Guardare dall’alto la nostra vita

Quello che vedete è il pavimento della Cattedrale di santa Maria in Fiore, a Firenze.

Quando ci si cammina sopra, non ci si rende conto della bellezza sotto i nostri piedi.

Ma dall’alto è tutta un’altra cosa.

Si vede tutta la sua minuziosa bellezza.

Chissà che la nostra vita non sia proprio così?

Un’opera d’arte meravigliosa vista dall’alto.

Un pavimento, vista dal basso. Continua a leggere Guardare dall’alto la nostra vita

Dio vede oltre a quello che vedi tu!

Mio Signore, allarga il mio sguardo.
Portalo fin lì, dove arriva il Tuo.
Io vedo solo il presente.

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Vorrei non stancarmi mai di Te!

Signore delle meraviglie, anche io come sant’Agostino posso dire: “Tardi ti ho amato, Bellezza così antica e tanto nuova, tardi ti ho amato”.
Perché ogni giorno c’è sempre meno amore di quello che vorrei provare, per Te.
Vorrei non stancarmi mai di Te.
Vorrei averti nel mio primo respiro e vorrei vederti nell’acqua della doccia che mi rinfresca.
Vorrei chiudere gli occhi e sentirti nell’aria che mi accarezza e nei fiori che accarezzo io.
Tu sei tutto ciò che di bello mi avvicina e mi sorregge. Ti amo, per quel che posso e per quel che riesco. ❤

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Buongiorno Dio: sono pronta ad essere colorata da te!

Mio Signore e mio Dio,
vieni nel buio della mia mente
quando le preoccupazioni
vorrebbero nascondermi i colori.
Colora la mia anima ed aiutami a vederTi vicino a me ❤

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Siamo figli della Luce

Me la ricordo bene.
Aveva un viso dolcissimo ed un modo di fare rasserenante.
Eravamo sedute su un muretto di una antica città umbra e mi raccontava la sua storia personale, con gli occhi che le brillavano ancora per l’emozione passata ma mai sopita.
Avrà avuto allora circa cinquant’anni. Sto parlando di una decina d’anni fa.
Ricordo che l’ascoltavo, grata alla vita per avermela fatta incontrare.

“Avevo circa cinque anni… mi ero ammalata gravemente ed il medico del paese non era riuscito a farmi guarire…c’era povertà in ogni dove … il mio cuore aveva smesso di battere.. mi avevano vestita ed iniziato la veglia di preghiera prima del funerale… loro piangevano ma io ero in un’altra dimensione…ricordo amore e luce in ogni dove…ricordo che era come ritornare a casa…ricordo una gioia sconfinata…poi il miocuore che ricomincia a battere ed io che torno nel mio corpo…rammento che…”
Mi fermo nei particolari del suo racconto, che lei mi porgeva con umiltà e pacatezza, senza nessuna forzatura a convincermi.
Mi fermo perchè certi particolari hanno bisogno della viva voce dei protagonisti e non di un semplice post.
Però mi rimase impressa una sua frase: “Siamo fatti di luce. Esistiamo grazie alla Luce e sempre la cerchiamo… dopo quell’esperienza fatta da bambina, mi capita di vedere la luce che è in tutti. Qualcuno però possiede in sé stesso più luce rispetto ad altri. Più amore. Più spiritualità. E quando siamo bambini abbiamo ancora le antenne alte verso la Luce. È come se sapessimo meglio da Chi e da Cosa proveniamo” .

Pensavo a tutto questo quando Giulia si è messa a fissare lo sbrilluccichio dell’acqua del lago. Poi è venuta da me e mi ha detto felice ed affascinata: “Quella luce mi sembra che mi chiami!”
“Lo so Giulia, siamo fatti della stessa sostanza della Luce”.

“Le persone sono come le vetrate.
Scintillano e brillano quando c’è il sole, ma quando cala l’oscurità rivelano la loro bellezza solo se c’è una luce dentro” ❤
(Elisabeth Kubler-Ross)

P.S. Quella splendida signora mi disse un particolare che non sapevo se scrivere o no. Alla fine ho deciso di aggiungerlo. Ogni lettore poi potrà usare questo “particolare” come meglio crede il suo cuore.
“A volte vedo come dei raggi splendenti che vanno verso il cielo ed altri che, dal Cielo, vengono sulla terra. Un movimento splendido di raggi di luce. Ho capito che sono le preghiere che, dalla terra, raggiungono il Cielo e gli aiuti che dal Cielo, vengono verso di noi” ❤ Continua a leggere Siamo figli della Luce

Sii luce nelle tenebre

Viviamo di desideri appena masticati e poi risputati.

Sogniamo con ritmi troppo lenti.

Avanziamo col freno a mano spesso tirato. 

Ma c’è Uno che ha messo al sicuro, per noi, i nostri sogni. Continua a leggere Sii luce nelle tenebre

Storia vera di un uomo che, dalla notte di Nakasaki, ha camminato nella Luce, aiutando tutto e tutti, nonostante il suo dolore.

Ricordo che stavo tornando da Roma.

Era notte e cercavo sulla radio qualcosa che potesse tenermi sveglia.

