Van Gogh, le stelle e me

Stasera sono uscita a fare una passeggiata con Akira, inseguita dal buio che avanzava a gran velocità.
In mezzo a tanta notte, guardavo la luna. Ma l’avete vista quant’è bella?
Il cielo. Le stelle. La luna.
E’ un po’ come sbirciare il Paradiso.
Anche per Vincent era così.
La notte tra il 9 e il 10 luglio 1888, lui scriveva all’amato fratello Theo. Non sapeva che aveva ancora da vivere solo due anni e 20 giorni. Ma sapeva che quel cielo gli raccontava l’“oltre”.
E quella notte gli scriverà una meravigliosa lettera, lasciando a noi l’onore di poter leggere una serie di domande e di sue possibili spiegazioni, che solo un artista con una spiritualità geniale, poteva ipotizzare. ❤

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Ti direi: “Spegni la luce che il Cielo c’è!”

In questi giorni sto finendo di leggere “La fine è il mio inizio” di Tiziano Terzani.
È un dialogo meraviglioso che lui ha fatto con il figlio, nei suoi ultimi giorni passati sulla terra.
Ad un certo punto gli dice:
” L’altro giorno la mamma mi ha chiesto <Se qualcuno telefonasse e ci dicesse di aver scoperto una pillola che ti farebbe campare altri dieci anni, la prenderesti?> e io istintivamente ho risposto <No!>
… guarda la natura da questo prato, guardala bene e ascoltala. Là il cuculo; negli alberi tanti uccellini – chi sa chi sono? – coi loro gridi e il loro pigolìo, i grilli nell’erba, il vento che passa tra le foglie. Un grande concerto che vive di vita sua, completamente indifferente, distaccato da quel che mi succede, dalla morte che aspetto.
Le formiche continuano a camminare, gli uccelli cantano al loro Dio e il vento soffia.
Che lezione!
Per questo io sono sereno.
Da mesi dentro di me c’è un centro di gioia che irradia in ogni direzione. Mi pare di non essere mai stato così leggero e felice. E se mi chiedi: Come stai? ti dico: Io sto benissimo, la mia testa è libera, mi sento meravigliosamente!”

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La guarigione dello sguardo

Ha gli occhi socchiusi tipici di chi è stato abituato dalla Vita a scrutare l’orizzonte con la massima attenzione e le sue rughe raccontano una vita non facile, ma sicuramente “vissuta”.
E’ seduto davanti a me e mi chiede calmo: Siete in tre?
“Sì” rispondo sorridente.

Quest’anno la fioritura di Castelluccio l’ho voluta regalare alle due nipotine più grandi.
Una specie di attestato di garanzia valido per sempre, atto a certificare che la vita è davvero meravigliosa.
Così, per festeggiare il sole ed i papaveri, abbiamo deciso di farci un romantico giro tra i fiori della Grande Piana di Castelluccio, su un carro trainato da fieri cavalli.
Il signore dagli occhi socchiusi e dallo sguardo penetrante, ci accompagnerà.

Ho una specie di sesto senso per le persone.
Mi accade spesso.
Incontro una persona per caso, in circostanze assolutamente fortuite e “sento” con misteriosa certezza che da lei potrò imparare qualcosa di prezioso.
Il 30 giugno 2020, alle 14.30, sotto il sole cocente della grande Piana, ho “sentito” che valeva la pena ascoltare Gilberto (mi dirà il suo nome solo alla fine del giro quando, oramai scesi dal carro, gli ho chiesto il permesso di scrivere almeno un po’ del tesoro di esperienze che mi ha raccontato nella mezzora di passeggiata a cavallo).
Tutto è nato con la mia domanda iniziale, ispirata dal ritmo antico degli zoccoli dei cavalli: “Mi scusi, ma lei è nato qui?”
E poi sono stata catapultata nel film storico di Gilberto. Continua a leggere La guarigione dello sguardo

Nonna, ma com’era il mondo al tempo del coronavirus?

“Nonna ma com’era la vita al tempo del coronavirus? Ieri la professoressa di filosofia ci ha parlato del coraggio di andare avanti a piccoli passi e ci ha raccontato del 2020”

“Guarda, ti voglio far vedere queste foto. Sono fiori che ho fotografato a san Silvestro la mattina del 7 marzo 2020.
Tutto era silenzio.
L’aria era frizzantino e pura.
Io ero sola e cercavo, intorno a me, la primavera.

In quei giorni gli italiani stavano distanti, in attesa di potersi riabbracciare.
Le strade erano deserte.
Il silenzio della città ti metteva di fronte al quesito: “È inquietante o è rassicurante?”.
Ma la primavera non sapeva nulla ed i fiori continuavano a sbocciare.
Ed il sole a splendere.

