“Quando provate dolore nell’anima, uscite fuori e guardate le stelle” (Pavel Florenskij)

Oddiooo!!! Ma chi è?!!!”

La strada è di montagna ed è buio pesto. Io freno un po’ e Roberta, seduta accanto a me, spalanca gli occhi e si gira indietro per cercare di vedere chi cavolo era quella sagoma nera spuntata all’improvviso nel lato sinistro della strada.

Dietro Margherita e Giulia si zittiscono, indecise se l’ombra sia innocua o no. Margherita ha nove anni, Giulia due e sono con noi per cercare un angolo di terra dove poter vedere bene la volta stellata di agosto.

Proseguiamo e ci fermiamo vicino ad un monastero isolato.

Ma ci sono due lampioni. Due di numero. Ma noi cerchiamo il buio perfetto.

Decidiamo di tornare indietro per prendere un altro bivio.

“Ora dovremmo rivedere la sagoma nera Cri!”

“Rallento così vediamo chi è, dai!”

“Eccolo! E’ laggiù zia!!!” urla Margherita da dietro.

La sagoma è immobile. Le passiamo accanto. E’ di spalle e non si muove. Sembra una statua nera. Fissa. Come bloccata. Ma quando le siamo proprio accanto, vediamo chi è. E’ un monaco. Probabilmente arrivato fin lì dal suo monastero. Un monaco con lo sguardo fisso sulle stelle. Neanche si volta un poco quando passiamo noi. E’ fermo. Fisso sul cielo.

Le nostre luci hanno rovinato il buio perfetto, ma non la sua contemplazione perfetta.

 

Quando provate dolore nell’anima guardate le stelle. Quando vi sentite tristi, quando qualcuno vi offende, quando non vi riesce qualcosa o vi sovrasta la tempesta interiore, uscite fuori e rimanete a tu per tu con il cielo” (Pavel Florenskij).

 

 

Quel monaco è in estasi, a tu per tu con il cielo.

“Bimbe, tra un po’ ci fermiamo ed anche noi staremo ferme ferme a guardare le stelle!”

“Nonna, ma è buio!”

“Deve essere così, Giulia!” Continua a leggere “Quando provate dolore nell’anima, uscite fuori e guardate le stelle” (Pavel Florenskij)

Francesco d’Assisi, una notte del luglio del 2016, ha amato il futuro di tutti noi. Pronti a conoscere quella notte?

Ciao Cristina, ho appena letto la preghiera di Pearlman (https://www.facebook.com/intemirifugio/posts/1247794421975674:0 ). Cavoli come mi sono ritrovata! Questa sono io. Solo ieri sono andata in chiesa e ho detto questo. Stamattina guardando il crocifisso in ufficio, ho pensato questo.

Ho il bene dentro di me, ma poi non riesco a metterlo in pratica. Vorrei fare di più , essere diversa, ma non riesco. Mi rendo conto che sto sbagliando e non riesco a fare diversamente. Ho un caratteri chiuso, sono timida e questo non aiuta. Ma perché se il bene è può forte del male, non si riesce a metterlo in pratica?

Perché il rancore, la rabbia, le preoccupazioni prendono il sopravvento? Dentro di me una guerra di sentimenti… Grazie e scusa lo sfogo, ma quando ho letto la preghiera mi sono ritrovata così tanto che non ho potuto fare a meno di scriverti. Grazie mille per ciò che condividi. 

Nella pagina facebook In te mi rifugio (collegata al blog) ricevo tante lettere, insegnamenti ed incoraggiamenti. Oggi una di queste la vorrei condividere con tutti, perchè magari qualcun altro, leggendo, potrà dire come me: Ma allora non ci sono solo io nel club degli incoerenti!”

Giusto per non sentirsi gli unici sul pianeta.

A dirla tutta, è incoraggiante che anche quel gigante spirituale di Paolo di Tarso, abbia scritto a suo tempo, le stesse parole di Elisa, la protagonista della lettera.

Io so infatti che in me, cioè nella mia carne, non abita il bene; c’è in me il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo; infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio. Ora, se faccio quello che non voglio, non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me”. (Lettera ai Romani 7,18-20).

E se proprio vogliamo esagerare nell’incoraggiarci (esercizio sacro per scacciare la fatica del rimprovero angosciante) possiamo anche guardare san Francesco!

