Da grande voglio essere proprio come me

autostima “Ragazzi, che sia chiaro: tutta la nostra vita non è altro che la gioia e la fatica di liberare la luce che è sepolta dentro di noi…

Il nostro obiettivo è dare alla luce noi stessi…

Lo facciamo anche quando non ce ne accorgiamo…

Siamo perennemente alla ricerca del bello insinuato tra le nostre pieghe.

E se non lo troviamo, lo fingiamo! Troviamo illusorie scappatoie piene di apparenza, pur di simulare effetti speciali sul palcoscenico della vita. Denis Waitley ha detto “La lunghezza della limousine è inversamente proporzionale all’autostima della persona che la guida”. Quant’è vero!

Ma il gioco dell’apparenza, dopo un po’, è stressante, perché nel profondo noi rimaniamo esseri bisognosi di verità.

Vogliamo sapere se è vero che noi valiamo. Se vale la pena voler bene a noi stessi…”

autostima-5È una lezione complessa quella sull’autostima.

Si deve entrare negli angoli bui delle nostre paure e dare a tutte un nome. Portarle a galla ed affrontarle.

Paure di tutto il mondo, unitevi ed uscite allo scoperto.

Non vi temo!

20161109_073705È una lezione strana quella di oggi: davanti a me ho dei ragazzi del secondo anno e, alla mia sinistra, quattro ex studentesse.

Sono venute a trovarmi per poter prendere il libro In te mi rifugio ed hanno deciso di rimanere a lezione.  

Entro pochi giorni partiranno per Parigi e all’aeroporto Charles De Gaulle vogliono arrivarci con un libro che contenga una parte della loro vita.

tumblr_n5zw5zrpdO1tpe2ozo1_1280Ma mentre parlo dell’autostima, gli occhi di una delle quattro ragazze diventano così lucidi, che è impossibile non notare il travaglio interiore che quelle lacrime, a malapena trattenute, raccontano.

Io faccio finta di niente e continuo. Non voglio certo metterla in imbarazzo davanti a tutti, chiedendole qualcosa.

Immagine1Ma so che c’entra l’argomento della lezione: volersi bene.

Amarsi, dando chances di fiducia a sé stessi.

Chances, possibilità, occasioni, opportunità Continua a leggere Da grande voglio essere proprio come me

Come spiegare la croce ai bambini (e non solo)

78471-573x800-214x300 “Ieri pomeriggio giocavo con una bimba quando, improvvisamente, con la sua semplicità disarmante, mi ha detto: “Lo chiedo a te…. perché Gesù è morto per noi?”

A me?

Sono rimasta un attimo a bocca aperta, per cercare le parole giuste per una bambina. Ho provato a dirle che Gesù è morto per amore e perché attraverso la sua morte e la sua resurrezione noi potessimo non aver più paura di morire.

croce-16-300x278“Sì…” ha continuato la bimba non troppo convinta “ma perché è morto in croce così!”

L’ho guardata e deve aver capito qualcosa nel mio sguardo, perché senza neanche darmi il tempo ha aggiunto: “Facciamo una cosa, me lo spieghi un’altra volta…”

“Ci sto pensando da ieri…”

 

 

Cara Federica, questa bimba è andata proprio al succo del problema, eh… non ti ha fatto sconti.

le-domande-dei-bambiniPerché proprio la croce? 

Perché morire così? 

Perché non morire di vecchiaia… oppure di una varicella fulminante… o anche da eroe leggendario. Ci sarebbero state tante altre di possibilità.

Per intuire qualche risposta per la bambina, può esserci di aiuto rileggere le ultime ore di vita di Gesù, concentrandoci su ogni parola ed ascoltando ogni minuto.

Tutto ciò che disse poco prima che il mondo gli saltasse addosso, infatti, rivela una lotta incombente che lui stava per affrontare. 

Era come se fosse giunto alla battaglia finale.

draghi1La vittoria era dietro l’angolo e richiedeva l’ultimo micidiale sforzo.