Fu l’anno in cui si poteva uscire solo per fare la spesa e altre cose vitali.
Dopo poco chiusero tutto.
La polizia iniziò a controllare chiunque era fuori casa.
Perché non c’era più spazio per tutti negli ospedali
E la gente si ammalava
Ma la primavera non lo sapeva e le violette, in quel marzo 2020, spuntarono.

L’11 marzo del 2020 tutti furono messi in quarantena obbligatoria.
Proprio tutti!
Le mascherine non si trovavano più.
La paura diventò reale
Le giornate sembravano tutte uguali.
Ma la primavera non lo sapeva e le margherite tornarono a fiorire.

Poi qualcuno iniziò a capire la lezione.
Chi leggeva, chi scriveva lasciando libera l’immaginazione, chi telefonava alle amiche per scambiarsi affetto, chi imparava una nuova lingua, chi guardava bei film e chi cucinava ciambelloni fatti in casa.
Qualcuno, separato dalla consueta vita quotidiana, l’amò con tutto se stesso!

In quei giorni ognuno si svelò per quello che era.
Chi smise di scendere a patti con l’ignoranza e chi divenne ancora più stupido.
Chi aiutò gli altri con la prudenza e chi fece della spavalderia la sua tremenda bandiera.
Fu l’anno in cui si capì l’importanza della salute e degli affetti veri.
L’anno in cui il mondo sembrò fermarsi
e l’economia andare a picco.
Ma la primavera non lo sapeva e i fiori lasciarono il posto ai frutti.

E poi arrivò il giorno della liberazione
Eravamo alla tv e il primo ministro disse a reti unificate che l’emergenza era finita
Il virus aveva perso.
Noi italiani avevano vinto insieme!

E allora uscimmo per strada con le lacrime agli occhi.
Senza mascherine e guanti.
Abbracciando il nostro vicino come fosse nostro fratello
E fu allora che arrivò l’estate!

Ma quel 7 marzo 2020 la primavera non lo sapeva tutto questo e quella mattina mi insegnò la forza della vita”

Viva la vita! 

 

 

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I mici del cimitero

20160806_092256_resized  Con la piccola Giulia, la mia nipotina di venti mesi, amiamo passeggiare nelle vie poco frequentate.

Meglio se ci sono alberi e fiori.

Perfetto se c’è anche silenzio e assenza di traffico.

Cantiamo, chiacchieriamo, guardiamo uccellini e foglie… ed io reimparo ad essere contenta, senza un motivo.

Una di queste vie perfette, passa vicinissima ad uno dei due cimiteri della mia citta: il cimitero delle Cortine.

 

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E’ antico, è affascinante e mi attrae persino la scritta che si legge nell’entrata principale: Quanti splendidi argomenti sono mancati per sempre”.

 

 

Gatti_Abbandonati-1024x576E’ lungo questa stradina che, da anni, c’è chi vi abbandona micetti appena nati. Situazione davvero problematica.

Potete immaginare il gran numero di gatti che lì, cercano di sopravvivere?

Ogni mattina ci passo per andare a scuola e, sia d’inverno che d’estate, vi vedo persone di buona volontà fare il possibile per sfamare i piccoli e curare i malati.

20160514_152607_resizedMa un conto è passarci con la macchina, con addosso la fretta dell’orario scolastico ed un conto è camminare lentamente con un passeggino, cantando : Ci son due coccodrilli e un orangotango…”, raccogliendo fiorellini qua e là.

Quando si cammina rilassati, il mondo circostante ci entra dentro con i suoi particolari. E’ stato così che nella famosa curva ad “U” (il luogo tristissimo di abbandoni cinici di micetti) ho visto il bellissimo lavoro che hanno fatto, negli anni, un gruppo di volontari.

Delle piantine da siepe sono state messe intorno alla recinzione e, attraverso la rete, si intravede pulizia, piante ornamentali ed ordine.

catmint-cat-whiteMentre camminavo ancora più lentamente, ammirata da quel che intravedevo, mi sento chiamare: “Cri!!! Ciao!!! Vuoi entrare? Vuoi far vedere a Giulia i micetti che sono qui?”

Mi volto e vedo Veronica, una bellissima donna che ancora si muove con la leggerezza di chi ha fatto danza per tantissimo tempo.

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Il suo sorriso è accogliente, la luce del sole illumina i colori dei fiori piantati lì, Giulia si guarda intorno con gli occhi meravigliati di chi non sa su quale gatto concentrarsi…ed io mi ritrovo circondata dai frutti della buona volontà umana. Continua a leggere I mici del cimitero