San Paolo e san Francesco insieme saranno capaci di portarci dall’altra sponda del “biasimo”, no?!

Hai visto Elisa che data è oggi? E’ il primo agosto.

Pronta a ricevere il perdono d’Assisi?

Pronta a sentirti felice perché, più che peccatrice, sei figlia di Dio?

Pronta a liberare l’anima e a rimuovere la paura?

Stai per leggere la storia di un desiderio. Un grandissimo desiderio. Tutto parte da un sogno che aveva san Francesco: farci sentire tutti ospiti d’onore del Paradiso. Continua a leggere Francesco d’Assisi, una notte del luglio del 2016, ha amato il futuro di tutti noi. Pronti a conoscere quella notte?

Nelle montagne russe della vita chiudo gli occhi, mi godo il viaggio e mi rifugio in Te

Ciao Cristina, sono venuta a conoscenza del tuo blog in maniera casuale, attraverso una ricerca sul tema dell’innamoramento: ho letto così una tua risposta ad una ragazza che vive una storia simile alla mia e le tue parole mi hanno molto aiutato in un momento buio.

Da quel momento ho iniziato a leggere con grande interesse le altre risposte, perché oltre ad essere molto intelligenti, sono illuminate dalla parola di nostro Signore, che mi pare di capire utilizzi come una bussola per il tuo quotidiano. Da qui, pur non conoscendoti, è nata la mia simpatia per te e il desiderio di raccontarti la mia storia. Dopo aver incontrato l’uomo che credevo avevo aspettato tutta la vita (visto che non ero una teen-ager, ma avevo trentadue anni), mi sono sposata e abbiamo avuto subito il nostro meraviglioso bimbo. Nonostante lavorassimo tutte e due, non avevamo da parte tanti soldi e siccome volevamo una casa, l’abbiamo acquistata locata, perché aveva un prezzo vantaggioso. Era prevista una locazione di tre anni e durante quel periodo abbiamo deciso di abitare con mia mamma, che vive sola ed ha una casa grande, in modo da mettere da parte un po’ di soldi e farci aiutare all’inizio del nostro menage, anche con il bimbo appena nato. L’aiuto era prezioso, anche perché non ebbi un buon post partum, dovuto a problemi di salute incontrati nel parto. La nostra casa si è resa libera due anni dopo, ma tra ristrutturazioni ed esitazioni (più mie che di mio marito, dovute anche ad una situazione di sostegno materiale e morale che avevo nella casa di mia mamma) eravamo pronti ad andarci tre anni dopo, ossia dopo cinque anni dal matrimonio. Il nostro matrimonio è stato sempre un po’ turbolento, nel senso che c’erano liti dovute alle tensioni e alle fatiche che dipendevano dai sacrifici che stavamo affrontando, dall’impegno di un bimbo piccolo e dalla mancanza di comunicazione fra me e mio marito (io cercavo il dialogo, ma mi sentivo di fronte un muro). Proprio quando è arrivato il momento di trasferirci nella nostra tanto agognata casa, mio marito mi ha detto che voleva la separazione, perché non aveva più un sentimento per me. Se n’è andato a vivere in una casa (che gli aveva messo a disposizione sua madre) che ha arredato con tanta cura (non lo aveva fatto nella nostra), lasciandomi con il mutuo da pagare e con i debiti contratti fino ad allora. Ho saputo poco tempo dopo che aveva una storia con la sua collega d’ufficio, con cui è andato quasi subito a convivere. Da allora sono trascorsi quattro anni e mezzo, convive ancora ed io abito con mio figlio nella nostra casa, pago il mutuo e lui mi passa una quota concordata per il bimbo. Ci siamo separati consensualmente, sto mantenendo con lui buoni rapporti per quanto sia difficile, perché la delusione è tanta, ma lo faccio per mio figlio.

