i pensieri che mi fanno sentire “sbagliata”.
Sbaglierò pure, ma non voglio sentirmi “sbagliata”.
Ho bisogno di volermi bene Signore.

Allontana da me i venti dell’insicurezza e della paura. Fammi approdare tra le tue braccia e cullami un po’ come fa il mare.
Non ti chiedo di appianare tutta la strada che ancora devo fare, ma ti imploro di darmi la mano. Ne ho bisogno Signore.

Illumina tanto tutto il bene e il bello che c’è intorno a me, facendomi sentire privilegiata ed amata. Solo se mi amerai tanto, io guarirò dalle mie angosce.
Ho tanto bisogno di sentirmi amata da Te Signore!

Non permettere che la mia anima venga ferita dalla mia esagerata sensibilità. Il mio mondo interiore è complicato e facilmente viene inghiottito dal buio. Tienimi Tu a galla e fammi ammirare la Luce che mi avvolge in ogni attimo.
Ho bisogno di sapere che ci sei Signore.

Amami.
Fa che io mi ami.
Portami ad amare tutto e tutti.

Alba del 31 agosto 2019, M.C.

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Dio dispone di pochi di noi a cui sussurrare nell’orecchio. (Robert Browning)

Ciao Cri, è‘ bellissimo quello che ti è successo, ed è ancora più bello perché lo hai riconosciuto, ti sei accorta che la Provvidenza stava operando e sei stata docile strumento; consapevole che quello era il meglio per te!

Ma come si fa questa magia? Come si fa a smettere di vedere la propria vita come un’insieme di strade sbagliate, interrotte, riprese, tentativi, poi ancora tentativi etc. Quando è che lo scarabocchio si trasforma in opera d’arte?

Dio ti benedica

Katia

 

Carissima Katia, io la vedo un po’ così. Hai presente quando stai pitturando un grande affresco? Mentre lo fai, mentre sei a pochi centimetri dall’intonaco fresco che stai dipingendo, non vedi molto bene ciò che sarà alla fine.

Lo immagini perché già ce l’hai un po’ in mente, ma ancora non ti rendi perfettamente conto dell’effetto che quella pennellata darà all’intera opera. Per questo, ogni tanto, è necessario allontanarsi ed osservare da lontano l’opera d’arte che sta emergendo.

Oppure hai presente quando abbiamo un pezzettino di terra a disposizione per farci giardinaggio? Iniziamo a piantarci fiori e piante per farlo venire bello come noi già lo immaginiamo. Però è necessario far passare del tempo per vedere realmente l’effetto finale.

Ecco…

Quando viviamo, passiamo tanto tempo (per forza di cose) con il pennello in mano a pochi centimetri dall’opera. Come possiamo, quindi, vedere con chiarezza l’effetto finale?

Viviamo concentrati nel mettere in terra la piccola piantina: ma come possiamo sapere, con certezza, quanti fiori darà alla fine?

Ci vuole lontananza e tempo per vedere meglio il senso degli eventi.

Anche quel mio racconto, io l’ho scritto a distanza di anni. Lì per lì non mi ero resa tanto conto dell’affresco che stava venendone fuori e dei fiori che sarebbero spuntati dalle mie scelte.

E fin qui ci siamo.

 

Eppure, ogni tanto, pur col pennello in mano, “sentiamo” chiaramente che certe coincidenze non sono solo il frutto del caso. Non è che ne abbiamo la certezza assoluta, ma “sentiamo” che Dio non lascia vacillare il nostro piede e non si addormenta, ci custodisce come ombra, ci copre e sta alla nostra destra, vegliando su di noi sempre” (cfr. Salmo 120).

Quando sentiamo, è come se avessimo in mano sia la piantina piccola che la pianta sotto cui riposeremo. E’ come vivere presente e futuro, dandoci il permesso di non sentirci soli e abbandonati dalla vita. Continua a leggere Dio dispone di pochi di noi a cui sussurrare nell’orecchio. (Robert Browning)

Voglia di ricominciare

“Mi chiamo Sara ed ho ventinove anni. La mia vita è stata un calvario a causa delle innumerevoli sofferenze fisiche e psichiche che ho subito sin da piccola da parte della mia famiglia di origine. Sin da molto piccola sono stata costretta a crescere sola e a fare da genitore ai miei. Come conseguenza di tutto ciò mi sono ammalata di una grave forma di panico, ansia, angoscia, depressione, non ho voluto vedere più nessuno. Circa dieci anni fa ho assunto dei farmaci ed ho iniziato finalmente a vivere (pur con tutti i problemi).