Veramente stavo inseguendo musica bella ma, girando qua e là tra le frequenze, mi incuriosì la lettura di un libro.

Era il nove agosto di un po’ di anni fa e quella voce maschile mi stava catapultando tra le pagine di un libro che poi avrei amato tanto: Le campane di Nagasaki.

Quella lettura aveva la caratteristica che io metto al top nella scelta dei libri da acquistare: era autobiografico. Poi c’era anche la seconda caratteristica che io adoro: narrava il passaggio in una valle di lacrime e la vittoria sulla cattiveria. 

Credo che il motivo per cui io sia, da sempre, irrimediabilmente attratta dalle storie vere ed autobiografiche, sia nella mia ricerca perenne della vera felicità e forza interiore. E chi mi potrà insegnare la via, se non coloro che sono usciti vittoriosi dai colpi duri della vita?

Li vedo un po’ come quegli splendidi vasi giapponesi che, rotti per sbaglio, vengono riparati con l’oro. E’ la tecnica del Kintsugi che riunisce i pezzi di ceramica rotti con la preziosità dell’oro fino. Alla fine il vaso è più bello di quanto lo fosse all’originale.

Potrei definirmi una ricercatrice di creature umane ancora più splendenti di oro, rispetto all’inizio della loro vita.

Il protagonista del libro è Paolo Nagai Nakashi.

Siete pronti a saperne un po’ di più su di lui?

Se la sua storia e le sue parole sono riuscite a tenermi sveglissima in una viaggio notturno di ritorno da Roma, tanto più (ne sono certa) lo faranno con voi.

Oggi è il 9 agosto 2020 e racconteremo Nagasaki e la storia struggente e forte di un marito e medico eccezionale!

 

Takashi Nagai nasce nel febbraio del 1908 a Isumo (vicino a Nagasaki) in Giappone, in una famiglia discendente dei samurai, di religione scintoista. Sono cinque figli.

Fin da piccolo è evidente in lui una grandissima attitudine per gli studi ed il padre (esperto di medicina orientale) gli trasmette la passione per l’arte di curare. Nel 1928 Takashi si iscrive alla Facoltà di Medicina di Nagasaki, in pieno clima positivista e di piena fiducia nella scienza e nella tecnica.
Racconta nel suo diario: «fin dagli studi liceali ero diventato prigioniero del materialismo […]; alla Facoltà di medicina mi fecero sezionare cadaveri: la struttura meravigliosa del corpo, l’organizzazione minuziosa delle sue minime parti, tutto ciò provocava in me ammirazione. L’anima? Un fantasma inventato da impostori per ingannare la gente semplice».

Nel 1930 sua madre subisce un colpo apoplettico e, senza poter parlare, gli rivolge un ultimo sguardo. Quell’addio materno sarà la svolta determinante nella sua vita. Continua a leggere Storia vera di un uomo che, dalla notte di Nakasaki, ha camminato nella Luce, aiutando tutto e tutti, nonostante il suo dolore.

Primo agosto 2020: compleanno con perdono

 

Carissimi viandanti che passate in questa pagina, sappiate che a gestirla non c’è un gruppo di persone ma una sola donna. Alquanto maldestra per quanto riguarda la vita, con un sacco di malinconie che non è ancora riuscita ad ammaestrare, ma con un sogno che mai è stato sommerso: quello di trovare il Dio della Vita e la Felicità.

Come tutti i camminatori maldestri, inciampo frequentemente ed altrettanto frequentemente mi immergo nelle mie tristezze, pensando a volte che non riuscirò mai ad arrivare alla meta.

Forse è proprio per questa mia testarda ricerca che, un po’ di tempo fa, ho aperto un blog (www.intemirifugio.it) e poi questa pagina, ad esso collegato. Probabilmente, quando scrivo a chi mi contatta, quando rispondo a chi mi chiede, in realtà sto rispondendo a me, convinta che se non mi arrendo, la Luce la incontrerò.

Già qui.

Già ora.

Una specie di anticipo di Paradiso.

Così cerco di barattare i miei mille errori con un gesto di amore sincero che ogni tanto mi capita di fare, per sentirmi il meno sgangherata possibile di fronte a Dio e meritevole di un suo abbraccio.

Poi però accade spesso qualcosa… Continua a leggere Primo agosto 2020: compleanno con perdono

Il the con Dio

“Nonna, ma secondo te, chi è che ha inventato tutto il mondo?”

“Vuoi dire chi ha INVENTATO o chi ha CREATO?”

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Siamo vivi grazie all’utero di Dio che ci contiene e protegge!

Lo so, non siamo abituati a pensare Dio anche al femminile.
Ogni tanto citiamo il famosissimo versetto di Isaia e poi accantoniamo il discorso.
Ma se ci soffermassimo un po’ di più…
Se solo potessimo intuire quel grande amore che ci contiene tutti, come un utero materno al di fuori del quale non c’è vita…
Se solo pensassimo alla Misericordia come all’atto materno per eccellenza…
Se solo ci ricordassimo sempre che la parola “Misericordia” ha la sua etimologia nella parola ebraica “utero”
Che grande panorama ci si aprirebbe davanti ai nostri occhi!
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