Non ho rancore verso di lui e quando le difficoltà tentano di sopraffarmi, tengo lo sguardo fisso su Gesù, come Pietro quando cammina sulle acque e che rischia di affondare quando si concentra sulla paura e non sulla potenza di Dio. Mi sono chiesta miliardi di volte il perché del fallimento di questo progetto di vita insieme (mi sono anche sentita responsabile per aver proposto a mio marito di vivere con mia mamma nell’attesa di avere la casa nostra). Mi sono chiesta perché poi io stata colpita proprio nell’ambito familiare una seconda volta, dopo la scomparsa prematura di mio padre (avevo tre anni). Leggendo la Bibbia, che ho scoperto solo cinque anni fa (anche se sono cresciuta in una famiglia di tradizione cattolica) e che ho iniziato a leggere proprio dopo la separazione, ho trovato una frase di Dio, secondo cui le sue vie non sono le nostre vie. Non sembra apparentemente una risposta, eppure mi sembra ugualmente una risposta esaustiva. Leggendo le risposte che dai nel tuo blog, ho letto un’altra frase della bibbia, pronunciata da Pietro, che tu riporti e che mi risuona da qualche giorno: “Dove andare lontano da te Signore! Solo tu hai parole di vita eterna”. E così, nonostante le mie paure, soprattutto nel crescere il mio bimbo, ho chiaro di voler rimanere aggrappata a Cristo, che mi sosterrà in questo percorso. Ho voluto condividere con te i miei pensieri, perché anche se non ti conosco, penso che tu sia una persona straordinaria, che aiuti le persone che hanno bisogno di consigli, incoraggiamento, confronto. Spero di poter ricevere qualche tua parola anch’io.

Anna 

Carissima Anna, siamo tutti straordinari. Tutti.

Non sto scherzando e non sto neanche tentando di ingraziarmi le simpatie di coloro che leggeranno.

È che la realtà è proprio così: siamo tutti eccezionali e “grandi. È vero: passiamo momenti in cui viviamo sfiniti e ci sentiamo falliti ed altri in cui ci alziamo e ricominciamo. Ma è in questo sali-scendi della vita che ci capita di aiutare gli altri facendo / dicendo / scrivendo” cose belle e giuste. Continua a leggere Nelle montagne russe della vita chiudo gli occhi, mi godo il viaggio e mi rifugio in Te

Si nasce figli e si rinasce figli di Dio

C’è silenzio.

Talmente silenzio che si sentono anche i respiri delle persone.

Quelle pietre antiche mettono in ginocchio ogni cuore.

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Per entrarci ognuno ha dovuto fare la fila. Ci siamo preparati lentamente, avanzando sotto una cupola strapiena di bellezza e di arte. L’occhio non sa dove posarsi perché tutto è bello.

Sono a Loreto ed intorno alla Sacra Casa il rivestimento cinquecentesco che la protegge è un capolavoro tutto italiano. Lì, i migliori artisti dell’epoca hanno lasciato un segno della loro bravura: Sansovino, Tribolo, Bandinelli, Antonio da Sangallo il Giovane, Aurelio, Girolamo e Ludovico Lombardo, i fratelli della Porta, Raffaele da Montelupo ed il grande ispiratore di questo capolavoro, Donato Bramante.

Eppure, accanto a queste solenni colonne corinzie, festoni, Profeti e Sibille, c’è un’opera marmorea che è molto più affascinante ed è stata modellata da un numero incalcolabile di ginocchia umane: sono i gradini del rivestimento marmoreo. Sono scalini sorprendentemente incurvati dalle ginocchia dei pellegrini.

Fin dall’inizio è stato così.

Gli artisti hanno protetto la Santa Casa rivestendola con la loro arte marmorea, il resto dell’umanità l’ha custodita cingendola con la sua fede “stampata” sui gradini. Una fede penitente che si inginocchia senza vergogna.

Nel 1559 Riera (il famoso storico del santuario lauretano) raccontò di aver visto un gruppo di pellegrini croati «girare intorno alla Santa Casa con le ginocchia» e ripetere tra le lacrime: «Ritorna, ritorna a Fiume, o Maria!».

Questo gesto impressionò tantissimo anche Johann Gaspar Goethe (il padre del celeberrimo Wolfang) che parlò di donne, vecchi e giovani che facevano il giro in ginocchio, recitando il rosario o altre preghiere.

Anche oggi ho visto pellegrini procedere lentamente e faticosamente sulle ginocchia, chini e raccolti in profonda preghiera.

Mio Dio, mi affido a te sembrano dire con quel gesto penitente.

Mi metto in ginocchio e lascio alle mie spalle ogni forma di difesa.”

