Sembra solo.
Sembriamo soli.
Ma Gesù è sulla barca con noi 
È la Presenza che ci salva.
E’ vicino, è qui, e non al di là delle stelle.
C’è polline divino nel mondo.
Ci siamo immersi. Continua a leggere

U’immagine che verrà stampata sui libri di storia

Lui è da solo. Isolato. 
Noi siamo da soli Isolati. 

Eppure ho il sospetto che questa benedizione del Papa seminata sul mondo intero, ci vedrà tanto vicini.
Vicinissimi.
La nostalgia dei giorni passati, la voglia di gioie future, il coraggio dei tempi presenti, ci vedranno gli uni accanto agli altri.
Tutti insieme saremo sotto lo stesso tetto di Dio.
Continua a leggere U’immagine che verrà stampata sui libri di storia

Verranno tempi migliori!

Stamattina, per non sentirmi “prigioniera per sempre”, prima ho riso con questa vignetta che mi ha mandato una mia amica e poi sono andata a rileggermi alcune righe scritte anni fa da una ragazzina che ha combattuto con coraggio e speranza contro una guerra che le volevano far credere che non sarebbe mai finita.
Anna ha appena saputo che la loro “linea internet” di collegamento con l’esterno, stava morendo. Il signor Vossen, un uomo buono e coraggioso.
In casa avevano bisogno di buone notizie, di giornalisti che scrivessero bollettini impastati di coraggio e di speranza.

Ho pensato come, oggi, tutti noi possiamo diventare veicoli di buone notizie di speranza.
I fautori di fake, pessimismo, critiche, lamenti hanno una grandissima responsabilità sociale.
Prima di scrivere, dobbiamo sapere che siamo come la gallina di san Filippo Neri.
Ma questo è un altro discorso.
Magari domani ne parlerò.
Stamattina beviamo il nostro caffè.
Sorridiamo al suo profumo caldo.
Sentiamoci protagonisti di un’epoca che studieranno sui libri di storia i nostri nipoti e pronipoti.
E poi scriviamo il nostro diario.
Su un foglio, in rete, nella mente, dove ci pare.
Come la giovane Anna.
Per non dimenticare. Continua a leggere Verranno tempi migliori!

La quercia chiese al mandorlo: parlami di Dio. E il mandorlo fiorì

Il mandorlo è il primo albero a fiorire ed è l’ultimo a fare i frutti.
E’ l’albero posto sulla terra per annunciare l’arrivo della primavera.
In ebraico la parola mandorla si dice “shaked” che significa “sveglio”!
I mandorli sono sentinelle vigilanti, anche se spesso solitari in mezzo ad alberi ancora spogli. E ci sussurrano: “Guarda, la primavera arriverà di certo!”.

«Che cosa vedi, Geremia?» gli chiese il Signore della vita.
«Vedo un ramo di mandorlo» rispose il giovane ragazzo ancora intimorito dal fatto che Dio gli stava dando un grande compito da profeta.
Il Signore della vita aggiunse: «Hai visto bene, poiché io vigilo sulla mia parola per realizzarla»
Tutto era paura intorno a Geremia.
La fede si stava allontanando da Gerusalemme, insieme alla sicurezza che tanto tranquillizza gli uomini.
Il re di Babilonia premeva alle porte della città.
E Dio lo rassicurava dicendogli che Lui è come il mandorlo: fiorisce anche in un panorama invernale segnato dalla morte.

Quando a Van Gogh nacque il nipote, figlio dell’amatissimo fratello Theo, per lui fu come rinascere. La vita di quel bambino, a cui era stato dato il suo stesso nome, aveva portato nuova linfa vitale nelle sue arterie.
Era il 31 gennaio 1890
Fu nelle settimane seguenti che dipinse un bellissimo mandorlo su campo azzurro.
Ricoverato a sud della Francia, nell’ospedale psichiatrico di Saint-Rèmy, osservava avido la natura che lo circondava e dipingeva per intere giornate.
L’ultimo inverno gelido della sua vita stava per finire e la fioritura del mandorlo gli annunciava la primavera. Quel mandorlo che vedeva nel giardino dello studio del dottor Gachet e che decideva, poi, di strappare per portarlo con sé e dipingerlo nella sua stanza.
Quel ramo gli raccontava la stessa rinascita e speranza che gli aveva infuso l’arrivo del piccolo Vincent Willem.
Un’immensa e inspiegabile felicità che voleva raccontare come meglio gli riusciva.
Dipinse questa tela pensando a lui, finalmente, come un dono di vita e di gioia.
Per la prima volta viveva di gioia!
Chiuso in un ospedale psichiatrico, schiacciato dalle sue sofferenze, a pochi mesi alla sua morte, lui dipingeva la sua opera incantata di fioritura. Continua a leggere La quercia chiese al mandorlo: parlami di Dio. E il mandorlo fiorì

