Viva la vita!

“A me dispiace da matti avere 90 anni e sapere che ho pochi anni ancora davanti anche se gli odiatori ogni giorno mi augurano di morire, mi dispiace tantissimo di dover abbandonare la vita. Perché la mia vita mi piace moltissimo.

Non scegliemmo di attaccarci ai fili elettrificati per scegliere la morte, che sarebbe arrivata in un secondo. Noi scegliemmo la vita, parola importantissima che non va sprecata e non va mai dimenticata nemmeno un minuto.

Siete persone libere, dovete pensare con la vostra testa, non con quella di chi grida più forte. Non bisogna perdere neanche un minuto di questa straordinaria emozione che è la vita.
Perché nel tic-tac che è il tempo che scorre, il tic è già tac” Continua a leggere Viva la vita!

I quattro pilastri del benessere

Dite la verità: qual è l’immagine che scegliereste per il muro esterno della vostra casa?
“E che te lo dico affà” direbbe una mia amica! ????
Ora, ammettiamo che quella casa siete voi.
Come scegliereste di essere?
“E che te lo dico affà”, ridirebbe sempre la mia amica! ????
Eppure, qualche volta, preferiamo rimanere monotono come l’immagine in alto.
Invece di scegliere il benessere, le felicità, l’energia …, scegliamo di vivere in modo pigro, negativo, angosciato.
Perché?
Sto leggendo il libro (bellissimo!) di Richard Davidson “La vita emotiva del cervello” e sto entrando a piè pari nel mondo delle neuroscienze con lo studioso n.1 nel mondo.
E’ un libro che ti prende e ti porta per mano nel mondo interiore.
Se sei curioso di sapere cosa accade nel tuo cervello quando sei triste o euforico, arrabbiato o ottimista, oppure quando hai a che fare con gli altri, questo è il libro che fa per te.
Anni fa la ricerca psicologica si alleò con la ricerca neuroscientifica per conoscere non solo quello che accadeva nella nostra testa (ossia le funzioni cognitive) ma anche quello che succedeva nel nostro cuore.
Wow!????
Già una ventina di anni fa il libro di Goleman “L’intelligenza Emotiva” mi aveva aperto un mondo; ma ora quest’altro libro… !
Io lo farei leggere a tutti con un DPCM speciale.
Ricapitoliamo: negli anni Settanta alcuni studiosi intrapresero una serie di ricerche pionieristiche che avrebbero portato alla nascita delle cosiddette «neuroscienze affettive». Oggi Richard Davidson, in questo libro, ci racconta come “ragione&sentimento” non sono polarità inconciliabili.
Anzi!
Pensate per un attimo se tutto questo lo capissero bene bene bene tutti gli insegnanti, tutti gli imprenditori, ogni allenatore, i genitori, i poliziotti, i medici, il fruttivendolo sotto casa, l’amministratore di condominio, i colleghi della scrivania accanto …
Ma soprattutto, pensate cosa potrebbe accadere alla nostra vita, se fossimo noi stessi a conoscerci bene bene bene, imparando come raggiungere il nostro benessere.
Il cervello non è una scatola impenetrabile e immutabile.
Può cambiare.
In meglio!
E le nostre emozioni non vengono da Marte.
Si fondano su precise basi neuronali.
Possiamo capirle.
Meglio!

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Siamo sentinelle dell’aurora

C’è un momento, verso la fine della notte, in cui il giorno ancora non è.
Ma non è neppure notte.
Il sole ancora non si vede.
Ma neanche le stelle si vedono più.
E’ l’attimo del delicatissimo chiarore che si fa avanti, bisbigliando appena un po’ di luminosità.
La Luce vera ancora non c’è; ma non c’è più neanche il buio pesto.
E tu sei come una sentinella dell’aurora.
Scruti il cielo, gli eventi e te stesso.
Percepisci che accadrà, prima o poi, qualcosa di bello.
La vita sta per tornare a casa tua! ❤