Purtroppo le conseguenze ci sono su di me, specie nei rapporti sociali. Infatti non ho mai avuto un ragazzo, ma cerco di andare avanti. Scusa per lo sfogo, ma chissà se hai qualche parola di speranza anche per me. Grazie, con affetto. Sara.

 

Cara Sara, quant’è doloroso sentirsi feriti fin da piccoli? Tanto.

E quant’è difficile ammetterlo con sé stessi? Ugualmente tanto.

E’ talmente difficile che la maggior parte delle creature umane, invece di ammetterlo, si fissano (spesso inconsciamente) in un ingiusto Io non merito di essere amato.

E da quel momento in poi la vita diventa come una corsa ad ostacoli per avere la dose quotidiana di amore, atta a nutrire la propria anima perennemente affamata.

Ovviamente la dose non è mai abbastanza, perché si è sempre in crisi di astinenza.

O meglio: appena si riceve una dose di affetto o stima da parte di qualcuno, lì per lì ci si sente appagati e sereni.

Persino felici.

Ma poi ricomincia la corsa.

Una corsa affannata fatta sul tapis roulant della quotidianità: tanto affanno e pochi passi in avanti.

Ed ecco allora l’ansia, il panico, l’angoscia, la depressione, la chiusura… ed infine la solitudine.

Ci si sente soli anche in mezzo alla gente.

Allora ci si mette delle maschere per cercare di diventare più amabili o per nascondere il proprio dolore interiore.

E’ una vita emotiva estremamente faticosa. Continua a leggere Voglia di ricominciare

“STAMMI VICINO”. “NON TI LASCIO” “MI VUOI BENE ANCORA?” “DI PIU’”

Quando entra in sala insegnanti o in classe non passa inosservata: è troppo simpatica ed allegra per non farsi notare.

Sportiva, spontanea ed amica mia.

Da tanti anni ci conosciamo ed il tempo ci ha piacevolmente legate. All’inizio abbiamo cominciato con il condividere i viaggi d’istruzione ed i progetti scolastici. Poi, pian piano, abbiamo condiviso anche i retroscena delle nostre vite, comprese confidenze intime e lacrime.

Anche quando la scuola ci ha divise, mandandoci in luoghi diversi, la nostra amicizia è rimasta.

Vera e spontanea come è sempre stata.

Quando insegnavamo nella stessa scuola, io l’ammiravo tanto per come riusciva a non farsi fagocitare dalla sua terribile vita privata, dando sempre un’immagine di spensieratezza ed alta professionalità.

Eppure…

Eppure, come tanti di noi, anche lei aveva la sua battaglia personale sconosciuta ai più.

Ancora ricordo le sue lacrime quando mi raccontava di aver trovato polizia ed ambulanza vicino casa sua perché …

Non vado nei particolari ma scrivo solo una parola: tossicodipendenza.

Un figlio bravissimo ed un figlio difficilissimo.

Lo scrivo questo particolare, perchè voglio proteggerla dai giudizi faciloni di chi, baciato dalla fortuna, crede che il proprio bravo figlio sia merito esclusivo della sua bravura educativa.

La crescita di un figlio dipende da così tanti fattori …

Quando si toccano questi tasti, è sempre troppo facile giudicare e sentenziare.

Un po’ di giorni fa la chiamo e lei mi dice: “Cri, ho scritto una lettera a Carolina. Anche lei ha avuto un figlio tossicodipendente e mi può capire. E sai una cosa? …” Continua a leggere “STAMMI VICINO”. “NON TI LASCIO” “MI VUOI BENE ANCORA?” “DI PIU’”

Il treno che passa una sola volta nella vita, non smette mai di passare!

Ciao Maria Cristina, ieri sono stata al compleanno di un’amica conosciuta all’università dove c’erano altre ex colleghe e ora amiche; facendo i conti ci siamo resi conto che ci conosciamo già da 10 anni. In quell’istante, come se mi fossi svegliata da un sonno, come se avessi preso ulteriore consapevolezza di quello che ti avrei voluto scrivere tempo fa, mi sono detta “Dieci anni? Come ho fatto a far volare via dieci anni della vita senza rendermene conto? In dieci anni alcune mie amiche si sono laureate, specializzate, trovato un lavoro, sposate e ora aspettano un figlio… io invece sono ancora bloccata in una triennale con le ultime due materie da dare”.