“A te affido l’anima mia e quel che sto passando nella mia vita.” Continua a leggere Si nasce figli e si rinasce figli di Dio

Sentirsi amati, a prescindere… (la vittoria dei non amati)

Cara Maria Cristina, stamattina mi sono svegliata con una decisione. Beh, forse DECISIONE è un termine un po’ troppo “deciso”. Però con un AUSPICIO, lo posso dire.

Non voglio più parlare ed affrontare il tema dei miei genitori. L’ho fatto tante volte tra me e me… Spesso anche con persone che, come te, pazientemente, mi hanno ascoltata. Ed alla fine ho dedotto che non è questo che mi aiuta.

Probabilmente mi avrebbe aiutata, se avesse spedito questa dolorosa esperienza di non-amore, nel passato. Ma non è così.

E’ ancora tutto tanto presente.

Presente.

Come all’appello a scuola.

Presente, per ricordarmi che, esattamente come nel passato, le “cose” che loro possiedono, valgono tanto.

Più di tutto.

Più di tutti.

Ma è inutile che io parli di questo. Dopo, sto sempre male.

Perché è dopo, che si fa avanti la ferita interiore che mi divora ogni serenità: il sentire che è giusto che io non sia amata.

Il sentirsi non meritevole di amore.

E il dito puntato su sé stessi è troppo micidiale.

Quel dito sussurra caparbiamente: “Se avessi avuto un carattere diverso… Se fossi stata dolce e pacata … Se …” e capisco che nel mio cuore è in atto una battaglia da quando sono nata.

Una battaglia che non riuscirò a vincere, sfogando ogni volta quel dolore che ripete dal suo banco in prima fila: Presente! Ci sono!”.

Lo sfogo non basta, non serve e mi fa stare pure male… poi.

Mi fa sentire in colpa.

Perché quando non ti senti degna di amore, ogni sfogo diventa l’ennesima prova che sei tu il problema.

E forse è vero.

O forse no.

O forse un po’ ed un po’…come un triste gioco degli equilibri dove non si vuole far torto a nessuno.

Ma questo “gioco” è molto, molto più in profondità di quanto io creda. Quel “non amore” che si è alzato in piedi ogni mattina dicendomi “presente”, mi ha ferita in profondità. Continua a leggere Sentirsi amati, a prescindere… (la vittoria dei non amati)

Ciò che sorregge il piedistallo d’argilla del mondo è il respiro di Dio.

Dio respira e, ad ogni respiro, attiva un movimento d’amore che s’infila dappertutto.

Lui, proprio come noi, non può vivere senza respirare.

Inspira…espira…

Ogni Suo respiro crea qualcosa che ha a che fare con l’amore.

Noi siamo dentro il suo respiro, come cercatori perenni del suo ossigeno amoroso. Mai sazi.

Dio non ci basta mai. L’amore neanche.

Per vedere gli effetti del respiro di Dio, basta guardarsi intorno.

Stai guardando intorno a te?

Il fiore sul davanzale è cresciuto?

In cucina c’è profumo di cena in arrivo?

Qualcuno sta scrivendo una bella lettera?

Il pancione di quella futura mamma è in crescita?

Due creature stanno facendo l’amore?

Una pediatra sta studiando per capire la cura giusta per quel bimbo?

In camera possiamo guardare un bel quadro appeso?

Tutto è segno del passaggio dell’Amore dell’Universo.

S’infila nelle cose piccole ed avvolge i singoli attimi.

Quest’Amore noi lo chiamiamo Santo Spirito, ma tutto deriva dalla parola ebraica ruach (רוח) che si riferisce al respiro, al soffio, al vento… a qualcosa che si muove e che smuove. Ma non si vede.

Però possiamo osservarne gli effetti!

Nei quattro punti cardinali dell’universo, ogni alito d’amore parte da un respiro di Dio.

Inspira…

Espira…

Una frazione di secondo e tutto cambia.

Tutto è perfetto, pur nel cambiamento continuo. Continua a leggere Ciò che sorregge il piedistallo d’argilla del mondo è il respiro di Dio.