Ben arrivata primavera!!!

Oggi, 21 marzo 2020, in pieno coronavirus,

mi è arrivata quest’immagine
la vita non si arrende.
Anzi, raddoppia! Continua a leggere Ben arrivata primavera!!!

Mai dobbiamo smettere di innaffiare il nostro cuore!

Piano piano, sto scrivendo.

Sto mettendo tutto in un libro.

Dal giorno in cui è iniziata il mio incontro con il tumore, ho cominciato a fare un diario di consapevolezza.

Dico la verità: ho iniziato a farlo per il mio “nipotame”.

Ora non posso raccontare loro più di tanto di questa faccenda.

Le condivisioni importanti hanno bisogno del loro tempo.

E così me li sono immaginati tra un po’ di anni.

Io oramai anziana o impegnata a fare aiuole in un giardinetto del Cielo e loro che, rovistando tra le vecchie scartoffie, ritrovano questo mio scritto.

Volevo lasciare a loro (ma forse anche a me) memoria del mio mondo interiore e degli incontri fatti in questi mesi.

Ho imparato così tanto dagli altri! 

Man mano, però, mi è accaduto come quando scrivevo le mie lettere ai ragazzi.

Ho iniziato a “sentire” che quello che stavo scrivendo, avrebbe potuto prendere una strada un po’ diversa da quella “privatissima” e destinata solo a quattro tesori che ora hanno 12, 9, 5 e 2 anni.

Così ho cominciato a condividere con alcune mie amiche strettissime, i capitoli che uscivano da me, giorno dopo giorno.

Per avere un loro parere.

Per essere corretta.

Per condividere i nostri cuori.

Oggi (con il suo permesso ovviamente) voglio farvi leggere le parole di una mia amica. Le avevo mandato i primi capitoli da leggere, per sapere cosa ne pensasse. Lei ha dovuto superare uno stesso grande dolore per tre volte. Sua sorella ha dovuto fare il mio stesso cammino.

Chi, meglio di lei, avrebbe potuto capire se il mio scritto fosse all’altezza della vita?

Ieri mi ha risposto.

Meravigliosa risposta!

Lasciandola anonima e togliendo alcune sue parti troppo personali, lei ha acconsentito a trasformare un regalo che era solo per me, aperto a tutti.

Io le avevo chiesto un parere su un mio brillante e lei mi ha restituito un suo diamante!

Grazie tesoro di donna!

Buona lettura a voi e buona giornata!

 

“Cri…grazie…grazie…grazie…bellissimo!!! Ci ho messo un pochino a leggere i capitoli che mi hai mandato perché alcuni li ho letti e riletti… più volte.

Soprattutto il settimo. Continua a leggere Mai dobbiamo smettere di innaffiare il nostro cuore!

Il re è nudo

“Prof, ma se noi volessimo fare una breve videochiamata per salutarla, sarebbe possibile? Ci conceda questa cosaaa!!!!!” 
“Ma certo!!! Ci sentiamo nel pomeriggio quando voi avrete finito le lezioni online. Alle 16.00, ci diamo tutti appuntamento. Che ne dite?”
“Siiiiii!!!!” 

Frequentano il quinto anno e si stanno preparando per gli esami, al tempo del coronavirus. Sono preoccupati. Un po’ spaesati. Una ragazza mi dice: Mi sembra di vivere un film prof”.
Ma ci sono. 
Ci guardiamo attraverso un monitor ed io benedico la tecnologia che abbiamo.