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Il vizio di vivere

La meravigliosa donna che vedete nella foto a sinistra si chiama Rosanna Benzi. ❤
E’ il 1962.
Rosanna ha 14 anni e quel giorno va a trovare un’amica malata di poliomelite. Purtroppo verrà contagiata e, nel giro di pochi giorni, si ritroverà a vivere per tutta la vita in un polmone d’acciaio all’Ospedale San Martino di Genova.
Due anni prima in Italia, cioè nel 1960, con 8000 casi di poliomelite, già si era iniziato a raccomandare la vaccinazione per le persone da 0 a 20 anni, ma non tutti avevano seguito il consiglio.
Solo sei anni dopo, cioè nel 1966, finalmente arriverà la vaccinazione di massa.
Per quella vaccinazione obbligatoria del 1966 non ringrazieremo mai abbastanza Sabin che, dopo aver scoperto il vaccino, scelse di non brevettarlo dicendo: «Tanti insistevano che brevettassi il vaccino, ma non ho voluto. E’ il mio regalo a tutti i bambini del mondo»
Fino alla fine restò testardamente attaccato alla sua voglia di salvare vite e durante gli anni della guerra fredda donò gratuitamente i suoi ceppi virali allo scienziato sovietico Mikhail Chumakov, per permettere lo sviluppo del suo vaccino anche in Unione Sovietica.
Ma torniamo a Rosanna Benzi che, in quel polmone d’acciaio, ci resterà per 29 anni.
Verso la fine del mese di maggio del 1963 Papa Giovanni XXIII le scrive una lettera: era venuto a conoscenza della sua storia e voleva “semplicemente” «ringraziarla per la sua voglia di vivere».
Qualcosa scatta in Rosanna ed in lei si fa largo una grande desiderio: impegnarsi per i diritti dei disabili.
Detta così sembra semplice, ma in realtà c’è bisogno di una grande voglia di vivere (oggi la chiameremmo “resilienza”) per scegliere di abbandonare il vittimismo e decidersi per il protagonismo.
Invece di vivere prigioniera di migliaia di rimpianti, decide di ascoltare la sua voglia di essere attiva in questo mondo.
«Non sono una masochista o una pazza – diceva – sono convinta di avere vissuto vent’anni che valeva la pena di vivere e che probabilmente non sostituirei con altri… Certo, se domani potessi uscire di qua e andarmene per strada sarei felice, ma sai quanta gente di quella che va per strada vive meno di me la propria vita? Quanta gente la spreca, o la lascia passare distrattamente? Io ho imparato a non buttare via niente».
Rosanna, con gli anni, diventerà una delle voci più autorevoli e ascoltate delle campagne a sostegno dei diritti dei disabili.

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La lotta delle stelle che sognano

Le stelle che brillano sono spesso vestite al femminile.

Tanto spesso.

Forse è per questo che “stella cometa” è anch’essa femminile.

Stelle che ci indicano il percorso giusto.

Come Kathrine Switzer.

E’ il 1967 e Kathrine ama correre ed il suo sogno stellare è partecipare alla maratona.

Ma è vietato.

Tutti le dicono di non guardare il cielo ma solo la terra: le donne non possono fare la maratona semplicemente perché la corsa è inadatta al corpo femminile perché dannosa per l’apparato riproduttivo.

Punto.

Ma Kathrine continua ostinatamente a guardare il suo sogno e, al College di Syracuse, ufficialmente segue losport solo da giornalista ma, nella realtà, corre e si allena con i maschi.

E’ testarda Kathrine.

E un giorno incontra un uomo che sa guardare le stelle come lei: è un postino cinquantenne dell’Università che corre maratone, si chiama Arnie Briggs e ha già partecipato a 15 edizioni della Maratona di Boston.

Kathrine e Arnie corrono tutti i giorni. Insieme.

Lei è grintosa, lui le mette entusiasmo.

Le racconta le grandi imprese dei maratoneti in gara a Boston e l’aiuta a migliorare la sua corsa.

Ma un freddo giorno d’inverno Kathrine sbotta:
“Arnie, basta parlare di questa maratona, corriamola!”

Eccola là la stella che sta per partire!
“Nessuna donna può correrla, Kat” le risponde Arnie .
“E perché? Corro 10 miglia ogni sera!”.
“La distanza è troppo lunga per il corpo di una donna. Ma se c’è una donna che potrebbe correrla, quella sei tu. Solo che prima lo devi dimostrare in allenamento”.

Kathrine accetta la sfida e travolge Arnie per miglia e miglia.