“La libertà è amarci, mentre impariamo dagli errori

Carissima M. Cristina, perdonami se ti do del tu senza nemmeno conoscerti, ma da qualche tempo ormai la tua pagina mi è più familiare di tante presenze geograficamente vicine nella mia esistenza. Cercare il tuo blog e scorrere i tuoi post è divenuta un’abitudine ormai consolidata, una routine come quella della sana colazione che ricarica il corpo mentre la tua pagina ricarica lo spirito. Non solo per una mera condivisione e ricevere quei tanti like che piacciono al giorno d’oggi, ma per sentire vibrare quella corda del cuore, quella un po’ risentita, un po’ vulnerabile che tu sembri conoscere in molti di noi, tuoi accaniti lettori. La mia felicità è doppia quest’oggi nello scriverti, perchè rigiro tra le tue mani il tuo libro, ieri giunto a me in un bellissimo pacco regalo. Dunque mi sembrava naturale scriverti per ringraziarti, perchè in un momento tanto precario della storia e in cui noi giovani siamo tanto “orfani” spiritualmente, leggere le tue perdonarsi, mettendo quasi in discussione la bontà di Dio nell’avermi creata.

So che se dentro di me c’è qualcosa di Lui e dunque qualcosa di bello deve esserci da rendere prezioso, custodire e offrire al
mondo. Eppure quanto è difficile spogliarsi di quel lenzuolo di paure, insicurezze e senso di inadeguatezza che ci fa rimanere nel sepolcro, facendo perdere di vista la resurrezione di Gesù
Cristo. Quanta superbia nel nostro cuore nel non accettare i limiti della nostra condizione umana. Eppure potremmo scoprirli come punti di forza, attraverso i quali poterci riconoscere fratelli e figli. Fratelli nell’infinito bisogno di amore, nel desiderio di essere autentici e camminare con Lui.

Cara M.Cristina, la strada è lunga ed è un continuo camminare… ma grazie a persone come te il percorso si fa più luminoso e i passi più certi, anche se non ci conosciamo. Mantieni viva la tua fiamma di speranza e di amore e aiuterai tanti giovani a fare luce dentro di sé, nonostante le proprie ombre. Grazie, con affetto Miriam

Carissima Miriam, in quest’ultimo mese, sono stata più in carcere che fuori. Ed ho imparato tanto. Ma soprattutto, parlando con i detenuti, ho capito che il carcere più duro da vivere, è quello della continua condanna verso noi stessi.

E’ un po’ come vivere sempre nella tomba, senza arrivare mai alla resurrezione. Continua a leggere “La libertà è amarci, mentre impariamo dagli errori

“Credo che ogni cosa che avviene nel mondo è un millimetro del metro di Dio” (R. Vecchioni)

“Non so neanche se iniziare questo messaggio con un buongiorno, un buonasera o un buonanotte prof, vista l’ora…ma proprio non riuscivo a dormire.

Per la testa ho un pensiero che non riesco proprio a levare, un chiodo fisso che ho da qualche giorno.

Prima una premessa: ero alla stazione l’ultimo dell’anno mentre aspettavo mia sorella… ad un certo punto, mentre vagavo per la stazione, vedo una ragazza entrare con un grande sorriso: giuro che per qualche secondo ho creduto fosse Sara!(ndr: Sara è un’amica di Aurora, purtroppo deceduta improvvisamente alcuni mesi fa) Ne ero convinta, ci avrei scommesso qualunque cosa! Quel sorriso… una meraviglia! Un raggio di sole nel buio, l’arcobaleno dopo la pioggia…non so neanche come poterlo descrivere precisamente!

So solo che era quello di cui avevo bisogno in quel momento e di cui avrei sempre bisogno!

Quella ragazza avrà pensato che fossi pazza, visto che l’ho fissata per tipo una trentina di secondi: non potevo credere a quello che avevo visto! Era il SUO sorriso… erano mesi che non vedevo quel sorriso e, soprattutto, la sicurezza e l’allegria dietro quel sorriso.

Ma la cosa strana doveva ancora succedere! Esco dalla stazione e decido di andare a fare un giro per il corso per schiarirmi le idee… faccio pochi passi e la rivedo di nuovo nel viso di un’altra ragazza! Giuro che per un attimo ho pensavo che stessi impazzendo!

Ne ho parlato con alcuni amici, ma una soprattutto mi ha colpito perché mi ha detto: “E se fosse un segnale? Ci hai pensato?” … onestamente non ci avevo pensato.

Poi ho ricordato una cosa che avevo rimosso e cioè che una delle primissime volte che l’avevo vista, era stata proprio in quella stazione mentre andava all’università.