Come in una fiaba reale, l’umanità stava per assistere alla vittoria definitiva del bene, imparando per sempre che i draghi si possono sconfiggere (G. Chesterton)

Nelle sue ultime ore di vita, c’era una posta in gioco altissima: la vita eterna aperta a tutte le creature umane!

gesu-arrestatoSatana stava combattendo il tutto per tutto, coinvolgendo in questo conflitto tutti gli umani disposti a diventare suoi complici. Gesù non ha lasciato dubbi su questo

Come se fossi un ladro siete venuti con spade e bastoni. Ogni giorno ero con voi nel tempio e non avete mai messo le mani su di me; ma questa è l’ora vostra, è l’impero delle tenebre (Lc 22, 52-53)

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Il potere delle tenebre era deciso a vincere quello della Luce e, come un drago impazzito, scaraventava schegge di odio a destra e a manca. Continua a leggere Come spiegare la croce ai bambini (e non solo)

Un monastero benedettino, padre Sorge ed il cuore misericordioso di Dio

RV3520_ArticoloLa prima volta che vi entrai ero incinta del mio primo figlio e non capivo come mai, quella mia giovane cognata, sveglia e dal carattere indipendente, avesse lasciato un bel lavoro ed un promettente futuro, per rinchiudersi lì dentro come monaca di clausura.

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Poi, con il passare degli anni, mi si è aperto un mondo e proprio lì, in quel monastero benedettino di Citerna, ho incontrato tante bellissime persone che hanno lasciato semi dentro di me.

sorgeCe n’è una, in particolare, che mi ha regalato preziosi granellini di senapa: padre Bartolomeo Sorge.

Qualche pranzo fatto insieme in questo monastero dove lui frequentemente si ferma per lasciarsi abbracciare dal silenzio di Dio;…

Qualche consiglio spirituale regalatomi nelle rare chiacchierate pomeridiane…

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Un’email preziosa in cui mi porgeva una candela accesa per annullare il buio totale che avevo dentro… e pian piano, senza farci caso, oltre ai granelli mi ha dato pure l’acqua per poter far crescere la mia fiducia in Dio.

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Venerdì 19 agosto quindi, l’incontro che padre Bartolomeo Sorge ha tenuto a Citerna, nella chiesa della comunità monastica “Spirito Santo” che da anni lo ospita (http://www.osbciterna.com/) è stato più un bell’appuntamento tra amici che non un convegno “dogmatico”.

L’argomento?

98a43_44L’Esortazione Apostolica AMORIS LAETITIA di Papa Francesco.

Voglio condividere con voi alcune frasi che mi sono rimaste impresse.

Alcuni minuti preziosi che mi sono entrati dentro.

Non farò una sintesi dell’incontro, perché non ci riuscirei.

Un’ora e mezza di splendida chiacchierata, con la banalità rimasta costantemente fuori la porta, non può essere riassunta in poche battute.

Farò come si fa con gli amici, quando ci si racconta un pezzettino di vita personale e si dice: Ma lo sai che sono andata a sentire padre Sorge? Ad un certo punto ha detto…”

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Ecco…farò così: una condivisione informale di alcune sue frasi.

Buona lettura. Continua a leggere Un monastero benedettino, padre Sorge ed il cuore misericordioso di Dio

Fiorisci dove Dio ti ha seminato

preghier“Certe volte mi fermo a riflettere e non riesco a  capire perché Dio ha scelto questa strada per me. Perché tanta differenza e tanto dolore… dalla perdita prematura ed improvvisa di mia madre 10 anni (che era tutto per me) all’essermi trasferita dall’altra parte dell’Italia lasciando la mia famiglia… fino al non riuscire ad avere un figlio dopo sei anni di tentativi…Lo so, ho un lavoro, una casa ed un marito che mi adora, e di questo Lo ringrazio infinitamente. Ma poi c’è la solitudine di una vita sterile che mi fa sprofondare in una immensa malinconia. Forse, anzi di sicuro, la mia fede non è abbastanza forte… forse dovrei pregare di più, ma non riesco ad ascoltarLo. Non riesco a capire quali siano i Suoi progetti per me. Forse pretendo troppo, sono presuntuosa, vorrei capire, e non è un bene. Scusami se mi sfogo con te, non voglio angosciarti con i miei pensieri, ma il tuo blog è spuntato così all’improvviso nella mia vita, come un raggio di sole, e ti ringrazio per questo …”

Cara Cecilia, mi sembra che tutta la tua lettera sia sotto l’influenza della tua prima riga: mi fermo a riflettere e non riesco a capire perché Dio…

percheÈ un esercizio sfinente questo, che facciamo in tanti e per tante volte: voler capire cause, senso e conseguenze di ciò che ci capita.