Se deve splendere, tanto vale avvicinarsi alla supernova ed andare fino in fondo.

E Kathrine si iscrive.

Furbescamente non mette il suo nome (niente donne alla maratona) ma non mette neanche un nome falso (niente inganni nel cammino): semplicemente si firma con le stesse iniziali con cui firma i suoi articoli di giornale.

K.V. Switzer entra nella lista dei partecipanti e pettorina di gara sia! Continua a leggere La lotta delle stelle che sognano

Vincent…c’è!

“Ma secondo voi, perché a Vincent piaceva tanto vedere il cielo stellato? E perché tante persone ne sono attratte?” 
 
I ragazzi sullo schermo del mio pc pensano.
Poi interviene Matteo.
Silenzioso spesso.
Vivace quanto basta.
Curioso su (quasi) tutto.
Testardo con il suo provocatorio atteggiamento da apparente menefreghista.

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Ho vinto io!

L’inizio.

“Pronto? Prontooo??? … Ragazzi, silenzio che non sento!!!”

Provate voi ad ascoltare un interlocutore qualsiasi, stando su un pullman con 55 quindicenni che scalpitano per l’entusiasmo. Sono felici. È tutto l’anno scolastico che racconto loro storie di cadute e di rinascita ascoltate a San Patrignano e finalmente oggi, 2 maggio 2019, è arrivato il loro turno di partire con me.

Pronto? Mi scusi sa…sono in viaggio con i miei studenti…ora la sento…mi dica”

“Buongiorno Maria Cristina, è l’ospedale. La chiamo perché, in seguito alla mammografia che ha fatto il 19 aprile i medici hanno deciso di farle fare un’ecografia per ulteriori accertamenti”

Va bene. Mi dica pure la data

L’aspettiamo il sei maggio alle 15.00”

Perfetto! Grazie per avermi chiamato

Le mie colleghe mi guardano con l’aria un po’ preoccupata ma non osano commentare. Io sorrido e dico: “Non è niente. Anche dopo l’ultima mammografia mi hanno poi richiamata per fare un’ecografia. Sono molto scrupolosi in quel reparto”

E ricomincia la gioia del viaggio.

1.

Lunedì sei maggio 2019. La dottoressa “giovane&gentile” fissa il monitor dell’ecografo come ci fosse il documentario più interessante del mondo. È concentratissima. Passa e ripassa quella specie di sonda sul mio seno ed i suoi occhi sono tutti per quegli ultrasuoni che formano immagini strane sullo schermo.

Io sono tranquillissima. Dopo pranzo mio marito mi ha salutata ed io non gli ho neanche detto che avevo un appuntamento all’ospedale. Non mi è proprio venuto in mente. Ho messo la telefonata del due maggio nel file “scrupolosità di routine” del nostro eccezionale reparto di senologia.

La dottoressa “giovane&gentile” viene raggiunta dalla dottoressa “affascinante&scrupolosa”. Questa volta sono in due ad essere concentratissime su quel monitor. Io continuo ad essere tranquilla ma inizio a sentire dei piccoli punti interrogativi che si affacciano nella mia mente.

C’è qualcosa che non va?

Ma no! Anche nell’ultima ecografia è successa la stessa cosa.

Alla fine azzardo la domanda: Ma…c’è qualcosa di strano?”

Mi rispondono con tono tranquillo. Però mi parlano di calcificazioni…di qualcosa che meriterebbe un approfondimento …

Ecco eh! Ecco che la parola che mi mette tanta paura arriva.

La parola “ago”!

Me lo sento che sta arrivando.

Non so perché ma il mio terrore degli aghi me lo porto appresso da sempre.

Guardi” mi dice la dottoressa “affascinante&scrupolosaio credo sia il caso di fare un agoaspirato perché…”

Tutto il mio mondo interiore va in stato di allarme! Continua a leggere Ho vinto io!

Siamo come foglie

I colori delle foglie ci raccontano che siamo come loro.
Nasciamo tutti verdi.

Continua a leggere Siamo come foglie

Ma allora sei esistito sul serio!

Ma che mi succede?

Non capisco perché mi scendono le lacrime.

Fermi tutti: io non sono così!

Non mi sono mai interessata di corpi di defunti, per alimentare la mia fede in Dio.