Io sono un disastro con i nomi, infatti dopo averci parlato solo qualche minuto, sono uscita e ho cominciato a pensare (questo me lo ricordo!) “Ma come si chiama sta ragazza? Boh la prossima volta che torno a calcio cercherò una ragazza con un grande sorriso e sarà lei di sicuro…tanto con quel sorriso non ci ho mai visto nessuno”.

Quello che le volevo chiedere alla fine è: secondo lei siamo costantemente circondati da segni che però non notiamo o succedono solo in certe situazione della nostra vita?

Va beh prof la lascio dormire, sperando di non averla disturbata (soprattutto perché le ho scritto un tema e non un messaggio) e buongiorno ????

Carissima Aurorala maggior parte delle inquietudini umane derivano dalla brutta sensazione di sentirci proiettati per caso sulla terra, costretti a sopravvivere da soli, smarriti e senza un senso preciso da attribuire agli accadimenti. Continua a leggere “Credo che ogni cosa che avviene nel mondo è un millimetro del metro di Dio” (R. Vecchioni)

La volontà di Dio non è un copione prestabilito…

Carissima prof.ssa Corvo, le chiedo scusa se mi permetto di disturbarla, ma leggendo il suo libro mi sono sentita così coinvolta da sentirmi quasi una delle sue alunne e potermi permettere di farle un paio di domande. Per cominciare vorrei farle dei grandissimi complimenti per il suo libro, racconta storie nelle quali ognuno di noi si riconosce a pieno…pensi che a casa mia si fa a gara tra me e mia mamma per prenderlo prima quando abbiamo un momento libero (perchè lo stiamo leggendo insieme .)

Avrei due domande: come è possibile riconoscere la volontà di Dio nelle nostre vite e nelle nostre scelte?

Crede che esistano delle vocazioni a svolgere una determinata professione o esistono unicamente le vocazioni religiose?

Sono una studentessa di medicina al secondo anno, abbastanza in crisi! Ho intrapreso il mio percorso, con il desiderio di voler aiutare gli altri. Potrebbe sembrare una motivazione stupida, ma è proprio questo che mi ha spinto a provare il test che ancora non mi spiego per quale ragione, sebbene mi fossi preparata, sono riuscita a superare. Uscita da scuola non ero sicura di cosa avrei fatto da grande, non avevo particolari preferenze ed almeno fino a quel momento mi sembrava di non avere una particolare predilezione o predisposizione per nulla in quanto andavo abbastanza bene in tutte le materie. Mi immaginavo po’ pronta ad aiutare chiunque ne avesse avuto bisogno, un po’ stile medico senza frontiere. La mia idea di partenza era quella di fare la pediatra. Pian piano mi sono resa conto che forse la mia scelta sia stata un po’ influenzata da ciò che mi è successo: mio padre è morto a causa di un tumore quattro anni fa dopo una sofferenza di due anni. È stato un periodo di prova per la mia famiglia, ma ancora più di grande Grazia, in quanto grazie all’aiuto di Dio ci siamo riuniti ancor di più e l’Amore (è proprio necessario mettere la A maiuscola!) che i miei genitori hanno testimoniato è stato davvero grande. Ho iniziato quindi a credere che avendo avuto, nella sfortuna, questa grande fortuna, avrei potuto cercare di prendermi cura degli altri trasferendo loro questo amore.

Iniziata l’università, lontana da casa, non così convinta della scelta, non mi sono appassionata molto a ciò che ho fatto e spesso mi sono sentita estranea a tutto ciò che stavo vivendo. In particolare un esame non è andato bene per ben due volte e questo mi ha buttato molto giù poiché non mi era mai capitato che qualcosa andasse male a scuola. Ho iniziato a credere di essere incapace e inadatta.

La scorsa estate ho deciso di prendermi un po’ di pausa per ripensare alla scelta e, dopo un percorso, ho riacquistato un po’ di fiducia in me. Ad agosto non avevo ancora deciso cosa fare, tante cose mi attiravano e balenavano in testa, ma alla fine qualcosa da dentro mi ha spinto a provare a continuare. Adesso però mi ritrovo di nuovo in totale confusione. A volte credo che mi interesserebbe fare altro e che forse ho completamente sbagliato direzione; altre che magari non sono capace di abbandonarmi totalmente alla novità e lasciarmi affascinare; altre di essere incapace di fronteggiare la malattia nel caso in cui dovessi diventare un medico.