Comprendere il motivo del tutto.

Vedere l’intero puzzle come fosse già finito.

Collegare tutti i puntini della nostra vita, come nel famoso giochino della Settimana Enigmistica, per vedere già l’immagine che ne scaturirà.

Capireperché Dio…”

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In genere, poi, quando usiamo questa lente d’ingrandimento “mangia serenità che scandaglia ogni minuto della nostra vita, lo facciamo perché siamo oppressi dalla tristezza.

 

 

gioia-e-tristezza-in-inside-out-02Di fronte ad una bella amicizia, non ci chiediamo mai perché?”. Ne godiamo i benefici effetti e basta. Se l’amico muore, subito ci chiediamo “Perché?”.

Quando guardiamo un tramonto, mai ci domandiamo: Perché?”. Se viene un terremoto, gridiamo Perché?”

Quando ci alziamo la mattina per andare al lavoro, non ci chiediamo Perché?”. Ma se lo perdiamo, ci angosciamo disperati con un Perché?

E così via…

zen / spa stones with flowersIl problema è che è faticoso vivere bene.

Il famoso “bene-essere” che tutti cerchiamo con un lanternino sempre acceso, non è qualcosa che si trova sotto un cavolo.

Non è fortuna e non è solo impegno personale. Non nasce dall’allineamento perfetto dei pianeti o dal momento perfetto della vita.

Dove germoglia allora il benessere, la serenità, la pace interiore?

Dove e come si trova laperfetta letizia”?

Senza scrivere illusioni, proveremo ad essere concreti.

Concreti come la vita e realisti come Dio.  Continua a leggere Fiorisci dove Dio ti ha seminato

Guarire le ferite interiori è un piacere immenso!

PreghieraAbbiamoBisogno

“Ciao Cristina,

potresti scrivere qualcosa sulla preghiera di guarigione e liberazione?

Non ne so nulla”. 

fa08fff00017b1176acce5107dc72271Cara Alisa, nel 1992 Roberto Gervaso sottotitolò un suo libro così: “L’uomo è nato per soffrire e ci riesce benissimo”. Siamo, cioè, dei perfezionisti del dolore.  Benjamin Disraeli ha rincarato la dose, affermando: Il dolore è l’agonia di un istante, l’indulgere nel dolore è l’errore di una vita”.

Da quando nasciamo fino all’ultimo respiro di vita, lottiamo per guarire e tagliare-cipolle-senza-piangereliberarci dal dolore ma, contemporaneamente, lo provochiamo, ci attardiamo al suo interno e, frequentemente, gli costruiamo pure un monumento.  
Honoré de Balzac diceva: “Non sai che ognuno ha la pretesa di soffrire molto più degli altri?” (A questo proposito vai a sentirti la meravigliosa catechesi di don Fabio Rosini sulla GIOIA https://www.youtube.com/watch?v=767z61mcEkw )

 

E’ però indubbio che abbiamo tante ferite e che ci arrabattiamo come possiamo, per esserne liberati.

igd_cea5014024038108cf2461fb80858060-1024x560La psicoanalisi ne ha fotografate principalmente cinque. Sono immagini dove si vedono creature rifiutate, abbandonate, umiliate, tradite o trattate ingiustamente. Ad ogni ferita corrisponde un nostro maldestro tentativo “faidate”, per riuscire a star meglio.

Spesso sono tentativi che testiamo fin dall’infanzia (poiché spesso tanti dolori dell’anima partono da lì) mentre altre volte, sono manovre con cui ci arrabattiamo, man mano che cresciamo.

Praticamente, senza neanche accorgercene, siamo continuamente impegnati a guarirci e liberarci. Continua a leggere Guarire le ferite interiori è un piacere immenso!