Mi sono tenuta accuratamente fuori dal dibattito sul corpo di Carlo Acutis esposto ad Assisi.

La fede poggia su ben altro che non un corpo di un defunto donato agli occhi di tutti.

Intendiamoci: so che per i cristiani cattolici ed ortodossi un corpo defunto rimasto “incorrotto” (questo è il termine per parlare di una salma poco o per nulla decomposta) può essere un segno di Dio che ci parla di una persona speciale. Ma non ho voglia di entrare nelle inutili polemiche tra chi tifa per ogni possibile spiegazione scientifica e chi tifa per la fede in Dio a tutti i costi.

Quindi sono entrata nella Chiesa della Spogliazione, ad Assisi, nel modo più distaccato (e un po’ incuriosito) possibile.

Tuttavia è successo.

Quando mi sono trovata di fronte a quel ragazzo con le sue scarpe da tennis, i jeans ed una semplice felpa addosso, il suo viso sereno e la gente silenziosa, la commozione è entrata in me senza permesso.

Eppure prima di arrivare davanti a lui, avevo fotografato con calma l’arte meravigliosa presente sui muri della chiesa, avevo girovagato tra un altare e l’altro come una turista qualsiasi ed infine (solo infine) mi sono diretta da Carlo.

Quindi tutto nella norma spirituale.

Se non fosse che, una volta lì, il mio cuore ha ceduto all’emozione ed ho pianto.

E’ stato un po’ come quando ti parlano tanto di una persona e poi, all’improvviso, quella stessa persona la vedi e lei passa dal file “mito” al file “lui c’è”! Continua a leggere Ma allora sei esistito sul serio!

Carlo Acutis

Lui è Carlo, che tutto avrebbe potuto essere e tutto fare nella vita.
Bello, un fisico prestante, un carattere aperto, sempre gioioso.
Italianissimo ma londinese per nascita, i suoi, una famiglia top del mondo finanziario italiano, il nonno un illustre avvocato tributarista, si trovavano nella metropoli britannica per affari.
Per lui, papà e mamma pensano ad un futuro radioso.
Le più prestigiose scuole a Milano, il liceo classico.
Carlo studia come un matto, è il primo della classe, neppure l’informatica ha più segreti per lui, nel frattempo fa gruppo con i compagni.
L’essere presente e far sentire l’altro presente, questa è l’amicizia, scrive nel suo diario.
Carlo, fin da piccolo, ha scelto Dio o da Lui è stato scelto. Un innamorato delle cose celesti e del suo prossimo, nei momenti liberi gioca al calcio, scala una montagna, poi corre a fare il catechista per i piccoli, parla loro di Dio, trasmette emozione.
Anche il domestico di casa Acutis, un bramino, ne è conquistato al punto da lasciarsi tutto alle spalle e diventare cattolico.
La bestia è dietro l’angolo, Carlo improvvisamente sta male. I controlli, i migliori medici, il responso, si tratta di leucemia, una montagna troppo alta per essere scalata.
Papà e mamma nel dolore profondo, lui no, affronta la malattia con il sorriso, mai un lamento, la paura non sa cosa sia.
Torna fin che può nella “sua” Assisi, Francesco è più che un esempio.
Io da qui non uscirò vivo ma ti darò tanti altri figli, dice alla mamma, che lo guarda esterrefatta e non sa cosa rispondergli.
Viene il suo tempo, è il 12 ottobre 2006, Carlo ha appena 15 anni. Guardatemi, muoio felice, perché non ho mai sprecato un solo minuto della mia vita in cose lontane da Dio. Sono i giorni del pianto ma la mamma comincia a fare sogni strani, tra questi Francesco. Sii serena, le dice, il tuo Carlo è molto in alto, e sarà ancora più in alto. Qualcuno comincia a dire che pensando, pregando Carlo è guarito da un male incurabile.
22 febbraio 2020, papa Francesco ha deciso, Carlo sarà beatificato il 10 ottobre in Assisi, lui sarà lì il 3, forse lo andrà anche a trovare al Santuario della Spoliazione, il luogo in cui riposa il suo corpo. Chissà se ricorderà ai presenti quella sua splendida espressione: “Tutti nasciamo come originali, che nessuno di noi sia costretto a morire come fotocopia.”
Piero Gurrieri
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