Sono un mix di sensazioni che non mi permettono di stare tranquilla e che generano grandissima confusione. In alcuni momenti mi vedo con il camice dare un sorriso e prendermi cura di chi ho vicino, altre volte penso di essere totalmente inadatta.  In determinati momenti penso che potrei fare la professoressa, altre invece il magistrato…. La ringrazio e le chiedo scusa se dovessero esserci errori, ma ho fatto tutto di getto. La ringrazio di nuovo per ciò che fa …Elisa 

Carissima Elisa, buttiamoci a capofitto nelle tue due domande iniziali:

1. Come è possibile riconoscere la volontà di Dio nelle nostre vite e nelle nostre scelte?

2. Crede che esistano delle vocazioni a svolgere una determinata professione o esistono unicamente le vocazioni religiose?

Inizio con la seconda, perché mi piace vincere facile. No, non esistono solo le vocazioni religiose. Ognuno di noi nasce con un libro della vita pensato apposta per lui. Lì ci sono scritti doni e talenti, eventi ed episodi, incontri ed esperienze… insomma: tutto quel che la vita gli regalerà per metterlo nelle condizioni di essere felice e di scegliere come realizzarsi nella vita.

 

Potremmo dire che ci sono tante vocazioni, quante sono le creature umane che arrivano sulla terra.

E fin qui è stato facile risponderti.

 

Ma ora passiamo alla prima domanda: Come faccio a conoscere la volontà di Dio per la mia vita?”. Cercherò di essere il più concreta e spirituale possibile. Continua a leggere La volontà di Dio non è un copione prestabilito…

“Per quanto assurda e complessa ci sembri, la vita è perfetta”

“Prof, ho visto quest’immagine ed ho pensato subito a lei… gli adolescenti spesso dicono di non credere in Dio perché succedono cose brutte alle persone brave, ecc…Allora ho pensato che questa foto poteva essere una perfetta spiegazione alla solita domanda che ci facciamo … è un modo semplice e creativo per spiegare a noi adolescenti (testardi e sempre sicuri di aver ragione!) la presenza di Dio nei fatti della vita… nonostante io stessa non credo in Dio… credo comunque in qualcosa di più grande e mistico che non solo ci accomuna e protegge, ma ci dà la forza di andare avanti… qualcosa di incomprensibile, che non deve essere studiato o capito, ma solo intuito…insomma: qualcosa ci sta…”

Carissima Samantha, quest’immagine mi era capitata sotto gli occhi già un paio di volte e, devo dire, è stato amore a prima vista!

Quel ragazzino che si lamenta per la pietra arrivata sulla testa, senza mai ringraziare per le altre non ricevute, mi è sembrato l’emblema dell’immagine nostra.

Viviamo ogni giorno travolti da una piacevole valanga di regali che la vita ci fa e mai una volta che ci sentissimo fortunati.

Per questo l’altra sera quando ho ascoltato la canzone di Fiorella Mannoia Che sia benedetta ci sono subito entrata dentro, amandola. C’è una frase che incanta:

“Per quanto assurda e complessa ci sembri, la vita è perfetta”

Perfetta. WOW!

Questa mattina, in un negozio, ho sentito una persona che, sorridendo, diceva ad un’altra: Buongiornooo!!! Come va?”

Eeehhh… ha risposto il tipo con l’aria leggermente malinconica è ancora presto per dire che va bene… da qui a stasera chissà quante cose possono capitare…prima di dire che va bene, è meglio aspettare”

Ma io dico…!

Sei vivo.

Sei sano.

Sei in un negozio che vende cose piacevoli… e fallo un sorriso alla vita!!!

E ringrazia (Dio, il destino, il karma, la fortuna o chitipare!) per esser vivo!

Alessandro Mannarino finisce la sua canzone Vivere la vita con quella salutare provocazione “Sei vivo, cretino!”.

Lo capisci che anche oggi la vita ti ha protetto da tante “pietre” che avrebbero potuto colpirti?

Fiorella Mannoia ha continuato: Continua a leggere “Per quanto assurda e complessa ci sembri, la vita è perfetta”