Mi fa veramente effetto parlare così, in un quadratino piccolo, lontani fisicamente. Eppure li sento così vicini.
“Ditemi ragazzi, come state vivendo questo periodo?”
Mi rispondono con degli sguardi un po’ spaesati.
“Prof, ci dica lei. Come sta? Ci racconti qualcosa lei”

Hanno bisogno di ascoltare cose belle. Il mio cervello va a mille per cercare qualcosa di non retorico da regalare loro, in quei pochi minuti di collegamento (che poi, alla fine, diventeranno quaranta).

“Ragazzi, non abbiate paura. O almeno non abbiate “solo” paura, in questo tempo. Perché stanno cambiando tante cose e nei prossimi mesi continueranno a cambiare, perché il re è nudo! Tutti i re della terra, piano piano, come birilli, stanno cadendo sotto il peso dei loro “ego” e la loro nudità la stanno vedendo tutti!
Ve la ricordate la favola di Andersen?
C’era una volta un re strapieno di ego. Ma talmente pieno di ego, che sotto la spinta della sua boria, non si accorse di fare una sfilata ufficiale, nudo. Completamente nudo!
Era stato imbrogliato dalla sua superbia che gli aveva fatto credere alle parole di due truffatori che erano giunti a corte e gli avevano detto: “Noi sappiamo tessere la stoffa più bella che c’è al mondo ma, non solo! La nostra meravigliosa stoffa diventa invisibile agli occhi dei re che non sono all’altezza del loro compito e di coloro che sono molto stupidi”
Il re aprì la sua coda da pavone e, prigioniero della sua arroganza, diede loro l’ordine di confezionargli un vestito. Bello come lui. Splendente come il suo potere.
Arrivò il giorno della grande sfilata e lui indossò il vestito inesistente.
Sfilò con la sua patetica boria e, intorno a lui, anche il popolo urlò: “Che meraviglia questo vestito! Che splendido strascico! Come gli sta bene”
Nessuno voleva essere da meno.
Ruffiani e vili, diventarono anche loro prigionieri del loro orgoglio che sussurrava: “Tu non sei uno stupido ed il vestito lo vedi!”
Nessuno di loro, inoltre, voleva farsi vedere come non all’altezza dei compiti che il re, negli anni, aveva loro assegnato.
In questa bolgia di ipocrisia, arrivò però un bambino.
Solo lui urlò divertito: Ma non ha niente addosso!
Allora il popolo si svegliò. Un fremito di chiarezza attraversò la folla e la verità fece capolino
«Signore, sentite la voce dell’innocenza!» urlò il padre, e ognuno sussurrava all’altro quel che il bambino aveva detto.
«Non ha niente addosso! C’è un bambino che dice che non ha niente addosso!».
«Non ha proprio niente addosso!» gridava alla fine tutta la gente.
E l’imperatore, rabbrividì perché sapeva che avevano ragione, ma pensò: «Ormai devo restare fino alla fine». E così si raddrizzò ancora più fiero e i ciambellani lo seguirono reggendo lo strascico che non c’era. Continua a leggere Il re è nudo

La vita è adesso!

Lei ha un viso bellissimo. 
Nella foto non lo vedete, ma fidatevi!
L’ho vista per la prima volta a 14 anni. Era seduta su un banco dell’aula del primo superiore, con i suoi occhioni stupendi ed il suo sorriso leggermente timido. Insomma: la dolcezza in persona.

Passano gli anni ed arriva il diploma.
Non ricordo precisamente in quale colloquio avvenne, so che ad un certo punto arrivò con la mamma e mi regalò uno stupendo centrino fatto a mano. Bianco, rotondo, con dei fiori ed un uccellino al centro.
Ancora ce l’ho nella mia cucina per ricordarmi l’affetto nato tra me e lei.

Passano gli anni e la ritrovo.
Lavora presso un grande ospedale italiano, ha due figli stupendi ed un marito orgoglioso di lei.
In questi giorni mi ha scritto spesso.
“Prof, piano piano ci stiamo infettando tutti. Ieri l’ennesimo infermiere positivo. Spero solo di superarla bene…quando sarà…perché così sarà. Sono sicura!”.

