MERCOLEDI 25 MARZO 2022: MARIA, PROTEGGICI DA NOI STESSI

Avanza barcollando.
Ha lo sguardo concentrato, serio, preoccupato.
Sembra portare il peso del mondo sulle spalle.
Ha chiamato il suo esercito a raccolta e l’esercito silenzioso è arrivato.
I suoi soldati sono dappertutto.
Li puoi trovare inginocchiati e in preghiera all’interno di una casa o li puoi raggiungere in un silenzioso monastero dimenticato dai più.
Sono soldati che gettano semi di giustizia in campi mai arati e fanno circolare speranza in anime mai accarezzate.
E’ un esercito silenzioso che sta scaldando l’universo con la preghiera degli umili e con la fede dei peccatori.
Tutti quelli che non contano si sono radunati in questo strambo esercito che combatte con le mani giunte e le gambe in ginocchio.
Da tante parti del mondo i guerrieri della Luce stanno invocando la Sua Forza, affinché l’umanità ricominci ad amare la vita più della morte.
“Ci siamo ammalati di avidità, ci siamo rinchiusi in interessi nazionalisti, ci siamo lasciati inaridire dall’indifferenza e paralizzare dall’egoismo. Abbiamo preferito ignorare Dio, convivere con le nostre falsità, alimentare l’aggressività, sopprimere vite e accumulare armi, dimenticandoci che siamo custodi del nostro prossimo e della stessa casa comune”????
Caino è ancora tra noi, disposto ad ammazzare Abele per invidia ed ego fuori controllo.
Dobbiamo pregare per Caino e per Abele.
C’è un esercito silenzioso che si sta inginocchiando per tutti e due.
Perchè Caino e Abele sono in tutti noi.
“Nella miseria del peccato, nelle nostre fatiche e fragilità, nel mistero d’iniquità del male e della guerra, tu, Madre santa, ci ricordi che Dio non ci abbandona, ma continua a guardarci con amore, desideroso di perdonarci e rialzarci.”????
E’ un malandato esercito composto di figli addolorati che pronunciano preghiere appassionate.
Ci sono anche bambini che pregano con i sorrisi, anziani che pregano con il cuore e giovani che pregano con la voglia di futuro. Ci sono i folli che sognano la pace e i buoni che invocano sapienza.
In lontananza stanno arrivando anche coloro che sono convinti di non saper pregare.
Sono i tuoi figli amatissimi che non sono mai certi di esserlo.

Continua a leggere MERCOLEDI 25 MARZO 2022: MARIA, PROTEGGICI DA NOI STESSI

ERA IL 13 MARZO 2013

“Fratelli e sorelle, buonasera!” ❤
Era il 13 marzo 2013 quando il cardinale argentino Jorge Mario Bergoglio veniva eletto 266° Papa della Chiesa cattolica.
Primo Pontefice gesuita nonché proveniente dal continente americano.
Io quella sera me la ricordo.
Ero in cucina.
Come tutti ero curiosa di conoscere il nuovo Papa.
Stavo portando un piatto d’insalata a tavola quando spuntò fuori quel sorriso.
Su quella grande terrazza su piazza San Pietro si affacciò quel sorriso.
La piazza era piena.
Io ero sola in casa.
Mi fermai.
Più che altro ero mossa dalla curiosità.
Poi lui cominciò con quel “Fratelli e sorelle, buonasera!” e subito mi si allargò i cuore. Quella semplicità nel salutare mi piacque così tanto!
Poi continuò:
«Fratelli e sorelle buona sera, sapete che il dovere del Conclave era dare un papa a Roma. Sembra che i miei fratelli cardinali siano andati a prenderlo quasi alla fine del mondo… Ma siamo qui».
Eh già.
Eravamo tutti lì.
Di origini piemontesi, aveva scelto il nome di Francesco in onore di San Francesco di Assisi, da lui stesso definito «uomo di povertà, uomo di pace».
Ma poi arrivò il momento che mi commosse.
E guardate che io non mi commuovo facilmente.
Ma quel gesto…quella richiesta…
«E adesso vorrei dare la Benedizione, ma prima … prima, vi chiedo un favore: prima che il vescovo benedica il popolo, vi chiedo che voi preghiate il Signore perché mi benedica: la preghiera del popolo, chiedendo la Benedizione per il suo Vescovo. Facciamo in silenzio questa preghiera di voi su di me.»
Quel giorno pregai per lui con tutto il cuore.
Non sapevo niente di lui.
Eppure stava entrando subito nel mio cuore.
Lo so: ho ripetuto il termine “cuore” forse troppe volte.
Ma con lui, quel giorno …

Continua a leggere ERA IL 13 MARZO 2013

I profeti della vita

Lei si chiama Liz Chicaje Churay.
Fa parte di quella porzione d’umanità che mi fa sperare nel futuro.
È una creatura umana che sta lasciando orme belle del suo passaggio sulla terra.