Tutti i cuori irrequieti del mondo, cercano la strada di casa


6“Oggi nella pagina facebook “In te mi rifugio” state parlando di ferite. Io sono anni che cerco di guarire le mie ferite. Ho cominciato da sola, prendendone consapevolezza, poi ho capito che avevo bisogno di un MEDICO speciale. Ho pregato e prego ancora. A volte riesco a dimenticare, ma è sicuro che non sono ancora guarita dalle mie ferite. Ogni tanto e in modo impresto e subdolo, affiorano i dolori sopiti. Oggi è un giorno di quelli, mi sento sola, non mi fido di nessuno, non amo la vita e non amo neanche tutto quello che mi ha dato. E’ un peccato gravissimo quello che ho appena descritto, ma oggi è così. Ho fede, ma credo non basti in questi momenti. So che forse domani sarà migliore e diverso, ma per oggi è così. Grazie per aver raccolto il mio sfogo, non mi resta che lasciare una traccia scritta di tutti i miei tormenti. Emanuela”

Carissima Emanuela, non so se ti è mai capitato di vedere le prime sequenze del famoso film Patch Adams. patch-adams-4Tutto è molto triste e grigio. Il cielo, l’asfalto, gli occhi del protagonista e la musica di sottofondo. Sembra che la depressione di Patch ti entri nelle ossa.

Il film inizia con lui che sta accettando malinconicamente una sua scelta obbligata: ricoverarsi in un ospedale psichiatrico, per non morire di suicidio. E’ deciso ad entrare dentro quella sua angoscia quotidiana e vincerla. Non ne può più.

pensareIn questa scena tristissima, pensa una frase.

Una meraviglia di riflessione.

Un guizzo di lucida verità che buca lo schermo confuso della sua (nostra) tristezza.

 

 

Country-house-with-flowers-wide-iPer tutti la vita è come un ritorno a casa: commessi viaggiatori, segretari, minatori, agricoltori, mangiatori di spade, per tutti… tutti i cuori irrequieti del mondo cercano tutti la strada di casa. È difficile descrivere cosa provassi allora… immaginatevi di camminare in un turbine di neve senza neppure accorgervi di camminare in tondo: la pesantezza delle gambe nei cumuli, le vostre grida che scompaiono nel vento con la sensazione di essere piccoli… e immensamente lontani da casa. Casa, il dizionario la definisce sia come un luogo di origine sia come uno scopo o una destinazione… e la bufera, la bufera era tutta nella mia mente…

StressQuando abbiamo la bufera nella mente, ci sentiamo enormemente lontani da casa e ci scagliamo addosso tutti i cilici di questo mondo.

Schiacciati dall’amarezza, doloranti e deboli, ci sentiamo falliti, soli ed incapaci di reagire come dovremmo.

E come se non fosse già sufficiente tutta questa mole di sofferenza, vi aggiungiamo anche un altro enorme dolore: sentirci abbandonati da Dio perché traditori della vita.

Lo sguardo severo che abbiamo su di noi lo proiettiamo anche su Dio, aggiungendo dolore a dolore. Continua a leggere Tutti i cuori irrequieti del mondo, cercano la strada di casa

Non ti nascondo le mie ferite, tu sei il medico, io sono il malato

6“Il problema è che io non riesco più ad amare…né me stessa, né la vita”.

E’ Cecilia che scrive così, nella mia pagina facebook “In te mi rifugio”.

In Cecilia vedo tutti quanti noi quando, feriti dalle frecce avvelenate della vita, ci convinciamo che oramai abbiamo troppe tossine in circolazione per riuscire a fare qualcosa di buono.

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Tristi ed avviliti, invece di cercare soluzioni, chiudiamo gli occhi. Non vogliamo né guardare, né essere guardati. Indossiamo maschere e ci perfezioniamo in strategie per non vedere, non sentire e non conoscere le ferite che ci portiamo addosso.

 

hqdefaultSono essenzialmente cinque, le ferite che ci impediscono di essere ciò che realmente siamo ed hanno cinque nomi ben precisi: “rifiuto”, “abbandono”, “ingiustizia”, “umiliazione” etradimento”.

Cinque ferite che ci creano traumi, angosce, sofferenza, anoressia, shock, crisi di ansia, depressione, bulimia, paura…

 

immersioneLe strategie di cui parlavamo sopra, ci fanno illudere che, se fuggiamo, riusciremo a salvarci dall’assalto di queste emozioni così brutte.