Trovo conforto nella consapevolezza che in questo dieci anni, proprio per questo mio perdermi, ho trovato la perla preziosa: ho incontrato Gesù, che in tutto questo mi dà tanta forza e speranza. Anzi, è grazie a Lui se, poco alla volta, ho fatto dei passetti senza gettare la spugna. Ma la tentazione di voltarsi indietro e pensare al tempo come fosse stato sprecato, è sempre dietro l’angolo…

Piangere guardando il terreno come fosse incolto per i frutti assenti e che avrei potuto raccogliere oggi…

Sentirsi un’aliena rispetto ai propri coetanei, con la conseguenza di non riuscire a stare a proprio agio tra la gente…

Secondo te, cara Maria Cristina, a trent’anni, si è ancora in tempo per scrivere la propria storia? Può una rosa sbocciare dopo che la sua primavera è passata?

Grazie per la tua pazienza e disponibilità. 

Un abbraccio

Stefania

 

Mi chiedi se sei ancora in tempo???

Oh Signore!” avrebbe detto la simpatica vecchietta che mi faceva sempre ridere con le sue perle di saggezza.

Ma certo che sei ancora in tempo!

Il tempo è un regalo che non si finisce mai di scartare. E’ un passo che ne porta sempre un altro.

Ogni suo gradino è utile: ci “insegna” un sacco di cose, sfruttando sia i “rallentamenti” che gli  entusiasmi appena nati.

Chi l’ha detto, infatti, che il treno passa solo una volta e che bisogna vivere con il timore di perderlo?

Forza e coraggio: pensiamo al nostro bene senza darci termini ultimi. Continua a leggere Il treno che passa una sola volta nella vita, non smette mai di passare!

“Mamma diceva sempre che i miracoli accadono tutti i giorni” (Forrest Gump)

Questa è la storia di due Fulton. Pronti a conoscerle e ad entrare nei collegamenti misteriosi tra una vita ed un’altra?

Ed allora iniziamo ad addentrarci nell’avventura delle coincidenze straordinarie.

Un Fulton è nato nel maggio del 1895 a El Paso e l’altro è nato nel settembre del 2010 a Peoria nell’Illinois, diocesi in cui nel lontano 1919 veniva ordinato presbitero il primo Fulton della nostra storia.

Ma partiamo proprio da lui: Fulton John Sheen. Arcivescovo cattolico, scrittore statunitense ed uno dei primi e più celebri telepredicatori cattolici (prima via radio e successivamente per televisione)

E’ stato il più grande di quattro fratelli ed i suoi genitori, Newton e Delia Sheen, erano di origine irlandese.

Ordinato sacerdote nella diocesi di Peoria nel 1919, intelligente, arguto, ironico, divenne rapidamente un famoso teologo “vincendo” anche il Premio internazionale Cardinale Mercier per la filosofia nel 1923.

L’elenco dei suoi incarichi è lungo. Insegnante di teologia e filosofia all’Università Cattolica d’America, vescovo ausiliare di New York dal 1951, vescovo di Rochester dal 1966 e arcivescovo titolare di Newport nel 1969. Ma la sua attività più affascinante, ai miei occhi, è la sua grandissima comunicativa nel parlare di Dio a tutti.

Per vent’anni (dal 1930 al 1950) Sheen tenne un programma radiofonico serale chiamatoThe Catholic Hour. Poi passò alla televisione con una serie di programmi di grandissimo successo.

Seguitissimo, seminava fede e speranza con grande bravura e passione! E Dio solo sa quanto ci sia sempre bisogno di questa semina nel nostro complicato mondo!

Presentò Life is worth living ed infine il The Fulton Sheen Show (giusto per ribadire la sua bravura di comunicatore, diciamo che vinse due volte un Emmy Award per la personalità televisiva più eccezionale e venne menzionato sulla copertina del Time).

Che dire? Avrei voluto esserci in quegli anni (tra il 1951 ed il 1968) per ascoltarlo. Anche altri l’hanno pensata questa cosa, per cui dal 2009 i suoi spettacoli sono stati ritrasmessi in tivù.

Ma la cosa che più mi ha affascinato di Fulton è la sua ironia! In quel periodo nelle sue trasmissioni non vi erano né copioni da seguire e né suggeritori dietro le telecamere: c’erano solo le sue parole piene di ironia e Grazia di Dio. Quando hai da raccontare la Buona Notizia, non occorrono scenografie o trucchi. Continua a leggere “Mamma diceva sempre che i miracoli accadono tutti i giorni” (Forrest Gump)