Continua a leggere I profeti della vita

Grazie ragazzi!

Me l’aveva chiesto una coppia di amici un po’ di tempo fa: “Ma tu ci sei mai andata a fare una passeggiata in questo luogo?”

E poi mi avevano allegramente spiattellato avanti agli occhi una foto scattata poco prima da loro. Wow!

“Ma dov’è?” “Al centro di Fabriano! “Ma che dite?” “E’ vero!” E mi avevano spiegato come arrivarci.

Così stamattina, con Akira al guinzaglio e la curiosità in tasca, mi sono avviata. Mi ricordavo bene le loro indicazioni: “Hai presente il Ponte della Canizza? Hai presente la fine del ponte, dove si trova il negozio degli abiti da sposa? Hai presente di fronte, quella stradina in discesa…” E così, con tutti i loro “Hai presente…” ci sono arrivata.

UNA MERAVIGLIA!!!

Mi sembrava di essere come Alice nel Paese delle Meraviglie.

Avanzavo lentamente con gli occhi sgranati e con la gratitudine profonda verso chi aveva fatto questo lavoro di bonifica.

E mentre mi chiedevo chi dover ringraziare per cotanto regalo, ecco che sbucano fuori tre ragazzi dalla gentilezza impressa nei loro modi di fare. Continua a leggere Grazie ragazzi!

Come possiamo aiutare chi soffre nei paesi in guerra?

L’Afghanistan ha aperto la coscienza di tanta gente che non vuole fermarsi solo a “guardare i passi della paura” o a “contare le lacrime del dolore”.
Molti si chiedono: cosa possiamo fare ora? Noi che non siamo nelle stanze del comando, come possiamo essere concretamente e subito, di aiuto?
Ci sono dei modi ❤

Continua a leggere Come possiamo aiutare chi soffre nei paesi in guerra?

Grazie Paolo!

“Caro Paolo, da venti lunghi anni hai lasciato questa terra per raggiungere il Regno dei cieli, un periodo in cui ho versato lacrime amare; mentre la bocca sorrideva, il cuore piangeva, senza capire, stupita, smarrita, cercando di sapere. Mi conforta oggi possedere tre preziosi gioielli: Lucia, Manfredi, Fiammetta; simboli di saggezza, purezza, amore, posseggono quell’amore che tu hai saputo spargere attorno a te, caro Paolo, diventando immortale. Hai lasciato una bella eredità, oggi raccolta dai ragazzi di tutta Italia; ho idealmente adottato tanti altri figli, uniti nel tuo ricordo dal nord al sud – non siamo soli. Continua a leggere Grazie Paolo!

“Sono felice per quello che ho visto ho goduto di una partita di altissimo livello, penso che sia stato uno spettacolo incredibile, quindi non ho alcun rimpianto, ognuno fa il proprio mestiere … E’ stata una partita con una intensità bestiale, cercavamo entrambe di pressare alto, e penso che sia una delle migliori partite che si sono viste in questo Europeo.

Continua a leggere

Storia vera di un amore

Il 23 maggio 1992 Francesca Morvillo non morì subito.
Un attimo prima era accanto al suo Giovanni, in auto.
Un attimo dopo era morente in ospedale.
Morì intorno alle 23,00 e le sue ultime parole furono: “Dov’è Giovanni?”
Il magistrato Francesca Laura Morvillo nasce a Palermo il 14 dicembre 1945.
Suo padre è sostituto procuratore, suo fratello entra in magistratura ed anche nelle sue vene scorre la voglia di giustizia.
Francesca entra in magistratura il 10 marzo 1971 come giudice del Tribunale di Agrigento. Dopo pochi anni viene nominata sostituto procuratore della procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni di Palermo.
E’ bravissima (e lo dicono tutti), si impegna con grande passione senza contare ore o sacrifici ma, soprattutto, è seriamente impegnata nella difesa dei minori. E’ in questo campo che molto spesso conosce ragazzi provenienti da famiglie mafiose.
Arriva il 1979 e ad una cena a casa di amici conosce Giovanni Falcone. Lui è arrivato nel capoluogo siciliano da un anno, con un matrimonio alle spalle con la moglie Rita. I due si innamorano perdutamente uno dell’altro.
Francesca è l’unica donna che comprende perfettamente i sacrifici e la passione per la giustizia del suo Giovanni. Solo lei riesce a supportare quell’uomo, sopportando la vita blindata che li attende.
Arriva la scorta, arriva la paura, arriva la lotta alla mafia fatta fino all’ultima goccia di vita.