Invece la parola d’ordine dovrebbe essere: Mai fuggire; passarci attraverso”.

Evitare, dimenticare o reprimere, non serve a nulla, anzi: le piaghe diventano ogni giorno più profonde.

healing-heart-300x227Allora, guardiamole senza timore queste nostre ferite. Illuminiamole con la luce della consapevolezza e medichiamole con l’unguento di Dio.

La consapevolezza serve ad aprirci agli aiuti che suonano al nostro campanello (che sia una psicologa o la migliore amica, un libro profondo o una guida spirituale…) Continua a leggere Non ti nascondo le mie ferite, tu sei il medico, io sono il malato

“Sopportare pazientemente le persone moleste”

6b25e6c218960078c5e337b101cfb3b7Senti Cri, ma tu cosa pensi del fatto di dover sopportare pazientemente le persone moleste?”

Oramai saranno passati un paio di mesi da quando, una mattina, accendendo il cellulare, ho letto questo messaggio su WhatsApp.

Un paio di mesi in cui ho tatticamente rimandato una risposta, per me difficile da dare. Il fatto è che io faccio una gran fatica a sopportare i molesti.

Rimango sempre ammirata quando vedo qualcuno che, di fronte a persone irritanti ed antipatiche, reagiscono con la santa pazienza (e qui il termine “santa” ci sta davvero bene). Anzi: più che ammirata, ne rimango affascinata.

HeaderBlogGrandeIl motivo è che percepisco che intorno alla pazienza c’è un grande potere: quello di far germogliare anche le pietre (a condizione di saper aspettare, ovviamente).

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Con il tempo e la pazienza, ogni foglia di gelso diventa seta diceva Confucio.

 

 

Pazientare, attendere, aspettare…azioni misteriose in una società fondata sui sughi pronti, sulle ricette di torte veloci e sulle cene surgelate.

http://www.dreamstime.com/royalty-free-stock-photo-computer-rage-man-loosing-his-temper-fit-smashing-his-his-fists-image54124995“Sopportare pazientemente le persone moleste; sorprendentemente attuale questa sesta opera di misericordia spirituale.

Oggi, infatti, ci si è messa anche la rete a complicare i nostri già difficili tentativi di sopportazione.

Pure in internet bisogna sopportare presenze inopportune, fastidiose, addirittura insopportabili.

Non bastavano i parenti, i vicini di casa, i colleghi di lavoro…

Anni fa una pubblicità ci consigliava un Cynar per combattere il logorio della vita moderna. Oggi ce ne vorrebbe una damigiana al giorno, con il nostro stile di vita.

Eppure due pensieri su quest’argomento, mi frullano in testa.

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Il primo è un dubbio: può succedere che non sia l’altro ad essere un molesto, ma che piuttosto siano gli ospiti inquieti dentro di me a farmelo sentire tale?

 

 

 

 

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Il secondo è un’intuizione: ho la netta sensazione che la pazienza sia molto svalutata perché frequentemente scambiata per rassegnazione o per adattamento al dolore. Continua a leggere “Sopportare pazientemente le persone moleste”

Se aiuti qualcuno, verrai aiutato: è una legge matematica.

image  Lalalalalalla…lalalalalalla Non so se avete capito, ma questo è l’alert di  WhatsApp. Meglio di così non riesco a riprodurne il suono.

Ogni venerdì dalle 14.30 in poi, questa musichetta mi tiene compagnia: lalalalalalla!

 

20151106_141818E’ il segnale dell’arrivo dei messaggi di un gruppo di miei studenti.

Sono ragazzi che vanno dal primo al quinto anno. Alunni alti e bassi, bianchi e di colore, maschi e femmine, italiani e stranieri, timidi ed estroversi…con un solo punto in comune: hanno scelto di passare un giorno a settimana con i “ragazzi” del C’era l’acca e in quel pomeriggio mi inviano in diretta foto e filmini per condividere con me ciò che stanno facendo là.

logo_ceralaccaC’era L’acca: ma che è?