Mi rimangono impresse le sue ultime parole: “Sono sicura!”
Le prime erano state: “Qui è un inferno”.
Le ultime: “Sono sicura!”.
Deve essere questo il coraggio: guardare l’inferno in faccia e non farsi intimidire. 

Il nostro coraggio viene messo alla prova in questo periodo e ognuno reagisce a seconda dell’inferno che riesce a focalizzare con il suo sguardo.
Per qualcuno il problema più grande è convincere il mondo che può andare a correre e passeggiare senza sentirsi per questo condannato; per altri il problema più grande è guarire il mondo per non fargli rubare il futuro da un virus invisibile
E, a seconda delle nostre priorità, ne stiamo uscendo cambiati in meglio o in peggio.

L’allenamento interiore è trovare un senso “a tutto” e “in tutto” per accorgerci che la vita è comunque bella.
Con i passi del “significato” si diventa capaci di cambiare direzione, lasciandoci guidare dalle coordinate della sapienza.
Se rimarremo vincolati ai lamenti, agli imbarazzanti egoismi o alla straripante voglia di avere sempre e comunque ragione, ne usciremo malconci.
Vivi “fuori”, ma malridotti “dentro”.
Stiamo avendo una grande occasione: passare dalla teoria fatta di frasi fatte ed aforismo ganzi alla pratica fatta di volontà ed intelligenza.  Continua a leggere La vita è adesso!

Nonna, ma com’era il mondo al tempo del coronavirus?

“Nonna ma com’era la vita al tempo del coronavirus? Ieri la professoressa di filosofia ci ha parlato del coraggio di andare avanti a piccoli passi e ci ha raccontato del 2020”

“Guarda, ti voglio far vedere queste foto. Sono fiori che ho fotografato a san Silvestro la mattina del 7 marzo 2020.
Tutto era silenzio.
L’aria era frizzantino e pura.
Io ero sola e cercavo, intorno a me, la primavera.

In quei giorni gli italiani stavano distanti, in attesa di potersi riabbracciare.
Le strade erano deserte.
Il silenzio della città ti metteva di fronte al quesito: “È inquietante o è rassicurante?”.
Ma la primavera non sapeva nulla ed i fiori continuavano a sbocciare.
Ed il sole a splendere.

Fu l’anno in cui si poteva uscire solo per fare la spesa e altre cose vitali.
Dopo poco chiusero tutto.
La polizia iniziò a controllare chiunque era fuori casa.
Perché non c’era più spazio per tutti negli ospedali
E la gente si ammalava
Ma la primavera non lo sapeva e le violette, in quel marzo 2020, spuntarono.

L’11 marzo del 2020 tutti furono messi in quarantena obbligatoria.
Proprio tutti!
Le mascherine non si trovavano più.
La paura diventò reale
Le giornate sembravano tutte uguali.
Ma la primavera non lo sapeva e le margherite tornarono a fiorire.

Poi qualcuno iniziò a capire la lezione.
Chi leggeva, chi scriveva lasciando libera l’immaginazione, chi telefonava alle amiche per scambiarsi affetto, chi imparava una nuova lingua, chi guardava bei film e chi cucinava ciambelloni fatti in casa.
Qualcuno, separato dalla consueta vita quotidiana, l’amò con tutto se stesso!

In quei giorni ognuno si svelò per quello che era.
Chi smise di scendere a patti con l’ignoranza e chi divenne ancora più stupido.
Chi aiutò gli altri con la prudenza e chi fece della spavalderia la sua tremenda bandiera.
Fu l’anno in cui si capì l’importanza della salute e degli affetti veri.
L’anno in cui il mondo sembrò fermarsi
e l’economia andare a picco.
Ma la primavera non lo sapeva e i fiori lasciarono il posto ai frutti.

E poi arrivò il giorno della liberazione
Eravamo alla tv e il primo ministro disse a reti unificate che l’emergenza era finita
Il virus aveva perso.
Noi italiani avevano vinto insieme!

E allora uscimmo per strada con le lacrime agli occhi.
Senza mascherine e guanti.
Abbracciando il nostro vicino come fosse nostro fratello
E fu allora che arrivò l’estate!

Ma quel 7 marzo 2020 la primavera non lo sapeva tutto questo e quella mattina mi insegnò la forza della vita”

Viva la vita! 

 

 

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