Continua a leggere Storia vera di un amore

Il “Giudice scomodo” proclamato beato: non facciamone un santino, ma un esempio da seguire!

E’ il 21 settembre 1990.

Angelo Rosario Livatino non sa che quello sarà il suo ultimo giorno di vita.

Ha quasi 38 anni, è un giudice penale del tribunale di Agrigento e quella mattina, senza scorta, sta andando al Tribunale con la sua Ford Fiesta rossa, passando per i duecento metri del viadotto Gasena, lungo la SS 640 Agrigento-Caltanissetta.

E’ lì che vivrà i suoi ultimi istanti di vita.

E‘ una zona di campagna.

Lui è solo.

Sta guidando.

Sono passate da poco le 8.30.

Improvvisamente il terribile agguato.

Una Fiat Uno e una motocicletta di grossa cilindrata lo affiancano costringendolo a fermarsi sulla barriera di protezione della strada statale.

I sicari sparano.

La paura è dappertutto.

Rosario Livatino tenta una fuga.

Esce dalla sua auto e cerca scampo nella scarpata sottostante.

Corre!

Prova a salvarsi.

Ma in questa disperata fuga viene raggiunto da uno dei quattro sicari che lo uccide senza pietà, sparandogli a bruciapelo gli ultimi quattro colpi in testa.

A questa valanga di morte e violenza assiste, terrorizzato, Pietro Nava.

Casualmente sta passando da quelle parti.

E’ un agente di commercio e vede tutto.

La sua coscienza lo indirizzerà, poi, verso la scelta più giusta e difficile: raccontare e diventare il testimone oculare di quella morte ingiusta.

Da quel momento Pietro Nava sarà costretto a vivere sotto tutela in una località segreta. Continua a leggere Il “Giudice scomodo” proclamato beato: non facciamone un santino, ma un esempio da seguire!

Felicia Bartolotta: la madre che aveva vene piene di dolore, coraggio ed amore!

Si chiamava Felicia. Felicia Bartolotta.
Era nata in una famiglia che aveva qualche appezzamento di terra, coltivato ad agrumi e ulivi. Una vita semplice. Il padre era impiegato al Comune e la madre casalinga.
Nel 1947 Felicia si sposa con Luigi Impastato.
Luigi proveniva invece da una famiglia di piccoli allevatori, ma legati alla mafia del paese.
Il 5 gennaio 1948 nasce Giuseppe, detto Peppino e nel 1953 arriva il secondogenito Giovanni.
Luigi Impastato aveva una sorella sposata con il capomafia del paese: Cesare Manzella. Nel 1963 il cognato verrà ucciso nella sua auto imbottita di tritolo.
Booom!
Quel boato esploderà ed esploderà tante volte nella mente di Peppino, un adolescente di quindici anni pieno di domande e di voglia di capire. Già da tempo aveva iniziato a riflettere sui dialoghi sentiti tra il padre e lo zio.
Felicia racconterà che le diceva: «Veramente delinquenti sono allora!».
Piano piano Peppino scoprirà che l’ingiustizia e la violenza passavano vicino casa sua. Dentro casa sua!
Felicia è una donna intelligente e l’affiatamento con il marito durerà molto poco. Subito le cose andranno per storto invece che per dritto.
Lei stessa dirà: «Appena mi sono sposata ci fu l’inferno. Attaccava lite per tutto e non si doveva mai sapere quello che faceva, dove andava. Io gli dicevo: ‘Stai attento, perché gente dentro [casa] non ne voglio. Se mi porti qualcuno dentro, che so, un mafioso, un latitante, io me ne vado da mia madre’».
Felicia non è un’ingenua. Intuisce. Capisce. Non sopporta l’amicizia del marito con Gaetano Badalamenti, diventato capomafia di Cinisi dopo la morte di Cesare Manzella.
Litiga con Luigi quando vuole portarla con sé in visita in casa dell’amico.
Felicia non vuole stare dalla parte della prepotenza.
Il marito invece ci è sempre convissuto senza tanti problemi.
Il contrasto tra loro due diventerà enorme quando Peppino inizierà la sua attività di denuncia della mafia.
Quel figlio parlava di giustizia, il marito correva dietro all’ingiustizia.

Continua a leggere Felicia Bartolotta: la madre che aveva vene piene di dolore, coraggio ed amore!