Anche io me lo  sono domandato quando, circa due anni fa, Francesca mi disse: “Facciamo insieme un bel progetto con i tuoi studenti? Io ora lavoro al C’era l’acca”.

Un pomeriggio di luglio andai 056fd1bd57_3017287_meda trovarla e capii subito che cosa meravigliosa fosse.

Prendete una Comunità Socio Educativa Riabilitativa e delle persone maggiorenni con disabilità; aggiungete delle famiglie con delle difficoltà a rispondere ai bisogni speciali di questi loro familiari e condite il tutto con un personale preparatissimo che cerca, attraverso una soluzione residenziale, di alleviare le difficoltà che si incontrano in queste situazioni…fatto?

Ecco: questo è il C’era l’acca.

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Così a settembre dissi con apparente nonchalance ai miei studenti: “Ragazzi, quest’anno non possiamo parlare del concetto di misericordia solo con gli strumenti mentali. Dobbiamo collegare mente e braccia. Dobbiamo pensare a “fare”. Dobbiamo creare una sinfonia, un collegamento…idea!!! Vi propongo di fare una cosa fantastica: andare a conoscere i ragazzi del C’era L’acca e facciamo qualcosa con loro!”

E come fosse  stata una fortunata casualità, tirai fuori dal mio cilindro magico una serie di foto del centro educativo, scattate a luglio.

Buttai i miei studenti dentro il C’era L’Acca, proiettando tutto sulla LIM dell’aula. Le camere colorate, i pesciolini di Adriano, i braccialetti fatti a mano da Lisa, l’orto sociale di Davide, il programma mensile di “piscinabocciecorsidiballoedicucinaealtroancora”, i biliardini, la palestra, le foto-ricordo appese dappertutto… Continua a leggere Se aiuti qualcuno, verrai aiutato: è una legge matematica.

E il “colle dell’inferno” divenne il “colle del paradiso”

5664456-Scrittrice-di-lavoro-sul-computer-Archivio-FotograficoNel blog sono indietro, indietrissimo. Lettere ricevute, episodi scolastici stimolanti, eventi che mi rincorrono nelle giornate…tutto è accantonato in una cartella del pc intitolata:Per il blog; da non dimenticare”.

Scrivo questo per comunicare ufficialmente che se i post ultimamente si sono diradati, un motivo c’è.

Un bel motivo.

Sto ultimando un libro su san Francesco!

Anzi, no; in realtà sto scrivendo una guida turistica per i luoghi francescani.

No, nemmeno questo è esatto. Abbiate pazienza, ora tento di spiegarmi meglio.

ospedale san Paolo ValloriaTutto ha inizio più di vent’anni fa. Mio marito era in convalescenza per un intervento determinato da un’emorragia cerebrale; causa aneurisma.

Poche settimane prima, il 12 maggio 1994, un improvviso tornado di angoscia mi aveva trascinata nel buio denso della paura.

uid_11d6f30bb7c_580_0[1]Un attimo prima ero a scuola ed un attimo dopo ero all’ospedale.

Un attimo prima ero a fare l’appello ed un attimo dopo ero annientata dalle crude parole dei medici.

Un attimo prima …un attimo dopo…

Persino quando, due mesi dopo quell’intervento urgente uscì dall’ospedale, la tempesta interiore che era iniziata in me in quell’attimo dopo”, ancora non passava.

Vivevo sballottata dalle paure (tante) e la mia piccola barca era sempre lì lì per rovesciarsi. Tutto era cambiato e niente sarebbe stato più come prima.

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Ma avvenne anche un’altra cosa strana: fin da quel primo giorno di ritorno a casa, mi sentii fortemente attratta da Assisi e dai luoghi in cui Francesco si era lasciato abbracciare da Dio.

 

 

Basilica-Papale-San-francesco-di-Assisi1Ero lì nella mia prima giornata con i tre bambini, dopo settimane in sui eravamo stati separati dall’ospedale; ero lì quando avevo lacrime da versare o emozioni belle da ricordare; ero lì appena potevo. Il mio compleanno, la domenica, un anniversario od un giorno qualsiasi; ogni scusa era buona per farmi decidere di andare ad Assisi. Continua a leggere E il “colle dell’inferno” divenne il “colle del paradiso”